10 invenzioni inutili, fallite, dimenticate e tornate alla ribalta

Tom­ma­so Sansone

Nel cor­so del­la Sto­ria è spes­so capi­ta­to che qual­cu­no abbia avu­to l’idea per un’invenzione poten­zial­men­te genia­le, che però si è rive­la­ta irrea­liz­za­bi­le o inu­ti­le in rela­zio­ne alle cono­scen­ze tec­ni­che o alle esi­gen­ze dell’epoca in cui è sta­ta concepita.
Solo col pas­sa­re del tem­po il pro­gres­so scien­ti­fi­co e la crea­ti­vi­tà uma­na han­no risco­per­to mac­chi­ne, stru­men­ti e idee che era­no cadu­te nel dimenticatoio.
Que­sta è la sto­ria di die­ci anti­che inven­zio­ni inu­ti­li, fal­li­te o dimen­ti­ca­te che infi­ne sono tor­na­te alla ribalta.
[tog­gle title=”#1 — Gli spec­chi usto­ri”] #1 — Gli spec­chi usto­ri [/toggle]
Secon­do le testi­mo­nian­ze sto­ri­che per­ve­nu­te­ci da Gale­no di Per­ga­mo e Cas­sio Dio­ne Coc­ceia­no, la flot­ta del coman­dan­te roma­no Mar­co Clau­dio Mar­cel­lo, che nel 212 a.C. asse­diò la polis gre­ca Syra­kou­sai (l’odierna Sira­cu­sa), fu par­zial­men­te incen­dia­ta e distrut­ta da una dia­bo­li­ca arma svi­lup­pa­ta dal cele­bre Archi­me­de, l’inventore e mate­ma­ti­co nati­vo del­la città.

La vicen­da è piut­to­sto nota e pro­ba­bil­men­te ave­te già intui­to di cosa si trat­ta: stia­mo par­lan­do dei famo­si spec­chi usto­ri o di Archi­me­de, spec­chi di for­ma para­bo­li­ca che se orien­ta­ti in modo oppor­tu­no han­no la pro­prie­tà di riflet­te­re tut­ta la radia­zio­ne rice­vu­ta in un solo pun­to ester­no, det­to “fuo­co”.

La sto­ria nar­ra di come que­sti stru­men­ti abbia­no avu­to un ruo­lo deci­si­vo nel difen­de­re la cit­tà gre­ca, tut­ta­via è piut­to­sto impro­ba­bi­le che sia­no sta­ti gli spec­chi di Archi­me­de ad incen­dia­re le navi roma­ne, per diver­se ragioni.
In pri­mis, non si può esse­re sicu­ri che gli spec­chi cur­vi sia­no sta­ti inven­ta­ti da Archi­me­de, in quan­to le fon­ti sopra cita­te sono postu­me al perio­do dell’assedio.
Inol­tre, l’episodio potreb­be esse­re sta­to un po’ roman­za­to per desta­re l’interesse dei let­to­ri su un’invenzione che pro­ba­bil­men­te appar­tie­ne ad un’epoca pros­si­ma a quel­la dei narratori.
Tant’è vero che gli sto­ri­ci con­tem­po­ra­nei all’assedio, Poli­bio, Livio e Plu­tar­co, rac­con­ta­no la vicen­da sen­za mai accen­na­re agli specchi.

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Secon­da­ria­men­te, la situa­zio­ne è sta­ta spe­ri­men­tal­men­te simu­la­ta più vol­te, cer­can­do sem­pre di rico­strui­re navi e spec­chi secon­do le tec­ni­che e i mate­ria­li dell’epoca, ma i risul­ta­ti sono sta­ti per lo più deludenti.
Uno dei fal­li­men­ti più ecla­tan­ti è avve­nu­to nel 2010 quan­do, per espres­sa richie­sta del pre­si­den­te Oba­ma, lo staff del­la tra­smis­sio­ne tele­vi­si­va Myth­bu­sters ha posi­zio­na­to 500 spec­chi usto­ri nel ten­ta­ti­vo dar fuo­co alla ripro­du­zio­ne di una nave roma­na posta ad una distan­za di 120 metri, ma il tut­to si è risol­to col mise­ro innal­za­men­to di un cen­ti­na­io di gra­di del­la tem­pe­ra­tu­ra del­la stof­fa del­le vele.

Inol­tre, l’orientamento istan­te per istan­te di una mol­ti­tu­di­ne di spec­chi su dei ber­sa­gli mobi­li, per un perio­do di tem­po tale da pro­vo­car­ne la com­bu­stio­ne, richie­de un siste­ma di con­trol­lo dav­ve­ro com­ples­so, dif­fi­cil­men­te rea­liz­za­bi­le per la cono­scen­za e per la tec­ni­ca dell’epoca.
È sta­to per­ciò teo­riz­za­to che il poten­zia­le bel­li­co degli spec­chi even­tual­men­te impie­ga­ti dai Sira­cu­sa­ni non fos­se quel­lo di incen­dia­re le bar­che nemi­che, ma piut­to­sto di pro­vo­ca­re un diso­rien­tan­te e fasti­dio­sis­si­mo calo­re tra gli uomi­ni a bor­do, al fine di osta­co­lar­ne le ope­ra­zio­ni navali.

Ma adesso, nel XXI secolo, di questi specchi curvi, cosa ce ne facciamo?

L’idea di con­cen­tra­re la radia­zio­ne sola­re in un solo pun­to è sta­ta recen­te­men­te ripre­sa per la rea­liz­za­zio­ne del­le cosid­det­te cen­tra­li elet­tri­che sola­ri ter­mo­di­na­mi­che (o sola­ri a con­cen­tra­zio­ne), la pri­ma del­le qua­li ha visto la luce nel 1981, nel deser­to del­la California.
In que­sti impian­ti, gene­ral­men­te instal­la­ti in zone par­ti­co­lar­men­te cal­de e soleg­gia­te, gli spec­chi para­bo­li­ci sono dispo­sti in fila sul ter­re­no e nel cor­ri­spet­ti­vo pun­to di fuo­co è posi­zio­na­to un lun­go cir­cui­to di tuba­zio­ni con­te­nen­te uno spe­cia­le flui­do termovettore.

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Il fun­zio­na­men­to all’incirca è il seguen­te: una pom­pa idrau­li­ca fa cir­co­la­re nel­le tuba­zio­ni il flui­do che, attra­ver­san­do costan­te­men­te la zona in cui è con­cen­tra­ta la radia­zio­ne sola­re, si scal­da fino a rag­giun­ge­re tem­pe­ra­tu­re altis­si­me (cir­ca 600°C) e alla fine del per­cor­so vie­ne rac­col­to in un ser­ba­to­io iso­la­to ter­mi­ca­men­te, dove può rima­ne­re per mol­to tem­po sen­za raffreddarsi.
Quan­do il gesto­re lo ritie­ne oppor­tu­no, il flui­do accu­mu­la­to in que­sto ser­ba­to­io può esse­re invia­to nel­le ser­pen­ti­ne arro­to­la­te attor­no alle con­dot­te di un altro cir­cui­to, riser­va­to esclu­si­va­men­te alla cir­co­la­zio­ne dell’acqua.
Al pas­sag­gio del flui­do nel­le ser­pen­ti­ne, l’acqua assor­be il calo­re e si tra­sfor­ma in vapo­re che vie­ne cana­liz­za­to nel­le tur­bi­ne e uti­liz­za­to per gene­ra­re l’energia elet­tri­ca, men­tre il flui­do raf­fred­da­to vie­ne riman­da­to all’area degli spec­chi dove rico­min­cia il suo ciclo.

A dif­fe­ren­za di una cen­tra­le foto­vol­tai­ca, il cui fun­zio­na­men­to è pos­si­bi­le solo in pre­sen­za di sole, una cen­tra­le a con­cen­tra­zio­ne può pro­dur­re ener­gia anche in perio­di in cui l’illuminazione sia scar­sa o assen­te, poi­ché il calo­re accu­mu­la­to pre­ce­den­te­men­te dal flui­do può esse­re con­ser­va­to nel ser­ba­to­io appo­si­ta­men­te isolato.
L’impianto rag­giun­ge il mas­si­mo del­la sua effi­cien­za quan­do accop­pia­to con una più ordi­na­ria cen­tra­le a ciclo com­bi­na­to (ali­men­ta­ta da com­bu­sti­bi­li fos­si­li), in modo che anche in caso di lun­ghi perio­di di assen­za di sole (ad esem­pio l’inverno) la pro­du­zio­ne di elet­tri­ci­tà sia comun­que assicurata.

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Oggi il sola­re ter­mo­di­na­mi­co è una pro­met­ten­te for­ma di ener­gia rin­no­va­bi­le ogget­to di ricer­ca e inve­sti­men­ti in tut­to il mon­do, una cen­tra­le di que­sto tipo è sta­ta costrui­ta anche in Ita­lia, pro­prio nei pres­si di Sira­cu­sa, nel pic­co­lo pae­se di Prio­lo-Gar­gal­lo, e non è cer­to una coin­ci­den­za che por­ti il nome del suo anti­co e incon­sa­pe­vo­le ispi­ra­to­re, Archimede.

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Tommaso Sansone
Mi pia­ce fare e impa­ra­re cose nuo­ve. Di me non so qua­si niente.

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