Alphataurus

Fede­ri­co Arduini
@FedesArdu

La sto­ria del­la musi­ca è costel­la­ta di grup­pi che per i più sva­ria­ti moti­vi si tro­va­ro­no a dover inter­rom­pe­re la pro­pria pro­du­zio­ne musi­ca­le dopo un solo pri­mo album. Gli Alpha­tau­rus, pur­trop­po, sono tra di loro.

Fon­da­ti­si nel 1970 a Mila­no dal­l’u­nio­ne d’in­ten­ti di cin­que gio­va­ni musi­ci­sti e pre­so il nome dal­la pri­ma stel­la del­la costel­la­zio­ne del Toro per via del­la comu­ne pas­sio­ne per la fan­ta­scien­za, gli Alpha­tau­rus ini­zia­ro­no ad esi­bir­si nel­l’an­no imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­vo ripro­po­nen­do i suc­ces­si di grup­pi come Emer­son, Lake and Pal­mer e Gene­sis, sot­to l’in­fluen­za dei qua­li die­de­ro vita con il pas­sa­re del tem­po ad un sound uni­co e per­so­na­le. Dopo solo due anni, nel­l’e­sta­te del 1972, men­tre si esi­bi­va­no al Pri­mo Incon­tro Davo­li Pop di Reg­gio Emi­lia, furo­no nota­ti da Vit­to­rio De Scal­zi che, da poco ex mem­bro dei New Trolls, pro­po­se loro di inci­de­re un album per la sua appe­na nata eti­chet­ta Mag­ma. Ed è così che nel 1973 vide la luce Alpha­tau­rus, con­cept album inte­ra­men­te suo­na­to sen­za l’au­si­lio di orche­stre aggiun­ti­ve ma con il solo uti­liz­zo degli stru­men­ti del­la band e incen­tra­to sul­le dif­fi­col­tà del­la vita tra i peri­co­li che la moder­na uma­ni­tà nascon­de e la for­za neces­sa­ria per supe­rar­le. La coper­ti­na, raf­fi­gu­ran­te una colom­ba con un ramo­scel­lo di uli­vo che lascia cade­re bom­be dal pet­to su una cit­tà, è un pre­lu­dio per­fet­to al con­te­nu­to dell’LP.

L’al­bum si apre con “Pec­ca­to d’or­go­glio”, un lun­go bra­no di oltre dodi­ci minu­ti in cui è fin da subi­to pos­si­bi­le per­ce­pi­re a pie­no la gran­de abi­li­tà tec­ni­ca di tut­ti i com­po­nen­ti del grup­po. Un ini­zio cupo e con­vul­so si disin­te­gra in un sognan­te e malin­co­ni­co arpeg­gio di chi­tar­ra su cui si muo­vo­no le pri­me paro­le di un testo for­te­men­te astrat­to ed evocativo,incentrato sul­la con­vin­zio­ne che sia neces­sa­rio rico­no­sce­re i pro­pri erro­ri per poter rico­min­cia­re davvero.

“A rico­min­cia­re
qual­cu­no ti aiuterà
per chi tor­na indietro
ver­go­gna non c’è
cre­de­vi di avere
il mon­do in un pugno
ma un pugno di semi
non puo’ dar­ti la realtà”

11722342_951223468278411_3437931675874301254_o

Nono­stan­te il testo sia note­vo­le, è sen­za dub­bio la par­te stru­men­ta­le – for­te­men­te ispi­ra­ta al sound degli Emer­son, Lake and Pal­mer e richia­man­te, a trat­ti, anche i Floyd di Dark Side – ad esse­re pro­ta­go­ni­sta di que­sto bra­no; gio­ca­ta su insi­sten­ti cam­bi rit­mi­ci e melo­di­ci, la sui­te è un con­ti­nuo oscil­la­re tra atmo­sfe­re appo­ste, qua­si a voler sim­bo­leg­gia­re l’in­de­ci­sio­ne e il tor­men­to di chi sa di aver sba­glia­to ma non vuo­le anco­ra ammetterlo.

Tra evi­den­ti con­ta­mi­na­zio­ni blues e hard rock si muo­ve “Dopo l’uragano”, bra­no toc­can­te ma deci­so, in cui la voce di Bava­ro è ine­qui­vo­ca­bil­men­te pro­ta­go­ni­sta in un testo dal­le tona­li­tà malin­co­ni­che. Chiu­de il Lato A del­l’LP la sor­pren­den­te “Cro­ma”, bre­ve ma feb­bri­le bra­no, l’u­ni­co  inte­ra­men­te stru­men­ta­le del pro­get­to, che incar­na sen­za dub­bio l’i­ni­zio del­la svol­ta. Su di una uni­ta­ria tes­si­tu­ra rit­mi­ca, si muo­ve la sezio­ne melo­di­ca inte­ra­men­te par­to­ri­ta dal­la men­te genia­le di Pel­le­gri­ni e inte­gral­men­te ese­gui­ta con Ham­mond e Mini­moog per un effet­to spiaz­zan­te, data anche la sua uni­ta­rie­tà, fino alla con­clu­sio­ne qua­si orchestrale.

Schiu­de il secon­do lato quel­lo che è for­se il pez­zo più bel­lo del­l’in­te­ro album:“ La men­te vola”. Dopo un’in­tro­du­zio­ne di oltre tre minu­ti di un puro e raf­fi­na­tis­si­mo spa­ce rock da pel­le d’o­ca, un pia­no emer­ge dal­la tra­ma melo­di­ca fino a rima­ner­ne l’u­ni­co inter­pre­te per poter apri­re la stra­da al can­ta­to, que­sta vol­ta del­lo stes­so Pel­le­gri­ni, che spro­na defi­ni­ti­va­men­te a non vive­re nel e del pas­sa­to e di ricor­da­re sem­pre chi siamo.

“La men­te vola
Non ti cono­sci piu’
Ora sai cos’e’
La voglia di pregare
Ora sai cos’e’
La for­za di sperare
Las­su’ qual­cu­no c’e’
Ti guar­di in un ruscello
Sei pro­prio tu”

Chiu­de l’al­bum “Ombra Muta”, l’om­bra muta che indi­ca la stra­da per rico­min­cia­re, un bra­no note­vo­le dal­l’i­ni­zio alla fine, in cui anco­ra una vol­ta è pos­si­bi­le ammi­ra­re la sen­si­bi­li­tà di tut­ti i mem­bri del grup­po nel crea­re un vero e pro­prio capo­la­vo­ro, un album mai bana­le, dal­l’a­scol­to non mol­to sem­pli­ce, ma nel­le cui sono­ri­tà è dav­ve­ro istin­ti­vo per­der­si e viaggiare.

Trac­ce

Lato A

  1. Pec­ca­to d’or­go­glio – 12:22
  2. Dopo l’u­ra­ga­no – 5:05
  3. Cro­ma – 3:16

Dura­ta tota­le: 20:43

Lato B

  1. La men­te vola – 9:20
  2. Ombra muta – 9:43

Dura­ta tota­le: 19:03

Musi­ci­sti

  • Pie­tro Pel­le­gri­ni — pia­no­for­te, orga­no moog, vibra­fo­no, spinetta
  • Miche­le Bava­ro — voce
  • Gui­do Was­ser­man — chitarra
  • Alfon­so Oli­va — basso
  • Gior­gio San­tan­drea — bat­te­ria, tim­pa­ni, tumbe

 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.