Non solo cinema al 25° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina. Dal 4 al 10 maggio

Ele­na Buzzo
@ele_buzzo
Per gen­ti­le con­ces­sio­ne del Festi­val del Cine­ma Afri­ca­no, d’A­sia e Ame­ri­ca Lati­na, foto di Simo­ne Sapia.

Come tut­ta la cul­tu­ra afri­ca­na anche il cine­ma ha un’impronta nar­ra­ti­va fon­da­ta sul­la dimen­sio­ne ora­le che lo ren­de dun­que mol­to distan­te dai model­li occi­den­ta­li. Que­sto è for­se uno dei moti­vi per cui sen­tia­mo estra­nei i film pro­ve­nien­ti da que­sto con­ti­nen­te. Il pro­ces­so evo­lu­ti­vo del­le tec­ni­che e del­le tema­ti­che del cine­ma afri­ca­no è sta­to sem­pre più influen­za­to dal para­dig­ma occi­den­ta­le insod­di­sfat­to e così la pro­du­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca afri­ca­na ha pre­so due cor­ren­ti diver­se e paral­le­le. Da un lato abbia­mo il cine­ma tra­di­zio­na­le d’autore, che trat­ta di tema­ti­che stret­ta­men­te lega­te all’ Afri­ca, ma i cui regi­sti si sono for­ma­ti e vivo­no in Euro­pa, soprat­tut­to in Fran­cia, la cui pro­du­zio­ne è euro­pea e i model­li sono occi­den­ta­li; dall’altro lato abbia­mo il “feno­me­no Nol­ly­wood” (la Hol­ly­wood nige­ria­na) che indi­ca il cine­ma loca­le rivol­to a un mer­ca­to di mas­sa, crea­to da gio­va­ni regi­sti con pic­co­li bud­get e con atto­ri non pro­fes­sio­ni­sti. Que­sta tipo­lo­gia, piú popo­la­re, ha rag­giun­to dati impor­tan­ti nel 2006, come ripor­ta un’indagine dell’Istituto Sta­ti­sti­ca UNESCO (UIS) secon­do cui la pro­du­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca nige­ria­na ha supe­ra­to in quell’anno la pro­du­zio­ne ame­ri­ca­na – 872 film nige­ria­ni con­tro i 485 sta­tu­ni­ten­si –, bat­tu­ta solo da Bol­ly­wood, con 1091 film.

Nel 2006 la produzione cinematografica nigeriana ha superato la produzione americana – 872 film contro i 485 statunitensi –, battuta solo da Bollywood, con 1091 film.

Nono­stan­te il gran­de nume­ro di pro­dot­ti cine­ma­to­gra­fi­ci offer­ti dall’area del Magh­reb, non si trat­ta di crea­zio­ni del­lo stes­so cali­bro dei film del cine­ma d’autore afri­ca­no che, seb­be­ne abbia mino­ri pos­si­bi­li­tà di dif­fu­sio­ne, è anco­ra atten­to alla qua­li­tà e alla crea­ti­vi­tà arti­sti­ca dei suoi prodotti.

Qual è dunque l’autentico cinema africano? Quello locale, ma artisticamente piú debole o quello afro-europeo, ibridato da modelli occidentali?

È que­sta la doman­da che si sono poste le diret­tri­ci arti­sti­che del Festi­val del Cine­ma Afri­ca­no, d’Asia e Ame­ri­ca Lati­na, Anna­ma­ria Gal­lo­ne e Ales­san­dra Spe­cia­le, visio­nan­do più di 800 film per la 25a edi­zio­ne del festi­val. Il con­cor­so ne pro­po­ne ora cir­ca 60, scel­ti non in base ai temi trat­ta­ti, ma alla crea­ti­vi­tà arti­sti­ca. Il miglior lun­go­me­trag­gio ver­rà pre­mia­to dal­la giu­ria pre­sie­du­ta da Abder­rah­ma­ne Sis­sa­ko, can­di­da­to all’Oscar quest’anno per il film Tim­buk­tu.

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Il Festi­val del Cine­ma Afri­ca­no nasce nel 1991 per ini­zia­ti­va del COE — Cen­tro Orien­ta­men­to Edu­ca­ti­vo, un’organizzazione non gover­na­ti­va che dagli anni Set­tan­ta è impe­gna­ta in pro­get­ti di coo­pe­ra­zio­ne con i Pae­si in via di svi­lup­po, soprat­tut­to per quan­to riguar­da l’educazione.

Dal 2005 ven­go­no aggiun­ti in con­cor­so i lun­go­me­trag­gi di altri due con­ti­nen­ti e il Festi­val pren­de il nome di Festi­val del Cine­ma Afri­ca­no, d’A­sia e Ame­ri­ca Lati­na. Se ini­zial­men­te era un festi­val di nic­chia per cine­fi­li e appas­sio­na­ti di cul­tu­ra afri­ca­na, con il tem­po il pro­get­to, che ha por­ta­to per la pri­ma vol­ta il cine­ma afri­ca­no nel nostro Pae­se, ha assun­to un’importanza sem­pre mag­gio­re sia per il suo valo­re arti­sti­co, come pro­mo­to­re di nuo­vi talen­ti emer­gen­ti, che per il suo valo­re d’attualità socia­le, per­met­ten­do il dia­lo­go inter­cul­tu­ra­le tra popo­li diversi.
Que­sto aspet­to si inse­ri­sce oggi più che mai all’interno del dibat­ti­to sull’immigrazione, con l’obiettivo di coin­vol­ge­re le comu­ni­tà afri­ca­ne, asia­ti­che e lati­ne del­la cit­tà di Mila­no. Su que­sto fron­te si sono espres­se le diret­tri­ci arti­sti­che Anna­ma­ria Gal­lo­ne e Ales­san­dra Spe­cia­le duran­te la con­fe­ren­za stam­pa tenu­ta­si a Roma que­sto 23 apri­le, per ricor­da­re quan­to anco­ra sia impor­tan­te l’esistenza dei festi­val cine­ma­to­gra­fi­ci come even­ti cul­tu­ra­li, come momen­ti di ricer­ca, di scam­bio e socia­liz­za­zio­ne tra pub­bli­co e arti­sti, tra arti­sti stes­si e tra cul­tu­re diver­se. Per riba­di­re que­sto pro­po­si­to è sta­to inau­gu­ra­to una deci­na di anni fa il Festi­val Cen­ter dove pren­do­no vita tut­te le ini­zia­ti­ve col­la­te­ra­li al festi­val e dove quest’anno tra i tan­ti even­ti tro­via­mo due mostre:

Thou­sand­peo­ple di Ema­nue­le Timo­thy Costa, si com­po­ne di soli pri­mi pia­ni mul­tiet­ni­ci, scat­ta­ti a Geno­va con una mac­chi­na foto­gra­fi­ca di sua crea­zio­ne, Elettra4T, che per­met­te di eli­mi­na­re le ombre e dun­que di sca­va­re a fon­do den­tro i vol­ti dei sog­get­ti fotografati;

Les Clas­ses Moyen­nes en Afri­que del vin­ci­to­re del World Press Pho­to Award, Joan Bar­da­let­ti che mostra gli scat­ti di un repor­ta­ge sul­la clas­se media afri­ca­na in cre­sci­ta e sui cam­bia­men­ti socia­li ad essa connessi.

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Da tre anni è nata una nuo­va sezio­ne del festi­val, FILMS THAT FEED che pro­muo­ve le tema­ti­che di EXPO 2015 pro­po­nen­do film che rac­con­ta­no la cuci­na dei tre con­ti­nen­ti — Afri­ca, Asia e Ame­ri­ca Lati­na — con tagli diver­si, da quel­lo stret­ta­men­te lega­to alla gastro­no­mia loca­le, a quel­lo sull’alimentazione sana, con atten­zio­ne per le tema­ti­che di sicu­rez­za ambientale.

Il festi­val è sta­to inau­gu­ra­to il 4 mag­gio all’Auditorium San Fede­le di Mila­no con la pre­sen­ta­zio­ne del pro­gram­ma da par­te del­le diret­tri­ci arti­sti­che, segui­ta da una per­for­man­ce di can­ti sufi dell’artista tuni­si­no Ahmed Ben Dhiab.

Pro­ta­go­ni­sta dell’inaugurazione è sta­ta la pro­ie­zio­ne in ante­pri­ma nazio­na­le dell’ultimo capo­la­vo­ro di Jafar Pana­hi, Taxi Teh­ran. Nel 2010 al regi­sta ira­nia­no è sta­ta pre­clu­sa dal gover­no la pos­si­bi­li­tà di gira­re film, fare inter­vi­ste e usci­re dal Pae­se per 20 anni, a cau­sa del­la sua mili­tan­za nel­le mani­fe­sta­zio­ni con­tro il regi­me ira­nia­no. Nono­stan­te que­sto il suo ulti­mo film ha vin­to quest’anno l’Orso d’Oro a Ber­li­no e la pro­ie­zio­ne, duran­te la sera­ta inau­gu­ra­le del festi­val, è diven­ta­to sim­bo­li­ca­men­te una sor­ta di inno alla libertà.

Pro­gram­ma del Festival

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Elena Buzzo
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne. Scri­vo per non par­la­re. Mi pia­ce il cine­ma, la bir­ra, ma non il gelato.

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