Noi siamo Kobane: Perché Milano manifesta contro la Turchia

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Nel tar­do pome­rig­gio di lune­dì un miglia­io di per­so­ne han­no mani­fe­sta­to per il cen­tro di Mila­no a soste­gno del­la resi­sten­za cur­da agli attac­chi sem­pre più fero­ci dell’esercito tur­co. La scin­til­la che ha acce­so la pro­te­sta, a cui oltre alla comu­ni­tà cur­da han­no ade­ri­to nume­ro­si cen­tri socia­li e par­ti­ti di sini­stra, è sta­ta la cele­bra­zio­ne del “Natio­nal Day” tur­co all’Expo mila­ne­se, che apre la set­ti­ma­na dell’amicizia tra Ita­lia e Tur­chia. Già nel pome­rig­gio un drap­pel­lo di mili­tan­ti di alcu­ni cen­tri socia­li mila­ne­si, soprat­tut­to del Lam­bret­ta, era­no riu­sci­ti a sali­re sul­le strut­tu­re dell’Expogate in Lar­go Cai­ro­li e ad espor­re uno stri­scio­ne anti-Erdo­gan, espo­sto più tar­di anche in testa al corteo.

La vicen­da del­la Tur­chia all’Expo è piut­to­sto curio­sa: lo scor­so anno, un offe­so Erdo­gan ave­va annun­cia­to che il suo pae­se avreb­be boi­cot­ta­to l’Esposizione dopo aver sfio­ra­to una cri­si diplo­ma­ti­ca con il Vati­ca­no, dopo alcu­ne fra­si di Papa Fran­ce­sco rite­nu­te da Erdo­gan trop­po gene­ro­se ver­so le vit­ti­me del Geno­ci­dio Arme­no. Dopo un po’, però, il Pre­mie­ris­si­mo tur­co ci ave­va ripen­sa­to, chie­den­do di esse­re riam­mes­so all’ultimo momen­to tra i pae­si par­te­ci­pan­ti — un suo Mini­stro ave­va dichia­ra­to che il Gover­no “non avreb­be bada­to a spe­se” nell’allestimento del padi­glio­ne — fino ad arri­va­re addi­rit­tu­ra alla “set­ti­ma­na turca”.

Chi ha mani­fe­sta­to lune­dì l’ha fat­to anche con­tro la vici­nan­za del Gover­no ita­lia­no a quel­lo tur­co, anco­ra più gra­ve alla luce degli ulti­mi fat­ti in Kur­di­stan. Erdo­gan ha usa­to come pre­te­sto l’attentato di Suruc del 20 luglio, costa­to la vita 32 di gio­va­ni mili­tan­ti di sini­stra, per inten­si­fi­ca­re la repres­sio­ne non solo con­tro l’estremismo isla­mi­co — ver­so il qua­le a dire il vero c’è una mal­ce­la­ta tol­le­ran­za — ma anche con­tro il Par­ti­to dei Lavo­ra­to­ri Cur­di (PKK), il cui lea­der Oca­lan resta dete­nu­to nel­le car­ce­ri turche.

Erdogan è in una fase delicata della propria carriera politica

Dopo la par­zia­le e inat­te­sa scon­fit­ta alle ele­zio­ni del 7 Giu­gno, Erdo­gan ha deci­so di pun­ta­re su una “stra­te­gia del­la ten­sio­ne” per ricom­pat­ta­re attor­no alla pro­pria figu­ra semi-auto­ri­ta­ria la nazio­ne, in par­ti­co­la­re le for­ze nazio­na­li­ste che sem­bra­va­no aver­gli vol­ta­to le spal­le. Non essen­do riu­sci­to a for­ma­re un gover­no nei 40 gior­ni suc­ces­si­vi alle vota­zio­ni, è sta­to costret­to a for­ma­re un gover­no tec­ni­co, con nuo­ve ele­zio­ni fis­sa­te il 1° Novem­bre. E Erdo­gan, gio­can­do sul sen­ti­men­to anti-cur­do da lui rin­fo­co­la­to, con­ta di vincere.

Gli uni­ci momen­ti di ten­sio­ne del­la mani­fe­sta­zio­ne, infat­ti, si sono avu­ti davan­ti al con­so­la­to tur­co di Via Lar­ga — pre­si­dia­to tra l’altro da un cor­do­ne di poli­zia — ma la situa­zio­ne non è mai par­sa sul pun­to di dege­ne­ra­re: i mani­fe­stan­ti si sono limi­ta­ti a scri­ve­re sull’asfalto un gigan­te­sco “Erdo­gan assas­si­no”, visi­bi­le dal­le fine­stre del con­so­la­to, e ad accen­de­re qual­che fumo­ge­no. Si era pro­gram­ma­to di seder­ci­si davan­ti insce­nan­do un sit-in, ma alla fine si è tira­to dritto.

La mani­fe­sta­zio­ne è ter­mi­na­ta in piaz­za del Duo­mo, in cui sono sta­ti chia­ma­ti a par­la­re al micro­fo­no i pre­sen­ti che ne aves­se­ro voglia. Fino a poco pri­ma, dagli alto­par­lan­ti era­no risuo­na­ti Bel­la Ciao e i can­ti di guer­ra cur­di: “Den­ti con­tro den­ti, san­gue con­tro san­gue, sem­pre con te Ocalan”.

Con­di­vi­di:
Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.