Bernie Sanders, il candidato non-indipendente che agita le acque sotto la barca di Hillary Clinton

Ales­san­dro Massone
@amassone

Dopo due mesi duran­te i qua­li la sua can­di­da­tu­ra era cer­ta ma non uffi­cial­men­te con­fer­ma­ta, lo scor­so 30 apri­le Ber­nie San­ders ha annun­cia­to che avreb­be par­te­ci­pa­to alle pri­ma­rie del Par­ti­to demo­cra­ti­co per la Pre­si­den­za degli Sta­ti Uniti.

Pochi com­men­ta­to­ri han­no mos­so un musco­lo, in quel­le ore. San­ders ave­va pre­an­nun­cia­to la pro­pria cor­sa nei pri­mi gior­ni di mar­zo ma il gran­de pub­bli­co ave­va per lo piú igno­ra­to la notizia.

Quan­do il sena­to­re del Ver­mont ha pre­sen­ta­to il pro­prio pro­gram­ma, è scoc­ca­ta una scin­til­la, sen­za sup­por­to lob­by­sti­co, sen­za gran­de coper­tu­ra media­ti­ca, la piat­ta­for­ma è imme­dia­ta­men­te diven­ta vira­le, sono ini­zia­te a pio­ve­re dona­zio­ni — e un effet­to valan­ga che nel giro di poche set­ti­ma­ne lo avreb­be por­ta­to sul­la pri­ma pagi­na del­la sezio­ne poli­ti­ca di tut­ti i quo­ti­dia­ni statunitensi.

La can­di­da­tu­ra di San­ders rac­co­glie l’entusiasmo di un pub­bli­co mol­to varie­ga­to. Di fat­to indi­pen­den­te, ma ormai ben inte­gra­to all’interno del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, con cui ha stra­vin­to due ele­zio­ni da sena­to­re nel 2005 e nel 2012, San­ders può par­la­re diret­ta­men­te agli elet­to­ri indi­pen­den­ti che ful­mi­na­ro­no Al Gore nel 2000 e sod­di­sfa la par­te pro­gres­si­sta del partito.

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Il programma dello scandalo

In modo ana­lo­go a come abbia­mo visto per il Par­ti­to Repub­bli­ca­no, la fase del­le pri­ma­rie por­ta ad una cer­ta radi­ca­liz­za­zio­ne dei temi fon­dan­ti del­la piú vasta piat­ta­for­ma demo­cra­ti­ca. San­ders si tro­va così par­ti­co­lar­men­te favo­ri­to in que­sta fase del dibat­ti­to — for­mal­men­te indi­pen­den­te e da sem­pre schie­ra­to alla sini­stra del main­stream demo­cra­ti­co, può espri­me­re posi­zio­ni proi­bi­te a Hil­la­ry Rod­ham Clinton.

San­ders ha pre­sen­ta­to un pro­gram­ma ambi­zio­so e den­so di rifor­me, basa­to sul­la cer­tez­za di per­de­re, dico­no i detrat­to­ri, ma che sta rac­co­glien­do segui­to ad un rit­mo inarrestabile.
Pie­tra fon­dan­te del­la pro­pria piat­ta­for­ma, San­ders vuo­le com­bat­te­re la cre­scen­te dise­gua­glian­za in ter­mi­ni di ric­chez­za e gua­da­gni tra miliar­da­ri e ceto medio (una clas­se-mirag­gio ine­si­sten­te che la poli­ti­ca ame­ri­ca­na, anche pro­gres­si­sta, ama nomi­na­re) attra­ver­so una dra­sti­ca redi­stri­bu­zio­ne del­le impo­ste, rad­dop­pian­do le tas­se a cari­co del “2%” ed eli­mi­nan­do sei detra­zio­ni fisca­li a favo­re dei fon­di speculativi.

Insie­me alla pro­pria posi­zio­ne riguar­do la tas­sa­zio­ne, San­ders ha espan­so il man­tra “too big to fail” in “if it is too big to fail, it is too big to exi­st”, pro­po­nen­do un pia­no aggres­si­vo per smem­bra­re le quat­tro ban­che sal­va­te nel 2008.

“If it is too big to fail, it is too big to exist”

Auto­de­fi­ni­to­si socia­li­sta, pro­po­ne un’ul­te­rio­re rifor­ma del siste­ma sani­ta­rio sta­tu­ni­ten­se ver­so un model­lo Sin­gle-payer model­la­to sul Natio­nal Health Ser­vi­ce bri­tan­ni­co e il Medi­ca­re cana­de­se, eli­mi­nan­do tut­te le for­me di assi­cu­ra­zio­ne pri­va­ta e crean­do un ser­vi­zio sani­ta­rio universale.

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San­ders toc­ca tut­ti i pun­ti del­la piat­ta­for­ma demo­cra­ti­ca con pro­po­ste tran­chant ma sem­pre docu­men­ta­tis­si­me e infor­ma­te dal­la pro­pria atti­vi­tà sena­to­ria. È con­tro il rina­sci­men­to nuclea­re, e fu pro­po­si­to­re di un pro­gram­ma per la ridu­zio­ne dell’inquinamento già nel 2007; è con­tra­rio al TPP ed è aspra­men­te cri­ti­co sul­la linea di Oba­ma in Medio Orien­te e sul­la rifor­ma dell’Intelligence.

Malgrado l’ascesa rapidissima, la vittoria di Sanders alle primarie è una storia di fantascienza.

Mal­gra­do l’ascesa rapi­dis­si­ma, la vit­to­ria di San­ders alle pri­ma­rie è una sto­ria di fan­ta­scien­za. E seb­be­ne la sua can­di­da­tu­ra sia estre­ma­men­te salu­ta­re per il Par­ti­to Demo­cra­ti­co, che si tro­va­va qua­si indi­fe­so di fron­te all’aggressività dei mil­le can­di­da­ti repub­bli­ca­ni, la sua con­ti­nua pre­sen­za sui new media pre­oc­cu­pa par­ti­co­lar­men­te lo staff del­la Clinton.

San­ders ha rifiu­ta­to cate­go­ri­ca­men­te qual­sia­si tipo di dona­zio­ne pro­ve­nien­te da mul­ti­na­zio­na­li e lob­bi­sti miliar­da­ri, pre­fe­ren­do far affi­da­men­to su una mol­ti­tu­di­ne di microdonazioni.
Que­sta sua pre­sa di posi­zio­ne, insie­me al suo sup­por­to a una nuo­va discus­sio­ne del DISCLOSE Act of 2014 (Demo­cra­cy is Streng­the­ned by Casting Light on Spen­ding in Elec­tions Act, qui la pro­po­sta ori­gi­na­le, boc­cia­ta), un dise­gno di leg­ge che richie­de tota­le tra­spa­ren­za da par­te dei can­di­da­ti riguar­do la pro­ve­nien­za del­le dona­zio­ni rice­vu­te e che impe­di­sce a mul­ti­na­zio­na­li con capi­ta­li all’esterno di eser­ci­ta­re atti­vi­tà di lob­by­ing, met­te in estre­ma dif­fi­col­tà l’annunciata vincitrice.
In un momen­to in cui la con­ver­sa­zio­ne all’interno del par­ti­to natu­ral­men­te vira ver­so argo­men­ti piú cari ai libe­ral e ai pro­gres­si­sti, il sin­go­lo argo­men­to piú temu­to da Hil­la­ry Rod­ham Clin­ton, il rap­por­to tra la poli­ti­ca e i sol­di — fron­te su cui si tro­va in dif­fi­col­tà anche con la base libe­ral piú mode­ra­ta — non può spa­ri­re, e resta inve­ce al cen­tro dell’attenzione, impos­si­bi­le da ignorare.

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Alessandro Massone
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