È arrivata mia figlia

Ila­ria Guidi
@ilovemingus

e-arrivata-mia-figlia-posterUn inte­res­san­te film a metà tra comi­co e dram­ma­ti­co, che affron­ta il tema del­la abis­sa­le distan­za fra diver­se clas­si socia­li. È il sog­get­to stes­so ad esse­re dram­ma­ti­co, ma la figu­ra del­la pro­ta­go­ni­sta non può che tra­smet­te­re una cer­ta sim­pa­tia e susci­ta­re il riso – non solo del­lo spettatore.

La pro­ta­go­ni­sta è Val (Regi­na Case), dome­sti­ca di una fami­glia di alto ran­go di San Pao­lo in Bra­si­le, alla qua­le è sta­to affi­da­to il com­pi­to di cre­sce­re ed edu­ca­re il pic­co­lo Fabi­n­ho, con il qua­le instau­re­rà un rap­por­to mater­no. Per cre­sce­re il figlio di altri, però, è costret­ta a lascia­re la pro­pria figlia a dei paren­ti che vivo­no lon­ta­no. Pas­se­ran­no die­ci anni pri­ma che Val pos­sa rive­de­re la deci­sa e intra­pren­den­te figlia Jes­si­ca (Cami­la Már­di­la), che andrà a tro­va­re la madre a San Pao­lo in occa­sio­ne del test di ammis­sio­ne alla facol­tà di architettura.

È pro­prio dopo l’arrivo del­la figlia che ini­zia­no a emer­ge­re le diver­gen­ze tra “ser­vo” e “padro­ne”. Per Val è ormai nel­la nor­ma ave­re tut­te le limi­ta­zio­ni che le pon­go­no i suoi padro­ni, ma Jes­si­ca non lo accet­ta. “Io non pen­so di esse­re miglio­re di tut­ti, sem­pli­ce­men­te non pen­so di esse­re peg­gio­re”, rispon­de Jes­si­ca alla madre che le fa nota­re la sua sfac­cia­tag­gi­ne nel­la casa dei padroni.

“Io non penso di essere migliore di tutti, semplicemente non penso di essere peggiore”

È attra­ver­so la con­vin­zio­ne di Val che sia giu­sto esse­re con­si­de­ra­ta infe­rio­re e trat­ta­ta come tale dai pro­pri padro­ni che la regi­sta del film, Anna Muy­laert, cer­ca di far capi­re il con­flit­to socia­le — non solo per quan­to riguar­da il Bra­si­le — che vige tra chi può per­met­ter­si una dome­sti­ca e chi è costret­to a inter­pre­ta­re la par­te di quest’ultima. Per i padro­ni è nor­ma­le trat­ta­re la pro­pria dome­sti­ca come un esse­re infe­rio­re, e per la dome­sti­ca è nor­ma­le esse­re trat­ta­ta così.

A rom­pe­re que­sto equi­li­brio cri­mi­na­le è pro­prio l’intervento del­la figlia Jes­si­ca, la qua­le con un atteg­gia­men­to ric­co di appa­ren­ti osti­li­tà nei con­fron­ti del­la madre, nascon­de in real­tà la sof­fe­ren­za di non esse­re sta­ta cre­sciu­ta da lei e di non aver­la vista per un così lun­go tempo.

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L’alternarsi di sce­ne in cui vedia­mo madre e figlia discu­te­re con sce­ne in cui Val assu­me un atteg­gia­men­to mater­no con Fabi­n­ho, potreb­be­ro appa­ren­te­men­te lasciar pen­sa­re a un lega­me più for­te in que­sto secon­do caso. Ma i con­flit­ti tra le due non sono altro che la sen­sa­zio­ne di una man­can­za di affet­to, vuo­to che non tar­de­rà ad esse­re colmato.

Una sto­ria pro­fon­da e com­mo­ven­te, rac­con­ta­ta attra­ver­so imma­gi­ni dal­la com­po­si­zio­ne ben stu­dia­ta e per­so­nag­gi tipiz­za­ti ma non bana­li, i cui atteg­gia­men­ti non sem­pre risul­ta­no faci­li da interpretare.

Vin­ci­to­re del Pre­mio Spe­cia­le alla Giu­ria al Sun­den­ce Film Festi­val e del Pre­mio del Pub­bli­co all’ultimo Festi­val del Cine­ma di Ber­li­no, È arri­va­ta mia figlia è un film da vedere.

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Ilaria Guidi

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