Insolite Ignote: Zenobia, regina di Palmira

Gui­do Giu­lio Beduschi
@gg_beduschi

Le colon­ne di Pal­mi­ra sono testi­mo­nian­za di una fio­ren­te cit­tà, una spe­cie di “mel­ting pot” del­l’an­ti­chi­tà. La cit­tà, sor­ta su una via caro­va­nie­ra, era il pun­to dove l’Oc­ci­den­te incon­tra­va l’O­rien­te, e dove popo­li di diver­sa etnia –siria­ni, gre­ci, roma­ni, ara­bi– e fede –paga­ni, ebrei, cri­stia­ni – con­vi­ve­va­no pacificamente.

Non solo, que­ste mae­sto­se rovi­ne ci ricor­da­no anche il trion­fo e la rovi­na di una don­na, la poten­te regi­na Zeno­bia, “Nuo­va Cleo­pa­tra” (come dico­no si faces­se volen­tie­ri chia­ma­re), che riu­scì a crea­re un impe­ro orien­ta­le ai dan­ni del­lo Sta­to Romano.

Palmira

A metà del III seco­lo, Roma sta attra­ver­san­do un perio­do di for­te cri­si: nel­l’in­ter­no del­lo Sta­to si avvi­cen­da­no gli usur­pa­to­ri, men­tre ai con­fi­ni le pres­sio­ni dei nemi­ci si fan­no sem­pre più for­ti, soprat­tut­to a orien­te. La situa­zio­ne è tan­to dispe­ra­ta da spin­ge­re l’im­pe­ra­to­re Vale­ria­no a con­dur­re per­so­nal­men­te una cam­pa­gna con­tro i Per­sia­ni, que­sta però fini­sce tra­gi­ca­men­te nel 260 d.C. a Edes­sa, con l’im­pe­ra­to­re stes­so fat­to pri­gio­nie­ro dal nemico.

A Vale­ria­no suc­ce­de il figlio Gal­lie­no. Di fron­te alle ribel­lio­ni e alle ten­den­ze del­le pro­vin­ce a gover­nar­si da sole, Gal­lie­no deve tol­le­ra­re che all’in­ter­no del­l’Im­pe­ro si for­mi­no due regni sepa­ra­ti: quel­lo del­le Gal­lie a ove­st, e quel­lo di Pal­mi­ra a est. Que­st’ul­ti­mo com­pren­de la Siria, la Pale­sti­na e la Meso­po­ta­mia, ed è gui­da­to da un cer­to Set­ti­mio Ode­na­to. Le inva­sio­ni dei Goti e dei Per­sia­ni, l’in­cer­tez­za eco­no­mi­ca e la sostan­zia­le impo­ten­za del gover­no cen­tra­le, per­met­to­no a Ode­na­to di diven­ta­re luo­go­te­nen­te impe­ria­le per l’O­rien­te (Cor­rec­tor Totius Orien­tis), for­mal­men­te dipen­den­te da Roma ma di fat­to indi­pen­den­te da questa.

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Nel 267, Ode­na­to, muo­re insie­me al figlio mag­gio­re in cir­co­stan­ze miste­rio­se. Secon­do alcu­ni sareb­be sta­to ucci­so in una con­giu­ra dina­sti­ca, a cui non sareb­be estra­nea sua moglie Zeno­bia.  Pur non sapen­do le cau­se del­la sua mor­te, sap­pia­mo che a suc­ce­der­gli è la stes­sa Zeno­bia, gover­nan­do in nome del figlio Vabal­la­to. Que­sta assu­me la reg­gen­za poco più che ven­ten­ne, e fa quel­lo che il mari­to non ha fat­to, o for­se non ha osa­to fare: usur­pa­re com­ple­ta­men­te il pote­re, ren­den­do­si del tut­to indi­pen­den­te da Roma. La regi­na assu­me da que­sto momen­to il tito­lo di Augu­sta, e cer­ca l’ap­pog­gio dei Per­sia­ni, eter­ni nemi­ci dei Romani.

Non solo, si spinge anche oltre i confini della Siria e conquista rapidamente l’Egitto e buona parte dell’Anatolia, conducendo personalmente a cavallo le sue armate; nel 271 la regina si è già impadronita di quasi un terzo dell’Impero Romano.

Le testi­mo­nian­ze let­te­ra­rie ci tra­man­da­no l’im­ma­gi­ne di una regi­na guer­rie­ra, che van­ta di discen­de­re dal­la gran­de Cleo­pa­tra e dagli altri Lagi­di, i sovra­ni elle­ni­sti­ci che regna­ro­no sul­l’E­git­to fino alla con­qui­sta da par­te di Roma. Pro­prio attra­ver­so que­sto lega­me con la tra­di­zio­ne orien­ta­le e anti-roma­na, la regi­na si sareb­be accat­ti­va­ta l’am­bien­te siro-elle­ni­si­ti­co e avreb­be legit­ti­ma­to le pro­prie pre­te­se dina­sti­che e la pro­pria poli­ti­ca espansionistica.

Zeno­bia, ricor­da­ta come una don­na di gran­de bel­lez­za (per quan­to gli uni­ci suoi ritrat­ti per­ve­nu­ti­ci par­reb­be­ro esse­re quel­li impres­si sul­le mone­te del suo regno), non solo dimo­stra un’at­ti­tu­di­ne sor­pren­den­te per la guer­ra, ma è anche don­na col­ta che si inte­res­sa di filo­so­fia, e che par­la indi­stin­ta­men­te siria­co, gre­co, lati­no e egi­zia­no. Sot­to il suo regno si com­pie del tut­to e uffi­cial­men­te quel sin­cre­ti­smo cul­tu­ra­le con­na­tu­ra­to alla cit­tà di Palmira.

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Nel frat­tem­po a Roma, a Gal­lie­no – ucci­so in una con­giu­ra – suc­ce­do­no pri­ma Clau­dio II e poi Aure­lia­no. Nel 272 d.C., Aure­lia­no gui­da una cam­pa­gna con­tro il Regno di Pal­mi­ra, e rie­sce rapi­da­men­te ad impa­dro­nir­si del­la Siria, cin­gen­do d’as­se­dio la capi­ta­le Pal­mi­ra. La cit­tà, abban­do­na­ta la spe­ran­za di un sal­va­tag­gio in extre­mis da par­te dei Per­sia­ni, cade infi­ne nel­la mani dei Roma­ni, e Aure­lia­no la puni­sce con la par­zia­le distru­zio­ne e il saccheggio.

Quan­to alla fine del­la regi­na, le fon­ti sono discor­di. Secon­do alcu­ne, la gran­de ammi­ra­zio­ne che Zeno­bia avreb­be pro­va­to per la sua (pre­sun­ta) ante­na­ta Cleo­pa­tra, l’a­vreb­be­ro spin­ta a emu­lar­la com­met­ten­do il sui­ci­dio pri­ma di cade­re nel­le mani dei Roma­ni. Secon­do altri, inve­ce, la regi­na sareb­be sta­ta cat­tu­ra­ta da Aure­lia­no con il figlio, men­tre cer­ca­va di rag­giun­ge­re i Per­sia­ni. In segui­to sareb­be sta­ta  con­dot­ta a Roma per il trion­fo del­l’im­pe­ra­to­re, ma avreb­be avu­to sal­va la vita. Sem­bra infat­ti che la regi­na abbia con­clu­so la sua esi­sten­za con ono­re, sog­gior­nan­do in una vil­la dona­ta dal­lo stes­so Aure­lia­no nei pres­si di Tivo­li. Secon­do alcu­ni, si sareb­be addi­rit­tu­ra rispo­sa­ta con un sena­to­re, inte­gran­do­si in que­sto modo nel­l’a­ri­sto­cra­zia romana.

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Quan­to di vero ci sia in tut­to ciò non ci è dato saper­lo. È però inte­res­san­te nota­re come l’im­ma­gi­ne di Zeno­bia sia rima­sta per seco­li nel­l’im­ma­gi­na­rio col­let­ti­vo di Occi­den­te (la regi­na com­pa­re infat­ti nel­le ope­re di Petrar­ca, Boc­cac­cio, Chau­cer, de la Bar­ca…) e Orien­te. Qui, gli sto­ri­ci ara­bi del IX seco­lo affer­ma­no con cer­tez­za che Zeno­bia fos­se di ori­gi­ne ara­ba, dan­do così cor­po all’im­ma­gi­ne di una regi­na che, oppo­nen­do­si all’oc­ci­den­te roma­no, è in real­tà una pre­cor­ri­tri­ce del­la gran­de con­qui­sta isla­mi­ca di quat­tro seco­li dopo. Zeno­bia è da iden­ti­fi­car­si con al-Zab­ba, semi leg­gen­da­ria figu­ra rega­le, una don­na bel­lis­si­ma “con occhi cele­sti e lun­ghi capel­li che pro­ce­den­do tra­sci­na die­tro di sé”. Non solo l’a­spet­to fisi­co, ma ne ven­go­no loda­ti anche l’a­cu­me, la pru­den­za uni­ta al corag­gio e al valo­re mili­ta­re, l’a­spi­ra­zio­ne a com­pie­re gran­di impre­se e l’e­ner­gia per com­pier­le. Il suo pote­re e la sua for­za sono ogget­to di pro­ver­bi: “Più poten­te di al-Zab­ba” si dice­va tra gli ara­bi per indi­ca­re colui che ave­va rag­giun­to l’a­pi­ce del potere.

Il con­te­nu­to del­le ope­re degli sto­ri­ci ara­bi non è affi­da­bi­le, si trat­ta infat­ti di una tra­di­zio­ne epi­so­di­ca, abbel­li­ta e accre­sciu­ta di par­ti­co­la­ri, in cui la vicen­da di Pal­mi­ra e del­la sua regi­na Zeno­bia è vista come un fram­men­to del­la sto­ria del popo­lo ara­bo. Iro­nia del­la Sor­te che pro­prio colo­ro che affer­ma­no di esse­re gli ere­di del gran­de Sta­to Isla­mi­co, in que­sti gior­ni distrug­ga­no siste­ma­ti­ca­men­te le anti­che rovi­ne del­la cit­tà di Zenobia!

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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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