La Zanzara 1966–2015 — Il sesso tra adolescenti 50 anni dopo

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

Il 14 feb­bra­io 1966 La Zan­za­ra, gior­na­le stu­den­te­sco del famo­so liceo mila­ne­se Giu­sep­pe Pari­ni, pub­bli­cò un’inchiesta dal tito­lo “Che cosa pen­sa­no le ragaz­ze d’oggi” e fu subi­to un gran­de scandalo.

L’articolo, scrit­to dai licea­li Mar­co de Poli, Clau­dia Bel­tra­mo Cep­pi e Mar­co Sas­sa­no, ripor­ta­va i pare­ri di alcu­ne gio­va­ni stu­den­tes­se riguar­do a temi qua­li l’educazione ses­sua­le, il ruo­lo del­la don­na nel­la socie­tà e il matri­mo­nio. Si par­la­va del rap­por­to con la fami­glia, del­le liber­tà con­ces­se o meno, del­la neces­si­tà di sape­re qual­che cosa del ses­so, del­la legit­ti­mi­tà o meno dell’uso di con­trac­cet­ti­vi e di rap­por­ti pre­ma­tri­mo­nia­li. Ci furo­no gran­di pro­te­ste. Gio­ven­tù Stu­den­te­sca, asso­cia­zio­ne cat­to­li­ca ante­na­ta di Comu­nio­ne e Libe­ra­zio­ne, denun­ciò gli argo­men­ti osce­ni, l’offesa al costu­me mora­le comu­ne e il fat­to che le inter­vi­sta­te fos­se­ro mino­ren­ni. Geni­to­ri minac­cia­ro­no di riti­ra­re figli dal­la scuo­la. Un mese dopo la pub­bli­ca­zio­ne dell’articolo, i tre stu­den­ti furo­no accom­pa­gna­ti in Que­stu­ra, denun­cia­ti con l’accusa di stam­pa osce­na e cor­ru­zio­ne di mino­ren­ni e invi­ta­ti, secon­do una leg­ge di epo­ca fasci­sta, a spo­gliar­si e a sot­to­por­si a visi­ta medi­ca per “veri­fi­ca­re la pre­sen­za di tare fisi­che e psi­co­lo­gi­che”. Clau­dia Bel­tra­mo Cep­pi rifiu­tò di far­lo e in segui­to rese noto l’accaduto. Furo­no denun­cia­ti anche il pre­si­de del liceo, il pro­fes­sor Danie­le Mat­ta­lia, che non ave­va eser­ci­ta­to il dovu­to con­trol­lo sul gior­na­le pub­bli­ca­to nel­la sua scuo­la, e la respon­sa­bi­le del­la tipo­gra­fia. Lo scan­da­lo dila­gò e le testa­te gior­na­li­sti­che, ita­lia­ne e non, si lan­cia­ro­no nel dibat­ti­to con i tito­li più fan­ta­sio­si. Il pro­ces­so si svol­se per diret­tis­si­ma e il 2 apri­le 1966 tut­ti furo­no assolti.

Archivio Quotidiani RCS
Archi­vio Quo­ti­dia­ni RCS

Ci fu, insom­ma, una gran­de con­fu­sio­ne e una gran­de mobi­li­ta­zio­ne di tut­te le par­ti. Eppu­re, se un let­to­re di oggi leg­ge l’articolo incri­mi­na­to, si sor­pren­de­rà che si sia fat­to tan­to rumo­re per quel che sem­bra nul­la, o per­lo­me­no osser­ve­rà che si sta par­lan­do di un mon­do trop­po distan­te dal nostro per esse­re quel­lo di meno di cinquant’anni fa. Quel che fece scan­da­lo fu il fat­to che si affer­mas­se la neces­si­tà di ave­re una seria edu­ca­zio­ne ses­sua­le per affron­ta­re la que­stio­ne in modo respon­sa­bi­le, che si par­las­se di film ero­ti­ci (peral­tro con gene­ra­le atteg­gia­men­to di con­dan­na), che si par­las­se di uso di anti­con­ce­zio­na­li e di rap­por­ti ses­sua­li pri­ma o dopo il matrimonio.

La maggior parte di questi temi appaiono adesso a tal punto obsoleti che risulta quasi impossibile collegarli a un trambusto simile a quello che causarono. Ma bisogna ricordare che nel 1966 in Italia la rivoluzione studentesca era alle porte ma non era ancora arrivata, e né il divorzio né l’aborto erano ancora legali.

Le leg­ge sul divor­zio, infat­ti, ven­ne appro­va­ta solo quat­tro anni dopo nel 1970, e suc­ces­si­va­men­te sot­to­po­sta a un fal­li­to refe­ren­dum abro­ga­ti­vo nel 1974, men­tre l’aborto ven­ne lega­liz­za­to nel 1978.

Tema­ti­che impor­tan­ti come quel­le trat­ta­te nell’inchiesta de La Zan­za­ra ci paio­no quin­di – e pur­trop­po – supe­ra­te, tant’ è vero che non se ne par­la qua­si più. Nel frat­tem­po, tut­ta­via, l’educazione ses­sua­le for­ni­ta dal­le scuo­le è spes­so in mano a orga­niz­za­zio­ni cat­to­li­che, a cui a vol­te sfug­ge di scon­si­glia­re l’uso di anti­con­ce­zio­na­li davan­ti a una clas­se pie­na di sedi­cen­ni (mi è capi­ta­to per­so­nal­men­te, quan­do ero al liceo, di assi­ste­re a una lezio­ne di edu­ca­zio­ne ses­sua­le in cui ci è sta­to det­to che usa­re il pre­ser­va­ti­vo duran­te un rap­por­to ses­sua­le è un po’ come cor­re­re sul­la spiag­gia con i cal­zi­ni), e gior­na­li come La Repub­bli­ca pub­bli­ca­no arti­co­li in cui si descri­vo­no ragaz­zi­ne che si intrat­ten­go­no con tor­nei di ses­so ora­le a paga­men­to nei bagni duran­te l’intervallo. Ho deci­so quin­di di sot­to­por­re a degli stu­den­ti di liceo un que­stio­na­rio con doman­de simi­li a quel­le del fami­ge­ra­to arti­co­lo, per vede­re un po’ qua­li sono le idee in proposito.

Edu­ca­zio­ne sessuale
A scuo­la la si inse­gna poco, e seb­be­ne a vol­te sia uti­le, non è suf­fi­cien­te. Con i geni­to­ri di ses­so si par­la sal­tua­ria­men­te. L’esperienza è fon­da­men­ta­le, ma alla pra­ti­ca è sem­pre meglio arri­va­re informati.
Alla doman­da su come si potreb­be miglio­ra­re l’educazione ses­sua­le per gli ado­le­scen­ti, qua­si tut­ti mi han­no rispo­sto pro­po­nen­do un poten­zia­men­to, ed even­tual­men­te una lai­ciz­za­zio­ne, del­le ore di edu­ca­zio­ne “sen­ti­men­ta­le” for­ni­te dal­la scuo­la: “Pre­sen­za nel­le scuo­le di cor­si miglio­ri, per­ché ades­so sono spes­so gesti­ti da adul­ti pie­ni di pru­de­rie e appar­te­nen­ti a enti non lai­ci”; l’educazione ses­sua­le “dovreb­be ini­zia­re dal­le scuo­le medie con serie­tà. Non esi­ste un vero cor­so di edu­ca­zio­ne ses­sua­le, ma sareb­be uti­le inse­rir­lo per­ché il ses­so è qual­co­sa di uma­no, che riguar­da tut­ti”. I cor­si dovreb­be­ro insi­ste­re sull’uso dei con­trac­cet­ti­vi e sul­la respon­sa­bi­liz­za­zio­ne dell’atto. Mol­ti han­no par­la­to del­la neces­si­tà di eli­mi­na­re il tabù che il ses­so anco­ra costi­tui­sce, han­no par­la­to del­la “neces­si­tà di spon­ta­nei­tà e liber­tà ses­sua­le” e del­la neces­si­tà di infor­mar­si per “vive­re con più sere­ni­tà l’atto ses­sua­le”. Edu­ca­zio­ne, inol­tre, all’altro ses­so: “Più con­sa­pe­vo­lez­za per l’altro ses­so. Trop­pi ragaz­zi non san­no come fun­zio­na il cor­po fem­mi­ni­le, e viceversa.”

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Sol­tan­to una, tra le mol­te rispo­ste, denun­cia una “tota­le man­can­za di mora­le”, osser­van­do che biso­gna “smet­te­re di dire che si può fare quel­lo che si vuo­le, che tan­to c’è il pre­ser­va­ti­vo” e che “biso­gna inse­gna­re rego­le e valori”.

Ses­so e società
Secon­do la mag­gior par­te dei licea­li che ha rispo­sto al que­stio­na­rio, il ses­so, per la nostra socie­tà, è anco­ra un tabù, nono­stan­te la sua pre­sen­za for­se ecces­si­va per esem­pio in tele­vi­sio­ne (“in tele­vi­sio­ne pas­sa di tut­to anche in ora­ri non con­so­ni”). La nostra socie­tà il ses­so “non lo sen­te come un atto natu­ra­le”, “cer­ca di distac­car­se­ne, come ci si distac­ca da tut­to ciò che può imba­raz­za­re”. Allo stes­so tem­po, alcu­ni osser­va­no che non si dà abba­stan­za impor­tan­za all’atto ses­sua­le, che la socie­tà si pone nei con­fron­ti del ses­so in modo “trop­po libe­ro e irre­spon­sa­bi­le, crean­do situa­zio­ni immo­ra­li, di cui ragaz­zi ine­sper­ti pos­so­no esse­re faci­le vit­ti­ma”. Insom­ma, pare che il ses­so sia o un tabù, o l’esatto oppo­sto, trop­po al cen­tro o trop­po al mar­gi­ne: “Il ses­so è visto come un tabù, mal­gra­do se ne par­li in lun­go e in lar­go sui più impor­tan­ti mass media, è un argo­men­to che fa arros­si­re, che non fa pia­ce­re toc­ca­re e che si pre­fe­ri­sce trat­ta­re in ter­mi­ni scher­zo­si più che seri”.
In par­te mino­re si fa nota­re l’atteggiamento anco­ra discri­mi­na­to­rio nei con­fron­ti del­le don­ne e del­la comu­ni­tà LGBT.

Abor­to
Sull’aborto in mol­ti sono ansio­si di espri­me­re la pro­pria opi­nio­ne. Si sot­to­li­nea l’importanza di ave­re sem­pre la liber­tà di com­pie­re que­sta scel­ta, come anche di riflet­te­re a lun­go su una deci­sio­ne che vie­ne per­ce­pi­ta come estre­ma­men­te dif­fi­ci­le e sof­fer­ta. “Biso­gna esse­re libe­ri di deci­de­re del­la pro­pria vita,” dice una ragaz­za, “un figlio è un cosa bel­la quan­do volu­ta e se si pen­sa che sia un erro­re por­ta­re avan­ti una gra­vi­dan­za, pen­so sia giu­sto inter­rom­per­la dopo aver­ci riflet­tu­to il giu­sto tem­po”. L’aborto vie­ne per­ce­pi­to come una scel­ta esclu­si­va­men­te fem­mi­ni­le: “È una scel­ta del­la don­na, una scel­ta che deve pren­de­re nel­la pie­na con­sa­pe­vo­lez­za ma sen­za esse­re mar­ti­riz­za­ta”; “Io sono cri­stia­na ma non per que­sto pen­so che l’aborto deb­ba esse­re vie­ta­to. È una que­stio­ne che riguar­da sol­tan­to la don­na”; “Se una don­na non vuo­le affron­ta­re una gra­vi­dan­za, deve poter abortire”.
Nono­stan­te la gene­ra­le aper­tu­ra nei con­fron­ti dell’argomento, ovvia­men­te non man­ca­no pole­mi­che: “Pas­si per una tre­di­cen­ne vit­ti­ma di stu­pro e incin­ta di set­te gemel­li, ma se una ragaz­za rima­ne incin­ta per­ché non usa mai il pre­ser­va­ti­vo con il suo fidan­za­to (e ne cono­sco), l’aborto mi sem­bra un gesto egoi­sta e poco respon­sa­bi­le”; “L’aborto è sba­glia­to come prin­ci­pio, si trat­ta pur sem­pre di por­re fine a una vita, anche se essa non è coscien­te, e ci sono tan­tis­si­mi altri modi per libe­rar­si di un figlio che non si vuo­le sen­za biso­gno di ucci­der­lo anco­ra pri­ma che pos­sa por­ta­re gioia”.

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Per con­clu­de­re, è indub­bio che si sia­no fat­ti pas­si avan­ti dal 1966 a oggi. I ragaz­zi sono più infor­ma­ti, e qua­si non vale più la pena di discu­te­re argo­men­ti come l’uso dei con­trac­cet­ti­vi (tut­ti si sono dichia­ra­ti asso­lu­ta­men­te favo­re­vo­li) e il matri­mo­nio. Nel 1966 il matri­mo­nio veni­va visto come qual­co­sa di cer­to e vici­no, men­tre ades­so lo si per­ce­pi­sce come un’istituzione a vol­te “anti­qua­ta” o “oppres­si­va”, con indub­bia uti­li­tà dal pun­to di vista lega­le ma trop­po lon­ta­na nel futu­ro per­ché ne si abbia una visio­ne precisa.

La viva­ce, e a trat­ti con­fu­sa, rispo­sta, inve­ce, alle doma­ne sull’educazione ses­sua­le, sul ses­so e la socie­tà e su argo­men­ti con­tro­ver­si come l’aborto, dimo­stra­no che, nono­stan­te il dia­lo­go poten­zial­men­te ine­sau­ri­bi­le che da essi potreb­be sca­tu­ri­re, pro­ba­bil­men­te anco­ra non se ne par­la abba­stan­za. E a me non resta altro che auspi­ca­re il contrario.

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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