Scegli da che parte stare — La marcia delle donne e degli uomini scalzi

Tom­ma­so Sansone
@TSansoneVulcano
Foto­gra­fie di Gia­co­mo Ravetta

È un fiu­me di per­so­ne quel­lo che ieri, vener­dì 11 set­tem­bre, ha attra­ver­sa­to la zona navi­gli di Mila­no per mani­fe­sta­re in dife­sa del­la situa­zio­ne dei rifu­gia­ti poli­ti­ci in fuga ver­so l’Europa.
Solo sul­la pagi­na dell’evento su Face­book, si con­ta­no più di 5.600 ade­sio­ni, tra cui com­pa­io­no oltre 200 asso­cia­zio­ni, men­tre secon­do le sti­me, le pre­sen­ze effet­ti­ve sareb­be­ro sta­te qua­si 10.000.
Il cor­teo è par­ti­to alle 21:00 dal pun­to di ritro­vo pre­sta­bi­li­to, la sta­zio­ne metro­po­li­ta­na di Por­ta Geno­va, e ha sfi­la­to lun­go le vie del­la movi­da mila­ne­se per rag­giun­ge­re lo spa­zio del­la nuo­va Dar­se­na (Por­ta Tici­ne­se), dove si è rac­col­to attor­no ad un pal­co­sce­ni­co improvvisato.
Da qui, gli orga­niz­za­to­ri del­la “Mar­cia del­le don­ne e degli uomi­ni scal­zi” han­no pro­nun­cia­to un discor­so sul­la situa­zio­ne attua­le dei pro­fu­ghi nel mon­do, un dram­ma uma­no con cui i Pae­si indu­stria­liz­za­ti stan­no ini­zian­do a confrontarsi. 

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L’obiettivo del­la mani­fe­sta­zio­ne era di sen­si­bi­liz­za­re la popo­la­zio­ne al feno­me­no migra­to­rio, evi­den­zian­do la neces­si­tà di rag­giun­ge­re alcu­ni tar­get, come l’istituzione di cor­ri­doi uma­ni­ta­ri pro­tet­ti all’interno del­le reti di via­bi­li­tà, la chiu­su­ra dei cen­tri di deten­zio­ne dei rifu­gia­ti e la crea­zio­ne di un siste­ma di asi­lo poli­ti­co Euro­peo che supe­ri i limi­ti del­la Con­ven­zio­ne di Dublino.
Sareb­be­ro que­sti i requi­si­ti mini­mi da sod­di­sfa­re per gesti­re il pro­ble­ma in modo razio­na­le ed effi­cien­te, evi­tan­do che i gover­ni si nascon­da­no die­tro ai cavil­li dell’attuale legi­sla­zio­ne, sca­ri­can­do le respon­sa­bi­li­tà dell’accoglienza l’uno sull’altro.

Il motto dei manifestanti, “Scegli da che parte stare”, sottolinea come ognuno di noi si troverà presto a prendere una posizione nei confronti di questa nuova emergenza mondiale.

Infat­ti, se la cau­sa di tut­to ciò è sta­ta una scor­ret­ta inter­fe­ren­za del mon­do occi­den­ta­le con i pro­ces­si poli­ti­ci e socia­li dei Pae­si in via di svi­lup­po, allo­ra ogni libe­ro cit­ta­di­no può esse­re vigi­le del­la situa­zio­ne, orien­ta­re le pro­prie azio­ni e mani­fe­sta­re la pro­pria opi­nio­ne affin­ché i gover­ni pren­da­no in con­si­de­ra­zio­ne le richie­ste del­la col­let­ti­vi­tà ed eser­ci­ti­no un’interazione poli­ti­ca più giusta.
In que­sta dire­zio­ne qual­co­sa si sta già muo­ven­do, ad esem­pio, è signi­fi­ca­ti­vo il fat­to che il cor­teo abbia attra­ver­sa­to la cit­tà sen­za l’insorgenza del­la mini­ma con­flit­tua­li­tà con il resto dei pre­sen­ti, i qua­li han­no assi­sti­to rispet­to­sa­men­te nono­stan­te l’ingente flus­so di per­so­ne abbia cau­sa­to un note­vo­le ral­len­ta­men­to del traf­fi­co pedo­na­le e automobilistico.
Le uni­che pro­te­ste leva­te­si sono sta­te quel­le del par­ti­to Fra­tel­li d’Italia, che per pro­te­sta ha alle­sti­to un pre­si­dio in via Pado­va, dal nome “Ita­lia­ni con le scar­pe rotte”.
L’altro segna­le inco­rag­gian­te è arri­va­to da Casta­no Pri­mo, un pic­co­lo pae­se nei pres­si di Busto Arsi­zio, dove il sin­da­co, Pigna­tiel­lo Giu­sep­pe, ha nega­to l’autorizzazione ad un even­to che era pro­ba­bil­men­te nato come una pro­vo­ca­zio­ne ver­so la mar­cia degli scalzi.
Si trat­ta del radu­no di Casa­pound, pre­ce­den­te­men­te respin­to anche dal­la giun­ta comu­na­le di Mila­no, e che, nono­stan­te la pre­sen­za del­la poli­zia, si è svol­to ugual­men­te all’interno di una ten­so­strut­tu­ra occu­pa­ta abusivamente. 

In quan­to all’utilizzo o non uti­liz­zo del­le cal­za­tu­re, un’apprezzabile per­cen­tua­le di corag­gio­si ha cam­mi­na­to effet­ti­va­men­te a pie­di nudi tra le rota­ie e i san­pie­tri­ni del­la zona.
L’atto di toglier­si le scar­pe, spie­ga­no i coreo­gra­fi del­la mar­cia, ha un signi­fi­ca­to meta­fo­ri­co: rap­pre­sen­ta la volon­tà dei pro­fu­ghi di spo­gliar­si del­la pre­ce­den­te con­di­zio­ne di vita per poter­ne indos­sa­re una nuo­va e dignitosa.
Ver­so la fine del­la sera­ta i par­te­ci­pan­ti han­no costrui­to e ada­gia­to nel­le acque del­la Dar­se­na diver­se bar­chet­te di car­ta, sim­bo­lo dell’azzardo dei viag­gi del­la spe­ran­za, intra­pre­si dagli esu­li a bor­do di mez­zi pre­ca­ri e gesti­ti da uomi­ni sen­za scrupoli.
Tra i pro­mo­to­ri era­no pre­sen­ti anche il com­po­si­to­re e pro­dut­to­re disco­gra­fi­co Mau­ro Paga­ni e l’artista pale­sti­ne­se Kha­led Soli­man Al Nas­sin, uno dei regi­sti del film “Io sto con la spo­sa”, i qua­li han­no con­tri­bui­to alla divul­ga­zio­ne dell’iniziativa attra­ver­so i social net­work, dove le foto e gli slo­gan dei pre­sen­ti sono appar­si accom­pa­gna­ti dall’ hash­tag uffi­cia­le #IoScel­go.

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Tommaso Sansone
Mi pia­ce fare e impa­ra­re cose nuo­ve. Di me non so qua­si niente.

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