Insolite ignote: Gisella Floreanini

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

Gisel­la Flo­rea­ni­ni è diplo­ma­ta in pia­no­for­te al Con­ser­va­to­rio di Mila­no, è inse­gnan­te di musi­ca, è figlia, madre, due vol­te moglie. Gisel­la Flo­rea­ni­ni è gio­va­ne anti­fa­sci­sta a ven­ti­tré anni, subi­to dopo il delit­to Mat­teot­ti. Gisel­la Flo­rea­ni­ni è “fal­cia­tri­ce”, “Armi­da Val­li”, “Edvi­ge”. Gisel­la Flo­rea­ni­ni è par­ti­gia­na, meda­glia d’oro alla Resi­sten­za, mini­stro dell’assistenza del­la Repub­bli­ca dell’Ossola. Gisel­la Flo­rea­ni­ni è mem­bro del­la Con­sul­ta Nazio­na­le, depu­ta­ta del Par­ti­to Comu­ni­sta, pre­si­den­te dell’Unio­ne Don­ne Ita­lia­ne, diri­gen­te dell’A.N.P.I (Asso­cia­zio­ne Nazio­na­le Par­ti­gia­ni d’Italia).

Sul pre­mio di fedel­tà alla Resi­sten­za, con­fe­ri­to­le dall’A.N.P.I nel 1998, a cin­que anni dal­la sua mor­te, si legge:

La lun­ga vita di Gisel­la Flo­rea­ni­ni rimar­rà scrit­ta nel­le pagi­ne più bel­le del­la sto­ria del nostro Pae­se, per il suo esem­pla­re con­tri­bu­to alle lot­te per la liber­tà e il pro­gres­so demo­cra­ti­co. Duran­te gli anni del­la dit­ta­tu­ra fu per­se­gui­ta­ta per la sua atti­vi­tà antifascista.
Par­te­ci­pò alla guer­ra di Libe­ra­zio­ne, assol­ven­do a com­pi­ti di note­vo­le importanza.
Nei gior­ni del­la “Repub­bli­ca par­ti­gia­na dell’Ossola”, fece par­te del­la Giun­ta Prov­vi­so­ria di gover­no, come Com­mis­sa­rio all’assistenza. Fu la pri­ma don­na ita­lia­na mem­bro di Governo.
Dopo la Libe­ra­zio­ne, con­ti­nuò a ope­ra­re per la rico­stru­zio­ne del Pae­se, lo svi­lup­po e la dife­sa del­la liber­tà e democrazia.
Fu elet­ta Depu­ta­to, fu Pre­si­den­te dell’Unione Don­ne Ita­lia­ne e diri­gen­te dell’A.N.P.I., Asso­cia­zio­ne alla qua­le dedi­cò, con pas­sio­ne, rigo­re e com­pe­ten­za, mol­ti anni del­la sua vita.
Il suo con­tri­bu­to alla bat­ta­glia nel­le orga­niz­za­zio­ni inter­na­zio­na­li anti­fa­sci­ste, il suo impe­gno nel­le lot­te per la pace, la sua atti­vi­tà per l’emancipazione fem­mi­ni­le, han­no fat­to del­la sua vita un’esistenza esem­pla­re di com­bat­ten­te , di don­na, di italiana.”

È faci­le, leg­gen­do le paro­le isti­tu­zio­na­li, pen­sa­re alla sua sto­ria come a quel­la di tan­ti altri par­ti­gia­ni che han­no com­bat­tu­to nel­le nostre val­li, ed è faci­le pen­sa­re di aver­ne già sen­ti­te mol­te, di sto­rie di que­sto gene­re, ma non dob­bia­mo dimen­ti­ca­re che Gisel­la Flo­rea­ni­ni era don­na, e il suo esse­re don­na ren­de la sua sto­ria anco­ra più speciale.
Potrem­mo rac­con­ta­re del­la sua edu­ca­zio­ne (dal­le suo­re), del­la sua pas­sio­ne per la musi­ca, del­la sua infan­zia sen­za madre, o di quan­do tol­se la pisto­la di mano al padre, rovi­na­to dal­la cri­si del ’29, sull’orlo del sui­ci­dio. Potrem­mo rac­con­ta­re del suo fem­mi­ni­smo fem­mi­ni­le, del­la sua ele­gan­za, dei suoi amo­ri. Ma è più inte­res­san­te rac­con­ta­re di quan­do diven­ne mini­stro all’assistenza del­la Repub­bli­ca dell’Ossola, e quin­di pri­ma don­na in Ita­lia a esse­re mem­bro di Gover­no — quan­do le don­ne nem­me­no pote­va­no vota­re. Pas­se­ran­no poi tren­tu­no anni pri­ma che Tina Ansel­mi diven­ti il pri­mo mini­stro don­na del­la Repub­bli­ca Italiana.

La Repub­bli­ca dell’Ossola durò solo qua­ran­ta gior­ni, dal 9 set­tem­bre 1944 al 23 otto­bre, e in soli qua­ran­ta gior­ni fu in gra­do di affron­ta­re le con­tin­gen­ze del­lo sta­to di guer­ra, di for­ma­re una Giun­ta prov­vi­so­ria di Gover­no, di favo­ri­re la nasci­ta di ben die­ci testa­te gior­na­li­sti­che. È que­sto che la ren­de impor­tan­te, ed è que­sto che ren­de Gisel­la – uni­ca don­na a esse­re par­te del­la Giun­ta – degna di esse­re ricordata.
Quan­do i fasci­sti ricon­qui­sta­ro­no dopo aspri scon­tri il ter­ri­to­rio, Gisel­la Flo­rea­ni­ni orga­niz­zò la fuga in tre­no ver­so la Sviz­ze­ra di cir­ca cin­que­cen­to bam­bi­ni, tra cui mol­ti ebrei.

I bambini raggiunsero il confine sani e salvi, ma Gisella, invece di seguirli e trovare rifugio nell’esilio, camminò per venti giorni fino alla Valsesia, dove si unì nei combattimenti alle Brigate Garibaldi.

A guer­ra fini­ta, Gisel­la Flo­rea­ni­ni si dedi­cò con la più gran­de fedel­tà al Par­ti­to Comu­ni­sta, del qua­le fu depu­ta­ta nel­la pri­ma e secon­da legi­sla­tu­ra, pro­po­nen­do leg­gi sul­le mon­di­ne e sul­la pari­tà di sala­rio tra uomo e don­na. Nel­le sue let­te­re dice di aver dovu­to ingo­ia­re tan­to vetro per il Par­ti­to, e for­se il coc­cio più taglien­te dovet­te man­dar­lo giù quan­do, nono­stan­te i suoi mol­ti meri­ti, non fu inclu­sa nel­la Costituente.

C’è chi dice che se Gisel­la Flo­rea­ni­ni fos­se sta­ta un uomo, ci sareb­be una piaz­za, una scuo­la, una via alme­no, inti­to­la­ta a suo nome. Rima­ne inve­ce sol­tan­to una memo­ria un po’ trop­po sbia­di­ta, di una gran­de don­na, col­pe­vo­le sol­tan­to di non voler mai sem­bra­re un uomo.

 

Inso­li­te igno­te: Hedy Lamarr

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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