Il grande ritorno di Trainspotting

Jaco­po G. Iside
@JacopoIside

Si sa, gli Anni ’90 sono tor­na­ti di moda in manie­ra prepotente.
Nell’abbigliamento, il col­la­ri­no nero a fili ha tro­va­to nuo­vi segua­ci, met­ten­do­si in coda ai già redi­vi­vi pan­ta­lon­ci­ni di jeans a vita alta, agli zat­te­ro­ni e ai top.
Nel­la musi­ca, i Take That si sono ri-riu­ni­ti – anche se solo in tre – e si voci­fe­ra che le Spi­ce Girls sia­no pron­te a tor­na­re sul pal­co per il ven­te­si­mo anni­ver­sa­rio del­la sto­ri­ca pop band.

Nel 1912 i futu­ri­sti scris­se­ro un Mani­fe­sto in cui si sca­glia­va­no con­tro qua­lun­que ritor­no di sti­li in pit­tu­ra, pre­ci­sa­men­te sot­to­li­nea­va­no “qua­le pro­fon­do e mador­na­le erro­re, il cre­de­re che le for­me con cui un pit­to­re del pas­sa­to ave­va costrui­te pla­sti­ca­men­te e sin­te­tiz­za­te le sue emo­zio­ni, pos­sa­no ser­vi­re anco­ra ad altre sen­si­bi­li­tà o ad altre emozioni!”.

Lo stes­so iden­ti­co pen­sie­ro che ci toc­ca quan­do si par­la di cine­ma e di alcu­ni mostri sacri del perio­do – film che han­no cam­bia­to il modo di trat­ta­re alcu­ne sto­rie sul gran­de scher­mo, ren­den­do­le “ven­di­bi­li” al gran­de pubblico.

E così arri­va la noti­zia bom­ba, quel­la che ti rag­giun­ge tra un caf­fè e un biscot­to al mat­ti­no, sfo­glian­do distrat­ta­men­te le pagi­ne cul­tu­ra­li di un gior­na­le: “Dan­ny Boy­le gire­rà il sequel di Train­spot­ting”. Il film, pro­ba­bil­men­te uno dei clas­si­ci che più han­no influen­za­to la pro­pria epo­ca, è il pro­dot­to fina­le di anni di sedi­men­ta­zio­ne del­le idee e di capa­ci­tà di ana­li­si. Un pre­pa­ra­to per il gran­de pub­bli­co che riu­ni­va in sé diver­si aspet­ti inno­va­ti­vi, alcu­ni lega­ti al libro di Welsh e altri inve­ce alla mano del regi­sta, lascian­do più di ogni altro la sen­sa­zio­ne che i dro­ga­ti non fos­se­ro solo per­so­ne ai limi­ti estre­mi del­la socie­tà come I ragaz­zi del­lo Zoo di Ber­li­no, ma indi­vi­dui che in quel­la socie­tà, di cui rifiu­ta­va­no gli sche­mi pre­co­stiui­ti, vole­va­no comun­que cer­ca­re di soprav­vi­ve­re ai tor­nan­ti del­la vita.

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Era­no appun­to gli Anni ’90, un perio­do che ha visto il mon­do cam­bia­re più velo­ce­men­te dei quarant’anni pre­ce­den­ti, tra crol­li di muri e cor­ti­ne di fer­ro e dra­go­ni ram­pan­ti pron­ti a domi­na­re eco­no­mi­ca­men­te il mon­do, lascian­do mol­ti alla deri­va in un rifiu­to dei vec­chi sche­mi di pen­sie­ro e qua­si in ricer­ca di un’anestesia costan­te ai dolo­ri del mondo.

Sce­glie­te la vita; sce­glie­te un lavo­ro; sce­glie­te una car­rie­ra; sce­glie­te la fami­glia; sce­glie­te un maxi­te­le­vi­so­re del caz­zo; sce­glie­te lava­tri­ci, mac­chi­ne, let­to­ri CD e apri­sca­to­le elet­tri­ci. Sce­glie­te la buo­na salu­te, il cole­ste­ro­lo bas­so e la poliz­za vita; sce­glie­te un mutuo a inte­res­si fis­si; sce­glie­te una pri­ma casa; sce­glie­te gli ami­ci; sce­glie­te una moda casual e le vali­gie in tin­ta; sce­glie­te un salot­to di tre pez­zi a rate e rico­pri­te­lo con una stof­fa del caz­zo; sce­glie­te il fai da te e chie­de­te­vi chi cac­chio sie­te la dome­ni­ca mat­ti­na; sce­glie­te di seder­vi sul diva­no a spap­po­lar­vi il cer­vel­lo e lo spi­ri­to con i quiz men­tre vi ingoz­za­te di schi­fez­ze da man­gia­re. Alla fine sce­glie­te di mar­ci­re, di tira­re le cuo­ia in uno squal­li­do ospi­zio ridot­ti a moti­vo di imba­raz­zo per gli stron­zet­ti vizia­ti ed egoi­sti che ave­te figlia­to per rim­piaz­zar­vi; sce­glie­te un futu­ro; sce­glie­te la vita. Ma per­ché dovrei fare una cosa così? Io ho scel­to di non sce­glie­re la vita: ho scel­to qual­co­s’al­tro. Le ragio­ni? Non ci sono ragio­ni. Chi ha biso­gno di ragio­ni quan­do ha l’e­roi­na?

Epi­co inci­pit del­la sto­ria, richia­ma in manie­ra pre­po­ten­te il sen­so di disgu­sto del mon­do, di allon­ta­na­men­to tota­le dai pro­ble­mi quo­ti­dia­ni, il desi­de­rio di resta­re in una bol­la di sapo­ne che ovat­tas­se tut­ti i rumo­ri. Da que­ste tema­ti­che sono sor­ti altri gran­di film, come Human Traf­fic, che tan­to con­ti­nua­no a rac­con­ta­re su quel­la generazione.

Poi c’è il mon­do di oggi, iPer­con­nes­so, iPer­ve­lo­ce, iPho­ne. Un mon­do in cui anche solo sogna­re di esse­re lascia­to in pace diven­ta il mirag­gio di un’isola deser­ta in qual­che par­te dell’Oceano Paci­fi­co o in qual­che sper­du­to vil­lag­gio dell’Africa – anche se pure lì le cose stan­no cam­bian­do velo­ce­men­te.

Potrem­mo mai noi, ai nostri gior­ni, “sce­glie­re” la vita? O “sce­glie­re” un lavo­ro? O sce­glie­re di non sce­glie­re, non autoe­ti­chet­tar­ci in una mas­sa con­vul­sa, che agli occhi del mon­do glo­ba­liz­za­to null’altro è più di un dol­la­ro danzante?

Cer­to che no, e non lo potreb­be fare nean­che Ren­ton nel momen­to in cui *SPOILER ALERT* scap­pa ad Amster­dam e cer­ca di rico­struir­si la famo­sa vita del caz­zo là. E non lo può fare nean­che Ewan McGre­gor, che da quan­to si voci­fe­ra vesti­rà di nuo­vo i pan­ni del tos­si­co dopo anni di film in cui la sua stel­la è diven­ta­ta adat­ta ai bloc­k­bu­ster movies. Né sor­te diver­sa può capi­ta­re a un regi­sta come Dan­ny Boy­le, che ha spa­ra­to mol­te car­tuc­ce  fino al col­po da mae­stro con The Mil­lio­nai­re, in cui qua­lun­que cri­ti­ca alla socie­tà si tra­sfor­ma in una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di Pae­si ric­chi di con­tro­sen­si che andreb­be­ro ana­liz­za­ti con più profondità.

“Il mon­do non è sta­to crea­to una vol­ta, ma tut­te le vol­te che è soprav­ve­nu­to un arti­sta ori­gi­na­le.” Dice­va Mar­cel Prou­st, ed è pro­prio l’originalità del­le idee che man­ca, per­ché Por­no (que­sto il tito­lo del segui­to let­te­ra­rio di Train­spot­ting) altro non è che uno straor­di­na­rio affre­sco post-gene­ra­zio­na­le degli stes­si ragaz­zi­ni, ormai cre­sciu­ti, del pre­quel. E non una tro­va­ta com­mer­cia­le stan­ca che si rifa­ce­va alla sua vec­chia gloria.
La rie­la­bo­ra­zio­ne del­le idee infat­ti non è pes­si­ma di per sé, lo diven­ta nel momen­to in cui si pro­po­ne di uti­liz­za­re una fama pas­sa­ta, dan­do­le un col­po di ver­ni­ce e cer­can­do di con­vin­ce­re tut­ti che si trat­ti di qual­co­sa di innovativo.

 

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