Coco Chanel VS. Elsa Schiaparelli

Ales­san­dra Busacca 
@AleBusacca1

Per cele­bra­re la chiu­su­ra del­le dan­ze on the run­way, vor­rei accen­na­re alla sto­ria di due don­ne – mol­to diver­se tra loro, ma ugual­men­te impor­tan­ti – che han­no dato una svol­ta signi­fi­ca­ti­va all’universo del­la moda del XX seco­lo. Sto par­lan­do di Elsa Schia­pa­rel­li e Gabriel­le Cha­nel, più nota al pub­bli­co con l’intramontabile sopran­no­me di Coco.

I mon­di crea­ti­vi del­le due sti­li­ste sem­bra­no agli anti­po­di: la pri­ma inven­ta la cer­nie­ra lam­po e un nuo­vo colo­re, il rosa shoc­king, che da lei pren­de il nome di “rosa schia­pa­rel­li”; la secon­da, al con­tra­rio, è più auste­ra nel­le tin­te e fa del bian­co e nero il suo pun­to di forza.

Les fem­mes pen­sent à tou­tes les cou­leurs, sauf à l’absence de cou­leur. J’ai dit que le noir tenait tout. Le blanc aus­si. Ils sont d’une beau­té abso­lue. C’est l’accord par­fait. Met­tez les fem­mes en blanc ou en noir dans un bal : on ne voit plus qu’elles

Le don­ne pen­sa­no a tut­ti i colo­ri, tran­ne che all’as­sen­za di colo­re. Ho det­to che il nero ha tut­to. Come il bian­co. La loro bel­lez­za è asso­lu­ta. É la per­fet­ta armo­nia. Fate indos­sa­re alle don­ne un abi­to bian­co o uno nero ad un bal­lo: non si vedrà nient’altro se non loro.

La scel­ta cro­ma­ti­ca affon­da le sue radi­ci nel­le pas­sa­te espe­rien­ze di Coco, costret­ta da bam­bi­na a vive­re con le sorel­le in un orfa­no­tro­fio gesti­to da suore.

La fami­glia era di umi­li ori­gi­ni e Coco affron­ta le cri­ti­che di un pub­bli­co pro­ve­nien­te dal­lo sfar­zo del­la Bel­le Épo­que, ini­zial­men­te dif­fi­den­te nei suoi con­fron­ti. La stes­sa cosa non si può dire di Elsa che van­ta ante­na­ti del­la fami­glia Medi­ci. Elsa nasce a Roma ed entra pre­sto in con­tat­to con la Vil­le Lumiè­re. Qui arti­sti del tem­po qua­li Sal­va­dor Dalì ispi­ra­no le sue col­le­zio­ni. La col­la­bo­ra­zio­ne con gli espo­nen­ti del sur­rea­li­smo è forie­ra del­le idee più stra­va­gan­ti per cap­pel­li (il cosid­det­to cap­pel­lo-scar­pa) e abi­ti deco­ra­ti di ara­go­ste e gigan­ti soli, lon­ta­ni anni luce da quel­li Cha­nel, sobri ed eleganti.

elsa-schiaparelli

La moda francese del XX secolo vede le due donne come antagoniste. Ma entrambe sono portatrici di un ideale di donna moderno e all’avanguardia.

Coco libe­ra la don­na dal­le costri­zio­ni dei cor­pet­ti e fa indos­sa­re alle sue model­le anche i pan­ta­lo­ni, che fino a quel momen­to era­no indu­men­to esclu­si­va­men­te maschi­le. Per que­sto è sta­ta spes­so con­si­de­ra­ta dal movi­men­to fem­mi­ni­sta come la deten­tri­ce del fuo­co di Pro­me­teo per la pro­te­sta. Così Elsa libe­ra la don­na dal­le costri­zio­ni socia­li e la sua pas­se­rel­la si riem­pie di estro. Non teme di scioc­ca­re il pub­bli­co, anzi è la pri­ma ad accor­ger­si che le sfi­la­te oltre ad esse­re espo­si­zio­ni d’arte sono anche vetri­ne per futu­ri com­pra­to­ri. L’indipendenza dagli sche­mi dell’epoca e la liber­tà del­la don­na sono il filo ros­so che con­net­te le sti­li­ste e le fa lavo­ra­re su pia­ni diver­si e convergenti.

Dun­que non è neces­sa­rio tro­va­re i pun­ti in cui le due don­ne dif­fe­ri­sco­no per soste­ne­re la tesi che entram­be potreb­be­ro espri­mer­si in un’unica don­na, quel­la con­tem­po­ra­nea. Tra­di­zio­ne, rigo­re ma anche crea­ti­vi­tà e movi­men­to, carat­te­ri­sti­che que­ste anche del­la moda stes­sa, che sem­pre si rin­no­va e sem­pre ritor­na. E il perio­do del suo mate­ria­liz­zar­si al pub­bli­co è settembre.

Quest’anno, tra le col­le­zio­ni più ori­gi­na­li sul­le pas­se­rel­le di Mila­no tro­via­mo anco­ra una vol­ta Moschi­no, che sce­glie un’atmosfera metro­po­li­ta­na. La pochet­te di Bar­bie, del­la col­le­zio­ne scor­sa, diven­ta un cono per il traf­fi­co dai colo­ri catarinfrangenti.

Degni di nota sono anche gli abi­ti fir­ma­ti da Mas­si­mo Gior­get­ti per Emi­lio Puc­ci. Sfi­la­no le “sire­ne urba­ne”, così come lui stes­so le defi­ni­sce, don­ne che vesto­no fon­da­li mari­ni da indos­sa­re, crea­ti appo­si­ta­men­te per poter­ci­si immergere.

Con­di­vi­di:
Alessandra Busacca
Nata a Mila­no il 20 Feb­bra­io 1993. 
Pro­fes­sio­ne: studentessa.
Non so dire altro di me che non pos­sa cam­bia­re; e del nome non sono poi così sicura.

1 Trackback & Pingback

  1. “Leonor Fini. Italian Fury” alla Galleria Tommaso Calabro - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.