10 invenzioni inutili, fallite, dimenticate e tornate alla ribalta

Tom­ma­so Sansone

 

Secon­do le attua­li docu­men­ta­zio­ni sto­ri­che, il pri­mo eli­cot­te­ro ad aver spic­ca­to il volo risa­le al 400 AC, ed era fat­to inte­ra­men­te di bam­bù. Ma il veli­vo­lo in que­stio­ne altri non è che un anti­chis­si­mo gio­cat­to­lo cinese.

Il cosid­det­to “Bam­boo-cop­ter” o “Bam­boo dra­gon­fly” (libel­lu­la di bam­bù) era costi­tui­to da un’elica bipa­la fis­sa­ta ad un sot­ti­le baston­ci­no che ser­vi­va a impri­mer­gli la rota­zio­ne neces­sa­ria al decol­lo, gene­ra­ta median­te lo sfre­ga­men­to del­le mani in sen­so opposto.

La for­ma piut­to­sto ele­men­ta­re fa sup­por­re che il suo idea­to­re abbia pre­so spun­to dall’apparato seme-foglia di alcu­ne varie­tà arbo­ree (ad esem­pio Ace­ro, Fras­si­no, Tiglio, ecc.), il qua­le, una vol­ta stac­ca­to­si dal­la pian­ta, ten­de a rotea­re su sé stes­so, ral­len­tan­do la cadu­ta e con­sen­ten­do al ven­to di spin­ge­re il seme più lon­ta­no, così da favo­ri­re la dif­fu­sio­ne del­la specie.

Per quan­to di faci­le mani­fat­tu­ra, sem­bra che l’intrigante baloc­co sia rima­sto un’esclusiva ludi­ca dei bam­bi­ni sino-nip­po­ni­ci per qua­si due millenni.

bamboo dragonfly

Bam­boo Cop­ter, det­to anche Bam­boo Dragonfly

D’altra par­te, alcu­ne ope­re d’arte risa­len­ti al XV e al XVI seco­lo testi­mo­nie­reb­be­ro che il Bam­boo-cop­ter abbia fat­to la pro­pria com­par­sa in Euro­pa duran­te il Rina­sci­men­to, perio­do duran­te il qua­le riscos­se gran­de apprez­za­men­to da par­te del popolo.

Si veda­no ad esem­pio i dipin­ti La Vier­ge à l’enfant avec Saint Benoît, The Vir­gin and Child in a Land­sca­pe e Kin­der­spe­len, in cui il Bam­boo-cop­ter vie­ne ritrat­to come un gio­cat­to­lo mol­to comu­ne, tan­to da esse­re pre­di­let­to anche dal bam­bi­no Gesù.

Si trat­ta di una cir­co­stan­za curio­sa se si con­si­de­ra che, con­tem­po­ra­nea­men­te, un ogget­to vaga­men­te simi­le ven­ne svi­lup­pa­to anche dal cele­ber­ri­mo Leo­nar­do Da Vin­ci (1452 — 1519).

Tra i nume­ro­si pro­get­ti con­te­nu­ti nel Codi­ce Atlan­ti­co ve n’è infat­ti anche uno deno­mi­na­to “Vite Aerea”, raf­fi­gu­ra­to in boz­za come una mac­chi­na costi­tui­ta da una piat­ta­for­ma cir­co­la­re su cui è mon­ta­ta una giran­te spi­roi­da­le, che ricor­da una vite sen­za fine.

È for­se pos­si­bi­le che Da Vin­ci abbia con­ce­pi­to il pro­prio mar­chin­ge­gno traen­do ispi­ra­zio­ne dall’allora popo­la­re libel­lu­la di bambù?

dipinti bamboo copter

 

 

 I dipin­ti che testi­mo­nie­reb­be­ro la popo­la­ri­tà del Bam­boo-cop­ter nel­l’Eu­ro­pa rinascimentale.
A: par­ti­co­la­re di “La Vier­ge à l’enfant avec Saint Benoît”, Le Mai­tre de Vivoin, 1460, musée de Tessé.
B: par­ti­co­la­re di “The Vir­gin and Child in a Land­sca­pe”, Jan Pro­voo­st, ini­zio XVI seco­lo, natio­nal gal­le­ry (UK).
C: par­ti­co­la­re di “Kin­der­spe­len”, Pie­ter Brue­gel de Oude, 1560,  Kun­sthi­sto­ri­sches Museum.

Mal­gra­do non ci sia­no le pro­ve per dimo­stra­re un tale col­le­ga­men­to, sem­bra che i due veli­vo­li aves­se­ro esat­ta­men­te lo stes­so prin­ci­pio di funzionamento.

Difat­ti, secon­do gli stu­dio­si del­la vite aerea, la base, anco­ra­ta al suo­lo, sareb­be ser­vi­ta come una piat­ta­for­ma di lan­cio per l’elica, che, azio­na­ta dal­le funi tira­te dagli uomi­ni, si sareb­be inve­ce sgan­cia­ta e sol­le­va­ta in aria non appe­na rag­giun­ta una suf­fi­cien­te velo­ci­tà di rota­zio­ne (pro­prio come un bamboo-copter).

 

All’insaputa di ciò, la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­le fon­ti (soprat­tut­to sul web) descri­ve erro­nea­men­te una mac­chi­na che avreb­be dovu­to decol­la­re nel­la sua inte­rez­za, ren­den­do l’immagine di un fan­to­ma­ti­co mez­zo di tra­spor­to aereo –al pun­to da esse­re sta­to bat­tez­za­to come “il pri­mo eli­cot­te­ro del­la sto­ria”– quan­do inve­ce il suo sco­po sareb­be sta­to pura­men­te accademico.

Sem­bra infat­ti che Leo­nar­do inten­des­se uti­liz­zar­la per dimo­stra­re che l’aria è un flui­do, e che quin­di un ogget­to dota­to di eli­ca può “avvi­tar­si” all’interno di esso, com­pri­me­re l’aria ver­so il bas­so e sol­le­var­si così da terra.

Que­sta tesi è avva­lo­ra­ta dal fat­to che l’intera strut­tu­ra del­la vite aerea, l’insieme di base e giran­te, non sareb­be mai sta­ta in gra­do di vola­re, prin­ci­pal­men­te per due moti­vi, che il genio fio­ren­ti­no avreb­be pro­ba­bil­men­te intuito.

Pri­mo, per far decol­la­re un ogget­to di peso e geo­me­tria simi­li sareb­be sta­ta neces­sa­ria una velo­ci­tà di rota­zio­ne dell’elica ele­va­tis­si­ma, e quin­di una cop­pia motri­ce di enti­tà irrag­giun­gi­bi­le per l’argano manua­le illu­stra­to nel­lo schizzo.

vite aerea

Secon­do, anche se l’elicottero di Leo­nar­do venis­se dota­to di un moto­re moder­no, rimar­reb­be comun­que un gros­so pro­ble­ma: non appe­na avve­nu­to il decol­lo, la piat­ta­for­ma infe­rio­re ini­zie­reb­be a rotea­re con la stes­sa velo­ci­tà del­la giran­te (in sen­so con­tra­rio), gene­ran­do una tre­men­da for­za cen­tri­fu­ga che sbal­lot­te­reb­be vio­len­te­men­te i pas­seg­ge­ri a bor­do e smon­te­reb­be all’istante il telaio.

Inol­tre, per una serie di ragio­ni tec­ni­che, è dif­fi­ci­le pen­sa­re che la crea­zio­ne di Leo­nar­do pos­sa fun­zio­na­re anche solo nel modo da lui sperato.

D’altro can­to, non c’è moti­vo di pren­der­se­la col pove­ro Da Vin­ci visto che la teo­ria in gra­do di pre­di­re tale risul­ta­to sareb­be sta­ta intro­dot­ta solo nel seco­lo seguen­te, con l’avvento del­la dina­mi­ca (“Phi­lo­so­phiae Natu­ra­lis Prin­ci­pia Mathe­ma­ti­ca”, 1687, Isaac Newton).

Mal­gra­do la gaf­fe, c’è ragio­ne di cre­de­re che in futu­ro l’invenzione di Leo­nar­do si sareb­be impo­sta come nuo­vo arche­ti­po del­la mac­chi­na volan­te; tant’è che la paro­la “eli­cot­te­ro” deri­va da “helix”, che in gre­co signi­fi­ca “spi­ra­le” — la for­ma del­la Vite Aerea.

A dispet­to di ciò, la sto­ria vuo­le che il ter­mi­ne eli­cot­te­ro sia sta­to conia­to nel 1861 da Gusta­ve de Pon­ton d’A­mé­court (1825 — 1888), un inven­to­re fran­ce­se che ne costruì un model­li­no a vapo­re, sep­pur non funzionante.

Va anche det­to che la Vite Aerea rima­se sco­no­sciu­ta fino al 1797, quan­do il fisi­co Gio­van­ni Bat­ti­sta Ven­tu­ri deci­se di pub­bli­car­ne il pro­get­to assie­me ad altre par­ti del Codi­ce Atlantico.

Ma gli appun­ti di Da Vin­ci non riscos­se­ro gran­de atten­zio­ne e il suo eli­cot­te­ro pre­ci­pi­tò nel dimen­ti­ca­to­io: all’alba del XIX seco­lo, nes­sun pio­nie­re del volo avreb­be avu­to inte­res­se a visio­na­re le obso­le­te teo­rie di uno stu­dio­so vis­su­to tre­cen­to anni prima.

In quell’arco di tem­po la scien­za si era evo­lu­ta fre­ne­ti­ca­men­te e l’antropocentrismo rina­sci­men­ta­le era sta­to sop­pian­ta­to dal mas­sic­cio impie­go del­le mac­chi­ne e dal­la pro­di­gio­sa risor­sa dei com­bu­sti­bi­li fossili.

La sco­per­ta del­la flui­do­di­na­mi­ca (1738), del moto­re a vapo­re (1765), del gas idro­ge­no (1852) e del moto­re a com­bu­stio­ne inter­na (1863), ave­va par­to­ri­to una gene­ra­zio­ne di inven­to­ri che con­fi­da­va cie­ca­men­te nel­le capa­ci­tà del­la tecnologia.

For­ti di que­sto otti­mi­smo e del sem­pre più vasto sape­re cui pote­va­no attin­ge­re, gli inge­gne­ri del XIX seco­lo si sbiz­zar­ri­ro­no a sfor­na­re una quan­ti­tà impres­sio­nan­te di idee e appa­rec­chi che avreb­be­ro sol­le­va­to l’uomo nel cielo.

Per quan­to riguar­da gli eli­cot­te­ri, gli espe­ri­men­ti ini­zia­ro­no ver­so la fine del Set­te­cen­to, coin­vol­gen­do dei model­li­ni che era­no poco più che gio­cat­to­li. Sareb­be sta­to pro­prio uno di que­sti a fun­ge­re da ispi­ra­zio­ne per i fra­tel­li Wright, che nel 1903 avreb­be­ro com­piu­to il pri­mo volo a bor­do di un aeroplano.

Tra la secon­da metà dell’Ottocento e l’inizio del Nove­cen­to, la neces­si­tà dell’installazione di un moto­re por­tò ad un aumen­to del­le dimen­sio­ni dei pro­to­ti­pi, fat­to che si tra­dus­se nell’ulteriore com­pli­ca­zio­ne del pro­ble­ma aerodinamico.

A con­se­guen­za di ciò, la mag­gior par­te degli espe­ri­men­ti si con­clu­de­va con una mise­ra levi­ta­zio­ne (come nel caso del “Gyro­pla­ne No.1” dei fra­tel­li Bre­guet e dell’elicottero di Paul Cor­nu), oppu­re con un bru­sco decol­lo di qual­che metro segui­to da un bru­ta­le schian­to al suo­lo (accad­de all’aerogiro di Enri­co For­la­ni­ni) e alla peg­gio solo con una vio­len­ta esplo­sio­ne (capi­tò a Tho­mas Edi­son, che se la sareb­be cava­ta meglio con le lampadine).

stravinski

 

 

 

 

Igor Sikor­sky a bor­do del suo VS-300,“il pri­mo vero eli­cot­te­ro”, duran­te un volo di pro­va del 6 mag­gio 1941

Nono­stan­te le dif­fi­col­tà, i pio­nie­ri dell’aviazione non si arre­se­ro e, a par­ti­re dagli Anni Ven­ti del nuo­vo seco­lo, die­de­ro vita alla sfi­la­ta dei pri­mi vei­co­li funzionanti.

Pro­prio a cau­sa del­la gran quan­ti­tà di con­cor­ren­ti in gara, è dif­fi­ci­le sta­bi­li­re chi tagliò per pri­mo il tra­guar­do: secon­do alcu­ni sto­ri­ci sareb­be sta­to lo spa­gno­lo Juan de la Cier­va (1895 — 1936), inven­to­re del cosid­det­to Auto­gi­ro, un biz­zar­ro mix tra un’elicottero e un’aeroplano che sol­cò il cie­lo nel 1923.

Ma la Fédé­ra­tion Aéro­nau­ti­que Inter­na­tio­na­le attri­buì uffi­cial­men­te il record del pri­mo volo in eli­cot­te­ro al fran­ce­se Étien­ne Edmond Oeh­mi­chen (1884 — 1955), che il 14 apri­le 1924 si sol­le­vò con il suo qua­dri­ro­to­re fino ad un’altezza di ben 360 metri.

Dopo di lui, mol­ti altri scien­zia­ti spic­ca­ro­no il volo a bor­do di nuo­vi model­li altret­tan­to vali­di, ma l’uomo ad esse­re ricor­da­to come il padre del moder­no eli­cot­te­ro è Igor Iva­no­vich Sikor­sky (1889 — 1972), idea­to­re del VS-300 (o S‑46), il pri­mo esem­pla­re dota­to di roto­re di coda e pat­ti­ni gal­leg­gian­ti, che si librò in aria il 14 set­tem­bre 1939.

Il VS-300 fu un suc­ces­so­ne e Sikor­sky ne svi­lup­pò un deri­va­to mol­to simi­le, l’R‑4, che fu il pri­mo ad esse­re pro­dot­to in serie dall’industria bel­li­ca, prin­ci­pal­men­te quel­la bri­tan­ni­ca e statunitense.

Infat­ti i con­flit­ti suc­ces­si­vi alla Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, soprat­tut­to quel­lo in Viet­nam, ali­men­ta­ro­no la meta­mor­fo­si che tra­sfor­mò la fan­ta­sio­sa crea­tu­ra dell’aerodinamica in una temi­bi­le mac­chi­na dispen­sa­tri­ce di mor­te, ora pre­di­let­ta da tut­ti gli eser­ci­ti del mondo.

Mal­gra­do ciò, tra tut­ti i mez­zi di tra­spor­to costrui­ti dal gene­re uma­no, l’elicottero ha il pre­gio di esse­re il più ver­sa­ti­le, una carat­te­ri­sti­ca intrin­se­ca che lo ren­de pre­di­spo­sto a sco­pi pacifici.

L’elevata auto­no­mia di volo, uni­ta­men­te alla capa­ci­tà di tra­spor­ta­re pesan­ti cari­chi, di atter­ra­re sia a ter­ra sia in acqua e di modu­la­re a pia­ce­re la velo­ci­tà di cro­cie­ra per­met­to­no all’elicottero di ese­gui­re ope­ra­zio­ni deli­ca­te e di rag­giun­ge­re luo­ghi altri­men­ti inac­ces­si­bi­li, ren­den­do­lo così il fido allea­to dei soccorritori.

 

Note

  1. Il pro­get­to e la ripro­du­zio­ne del­la vite aerea e di altre inven­zio­ni di Leo­nar­do Da Vin­ci sono visi­ta­bi­li alla mostra “Il mon­do di Leo­nar­do — Leonardo3” pre­sen­te a Mila­no fino al 31 dicem­bre 2015.
  2. Sem­bra che esi­sta­no alme­no altre due ope­re d’arte del perio­do rina­sci­men­ta­le in cui com­pa­ia il Bam­boo-cop­ter, l’autore ha pro­va­to a rin­trac­ciar­le, ma sen­za successo.
    Una di que­ste sareb­be una vetra­ta isto­ria­ta di ori­gi­ne nor­man­na, risa­len­te alla pri­ma metà del XVI seco­lo e custo­di­ta pres­so il Vic­to­ria and Albert Museum di Lon­dra. Pur­trop­po non se ne cono­sce né il nome, né l’autore, né il soggetto.
    La secon­da inve­ce è la seguen­te, ma anche di que­sta non si cono­sce il nome.
  3. bamboo rinascimentale

Se il let­to­re cono­sce il nome dei dipin­ti può segna­lar­lo in com­men­to a que­sto arti­co­lo o su Twit­ter a @TSansoneVulcano.

 

 

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Tommaso Sansone
Mi pia­ce fare e impa­ra­re cose nuo­ve. Di me non so qua­si niente.

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