Il debito politico dell’Unione Europea

Ales­san­dro Massone
@amassone

A fidar­si degli edi­to­ria­li pub­bli­ca­ti dai gran­di quo­ti­dia­ni euro­pei, oggi, dopo il trion­fo incon­tra­sta­to del “No”, in Euro­pa cam­bia tut­to. Oppu­re non cam­bia nien­te. La Gre­xit sem­bra scon­ta­ta. Oppu­re è l’alba di una nuo­va Europa.
Non è col­pa dei pove­ri edi­to­ria­li­sti — è che non si è anco­ra deci­so cosa dovrà succedere.
C’è chi dice che que­sta incer­tez­za sia dovu­ta allo sbi­got­ti­men­to del­le for­ze euro­pee di fron­te al risul­ta­to gre­co. D’altro can­to, è vero — il refe­ren­dum pone­va una doman­da dif­fi­ci­le, una scel­ta impos­si­bi­le, e l’Europa vede­va il “Sì” come una rispo­sta sicura.

La for­te pre­va­len­za del “No” anche nel­le peri­fe­rie piú ric­che – Atti­ca, Mace­do­nia Cen­tra­le e Tes­sa­glia – distrug­ge la rêve­rie rac­con­ta­ta da poli­ti­ci e media che i rispar­mia­to­ri gre­ci fos­se­ro ter­ro­riz­za­ti, abbrac­cia­ti stret­ti ai pro­pri con­ti in banca.

Non si è anco­ra deci­so cosa dovrà suc­ce­de­re, non per­ché le for­ze poli­ti­che euro­pee non si aspet­tas­se­ro la vit­to­ria del “No” — Hele­na Smith per il Guar­dian ripor­ta­va ieri come fon­ti vici­ne alla Com­mis­sio­ne Euro­pea par­las­se­ro di una vit­to­ria dell’“Oxi” di die­ci pun­ti. Poi sono sta­ti venti.

Non si è anco­ra deci­so cosa dovrà suc­ce­de­re, per­ché l’Europa è scos­sa da un debi­to mol­to piú gra­ve di quel­lo gre­co. È un debi­to poli­ti­co, di cui non si vede solu­zio­ne all’orizzonte.

Questa sera si terrà una riunione privata, e illegittima, tra Hollande e Merkel. L’ennesimo privilegio della Francia: l’onore di essere i primi a urlare signorsì.

La clas­se poli­ti­ca diri­gen­te dell’Unione Euro­pea è com­ple­ta­men­te inca­pa­ce di gesti­re il pro­ble­ma gre­co, e non sarà mai all’altezza di pro­ce­de­re con le pro­mes­se di “Unio­ne sem­pre piú stretta”.
È un pro­ble­ma irri­sol­vi­bi­le — così in Ita­lia il Mini­stro degli Este­ri Gen­ti­lo­ni, PD, auspi­ca una solu­zio­ne euro­pea rapi­da che sod­di­sfi la Gre­cia e i cre­di­to­ri, men­tre Debo­ra Ser­rac­chia­ni, Vice­se­gre­ta­rio del suo Par­ti­to, par­la sec­ca­men­te di gre­xit.

Alexis_Tsipras_Syriza
In Fran­cia, la sini­stra ormai com­ple­ta­men­te inca­stra­ta in reto­ri­che iper-nazio­na­li­ste, dopo non esse­re sta­ta capa­ce di gesti­re poli­ti­ca­men­te gli omi­ci­di al Char­lie Heb­do, non è in gra­do di espri­mer­si nem­me­no in minac­ce. Per Hol­lan­de, Tsi­pras dovreb­be “cam­bia­re la pro­pria posi­zio­ne” , ma un por­ta­vo­ce di Valls ha tran­quil­liz­za­to che nes­su­no spin­ge­rà per l’uscita del­la Gre­cia dall’eurozona.

In Ger­ma­nia Mer­kel e Schäu­ble sco­pro­no in que­ste ore di aver fat­to hara­ki­ri sen­za saper­lo. La rot­tu­ra dell’irreversibilità del pro­ces­so di inte­gra­zio­ne euro­pea è cer­ta pro­vo­ca­re tur­bo­len­ze che sul lun­go ter­mi­ne si tra­dur­reb­be­ro nel­la fine del loro infor­ma­le con­trol­lo tota­le sull’Unione Euro­pea, ma chi glie­lo va a spie­ga­re alla base elet­to­ra­le, nutri­ta di men­zo­gne, acri­mò­nia e razzismo?
Inca­pa­ci di rispon­de­re con pro­po­ste soste­ni­bi­li alle doman­de di Tsi­pras, il fal­li­men­to del pro­get­to dell’austerità a oltran­za è ormai chia­ro a tut­ti, Mer­kel si tro­va di fron­te a un bivio che anche la don­na piú mio­pe del mon­do avreb­be visto arri­va­re da chi­lo­me­tri di distanza.

Salvare il progetto politico dell’Europa,
o salvare se stessa.

In patria, sul bre­ve perio­do, l’opzione Gre­xit è di gran lun­ga la piú semplice.
Al net­to del pro­ble­ma eco­no­mi­co posto dall’insolvenza gre­ca, è quel­lo che l’elettorato vuo­le vede­re — lo sca­te­nar­si del­la furia fina­le con­tro un popo­lo che ha “man­gia­to a sba­fo” per trop­po tem­po, che vive coc­co­la­to a pro­prie spe­se, men­tre loro, loro vivo­no di ristrettezze.
Spin­ge­re per la Gre­xit sareb­be però per la Can­cel­lie­ra un gio­co di rou­let­te russa.
Il peri­co­lo non sareb­be tan­to rap­pre­sen­ta­to dal col­po ini­zia­le, ma dall’ufficializzazione dell’Euro come una mone­ta insta­bi­le e non sicu­ra. Una mone­ta del ter­ro­re, che uni­sce Pae­si che si odia­no, tenu­ti insie­me a pisto­la puntata.
Un’amarissima con­clu­sio­ne per un pro­get­to nato come garan­zia di pace dura­tu­ra nel continente.
A pre­scin­de­re da come si pos­sa valu­ta­re l’operato poli­ti­co di Tsi­pras, dob­bia­mo for­se ini­zia­re a inter­pre­ta­re il tiro alla fune del Brus­sels Group non come game theo­ry, ma come dispe­ra­ta procrastinazione.

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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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