10 invenzioni inutili, fallite, dimenticate e tornate alla ribalta

Tom­ma­so Sansone

In pas­sa­to, l’estremo biso­gno di acqua in luo­ghi deser­ti o sog­get­ti alla sic­ci­tà por­tò l’immaginazione degli anti­chi popo­li a pen­sa­re che la piog­gia potes­se esse­re in qual­che modo con­trol­la­ta dall’uomo.

Fu pro­ba­bil­men­te que­sta la logi­ca da cui ebbe ori­gi­ne la dan­za del­la piog­gia, un rito che veni­va pra­ti­ca­to non solo dagli india­ni del nord Ame­ri­ca (i Che­ro­kee soprat­tut­to), ma anche dai popo­li dell’antico Egit­to e dei ter­ri­to­ri bal­ca­ni­ci, i qua­li, vuoi per la fidu­cia nel­le pro­prie capa­ci­tà di comu­ni­ca­re col divi­no, vuoi per la caren­za scien­ti­fi­ca dell’epoca, non si cimen­ta­ro­no mai in un approc­cio pratico.

Que­sto fu avvi­ci­na­to solo nel XX seco­lo, quan­do l’estroso Wilhelm Reich (1897 –1957), uno psi­coa­na­li­sta austria­co di ori­gi­ne ebrai­ca, ebbe l’idea di costrui­re una mac­chi­na per pro­vo­ca­re la pioggia.

[tog­gle title=“il Cloud­bu­ster”] Con­tent here [/toggle]

Si sta­bi­lì negli Sta­ti Uni­ti, dove con­dus­se i suoi stu­di, orien­tan­do­li prin­ci­pal­men­te su due cam­pi: la ses­sua­li­tà e il mar­xi­smo. Pro­met­ten­te disce­po­lo di Sig­mund Freud, il gio­va­ne Wilhelm fu costret­to a lascia­re l’Austria nel 1939 per sfug­gi­re alle per­se­cu­zio­ni naziste.

Il pri­mo cam­po lo por­tò a svi­lup­pa­re l’assurdo mec­ca­ni­smo pseu­do­scien­ti­fi­co che sareb­be sta­to alla base del fun­zio­na­men­to del­la sua inven­zio­ne (che ebbe comun­que un ruo­lo mar­gi­na­le nel­la sua car­rie­ra di psicoanalista).
Il secon­do, gli die­de il corag­gio e la riso­lu­tez­za di cre­de­re che la mac­chi­na uto­pi­ca che ave­va costrui­to potes­se effet­ti­va­men­te funzionare.

cloudbuster

La teo­ria ses­sua­le pro­po­sta da Reich postu­la una for­ma di ener­gia cosmi­ca, che egli deno­mi­nò “orgo­ne” (paro­la deri­van­te da “orga­smo”), la qua­le dovreb­be per­mea­re l’universo, con­cen­tran­do­si par­ti­co­lar­men­te in alcu­ni cor­pi, tra cui l’acqua e gli esse­ri viven­ti, l’uomo in particolare.
Sareb­be pro­prio la pre­sen­za di una dose ecces­si­va o insuf­fi­cien­te di ener­gia orgo­ni­ca all’interno del cor­po uma­no a dare ori­gi­ne alle nevro­si di un individuo.
Inol­tre, sem­pre secon­do lo psi­coa­na­li­sta austria­co, met­ten­do in comu­ni­ca­zio­ne due cor­pi per­va­si da orgo­ne tra­mi­te un mate­ria­le con­dut­to­re (acqua o metal­lo), que­sta biz­zar­ra ener­gia si muo­ve­reb­be dal cor­po che ne con­tie­ne di meno ver­so quel­lo che ne con­tie­ne di più, secon­do una logi­ca che coz­za aper­ta­men­te col con­cet­to fisi­co di potenziale.

Forte delle proprie convinzioni, Wilhelm costruì, fra tante altre invenzioni, il cosiddetto “Cloudbuster” (dall’inglese letteralmente: “L’Acchiappanuvole”): un apparecchio metallico che ricorda un’arma da contraerea.

Secon­do Reich, aven­do col­le­ga­to i fili con­dut­to­ri ad un cor­po con­te­nen­te una gran­de quan­ti­tà di ener­gia orgo­ni­ca (come ad esem­pio un fiu­me o un lago) e aven­do indi­riz­za­to la pun­ta del Cloud­bu­ster ver­so una nuvo­la, il con­ge­gno avreb­be agi­to come una sor­ta di para­ful­mi­ne per orgo­ne, atti­ran­do il cor­po a bas­sa con­cen­tra­zio­ne “ener­ge­ti­ca” (il vapo­re del­le nuvo­le) ver­so quel­lo ad alta con­cen­tra­zio­ne (il fiume/lago), pro­vo­can­do così la pioggia.

Pote­te imma­gi­nar­vi l’efficacia che dimo­strò que­sto mar­chin­ge­gno e come l’opinione pub­bli­ca giu­di­cò il suo eccen­tri­co inven­to­re — un ses­suo­lo­go filo­mar­xi­sta — in un Pae­se come gli Sta­ti Uni­ti duran­te gli anni del­la Guer­ra Fredda.

Reich, che in pas­sa­to ave­va cer­ca­to insi­sten­te­men­te di dif­fon­de­re le pro­prie idee scri­ven­do let­te­re e richie­ste di col­lo­quio a diver­si per­so­nag­gi illu­stri (tra cui Albert Ein­stein e il capo dell’FBI Alvin John­son), rice­vet­te un’ingiunzione da par­te del tri­bu­na­le per aver svi­lup­pa­to e appli­ca­to sui pro­pri pazien­ti dei meto­di non rico­no­sciu­ti dal­la medi­ci­na tradizionale.

Sem­pre per que­sto moti­vo, gli ispet­to­ri dell’organizzazione sani­ta­ria ame­ri­ca­na Food & Drug Admi­ni­stra­tion (FDA) seque­stra­ro­no e bru­cia­ro­no mol­tis­si­mi dei suoi libri, e quan­do Wilhelm si rivol­se alla cor­te d’appello per difen­de­re le pro­prie opi­nio­ni diven­tò un per­so­nag­gio tal­men­te sco­mo­do che fu fat­to arrestare.
L’ironia del­la sor­te vuo­le che in car­ce­re fu dia­gno­sti­ca­to come“men­tal­ly ill”, sen­ten­za che bol­lò defi­ni­ti­va­men­te le sue teo­rie e le sue inven­zio­ni come l’opera di un folle.

Nel frat­tem­po però, Vin­cent Schae­fer (1906 –1993), chi­mi­co e meteo­ro­lo­go ame­ri­ca­no, ave­va sco­per­to un vero modo per pro­vo­ca­re la piog­gia, scien­ti­fi­ca­men­te basa­to e funzionante.

schafer

Duran­te un espe­ri­men­to in labo­ra­to­rio, Schae­fer pose una pic­co­la quan­ti­tà di CO2 sul fon­do di un rudi­men­ta­le con­ge­la­to­re, ci sof­fiò sopra e osser­vò che nel­la nube di vapo­re libe­ra­ta­si dal pro­prio ali­to si era­no for­ma­te del­le pic­co­le scheg­ge di ghiac­cio fluttuanti.
In quel momen­to, Schae­fer ave­va sco­per­to che le goc­ce di piog­gia han­no ori­gi­ne pro­prio dal­la len­ta cre­sci­ta di micro­cri­stal­li di ghiac­cio all’interno del­le nuvo­le, i qua­li fun­go­no da nuclei di adden­sa­men­to per il vapo­re acqueo circostante.
Allo­ra, pen­sò il meteo­ro­lo­go, per acce­le­ra­re il pro­ces­so, sareb­be sta­to suf­fi­cien­te “impian­ta­re” nel­la nuvo­la dei nuclei di adden­sa­men­to arti­fi­cia­li che velo­ciz­zas­se­ro lo svi­lup­po dei microcristalli.

Nel 1946, dopo una lun­ga serie di espe­ri­men­ti con altri scien­zia­ti, Schae­fer die­de vita alla tec­ni­ca del “Cloud See­ding” (dall’inglese let­te­ral­men­te: “inse­mi­na­re le nuvo­le”), una mera­vi­glia dell’ingegneria ambien­ta­le che con­sen­te di modi­fi­ca­re l’entità e la natu­ra del­le pre­ci­pi­ta­zio­ni (piog­gia, neve, gran­di­ne, neb­bia, ecc.) sen­za dan­neg­gia­re l’ecosistema.

Infat­ti, gli agen­ti chi­mi­ci uti­liz­za­ti per “inse­mi­na­re” le nuvo­le (ghiac­cio sec­co, clo­ru­ro di sodio, iodu­ro di potas­sio, ecc.), han­no gene­ral­men­te un bas­so impat­to sull’ambiente, oltre che un costo mone­ta­rio rela­ti­va­men­te modesto.

Lo spar­gi­men­to in atmo­sfe­ra del­le sud­det­te par­ti­cel­le può avve­ni­re in modo diret­to o indi­ret­to: nel pri­mo caso, le sostan­ze ven­go­no rila­scia­te in loco da un aereo, nel secon­do inve­ce, ven­go­no pro­prio “spa­ra­te in aria” con l’ausilio di un appo­si­to can­no­ne, che all’apparenza ricor­da deci­sa­men­te un Cloudbuster.

cloudseeding

A gior­no d’oggi mol­tis­si­mi Pae­si del mon­do, Cina in pri­mis, fan­no un lar­go uso di que­sta tec­no­lo­gia, dato che i suoi bene­fi­ci non si limi­ta­no al set­to­re agricolo.
Vie­ne infat­ti impie­ga­ta anche per dira­da­re la neb­bia nei pres­si degli aero­por­ti, per miti­ga­re le pre­ci­pi­ta­zio­ni di inten­si­tà trop­po ele­va­ta e per abbat­te­re la con­cen­tra­zio­ne di sostan­ze inqui­nan­ti in atmo­sfe­ra (come è sta­to fat­to per l’incidente di Chernobyl).

Tut­ta­via si trat­ta di un’invenzione recen­te e, come tale, non esi­ste anco­ra una teo­ria in gra­do di asso­ciar­ne gli input ope­ra­ti­vi alla rispo­sta dell’ecosistema loca­le: un fat­to da cui discen­do­no gros­se limi­ta­zio­ni applicative.

Nell’attesa che la ricer­ca che ne esplo­ri il poten­zia­le e ne valu­ti i rischi, il Cloud See­ding rima­ne un pre­zio­so stru­men­to meteo­ro­lo­gi­co che fa sogna­re: un doma­ni potreb­be con­tri­bui­re a con­tra­sta­re il pre­oc­cu­pan­te feno­me­no del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co1.

 

Nota:

[1]: Si par­la allo­ra di “geoen­gi­nee­ring” o “cli­ma­te engi­nee­ring”, ma si trat­ta solo di idee anco­ra in fase di studio:

Video: clip trat­ta da “Five Ways to Save the World” – docu­men­ta­rio del­la BBC

http://www.bbc.com/news/science-environment-19371833

N.B: Il let­to­re non con­fon­da le allet­tan­ti pro­spet­ti­ve d’impiego del Cloud See­ding con le teo­rie com­plot­ti­ste sul­le cosid­det­te “scie chi­mi­che” o “chem­trails”, in quan­to pri­ve di fondamento.

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273641

 

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Tommaso Sansone
Mi pia­ce fare e impa­ra­re cose nuo­ve. Di me non so qua­si niente.

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