Economia macht frei
William Easterly e la tirannia degli esperti

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

Il 28 feb­bra­io del 2010 in un vil­lag­gio del­l’U­gan­da gli abi­tan­ti stan­no cele­bran­do la mes­sa. Si sen­to­no degli spa­ri. I fede­li esco­no dal­la chie­sa e tro­va­no le pro­prie case distrut­te, sac­cheg­gia­te — l’in­te­ro vil­lag­gio sta andan­do a fuo­co. I raz­zia­to­ri si con­cen­tra­no sopra­tut­to sui cam­pi agri­co­li, spi­na dor­sa­le del­l’e­co­no­mia di sus­si­sten­za di quel­l’a­rea. Nei mesi suc­ces­si­vi si vie­ne a sco­pri­re che i ter­re­ni dove­va­no esse­re ven­du­ti dal Gover­no ugan­de­se a una socie­tà bri­tan­ni­ca che li avreb­be sfrut­ta­ti inten­si­va­men­te. Tale ven­di­ta sareb­be sta­ta super­vi­sio­na­ta e patro­ci­na­ta dal­la Ban­ca Mondiale.

Esor­di­sce con un rac­con­to di mor­te e distru­zio­ne Wil­liam Easter­ly, eco­no­mi­sta ame­ri­ca­no for­ma­to­si al MIT di Boston, pro­fes­so­re alla New York Uni­ver­si­ty, uno dei mas­si­mi esper­ti mon­dia­li di eco­no­mia del­lo sviluppo.
Dal­la tri­bu­na del Festi­val del­l’E­co­no­mia di Tren­to cita la noti­zia sul­l’U­gan­da ripor­ta­ta dal New York Times nel feb­bra­io di que­st’an­no: “Il mio ex dato­re di lavo­ro – la Ban­ca Mon­dia­le – ave­va pro­mes­so di apri­re un’in­da­gi­ne inter­na, ma non se ne è fat­to più nulla”.

Pre­sen­ta il suo ulti­mo libro La tiran­nia degli esper­ti, edi­to da Later­za, nel qua­le intes­se un lega­me fra l’ap­proc­cio tec­no­cra­ti­co ai pro­ble­mi del­la pover­tà e il colonialismo.

“È un libro lun­go qua­si sei­cen­to anni, il pri­mo capi­to­lo ini­zia nel 1483, quan­do una coman­dan­te di nave del­la flot­ta por­to­ghe­se sta­va per­cor­ren­do il fiu­me che deci­se­ro di chia­ma­re Zai­re. Si fer­ma­va in ogni vil­lag­gio per cari­ca­re gli uomi­ni più pre­stan­ti e por­tar­li in Europa.
Ci sono stu­di di miei col­le­ghi che dimo­stra­no cor­re­la­zio­ni fra il sot­to­svi­lup­po attua­le di alcu­ne nazio­ni e l’in­ten­si­tà con cui veni­va­no pre­le­va­ti schia­vi nei seco­li addie­tro. Que­sto vale, per esem­pio, per la Repub­bli­ca Demo­cra­ti­ca del Con­go (ex Zai­re) che in cam­bio degli schia­vi rice­ve­va armi dai portoghesi”.

“Le radi­ci del­la pover­tà stan­no nel­la nega­zio­ne dei dirit­ti poli­ti­ci fon­da­men­ta­li” affer­ma sicu­ro Easter­ly, “inu­ti­le cer­ca­re di com­pren­de­re le radi­ci del­lo svi­lup­po (o del sot­to­svi­lup­po) moder­no sen­za par­ti­re da que­sto pun­to fermo”.
Il Gha­na – rac­con­ta il docen­te NYU – era uno dei prin­ci­pa­li pro­dut­to­ri al mon­do di noci di coc­co, ma ai pro­dut­to­ri loca­li era impe­di­to ven­de­re la loro mer­ce al miglior offe­ren­te: “Si pote­va ven­de­re solo alle com­pa­gnie ingle­si a prez­zi cal­mie­ra­ti e sta­bi­li­ti in par­ten­za. Poi loro avreb­be­ro smer­cia­to sui mer­ca­ti inter­na­zio­na­li a prez­zi più elevati”.

Per fare ciò si uti­liz­za­va­no tec­ni­che di “gover­no indi­ret­to”, appog­gian­do fami­glie di pre­ci­si grup­pi etni­ci, come gli Ashan­ti in Gha­na, Togo e Costa d’A­vo­rio. “Que­sti reg­gen­ti non ave­va­no alcun inte­res­se a miglio­ra­re le con­di­zio­ni mate­ria­li del pro­prio popo­lo. Quan­do intor­no alla metà del XX seco­lo mol­te nazio­ni afri­ca­ne rag­giun­se­ro l’in­di­pen­den­za, si ritro­va­ro­no sen­za alcu­na clas­se diri­gen­te com­pe­ten­te”. Il 30 giu­gno 1960, gior­no in cui il Con­go otten­ne l’indipendenza, solo un deci­mo del­la popo­la­zio­ne tota­le era in pos­ses­so di lau­rea o diploma.

Que­sto sche­ma si è pro­pa­ga­to duran­te la secon­da metà del XX seco­lo, pri­ma con la Guer­ra Fred­da e poi, dopo il crol­lo del Muro di Ber­li­no, con la cosid­det­ta “guer­ra al ter­ro­re”. “Duran­te la guer­ra fra i due bloc­chi, gli uni­ci Pae­si che ave­va­no acces­so a pro­gram­mi di soste­gno, coo­pe­ra­zio­ne o svi­lup­po del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le, era­no quel­li che pren­de­va­no una posi­zio­ne net­ta in chia­ve anti-sovietica”.
“A oggi inve­ce rice­vo­no finan­zia­men­ti colo­ro che col­la­bo­ra­no alla guer­ra al ter­ro­ri­smo, come l’E­tio­pia, uni­co ter­ri­to­rio a mag­gio­ran­za cri­stia­na del­l’a­rea”. Li rice­vo­no nono­stan­te i loro lea­der poli­ti­ci – nel caso etio­pe Meles Zena­wi, che tra pre­si­den­za e ruo­lo di Pri­mo mini­stro, ha gover­na­to la nazio­ne per ven­t’an­ni con pugno di fer­ro, fino al 2012 quan­do è dece­du­to – si sia­no più vol­te mac­chia­ti di cri­mi­ni e pale­si vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni: nel­la zona Sud del­l’E­tio­pia ven­ne lan­cia­to un pia­no per espro­pria­re le ter­re degli agri­col­to­ri e ven­der­le a socie­tà che le avreb­be­ro col­ti­va­te in manie­ra “più efficiente”.

“L’ap­proc­cio tec­no­cra­ti­co alla pover­tà lo riscon­tria­mo nel pas­sa­to come anche nel pre­sen­te” aggiun­ge Easter­ly. Nel 1938 il colo­nia­li­sta bri­tan­ni­co Lord Daley, famo­so per aver pro­nun­cia­to la fra­se “Le liber­tà sono insi­gni­fi­can­ti sen­za pro­gres­so eco­no­mi­co” e per aver inse­ri­to i bri­tan­ni­ci in un fan­to­ma­ti­co “movi­men­to per gli arre­tra­ti del mon­do”, redi­ge un rap­por­to per la Coro­na nel qua­le sono indi­ca­te alcu­ne solu­zio­ni “tec­ni­che” ai pro­ble­mi afri­ca­ni: con­tro la mala­ria si con­si­glia di spruz­za­re sul­le capan­ne alcu­ni pro­dot­ti chi­mi­ci simi­li ai pire­troi­di, poten­ti inset­ti­ci­di che ver­ran­no immes­si sul mer­ca­to solo anni più tardi.
In un rap­por­to del­le Nazio­ni Uni­te del 2005 per con­tra­sta­re la mala­ria si con­si­glia anco­ra l’u­so dei piretroidi.

“Le soluzioni tecniche sono le stesse del 1938 perché è l’approccio a non essere cambiato”.

Il rap­por­to per l’O­NU è sta­to redat­to dal­l’e­co­no­mi­sta e sag­gi­sta ame­ri­ca­no Jef­frey D. Sachs “con il pre­zio­so ausi­lio di un’al­tra lumi­na­re di eco­no­mia del­lo svi­lup­po: Ange­li­na Jolie” iro­niz­za Easter­ly. “Sia­mo pie­ni di filan­tro­pi in giro per il mon­do”. Lo stes­so Bill Gates ha rin­gra­zia­to post mor­tem Meles Zena­wi “per aver tra­sfor­ma­to l’E­tio­pia” e attra­ver­so la sua fon­da­zio­ne, in pas­sa­to, ha anche “dona­to” 260 milio­ni di dol­la­ri al Paese.
“Per for­tu­na la situa­zio­ne è in evo­lu­zio­ne: nel 1988 in Afri­ca vi era­no 31 gover­ni dit­ta­to­ria­li, nel 2012 que­sto dato è sce­so a 12.
“E se mai vi doman­da­ste cosa pote­te fare voi, ecco­vi la rispo­sta: pro­te­sta­te con­tro i gover­ni. I vostri, che a quel­li del con­ti­nen­te nero ci pen­sa­no gli africani”.

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Francesco Floris
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