Per l’Unione Europea “nel futuro” non c’è spazio per la Net Neutrality

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Men­tre l’Unione Euro­pea era sul­le boc­che di tut­ti per la linea dura con la Gre­cia e con le foto di pano­ra­mi, il 30 Giu­gno ha anche affos­sa­to sen­za trop­po cla­mo­re la neu­tra­li­tà del­la rete nel con­ti­nen­te. Quel gior­no, l’ufficio stam­pa del­la Com­mis­sio­ne ha pub­bli­ca­to le linee gui­da sul­le qua­li ver­rà strut­tu­ra­ta la futu­ra legi­sla­zio­ne comu­ni­ta­ria in mate­ria di net neu­tra­li­ty. Il docu­men­to, che chiun­que può leg­ge­re, nono­stan­te dichia­ri di ave­re come sco­po la dife­sa del­la neu­tra­li­tà del­la rete, è con­trad­dit­to­rio e bef­far­do, e ren­de sem­pre più con­cre­ti i timo­ri di cui già più vol­te abbia­mo parlato.

COS’È LA NEUTRALITÀ DELLA RETE?

Quan­do i pro­vi­der trat­ta­no tut­ti i dati in modo equo, non favo­ren­do alcu­ni rispet­to ad altri, la rete è neu­tra­le. In que­sto siste­ma, il con­te­nu­to di un pic­co­lo blog e quel­lo di un gran­de sito come Face­book arri­va­no sul com­pu­ter dell’utente con la stes­sa velo­ci­tà e allo stes­so costo. Face­book non ha la pos­si­bi­li­tà di paga­re il for­ni­to­re del ser­vi­zio viag­gia­re ‘più velo­ce’, anche se dispo­ne del­le risor­se eco­no­mi­che per farlo.

Inter­net ha avu­to un’impostazione egua­li­ta­ria fin dal­la sua ori­gi­ne. La neu­tra­li­tà del­la rete è sta­ta fon­da­men­ta­le per dare le stes­se oppor­tu­ni­tà a tut­ti i siti, sen­za discri­mi­na­zio­ne eco­no­mi­ca o ideo­lo­gi­ca, ed è neces­sa­rio che con­ti­nui a esse­re così anche in futuro.
Una rete domi­na­ta da gigan­ti garan­ti­reb­be la rapi­da crea­zio­ne di mono­po­li, anco­ra più di quan­to non suc­ce­da oggi, e sof­fo­che­reb­be le pic­co­le real­tà — come star­tup e siti sen­za gran­di finan­zia­men­ti alle spalle.

Negli ulti­mi anni le com­pa­gnie che for­ni­sco­no il ser­vi­zio (i pro­vi­der) si sono pro­dot­te in un’azione di lob­by­ing sem­pre più for­te per alte­ra­re la neu­tra­li­tà del­la rete, riu­scen­do a minac­ciar­la negli Sta­ti Uni­ti ma — alme­no in un pri­mo tem­po — non in Euro­pa. Negli ulti­mi mesi però si è assi­sti­to ad un ribal­ta­men­to com­ple­to: gli USA sono riu­sci­ti a pre­ser­va­re la neu­tra­li­tà del­la rete con un atto legi­sla­ti­vo impor­tan­te, men­tre l’Unione Euro­pea ha fat­to pas­si sem­pre più rapi­di ver­so un inter­net a più velocità.

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IL DOCUMENTO DEL 30 GIUGNO

Le linee gui­da pub­bli­ca­te il 30 Giu­gno accor­pa­no il dibat­ti­to sul­la Net Neu­tra­li­ty a quel­lo sul roa­ming — altra que­stio­ne spi­no­sa del­la qua­le non pos­sia­mo occu­par­ci qui — facen­do sem­bra­re le due cose col­le­ga­te e impos­si­bi­li da sle­ga­re l’una dall’altra, assun­to di cui è leci­to dubitare.

Il pro­ce­di­men­to per sabo­ta­re la net neu­tra­li­ty è ormai noto: si dice di voler­la difen­de­re a spa­da trat­ta ma subi­to dopo si elen­ca­no una serie di ecce­zio­ni, di casi spe­ci­fi­ci in cui — qua­si con le lacri­me agli occhi — è neces­sa­rio tra­sgre­di­re alle rego­le cri­stal­li­ne sti­la­te poco pri­ma. In que­sto caso non si sono nem­me­no fat­ti trop­pi sfor­zi per masche­ra­re le rea­li inten­zio­ni di sabotaggio.

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In pri­ma riga si dice che no, non si sta pro­muo­ven­do un inter­net a due cor­sie. Subi­to sot­to però si dice che sì, se ci sono cose che lo richie­do­no si potreb­be anche fare. L’esempio di que­ste cose “che potreb­be­ro emer­ge­re in futu­ro” sono la tele­me­di­ci­na e la gui­da auto­ma­tiz­za­ta. Sono que­sti gli esem­pi di gran­de inno­va­zio­ne per cui si bat­te l’Unione Euro­pea? Sarà meglio che il futu­ro sia roseo: ecco cosa ne pen­sa del­la gui­da auto­ma­tiz­za­ta, oggi, Wikipedia.

Esi­sto­no mac­chi­ne robo­ti­che prin­ci­pal­men­te come pro­to­ti­pi e siste­mi dimo­stra­ti­vi. A par­ti­re dal 2014, gli uni­ci vei­co­li auto­no­mi che sono dispo­ni­bi­li in com­mer­cio sono navet­te all’a­per­to per le zone pedo­na­li che ope­ra­no a 12,5 miglia all’o­ra (20.1 km / h).

Le enti­tà che in Euro­pa si sono bat­tu­te di più con­tro la neu­tra­li­tà del­la rete non sono cer­to le pio­nie­ri­sti­che star­tup di mac­chi­ne com­pu­te­riz­za­te, quan­to i gran­di colos­si del­la tele­fo­nia mobi­le e non. Per fare qual­che nome: Voda­fo­ne, Deu­tsche Tele­kom, Oran­ge. Tut­te azien­de che, essen­do pro­vi­der di rete, han­no tut­to l’interesse a spac­chet­ta­re la rete in cana­li a più velo­ci­tà piut­to­sto che a inse­gna­re all’ultimo model­lo di Renault come gui­dar­si da solo.

Que­ste azien­de sono mol­to influen­ti sui vari gover­ni nazio­na­li — ad esem­pio, il 23,6% di Oran­ge è con­trol­la­to dal Gover­no fran­ce­se e il suo valo­re in bor­sa è di 22 milar­di di Euro — e fan­no pres­sio­ne per­ché i loro inte­res­si ven­ga­no fat­ti vale­re in sede comu­ni­ta­ria. Il luo­go dove que­sti inte­res­si con­ver­go­no è il Con­si­glio Euro­peo, che lasce­reb­be volen­tie­ri pre­va­le­re gli inte­res­si del­le azien­de. Il Con­si­glio però deve per for­za con­fron­tar­si con il Par­la­men­to di Bru­xel­les, un coria­ceo difen­so­re del­la neu­tra­li­tà del­la rete. Dal dia­lo­go-scon­tro tra i due sog­get­ti isti­tu­zio­na­li è nato que­sto docu­men­to, con la bene­di­zio­ne del­la Commissione.

Chi l’ha redat­to deve esser­ne sta­to mol­to sod­di­sfat­to, visto che si è abban­do­na­to a una reto­ri­ca auto­ce­le­bra­ti­va quan­to­me­no fuo­ri luogo:

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La rispo­sta non è con­vin­cen­te — for­se per­ché non è con­vin­cen­te la domanda:

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Qua­li sono i “requi­si­ti tec­ni­ci” che giu­sti­fi­ca­no una mag­gio­re velo­ci­tà di un pac­chet­to dati rispet­to ad un altro? Chi sta­bi­li­sce qua­li pac­chet­ti han­no biso­gno di una spin­ta­rel­la e qua­li inve­ce non ne han­no dirit­to, e in base a qua­le criterio?

Mistero: secondo l’Unione Europea tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

Ciò che ha più mes­so in allar­me gli addet­ti ai lavo­ri e alla dife­sa del­la neu­tra­li­tà del­la rete (come Joe McNa­mee, dell’EDRI), però, è l’apertura allo zero rating.

Alcu­ni pro­vi­der sot­trag­go­no la quan­ti­tà di traf­fi­co per alcu­ni siti e appli­ca­zio­ni “pesan­ti” dal limi­te di traf­fi­co accor­da­to al clien­te. Que­sto è lo zero rating. Un esem­pio: l’applicazione di Spo­ti­fy con­su­ma mol­ti dati facen­do strea­ming musi­ca­le. Se il pro­vi­der accor­da alla socie­tà il regi­me di zero rating per il suo ser­vi­zio il clien­te può ascol­ta­re can­zo­ni sen­za pre­oc­cu­par­si di rag­giun­ge­re il limi­te fis­sa­to dal pro­prio con­trat­to, per­ché esclu­so dal con­teg­gio del con­su­mo di traf­fi­co. Può sem­bra­re intri­gan­te, ma in que­sto modo la neu­tra­li­tà del­la rete vie­ne compromessa.

Lo zero rating non può che stroz­za­re il mer­ca­to e a lun­go anda­re è noci­vo anche per i con­su­ma­to­ri, che si tro­ve­reb­be­ro in una situa­zio­ne dove pochi con­glo­me­ra­ti si divi­do­no l’intero mer­ca­to. L’UE però ha deci­so di inse­rir­lo nel docu­men­to gui­da e dun­que c’è la seria pos­si­bi­li­tà che diven­ti una pra­ti­ca comu­ne nel Con­ti­nen­te. Va det­to che anche la Com­mis­sio­ne ne rico­no­sce i rischi e affer­ma che “le auto­ri­tà di vigi­lan­za” dovran­no sta­re bene in guar­dia da even­tua­li irre­go­la­ri­tà e sof­fo­ca­men­ti del mercato.

Ma di più non è dato sapere.

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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