“Da quassù Plutone è bellissimo”, la sonda New Horizons termina oggi la lunga scoperta del pianeta nano

Ele­na Buzzo
@ele_buzzo

Nel 1930 Cly­de Tom­bau­gh, astro­no­mo ame­ri­ca­no, sco­pre l’esistenza di un nono pia­ne­ta nel siste­ma sola­re; si trat­ta di Plu­to­ne, il più pic­co­lo e il più lon­ta­no. Uti­liz­zan­do una mac­chi­na di sua inven­zio­ne osser­va e foto­gra­fa, in diver­si momen­ti del­la gior­na­ta, una stes­sa por­zio­ne di cie­lo, sovrap­po­ne poi i foto­gram­mi otte­nu­ti e nota i movi­men­ti del nuo­vo cor­po celeste.

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Nei quarant’anni che seguo­no la sco­per­ta di Plu­to­ne furo­no impie­ga­ti i tele­sco­pi più avan­za­ti per l’osservazione del­la super­fi­cie del miste­rio­so pia­ne­ta, ma i risul­ta­ti non sono sta­ti del tut­to esau­sti­vi. Si è osser­va­to il suo colo­re roseo, alcu­ne mac­chie scu­re anco­ra non bene iden­ti­fi­ca­te e il perio­do di rota­zio­ne. Pro­prio duran­te lo stu­dio di quest’ultimo, nel 1978 l’astronomo James Chri­sty si accor­ge che l’orbita di Plu­to­ne non è del tut­to cir­co­la­re, sco­pren­do così la pre­sen­za di un satel­li­te, che chia­ma Caron­te, il tra­ghet­ta­to­re di ani­me negli Infe­ri, regno di Plutone.

La coppia, che compie una danza a spirale attorno a un centro di gravità posto tra i due, ha caratteristiche uniche poiché Caronte è il più grande satellite del sistema solare in proporzione con il pianeta a cui è legato — è circa la metà del suo diametro.

L’interesse per la con­for­ma­zio­ne di Plu­to­ne è anda­to cre­scen­do nel­la secon­da metà del Nove­cen­to; la NASA ten­tò di ridi­re­zio­na­re le due son­de gemel­le Voya­ger 1 e Voya­ger 2 (lan­cia­te nel 1977 a distan­za di un mese l’una dall’altra) ver­so Plu­to­ne. Di fat­to l’intento ven­ne abban­do­na­to e la mis­sio­ne pro­se­guì nell’osservazione di Gio­ve, Satur­no, Ura­no e Nettuno.

L’esplorazione di Plu­to­ne si è deli­nea­ta quin­di con gli anni come una gran­de sfi­da per gli astro­no­mi, intri­ga­ti dall’alone di miste­ro che avvol­ge il più pic­co­lo, più lon­ta­no e più ine­splo­ra­to pia­ne­ta del siste­ma solare.
In real­tà non è del tut­to cor­ret­to chia­mar­lo pia­ne­ta in quan­to dal 2006 Plu­to­ne è sta­to declas­sa­to a “pia­ne­ta nano” dall’Unione Astro­no­mi­ca Inter­na­zio­na­le, poi­ché la sua mas­sa non è suf­fi­cien­te­men­te gran­de da sgom­bra­re l’area cir­co­stan­te da altri cor­pi mino­ri del siste­ma sola­re. Tra le con­se­guen­ze di que­sta deci­sio­ne ci sono nume­ro­se peti­zio­ni con­tro la discri­mi­na­zio­ne del cor­po cele­ste, vignet­te umo­ri­sti­che sul pia­ne­ta bistrat­ta­to dal­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca e un neo­lo­gi­smo a lui dedi­ca­to: to pluto/be plu­toed, ovve­ro declas­sa­re o sva­lu­ta­re qual­cu­no o qual­co­sa, conia­to dal­la Ame­ri­can Dia­lect Socie­ty nel 2006 ed elet­to Word of the Year nel­lo stes­so anno.

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Ma nono­stan­te il suo sta­tus sia cam­bia­to, pro­prio nel 2006 gli è sta­ta dedi­ca­ta una del­le più entu­sia­sman­ti mis­sio­ni astro­no­mi­che: il 19 gen­na­io la son­da New Hori­zons è sta­ta lan­cia­ta da Cape Cana­ve­ral in Flo­ri­da, alla vol­ta dei con­fi­ni del siste­ma sola­re, per sor­vo­la­re Plu­to­ne e poi diri­ger­si ver­so la fascia di Kui­per. L’obiettivo degli astro­no­mi è quel­lo di otte­ne­re imma­gi­ni defi­ni­te per una ana­li­si ad alta riso­lu­zio­ne del­la con­for­ma­zio­ne del­la super­fi­cie del pia­ne­ta, la sua com­po­si­zio­ne geo­lo­gi­ca, la sua atmo­sfe­ra e crea­re una map­pa­tu­ra degli even­tua­li cra­te­ri. Inol­tre i foto­gram­mi ripor­ta­ti dal­la son­da faran­no chia­rez­za sul­la pos­si­bi­le esi­sten­za di altri satel­li­ti di Plu­to­ne oltre a quel­li già sco­per­ti (Creon­te, Idra, Sti­ge, Not­te, Cer­be­ro). Da nove anni ormai, per­cor­ren­do qua­si 5 miliar­di di chi­lo­me­tri, la New Hori­zons invia ad una equi­pe capi­ta­na­ta dall’astronomo e pla­ne­to­lo­go Alan Stern, imma­gi­ni sem­pre più defi­ni­te. Ma la atte­sis­si­ma data è pro­prio oggi, quan­do, alle 13.50 (ora ita­lia­na) la son­da arri­ve­rà a soli 12.500 km dal pia­ne­ta e attue­rà quel­lo che gli astro­no­mi chia­ma­no un “fly-by”, ovve­ro sor­vo­le­rà Plu­to­ne sen­za posar­vi­si sopra.

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Tut­ti i dati ven­go­no ripor­ta­ti gra­zie all’uso com­bi­na­to di set­te stru­men­ti, tra cui la came­ra LORRI (Long Ran­ge Reco­nais­san­ce Ima­ger) che per­met­te di scat­ta­re imma­gi­ni niti­de e allo Stu­dent Dust Coun­ter (SDC) che rile­va le pol­ve­ri che si infran­go­no sul­la navi­cel­la, ripor­tan­do infor­ma­zio­ni uti­li allo stu­dio dell’origine e dell’evoluzione del nostro siste­ma solare.

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Pri­ma del lan­cio del­la New Hori­zons le uni­che infor­ma­zio­ni chia­re sul­la con­for­ma­zio­ne di Plu­to­ne era­no sta­te ripre­se dal Tele­sco­pio spa­zia­le Hub­ble, gra­zie al qua­le è sta­ta sco­per­ta l’esistenza dei quat­tro satel­li­ti Not­te e Idra nel 2005, Cer­be­ro nel 2011 e Sti­ge ne 2012.

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Da oggi inve­ce, quan­do i dati rac­col­ti rag­giun­ge­ran­no la Ter­ra, si potrà final­men­te ave­re un qua­dro gene­ra­le del­la com­po­si­zio­ne del nostro siste­ma sola­re. Alla velo­ci­tà di qua­si 50 mila chi­lo­me­tri ora­ri, la son­da foto­gra­fe­rà Plu­to­ne dal bas­so rispet­to al suo pia­no di rota­zio­ne, sen­za entra­re nell’orbita. Nel momen­to in cui la si avvi­ci­ne­rà mag­gior­men­te al cor­po cele­ste, non invie­rà più imma­gi­ni in tem­po rea­le per uti­liz­za­re al mas­si­mo i suoi mez­zi nel memo­riz­zar­le. Dopo ore di suspan­ce, New Hori­zons man­de­rà un segna­le se è soprav­vis­su­ta e i pri­mi dati arri­ve­ran­no quat­tro ore e mez­za dopo nel Labo­ra­to­rio di fisi­ca appli­ca­ta del­la Johns Hop­kins Uni­ver­si­ty a Lau­rel (Mary­land). Poi ini­zie­rà un lavo­ro di down­load che dure­rà cir­ca due anni.

Il mar­gi­ne di rischio del­la mis­sio­ne è mol­to alto poi­ché è la pri­ma vol­ta che una son­da vie­ne lan­cia­ta così lon­ta­no nel­lo spa­zio e a una tale velo­ci­tà. Infat­ti, come spie­ga Stern, “a que­sta velo­ci­tà baste­reb­be l’impatto con un chic­co di riso per ren­de­re inu­ti­liz­za­bi­le la sonda”.
Tut­ti con il fia­to sospe­so nell’attesa di sco­pri­re cosa ci riser­va que­sto pic­co­lo pia­ne­ta, sen­ti­nel­la del siste­ma solare.

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Elena Buzzo
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne. Scri­vo per non par­la­re. Mi pia­ce il cine­ma, la bir­ra, ma non il gelato.

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