L’app proibita che inviava notifiche per ogni drone strike

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Josh Begley è un tipo tena­ce, lavo­ra all’Inter­cept e ha svi­lup­pa­to una app per moni­to­ra­re le azio­ni dei dro­ni da guer­ra ame­ri­ca­ni. L’app si chia­ma — si chia­ma­va — Dro­ne+. A ogni attac­co di qual­che veli­vo­lo del­la mor­te auto­ma­ti­ca, tra le mon­ta­gne del Paki­stan o i deser­ti del­lo Yemen, sul­lo smart­pho­ne di chi ave­va sca­ri­ca­to l’app appa­ri­va una noti­fi­ca. Apple si è sem­pre rifiu­ta­ta di inse­ri­re l’ap­pli­ca­zio­ne nel pro­prio sto­re, giu­di­can­do­la “not use­ful or enter­tai­ning enou­gh” e respin­gen­do­la per ben cin­que vol­te. Ma alla fine Ber­gley, dopo aver­la ribat­tez­za­ta Meta­da­ta+, era riu­sci­to a ren­der­la dispo­ni­bi­le per chiun­que voles­se sca­ri­car­la all’i­ni­zio di que­st’an­no. Le noti­fi­che invia­te dal­la app era­no piut­to­sto circostanziate.
Apple ha rimos­so l’app dal pro­prio sto­re que­sto wee­kend, dopo set­te mesi di permanenza.
L’ha fat­to, spie­ga, per­ché l’ap­pli­ca­zio­ne inclu­de­va “exces­si­ve­ly cru­de or objec­tio­na­ble con­tent.” Una moti­va­zio­ne uffi­cia­le che pare arti­fi­cio­sa, visto che l’app uti­liz­za map­pe e testi scrit­ti ma non mostra foto tur­pi dei resti dei bombardati.

L’app non sarà più dispo­ni­bi­le per l’in­stal­la­zio­ne ma colo­ro che già l’han­no sca­ri­ca­ta potran­no con­ti­nua­re ad usar­la. Gli uten­ti han­no rice­vu­to un mes­sag­gio da par­te di Apple, che annun­cia la rimo­zio­ne del­l’ap­pli­ca­zio­ne dal­lo sto­re. Begley, dal can­to suo, annun­cia che non demor­de­rà e con­ti­nue­rà la sua ope­ra d’informazione tra­mi­te altri cana­li, tra cui l’account Twit­ter @Dronestream.
A lascia­re per­ples­si è il com­por­ta­men­to di Apple, che sta per­se­guen­do una poli­ti­ca piut­to­sto intran­si­gen­te sul­le appli­ca­zio­ni dispo­ni­bi­li per i suoi smart­pho­ne, lascian­do tra­spa­ri­re una visio­ne del­le app diver­sa da quel­la di altre for­me di intrat­te­ni­men­to. Ripor­ta il Guar­dian che qual­che tem­po fa, nel­le linee gui­da per la pub­bli­ca­zio­ne su App Sto­re, era appar­sa la seguen­te dichiarazione:
“We view Apps dif­fe­rent than books or songs, which we do not cura­te. If you want to cri­ti­ci­ze a reli­gion, wri­te a book. If you want to descri­be sex, wri­te a book or a song, or crea­te a medi­cal App.”
Due mesi fa, Apple ave­va rimos­so una serie di app tra cui gio­chi vio­len­ti, con rife­ri­men­ti alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta o sem­pli­ce­men­te che esi­bi­va­no la ban­die­ra del­la Con­fe­de­ra­zio­ne sudi­sta. L’azienda a quan­to pare ha a cuo­re l’integrità civi­ca dei pro­pri uten­ti, ma sta­vol­ta dovreb­be chie­der­si se si è schie­ra­ta dal­la par­te giusta.

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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