Kobane a Milano

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Ieri mat­ti­na un com­man­do di mili­zia­ni IS è riu­sci­to a infil­trar­si nel­la cit­tà, mas­sa­cran­do più di 150 civi­li. E’ sta­ta l’o­ra più lun­ga per Koba­ne dal­la sua libe­ra­zio­ne, il 27 gen­na­io di que­st’an­no. Secon­do alcu­ni, ieri Koba­ne era addi­rit­tu­ra cadu­ta in mano alle for­ze del­lo Sta­to Islamico.

Men­tre veni­va ver­sa­to san­gue inno­cen­te, per i cur­di di Mila­no sareb­be dovu­ta esse­re una gior­na­ta di festa — e in par­te, for­se, è riu­sci­ta ad esser­lo. Una dele­ga­zio­ne da Koba­ne ha visi­ta­to il capo­luo­go lom­bar­do, per far cono­sce­re la dram­ma­ti­ca sto­ria del­la pro­pria cit­tà e cer­ca­re aiu­ti e soste­gno per la lun­ga e dif­fi­ci­le ricostruzione.

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La dele­ga­zio­ne ha incon­tra­to il sin­da­co Pisa­pia nel pri­mo pome­rig­gio e alle 16:30 è sta­ta indet­ta una con­fe­ren­za stam­pa di fron­te a Palaz­zo Mari­no. Pur­trop­po è fini­ta per somi­glia­re di più a un bol­let­ti­no di guer­ra, visto che si è fini­ti per discu­te­re qua­si solo degli avve­ni­men­ti del­la mat­ti­na­ta. A par­la­re è sta­to soprat­tut­to Anwar Muslem, vice­sin­da­co del­la cit­tà cur­da. «Le for­ze di YPG e YPJ sono inter­ve­nu­te a respin­ge­re l’at­tac­co a sor­pre­sa del­l’I­SIS che ora è pre­sen­te solo intor­no all’o­spe­da­le di Medi­ci Sen­za Fron­tie­re», dice Muslem. Da lui, appren­dia­mo che i mili­zia­ni del­lo Sta­to Isla­mi­co sono entra­ti in cit­tà spac­cian­do­si per proi­fu­ghi e vesten­do­si con divi­se dell’Esercito Siria­no Libe­ro, per poi sca­te­na­re l’inferno sui civi­li iner­mi, sta­nan­do­li dal­le abi­ta­zio­ni in cui dormivano.

Gli abbia­mo chie­sto come pro­ce­de la rico­stru­zio­ne di Koba­ne e se l’attacco del­lo Sta­to Isla­mi­co avrà con­se­guen­ze nega­ti­ve sui lavo­ri. «I nostri viag­gi in Euro­pa e tut­to il mon­do sono basa­ti su que­sto: rico­strui­re insie­me Koba­ne. Abbia­mo comin­cia­to a ripu­li­re la cit­tà dal­le mace­rie ed è sta­to un lavo­ro pesan­te: sia­mo un’amministrazione appe­na nata e non ci sono abba­stan­za sol­di. 1600 edi­fi­ci sono sta­ti distrut­ti, 1200 sono ina­bi­ta­bi­li. Abbia­mo dovu­to disin­fe­sta­re la cit­tà — c’erano 850 cada­ve­ri di mili­zia­ni dell’ISIS e 8000 altri cada­ve­ri per le vie. La nostra chia­ma­ta inter­na­zio­na­le è: date­ci una mano a rico­strui­re Kobane».

Muslem non si sbi­lan­cia sul ruo­lo del­la Tur­chia, da mol­ti accu­sa­ta di aver favo­ri­to il pas­sag­gio del­la spe­di­zio­ne puni­ti­va dal suo ter­ri­to­rio — «Sono qui e il mio par­ti­to sta anco­ra inda­gan­do sull’accaduto, non pos­so dire nul­la». Ma mol­te fon­ti cur­de oggi insi­sto­no sul­la con­ni­ven­za di Ankara.

“La nostra chiamata internazionale è: dateci una mano a ricostruire Kobane.”

La dele­ga­zio­ne cur­da ha l’aria di esse­re stan­ca e mol­to pro­va­ta. Le noti­zie dal­la loro cit­tà, del resto, non sono inco­rag­gian­ti — il gior­na­li­sta loca­le Mosta­fa Ali ha affer­ma­to che «ogni fami­glia di Koba­ne ha avu­to una vit­ti­ma nell’attacco».

Ma la gior­na­ta non è anco­ra fini­ta: dopo la visi­ta a Palaz­zo Mari­no, la dele­ga­zio­ne è atte­sa per una cena allo spa­zio auto­ge­sti­to Leoncavallo.

Al Leon­ca­val­lo ven­go­no rac­col­ti fon­di e orga­niz­za­to un altro incon­tro per il pub­bli­co, con la par­te­ci­pa­zio­ne di Muslem e soprat­tut­to di Nesrin Abdal­lah, coman­dan­te del cor­po fem­mi­ni­le mili­ta­re YPJ. L’evento è pre­sie­du­to dal Con­si­glie­re comu­na­le di SEL Luca Gibil­li­ni — come del resto quel­lo del pome­rig­gio, essen­do uno di colo­ro che han­no orga­niz­za­to la tra­sfer­ta del­la dele­ga­zio­ne, e vede la pre­sen­za di Pao­lo Limon­ta, uno sto­ri­co difen­so­re del­la cau­sa demo­cra­ti­ca curda.

Il coman­dan­te è una don­na sor­ri­den­te dall’età dif­fi­cil­men­te intui­bi­le. Che si com­muo­ve quan­do, pri­ma di ini­zia­re, ven­go­no ricor­da­te le vit­ti­me civi­li e i sol­da­ti cadu­ti duran­te la resi­sten­za. Abdal­lah comin­cia rin­gra­zian­do i com­pa­gni orga­niz­za­to­ri del­la sera­ta e rac­con­ta la sto­ria di un oppo­si­to­re  cur­do il qua­le alla fine del seco­lo scor­so fu por­ta­to in piaz­za da un grup­po di “fasci­sti” che, per dar­gli una lezio­ne, gli taglia­ro­no le brac­cia. Ma che, cio­no­no­stan­te, non si pie­gò al nemi­co. «Il nostro popo­lo ha deci­so di resi­ste­re con­tro tut­ti colo­ro che por­ta­no il buio. Oltre a que­sta lot­ta, la nostra è una lot­ta del­le don­ne. Oggi nel­la Roja­va­le don­ne si arruo­la­no, ammi­ni­stra­no, gesti­sco­no il ter­ri­to­rio e le loro vite».

Nasrin Abdal­lah con­fer­ma quel­la che sem­bra­va una leg­gen­da: i guer­ri­glie­ri dell’ISIS han­no pau­ra ad affron­ta­re le YPJ per­ché li ter­ro­riz­za la pos­si­bi­li­tà di esse­re ucci­si da una don­na. «Ho sen­ti­to con le mie orec­chie un mili­tan­te ISIS rac­con­ta­re que­sto epi­so­dio: un mili­zia­no sta­va par­lan­do al tele­fo­no con il suo coman­dan­te e gli ha comu­ni­ca­to che il tal com­bat­ten­te era mor­to. A quel pun­to il coman­dan­te gli ha chie­sto chi l’avesse ucci­so. E lui ave­va pau­ra a rife­rier­glie­lo! Alla fine glie­lo dovet­te dire: “Una don­na”. E il coman­dan­te: “Allo­ra non por­ta­te nem­me­no via il cor­po, lascia­te­lo lì”»

Oggi, le mili­zie di YPG e YPJ stan­no anco­ra com­bat­ten­do per libe­ra­re Koba­ne: sem­bra che i mili­zia­ni sia­no defi­ni­ti­va­men­te accer­chia­ti ma le vit­ti­me civi­li supe­ri­no le 250.
Alle undi­ci e un quar­to l’incontro è già fini­to. I mem­bri del­la dele­ga­zio­ne sono esau­sti, ma si fer­ma­no per strin­ge­re la mano a chi glie­la por­ge, com­pre­si i nume­ro­si cur­di mila­ne­si venu­ti ad ascol­ta­re i loro com­pa­gni. E c’è anco­ra tem­po per un salu­to di vittoria:

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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