Il primato dell’ignoranza

Car­lot­ta Fiammenghi
@Carlotta_Fmm

Un son­dag­gio Ipsos Mori, con­dot­to in 14 Pae­si, ha asse­gna­to all’Italia il pri­ma­to di “Pae­se più ignorante”.
Il son­dag­gio – chia­ma­to appun­to Index of Igno­ran­ce  ha dimo­stra­to che la popo­la­zio­ne ita­lia­na non sa defi­ni­re la per­cen­tua­le del­la popo­la­zio­ne musul­ma­na, di immi­gra­ti, di mino­ren­ni che nell’ultimo anno han­no mes­so al mon­do un figlio; si sba­glia­no quan­do vie­ne chie­sto loro di quan­ti­fi­ca­re la disoc­cu­pa­zio­ne e per­si­no la popo­la­zio­ne sopra i 65 anni. E non di poco: sia­mo con­vin­ti che i musul­ma­ni costi­tui­sca­no il 20% del­la popo­la­zio­ne, quan­do in real­tà sono il 4%, e che gli immi­gra­ti sia­no il 30% anzi­ché il 7%.

Pensiamo che il 49% della popolazione italiana sia disoccupata e che il 48% degli italiani abbia più di 65 anni, quando le percentuali reali sono 12 e 21%.

Poco meglio di noi gli Sta­ti Uni­ti, dove si pen­sa che una tee­na­ger su quat­tro abbia già avu­to un figlio, men­tre la cifra rea­le si atte­sta attor­no al 3%. Fra gli altri Pae­si inter­vi­sta­ti: i fran­ce­si pen­sa­no che solo il 58% del­la loro popo­la­zio­ne abbia par­te­ci­pa­to alle ulti­me ele­zio­ni, men­tre le sta­ti­sti­che asse­ri­sco­no che un buon 80% si è reca­to alle urne; e anche in Gran Bre­ta­gna si sovra­sti­ma gran­de­men­te il nume­ro del­la popo­la­zio­ne immi­gra­ta e di fede musul­ma­na resi­den­te sul suo­lo bri­tan­ni­co. I meglio infor­ma­ti sem­bre­reb­be­ro esse­re i tede­schi e gli sve­de­si – e tut­ta­via anche fra di loro non man­ca­no gra­vi lacune.

Le cau­se di que­sta igno­ran­za dif­fu­sa pos­so­no esse­re mol­te­pli­ci. Si sareb­be ten­ta­ti di pen­sa­re in pri­mo luo­go ai media, per­ché se il pro­ble­ma è la man­can­za di infor­ma­zio­ne tra la popo­la­zio­ne, la cau­sa non pos­so­no che esse­re i mez­zi inca­ri­ca­ti di prov­ve­de­re all’informazione stes­sa. Media, quin­di, che non infor­ma­no o infor­ma­no male. Tut­ta­via, vista la dif­fu­sio­ne e la dimen­sio­ne glo­ba­le del pro­ble­ma, non si può pen­sa­re di addos­sa­re la col­pa a un solo gior­na­le o ad un solo tipo di pub­bli­ca­zio­ne: se i media sono una cau­sa, si trat­ta di un pro­ble­ma di sca­la mol­to maggiore.
I social media pos­so­no ave­re avu­to un ruo­lo: si trat­ta, infat­ti, di piat­ta­for­me in cui spes­so un’informazione pas­sa e si dif­fon­de sot­to­for­ma di post pre­con­fe­zio­na­to, costrui­to su slo­gan, che non spin­ge all’approfondimento né alla docu­men­ta­zio­ne. Ma anche que­sta spie­ga­zio­ne non basta.

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La psi­co­lo­gia può offri­re un ulte­rio­re chia­ri­men­to: si è ipo­tiz­za­to, infat­ti, che spes­so le per­so­ne pre­fe­ri­sca­no le “scor­cia­to­ie”, anche di pen­sie­ro, e che in que­sto caso i pre­giu­di­zi offra­no un otti­mo appi­glio per ave­re sem­pre a dispo­si­zio­ne veri­tà fre­sche, puli­te, ordi­na­te. E sem­bre­reb­be che per­si­no quan­do ci infor­mia­mo, spes­so non lo fac­cia­mo per ave­re del­le rispo­ste alle nostre doman­de, ma per ave­re del­le con­fer­me del­le nostre con­vin­zio­ni o del­le nostre paure.

 

In que­sto pro­ces­so gio­che­reb­be un ruo­lo anche la poli­ti­ca: un tipo di poli­ti­ca che spes­so non ten­ta di cor­reg­ge­re i dati sba­glia­ti, che spes­so non rispon­de alle nostre doman­de, ma che caval­ca le nostre pau­re e con­fer­ma ciò che già noi pen­sa­va­mo — da pri­ma, dai media, dai social, da quel­lo che abbia­mo visto uscen­do di casa. È sta­to obiet­ta­to infat­ti che, se un cit­ta­di­no ita­lia­no vive in un quar­tie­re per lo più popo­la­to da stra­nie­ri, sarà ten­ta­to di rispon­de­re alla doman­da “quan­ti immi­gra­ti / musul­ma­ni ci sono in Ita­lia” con una per­cen­tua­le mol­to alta. Simil­men­te, se è appe­na sta­to deru­ba­to o se il suo vici­no ha appe­na subi­to un’aggressione sarà ten­ta­to di rispon­de­re che l’indice del­la cri­mi­na­li­tà è in aumen­to. È sta­to inol­tre sug­ge­ri­to che spes­so il cit­ta­di­no non è invo­glia­to ad infor­mar­si per­ché non pen­sa di poter dare un con­tri­bu­to effet­ti­vo alla poli­ti­ca del suo Pae­se, pen­sa che il suo giu­di­zio non ver­reb­be comun­que ascol­ta­to. Il pro­ble­ma, dun­que, si appro­fon­di­sce nel momen­to in cui quel­lo stes­so cit­ta­di­no per­de la fidu­cia nel­la clas­se poli­ti­ca che lo gui­da; e si chiu­de a cer­chio se si pen­sa che quel­la clas­se poli­ti­ca è pro­prio il risul­ta­to di una coscien­za socia­le e di un dibat­ti­to pub­bli­co che è diret­ta espres­sio­ne di que­sta igno­ran­za. È faci­le che un pro­gram­ma poli­ti­co ven­ga vota­to se rispec­chia i sen­ti­men­ti gene­ra­li del­la popo­la­zio­ne; se pro­po­ne solu­zio­ni ai pro­ble­mi sen­ti­ti come gra­vi e mag­gio­ri – anche se non lo sono; se appa­re come un’ancora di sal­vez­za per le nostre pau­re – spes­so infon­da­te o addi­rit­tu­ra sbagliate.

L’ideale sareb­be rag­giun­ge­re un equi­li­brio e crea­re un elet­to­ra­to più con­sa­pe­vo­le insie­me ad una clas­se poli­ti­ca meno avi­da di con­sen­si incon­di­zio­na­ti e più pron­ta a con­di­vi­de­re i dati rea­li. L’obiettivo mini­mo, inve­ce, sareb­be cer­ca­re di risa­li­re la clas­si­fi­ca e cer­ca­re di esse­re un po’ meno “igno­ran­ti”.

 

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