Tra Irlanda e Inghilterra non basta una stretta di mano

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

Bel­fa­st, 13 mar­zo 1984: Ger­ry Adams si tro­va a bor­do di un’auto nel cen­tro del­la cit­tà capi­ta­le dell’Ulster, quan­do qual­cu­no apre il fuo­co. Rima­ne gra­ve­men­te feri­to nell’attentato, riven­di­ca­to suc­ces­si­va­men­te da un com­man­do dell’Ulster Defen­ce Asso­cia­tion (UDA, o UFF – Ulster Free­dom Fighters), l’organizzazione para­mi­li­ta­re nor­dir­lan­de­se e lea­li­sta che duran­te i Trou­bles si bat­té affin­ché l’Ir­lan­da del Nord rima­nes­se par­te del Regno Uni­to. Adams – tren­ta­sei anni all’epoca – van­ta­va una pre­co­ce e den­sa car­rie­ra tra le fila dell’IRA e nel­la PIRA – nel­la cui scis­sio­ne dall’organizzazione madre ave­va gio­ca­to un ruo­lo fon­da­men­ta­le – oltre che nel Sinn Féin, il brac­cio poli­ti­co dell’organizzazione indi­pen­den­ti­sta, che lot­ta­va inve­ce con­tro la pre­sen­za bri­tan­ni­ca nell’isola. La madre pro­ve­ni­va da una del­le più note fami­glie repub­bli­ca­ne e cat­to­li­che di Bel­fa­st. Il padre, Ger­ry Adams Sr., anch’egli ex mili­tan­te dell’IRA, ave­va nutri­to i figli degli stes­si idea­li liber­ta­ri, repub­bli­ca­ni e indi­pen­den­ti­sti che ave­va­no ani­ma­to la sua azio­ne poli­ti­ca e che si tra­du­ce­va­no in una for­te pas­sio­ne, al limi­te del­l’e­re­di­ta­rio, per la lot­ta di liberazione.

Nonostante Adams stesso abbia tentato a più riprese di negare un suo coinvolgimento a livello militare, la militanza del leader Sinn Féin tra le fila dell’IRA è stata ampiamente documentata, sia dalle autorità britanniche che da quelle irlandesi. Subì diversi arresti per fatti legati ad azioni della Brigata Belfast, soprattutto tra gli anni ’70 e gli ’80 – trascorse alcuni periodi nel carcere di Long Kesh, centro carcerario nevralgico delle proteste e dello scontro tra prigionieri politici irlandesi per lo più membri dell’IRA e l’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher – altri periodi ancora li trascorse in clandestinità.

L’ultimo coin­vol­gi­men­to risa­le a poco più di un anno fa: il 30 apri­le 2014 Adams veni­va arre­sta­to dal­la poli­zia nor­dir­lan­de­se per­ché accu­sa­to di esse­re impli­ca­to nel­l’o­mi­ci­dio avve­nu­to nel 1972 ad ope­ra dell’IRA di Jean McCon­vil­le – sospet­ta­ta e poi rico­no­sciu­ta infor­ma­tri­ce del­le for­ze di sicu­rez­za bri­tan­ni­che del Nord – il cui sche­le­tro era già sta­to rin­ve­nu­to nel 2003 vici­no ad una spiag­gia nell’Ulster. Adams è tut­to­ra pre­si­den­te del Sinn Féin, uni­co par­ti­to pre­sen­te sia nel Par­la­men­to del­la Repub­bli­ca d’Irlanda che nel­la Nor­thern Ire­land Assem­bly, l’istituzione nata a segui­to del ces­sa­te il fuo­co e dell’Accor­do del Vener­dì San­to del 1998 con sede a Bel­fa­st. È for­mal­men­te pre­sen­te anche a West­min­ster, nono­stan­te i suoi elet­ti non par­te­ci­pi­no, non rico­no­scen­do il Par­la­men­to di Londra.

Gal­way, 19 mag­gio 2015: Ger­ry Adams e il Prin­ci­pe Char­les – figlio mag­gio­re del­la regi­na Eli­sa­bet­ta II, legit­ti­mo ere­de al tro­no d’Inghilterra – si strin­go­no la mano. Sono i 13 secon­di più lun­ghi nel­la sto­ria recen­te dei rap­por­ti com­ples­si tra le due iso­le bagna­te dall’Atlantico. Adams sor­ri­de, orgo­glio­so e scal­tro padro­ne di casa. Char­les, con­fu­so e impac­cia­to per natu­ra, asse­con­da l’interminabile e insi­sten­te movi­men­to del­la mano. Le poche paro­le di Adams si per­do­no tra click iste­ri­ci e rumo­re di fon­do. Tut­to è accu­ra­ta­men­te stu­dia­to e nul­la lascia­to al caso, fat­ta ecce­zio­ne, for­se, per la taz­za da tè che l’erede al tro­no strin­ge insta­bi­le e pre­ca­ria nell’altra mano, sim­bo­lo di ance­stra­le e incon­fu­ta­bi­le discen­den­za antro­po­lo­gi­ca, chia­ve di una cul­tu­ra – sim­bo­lo che per qual­che istan­te stem­pe­ra la ten­sio­ne, ruba la sce­na all’intesa.

È pos­si­bi­le lava­re il san­gue di seco­li di con­flit­ti con una stret­ta di mano: pare esse­re que­sto il pen­sie­ro di Adams, basta che la stret­ta di mano duri suf­fi­cien­te­men­te a lun­go. Ma in quel momen­to due real­tà col­li­do­no e stri­do­no e il tuo­no è assor­da­te: la sto­ria di un accer­ta­to ex mili­tan­te dell’IRA – lea­der repub­bli­ca­no del mag­gior par­ti­to di Dubli­no – e quel­la del rap­pre­sen­tan­te di tut­to ciò con­tro cui l’IRA e i repub­bli­ca­ni si sono sem­pre, aspra­men­te bat­tu­ti – la Coro­na e la sua inge­ren­za in Irlan­da, ree di un Pae­se divi­so. Il prin­ci­pe Char­les, paren­te, tra l’altro, di uno dei più impor­tan­ti ber­sa­gli dell’organizzazione para­mi­li­ta­re unio­ni­sta, Sir. Earl Mount­bat­ten, sta­ti­sta e ammi­ra­glio bri­tan­ni­co vit­ti­ma dell’attentato del 27 ago­sto 1979 nei pres­si di Mul­la­gh­mo­re, nel­la con­tea di Sli­go, Done­gal, Repub­bli­ca d’Irlanda, dove era soli­to tra­scor­re­re le vacan­ze estive.

Ira 1

It is clear­ly a war situa­tion: è sta­to esat­ta­men­te que­sto il com­men­to recen­te di Ger­ry Adams riguar­do l’accaduto, su TIME, nel 2007: «L’IRA ha dato chia­re moti­va­zio­ni per l’as­sas­si­nio. Riten­go che sia una disgra­zia che qual­cu­no deb­ba veni­re ucci­so, ma il furo­re crea­to dal­la mor­te di Mount­bat­ten ha dimo­stra­to l’at­ti­tu­di­ne all’i­po­cri­sia dei media. Come mem­bro del­la Came­ra dei Lord, Mount­bat­ten era una figu­ra di spic­co nel­la poli­ti­ca bri­tan­ni­ca ed irlan­de­se. Quel­lo che l’I­RA ha fat­to a lui, è ciò che Mount­bat­ten ha con­ti­nua­to a fare per tut­ta la sua vita ad altre per­so­ne; e visti i suoi tra­scor­si mili­ta­ri, non pen­so che egli abbia avu­to qual­co­sa da obiet­ta­re con­tro il mori­re in quel­la che è chia­ra­men­te una situa­zio­ne di guer­ra. Lui cono­sce­va i peri­co­li impli­ca­ti nel veni­re in que­sta con­tea. Secon­do me, l’I­RA ha rag­giun­to il suo obiet­ti­vo: la gen­te ha ini­zia­to a pre­sta­re atten­zio­ne a ciò che sta avve­nen­do in Irlanda».

In un’intervista radio­fo­ni­ca rila­scia­ta dopo l’incontro del 18 mag­gio alla Rai­dió Tei­li­fís Éireann (RTÉ) , Adams inve­ce dichia­ra: «Espri­mo tut­to il mio ram­ma­ri­co per l’attacco dell’IRA di cui è sta­to vit­ti­ma Earl Mount­bat­ten, come ho già fat­to in diver­se occasioni».

Gli anni pas­sa­no e Adams pare aver inte­rio­riz­za­to il det­to secon­do cui solo gli stol­ti non cam­bia­no mai idea, e ora che la pace – alme­no quel­la di for­ma – è rea­liz­za­ta, vale la pena con­ti­nua­re a inve­sti­re in que­sto pro­ces­so. Anche a caro prez­zo, anche se l’ultimo atten­ta­to orga­niz­za­to da Real IRACon­ti­nui­ty IRA è sta­to sven­ta­to solo pochi gior­ni fa: obiet­ti­vi era­no pro­prio il prin­ci­pe gal­le­se e la con­sor­te, che han­no tra­scor­so quat­tro gior­ni in visi­ta in Irlan­da – tra le tap­pe, anche la tenu­ta in cui il defun­to Earl Mount­bat­ten tra­scor­re­va le pro­prie esta­ti irlandesi.

“Millions Spent on Royalty in Age of Austerity”: le proteste in entrambi i Paesi non si sono fatte attendere. Nel Regno Unito Gerry Adams è considerato il braccio politico di un’organizzazione terroristica: un assassino. Dall’altra parte della barricata, per chi è solito frequentare gli ambienti repubblicani d’Irlanda, la stretta di mano tra Adams e il principe Carlo rischia di soffocare ancora una volta la libertà e la dignità di un popolo, quello irlandese, e degli uomini e delle donne che in nome di quegli ideali diedero la vita fino a una manciata di anni or sono.

Si teme il ten­ta­ti­vo del Sinn Féin e del loro lea­der di dimen­ti­ca­re un pas­sa­to anco­ra trop­po recen­te, di for­za­re quel dif­fi­ci­le pro­ces­so di pace che pro­ce­de a inter­mit­ten­za ormai da qua­si vent’anni.
Ma per con­sta­ta­re l’effettiva por­ta­ta e l’impatto di que­sto gesto già dive­nu­to sto­ri­co biso­gne­rà atten­de­re alme­no fino a gen­na­io del pros­si­mo anno, quan­do in Irlan­da si respi­re­rà di nuo­vo aria di elezioni.

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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