Del: 16 Maggio 2015 Di: Redazione Commenti: 0

Federico Arduini
@FedesArdu

È il 1973 quando per la RCA italiana vede la luce Abbiamo tutti un blues da piangere, seconda fatica in studio dei Perigeo dopo il sorprendente album di debutto Azimut.
Nati agli inizi degli anni ’70 dalla vulcanica mente del contrabbassista Giovanni Tommaso, i primi Perigeo possedevano un sound a dir poco particolare, molto vicino al Fusion ma distante dalla sua espressione più pura per la forte presenza elettronica che tanto li avvicinerà al Progressive.
E fu proprio dalla fusione di sonorità Fusion Jazz e Progressive che i Perigeo raggiunsero la piena maturità artistica che permise loro di dare i natali ad uno dei primi esempi di jazz-rock italiano, e di creare di un album come Abbiamo tutti un blues da piangere.

LP si apre con “Non c’è tempo da perdere” che con il suo tono deciso segna subito un forte distacco dal precedente lavoro in studio del gruppo, caratterizzato da tonalità ben più intimistiche — presenti anche in questo album, ma solo come richiami ed echi al precedente. Ne è un esempio l’incipit stesso di questo brano che si dischiude con il leggero pianoforte di Francesco D’Andrea e con la voce di Tommaso, prosegue con la sezione centrale ben più ritmata e Fusion – caratterizzata dal suono della chitarra di Tony Sidney – e si conclude con la ripresa del canto su un tappeto di suoni.

Secondo brano è il malinconico ed angosciante “Dejà vù” aperto anche in questo caso da un piano a cui si somma, come in un dialogo distopico, il suono inaspettato di un violino. Ma l’elemento che fa la differenza è certamente il sax di Fasoli che, suonando sull’incastrarsi perfetto degli arpeggi di chitarra acustica e pianoforte, disegna melodie toccanti che verranno riprese nella parte finale del brano dalla voce di Tommaso in un duetto da pelle d’oca.

Conclude il side A dell’LP un pezzo che potrebbe tranquillamente esser preso come un ipotetico biglietto da visita della band romana: “Rituale”. Una suite strumentale di oltre sette minuti, vero e proprio manifesto di tecnica musicale, è un piacere all’ascolto, soprattutto per il sapiente dosaggio di elementi ritmici ed armonici.

È la title track ad aprire il side B, per uno dei brani più emozionanti che il prog italiano ci abbia consegnato. “Abbiamo tutti un blues da piangere” è dischiuso da un’acustica e da un piano, che fanno da apripista al contrabbasso di Tommaso per una melodia ispirata, fino alla sezione finale del brano dove il contrabbasso rientra nella sezione ritmica per lascia spazio al solo di sax.

Il secondo e terzo brano, rispettivamente “Country” e “Nadir”, sono senza alcun dubbio i pezzi più vicini – nelle sonorità e nella struttura – alla prima produzione del gruppo, accomunati nella ricerca di atmosfere inizialmente meditative e sognanti, fino a una conclusione ben più ritmata sovrastata dalla immancabile presenza del solo sax, nel primo caso, che riprende la melodia principale impreziosendola, e della chitarra con il sax nel secondo per un bellissimo fraseggio finale.

Chiude l’album “Vento, pioggia e sole, esempio perfetto di organizzazione e misurazione. Molto più jazz che progressive, è un continuo alternarsi di soli e parti corali dei 4 musicisti che qui danno prova non solo del loro singolo talento, ma anche della loro visione d’insieme e sensibilità artistica fuori dal comune.

Un album certamente non semplice all’ascolto, soprattutto per chi non è avvezzo al genere, ma da consigliare a chiunque ami davvero la musica nella sua espressione più pura e raffinata.

Tracce
Lato A
1. Non c’é tempo da perdere – 8:46 (Giovanni Tommaso)
2. Déjà vu – 4:57 (Giovanni Tommaso)
3. Rituale – 7:28 (Giovanni Tommaso, Francesco D’Andrea, Bruno Biriaco)
Lato B
1. Abbiamo tutti un blues da piangere – 6:07 (Giovanni Tommaso)
2. Country – 3:03 (Giovanni Tommaso)
3. Nadir – 3:45 (Francesco D’Andrea)
4. Vento, pioggia e sole – 9:39 (Giovanni Tommaso)
Formazione
• Giovanni Tommaso – voce, basso
• Claudio Fasoli – sassofono alto, sassofono soprano
• Francesco D’Andrea – tastiere, pianoforte acustico, pianoforte elettrico
• Tony Sidney – chitarra elettrica
• Bruno Biriaco – batteria, percussioni
Staff tecnico e di produzione
• Gianni Grandis – produzione
• Roberto Gianolio – realizzazione
• Rodolfo Grappa – tecnico della registrazione e re-recording
• Roberto Rosati – assistente musicale
• Dario Campanile – copertina
• Luciano Costarelli – foto

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