Chiude la Libreria Coop

Pie­tro Repisti

Ban­che, loca­li, risto­ran­ti e poi anco­ra ban­che. È que­sto quel­lo che sta pren­den­do il posto del­le pic­co­le libre­rie mila­ne­si del cen­tro, schiac­cia­te dal­la cri­si e dal­la con­cor­ren­za dei siti inter­net. L’anno scor­so ave­va chiu­so i bat­ten­ti l’Ambrosiana, poi la libre­ria Aza­lai di via Mora 15 e ad apri­le di quest’anno Mila­no Libri, la cele­bre libre­ria che ave­va dato vita ai Pea­nu­ts in Ita­lia. Ora il tur­no sem­bra esse­re quel­lo del­la libre­ria Coop di Festa del Per­do­no, che dal giu­gno di quest’anno ha chiu­so la sua sede di fron­te alla polo sto­ri­co dell’Università degli Stu­di di Mila­no, lascian­do così il mono­po­lio del­la via alla vici­na Libre­ria Cortina.

Una chiu­su­ra che si è con­su­ma­ta in silen­zio: un bre­ve comu­ni­ca­to dei sin­da­ca­ti lan­cia­to come un sas­so nel­lo sta­gno d’indifferenza del web, e le ser­ran­de si sono abbassate.
Non c’è anco­ra la cer­tez­za di chi rile­ve­rà i loca­li, for­se una bir­re­ria o l’ennesimo loca­li­no, ma è poca la spe­ran­za di vede­re lo spa­zio nuo­va­men­te desti­na­to a quei ser­vi­zi fon­da­men­ta­li rivol­ti agli stu­den­ti che sem­pre di più si stan­no assot­ti­glian­do all’interno del­la sede del­la Statale.

Lo spa­zio di via Festa del Per­do­no 12 ha un lun­go tra­scor­so libra­rio, già negli anni ’70 era atti­vo un pun­to ven­di­ta Einau­di, dive­nu­to poi Libri e Cose ed infi­ne Cuem.
Ver­so la metà degli anni 2000 l’aumento degli affit­ti non è più soste­ni­bi­le per la coo­pe­ra­ti­va uni­ver­si­ta­ria Cuem, e lo spa­zio vie­ne rile­va­to dal­la cate­na Librerie.Coop, fon­da­ta nel 2006 come costo­la del­la più cono­sciu­ta Coop Ita­lia, da quat­tro del­le nove sorel­le fon­da­tri­ci del­la rete di coo­pe­ra­ti­ve con­su­ma­to­ri: Coop Adria­ti­ca, Coop Con­su­ma­to­ri Nor­de­st, Coop Ligu­ria e Nova­coop. Nel 2010 la con­trol­la­ta Librerie.Coop S.p.A apre quin­di la sua sede in via Festa del Per­do­no, pro­po­nen­do­si di con­ti­nua­re il per­cor­so di voca­zio­ne libra­ria già pre­ce­den­te­men­te trac­cia­to dai suoi predecessori.

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La socie­tà, però, non si era mai tro­va­ta a gesti­re il set­to­re sco­la­sti­co uni­ver­si­ta­rio e incon­tra ini­zial­men­te qual­che dif­fi­col­tà nel­la ste­su­ra del cata­lo­go, apren­do for­se trop­po il ven­ta­glio dell’offerta e non con­cen­tran­do­si sui testi di stu­dio inve­ce richie­sti dal mer­ca­to stu­den­te­sco. Dif­fi­col­tà che sono ad ogni modo pre­sto supe­ra­te nel cor­so del secon­do anno di aper­tu­ra, ma che devo­no fare i con­ti con l’inasprirsi del­la cri­si eco­no­mi­ca che attra­ver­sa anche il mer­ca­to librario.
In più l’affitto richie­sto dal pro­prie­ta­rio del­lo sta­bi­le, oltre a non pre­sen­ta­re alcun pia­no di ammor­ta­men­to dei costi, rima­ne alto per una libre­ria uni­ver­si­ta­ria, che non può con­ta­re sui gros­si mar­gi­ni di gua­da­gno offer­ti inve­ce dal­la sag­gi­sti­ca e la filia­le per­de cir­ca 200.000€ di fat­tu­ra­to in due anni.
Da qui la deci­sio­ne di Librerie.Coop S.p.A di chiu­de­re la sede, abban­do­nan­do – for­se trop­po pre­ma­tu­ra­men­te – il pro­get­to di una cate­na uni­ver­si­ta­ria che offra un ser­vi­zio essen­zia­le per la vita di un Ate­neo – qua­le è la ven­di­ta dei libri – a prez­zi com­pe­ti­ti­vi sul mercato.

Anche que­sta chiu­su­ra è figlia di cau­se già trop­po spes­so sen­ti­te e ripe­tu­te: calo del­le imma­tri­co­la­zio­ni a cui con­se­gue un calo del­le ven­di­te, scon­ti mol­to van­tag­gio­si  offer­ti dai siti inter­net o da cate­ne più gros­se, caro degli affit­ti e un gene­ra­le ed inces­san­te calo del­le ven­di­te del mer­ca­to librario.
Secon­do l’AIE (Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na Edi­to­ri) infat­ti il fat­tu­ra­to com­ples­si­vo del mer­ca­to libra­rio nel 2014 è sta­to di 2 miliar­di e 873 milio­ni di euro con un calo del 3,8% sull’anno pre­ce­den­te. I dati più pre­oc­cu­pan­ti, riguar­da­no pro­prio il mer­ca­to uni­ver­si­ta­rio – for­ma­to cioè da sag­gi­sti­ca spe­cia­li­sti­ca e da quel­la più pro­pria­men­te orien­ta­ta alla didat­ti­ca – che occu­pa una fet­ta di 350 milio­ni di euro, pari cioè a cir­ca il 12% del tota­le libra­rio e che ha visto un crol­lo del 18,3% rispet­to al 2013.
Un crol­lo che è dato cer­ta­men­te da un cli­ma gene­ra­le di cri­si, uni­to all’aumento del­le foto­co­pie dei libri di testo e alla rifor­mu­la­zio­ne del siste­ma di stu­dio volu­to dai decre­ti Mus­si, con la con­se­guen­te ripar­ti­zio­ne del cari­co di lavo­ro secon­do tabel­le pre­sta­bi­li­te che equi­pa­ra­no un CFU (cre­di­to for­ma­ti­vo uni­ver­si­ta­rio) a un impe­gno di 25 ore di stu­dio ipo­tiz­za­to e che ha pro­vo­ca­to un ine­vi­ta­bi­le adat­ta­men­to dei testi ai nuo­vi criteri.

A que­sta situa­zio­ne, e nel­lo spe­ci­fi­co a quel­la del­la sede di via Festa del Per­do­no, non sem­bra però voler­si inte­res­sa­re l’Università degli Stu­di che riman­da a ter­zi il pro­ble­ma – dif­fu­so quan­to tra­sver­sa­le – dell’editoria uni­ver­si­ta­ria e dei ser­vi­zi che ruo­ta­no intor­no alla didat­ti­ca, tra­scu­ran­do così uno degli aspet­ti fon­da­men­ta­li del­la vita studentesca.

La situa­zio­ne del polo mila­ne­se sem­bra infat­ti esse­re tor­na­ta ai livel­li pre-‘68 a cau­sa dell’eccessiva buro­cra­tiz­za­zio­ne e reti­cen­za del siste­ma e alla for­se poca volon­tà dell’amministrazione di far entra­re gli stu­den­ti all’interno del fun­zio­na­men­to e del­la pro­po­sta uni­ver­si­ta­ria limi­tan­do, inve­ce che incen­ti­va­re, ini­zia­ti­ve che vedreb­be­ro la pre­sen­za di coo­pe­ra­ti­ve libra­rie gesti­te dagli stes­si stu­den­ti all’interno dell’Università. Sem­bre­reb­be per­ciò pro­fi­lar­si così un’altra occa­sio­ne per­du­ta per il nostro Ate­neo, por­ta­to spes­so a guar­da­re con sospet­to e a disin­cen­ti­va­re quel­li che inve­ce si sono rive­la­ti esse­re pun­ti di for­za di mol­te uni­ver­si­tà europee.

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