Proiettili contro pietre

Il Gabi­net­to di Sicu­rez­za israe­lia­no ha appro­va­to misu­re duris­si­me con­tro le mani­fe­sta­zio­ni di dis­sen­so pale­sti­ne­se. Le for­ze dell’ordine d’ora in poi saran­no auto­riz­za­te a spa­ra­re con armi da fuo­co di pic­co­lo cali­bro su chi lan­cia pie­tre o bot­ti­glie molo­tov nel caso di «con­cre­to e imme­dia­to peri­co­lo di vita» per sol­da­ti e civi­li. I lan­cia­to­ri di pie­tre mino­ren­ni — se soprav­vi­ve­ran­no — andran­no incon­tro ad una pena deten­ti­va mini­ma di quat­tro anni e alla sospen­sio­ne del­le pre­sta­zio­ni di wel­fa­re sta­ta­le. Se la loro età è com­pre­sa tra 12 e i 14 anni, infi­ne, il giu­di­ce potrà deci­de­re di mul­tar­ne i genitori.

Il pro­ble­ma che pro­ba­bil­men­te si pre­sen­te­rà, nel caso doves­se­ro esse­re ucci­si in futu­ro dei lan­cia­to­ri di pie­tre, sarà sta­bi­li­re se dav­ve­ro i pro­iet­ti­li fos­se­ro neces­sa­ri a difen­de­re la vita dei mili­ta­ri o di civi­li coin­vol­ti negli scon­tri. Ed è altret­tan­to pale­se che si potrà anda­re incon­tro a gra­vis­si­mi abu­si. Il Pri­mo Mini­stro Neta­nya­hu però si difen­de dall’accusa di aver vara­to una leg­ge vio­len­ta e arbi­tra­ria soste­nen­do che se ne farà ricor­so «in occa­sio­ni mol­to limi­ta­te, con mol­te restri­zio­ni», ad esem­pio con­tro attac­chi di cani sciol­ti e non per seda­re manifestazioni.

netanyahu

Il giro di vite è il coronamento infausto di una settimana di sangue in Terrasanta, in cui tre palestinesi sono stati uccisi dalle forze di difesa israeliane in circostanze controverse.

Mar­te­dì, un dician­no­ven­ne di nome Abdul-Halim al-Telah­meh è mor­to in una stra­da appe­na fuo­ri Hebron: secon­do le fon­ti dell’esercito israe­lia­no la mor­te è sta­ta cau­sa­ta dal­l’e­splo­sio­ne del­la bom­ba che il gio­va­ne por­ta­va con sé, secon­do quel­le pale­sti­ne­si dai pro­iet­ti­li dell’esercito stes­so. Poche ore dopo Hadil Hashla­moun è sta­ta ucci­sa dall’esercito israe­lia­no, sem­pre a Hebron, davan­ti a un check point nel cen­tro cit­ta­di­no — i sol­da­ti sosten­go­no che si stes­se avvi­ci­nan­do loro con un col­tel­lo, nono­stan­te le foto­gra­fie di que­gli atti­mi non mostri­no armi in mano alla ragaz­za. Gio­ve­dì, infi­ne, dopo una set­ti­ma­na di ago­nia è mor­to Ahmad Izzat Kata­th­beh, feri­to vener­dì scor­so dal fuo­co israe­lia­no a un check-point di Beit Izzat.

La scia di sangue civile ha alzato la tensione in tutti i territori occupati.

Come se non bastas­se, in que­sta set­ti­ma­na sono cadu­te le ricor­ren­ze del Capo­dan­no ebrai­co e dell’Eid musul­ma­no. E alla fine ha tro­va­to la mor­te anche un civi­le israe­lia­no: il ses­san­ta­quat­tren­ne Ale­xan­der Levo­vi­tz, che ha per­so il con­trol­lo del­la sua moto men­tre gui­da­va a Geru­sa­lem­me dopo esse­re sta­to col­pi­to da alcu­ne pie­tre — i pre­sun­ti lan­cia­to­ri, dei gio­va­ni pale­sti­ne­si, sono sta­ti arre­sta­ti saba­to pome­rig­gio. Le cir­co­stan­ze dell’attacco non sono anco­ra sta­te ben chia­ri­te, ma la vicen­da ha spia­na­to la stra­da a Neta­nya­hu per l’introduzione del­le nuo­ve misu­re di sicurezza.

Il Pri­mo Mini­stro, sup­por­ta­to dal Mini­stro del­la Giu­sti­zia Aye­let Sha­ked, era inten­zio­na­to a pro­por­re una pena più alta per i lan­cia­to­ri di pie­tre e, su pro­po­sta del­la stes­sa Sha­ked, l’introduzione di una mul­ta di 26.000 Euro alla fami­glia del lan­cia­to­re (se mino­ren­ne), che sareb­be­ro sta­ti resti­tui­ti se il reo non aves­se com­mes­so lo stes­so rea­to entro un anno. La pro­po­sta è sta­ta respin­ta anche per il pare­re con­tra­rio del Pro­cu­ra­to­re Gene­ra­le israe­lia­no Yehu­da Weinstein.

Subi­to dopo l’approvazione del­le misu­re defi­ni­ti­ve sono comin­cia­te ad arri­va­re le cri­ti­che. Ayman Jodeh, lea­der del bloc­co dei par­ti­ti ara­bi nel Par­la­men­to israe­lia­no, ha fat­to nota­re che «l’uso di pro­iet­ti­li con­tro per­so­ne arma­te solo di sas­si è una vio­la­zio­ne pale­se del più basi­co tra i dirit­ti uma­ni. La deci­sio­ne, che essen­zial­men­te dà alle for­ze arma­te il dirit­to di ucci­de­re mani­fe­stan­ti disar­ma­ti, con­dur­rà solo a nuo­vi cicli di vio­len­za». C’è anche chi, come il gior­na­li­sta di Haa­re­tz Gideon Levy, sostie­ne che l’approvazione del­le leg­gi da par­te del Gover­no israe­lia­no non cam­bie­rà gran­ché per i mani­fe­stan­ti, in quan­to già mol­ti gio­va­ni pale­sti­ne­si han­no subi­to vio­len­ze mol­te spes­so leta­li. E secon­do Saeb Ere­kat, il segre­ta­rio gene­ra­le dell’Organizzazione per la Libe­ra­zio­ne del­la Pale­sti­na, le nuo­ve misu­re sono «un sem­pli­ce pre­te­sto» che il gover­no di Tel Aviv ado­pe­re­rà per «minac­cia­re le vite dei pale­sti­ne­si, con una cul­tu­ra di odio che disu­ma­niz­za un’intera nazione».

Con­di­vi­di:
Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.