EXPORT WAR. Tra le mail di Hillary Clinton un memo inchioda Blair e Bush, signori della guerra

  • Un memo top secret di Colin Powell per Geor­ge W. Bush rias­su­me in pochi para­gra­fi i temi dell’ormai sto­ri­co (e fami­ge­ra­to) incon­tro di Cra­w­ford, dove uffi­cial­men­te il Pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se si sareb­be riu­ni­to con Blair per discu­te­re di una solu­zio­ne diplo­ma­ti­ca al pro­ble­ma iracheno.
    L’outline di Powell con­fer­ma la tesi che non solo fos­se l’opzione mili­ta­re l’unica pre­sa in con­si­de­ra­zio­ne da Washing­ton, ma che spin e pro­ve dell’intelligence sia­no sta­te archi­tet­ta­te solo in un secon­do tem­po in segui­to ad una deci­sio­ne di poli­cy pre­sa a por­te chiuse.
  • Il memo emer­ge oggi tra i docu­men­ti alle­ga­ti al dump di mail rila­scia­te da Hil­la­ry Clin­ton al Dipar­ti­men­to di Giu­sti­zia sta­tu­ni­ten­se. La can­di­da­ta pre­si­den­tes­sa non è tut­ta­via coin­vol­ta nel­lo scam­bio — il docu­men­to è sta­to pro­ba­bil­men­te richie­sto dai suoi uffi­ci nei pri­mi mesi del suo inca­ri­co di Segre­ta­ria di Sta­to, nel ten­ta­ti­vo di rico­strui­re una cro­no­lo­gia del car­teg­gio diplo­ma­ti­co ante­ce­den­te alla guerra.

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  • Nel memo Powell garan­ti­sce a Bush che il Regno Uni­to di Blair segui­rà la gui­da sta­tu­ni­ten­se “fino in fondo”.
    Gli uffi­ci di Blair tut­ta­via espri­me­va­no pre­oc­cu­pa­zio­ne riguardo
    1. Il giu­sti­fi­ca­re al pub­bli­co la minac­cia dell’Iraq
    2. Il man­te­ne­re buo­ni rap­por­ti con gli Sta­ti confinanti
    3. L’ottenere la bene­di­zio­ne del Con­si­glio di sicu­rez­za del­le Nazio­ni Unite.
    Powell scri­ve a Bush pochi gior­ni pri­ma dell’ormai fami­ge­ra­to incon­tro di Cra­w­ford, dove Regno Uni­to e Sta­ti Uni­ti si sareb­be­ro riu­ni­ti per discu­te­re di una solu­zio­ne diplo­ma­ti­ca per la cri­si con l’Iraq.
  • La deci­sio­ne fu in real­tà pre­sa nei gior­ni imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­vi all’undici set­tem­bre, e sap­pia­mo che per la fine del novem­bre 2001 il pro­ble­ma prin­ci­pa­le per l’amministrazione USA fos­se tro­va­re una ragio­ne per avvia­re l’invasione.
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    Tut­ta­via, le pro­ve che Hus­sein stes­se facen­do shop­ping di armi di distru­zio­ni di mas­sa lati­ta­va­no. Per que­sto gli Sta­ti Uni­ti ave­va­no biso­gno di mostra­re con­sen­so tra allea­ti — era neces­sa­rio dare mag­gio­re cre­di­bi­li­tà a tesi che all’epoca nem­me­no la CIA ave­va il corag­gio di firmare.
  • Nel memo, emer­so due gior­ni fa, Powell con­fer­ma a Bush che Blair sareb­be sta­to il loro uomo, una spal­la su cui appog­giar­si men­tre l’amministrazione face­va pro­pria l’intel offer­ta dall’Iraqi Natio­nal Con­gress (INC), il par­ti­to di oppo­si­zio­ne al regi­me di Sad­dam Hus­sein finan­zia­to dagli Sta­ti Uni­ti stessi.
  • Oggi sap­pia­mo che le infor­ma­zio­ni for­ni­te dall’INC, pre­sen­ta­te poi come fir­ma­te dall’Intelligence sta­tu­ni­ten­se da Powell nel mar­zo 2003, era­no false. 
    Sap­pia­mo che il pon­te tra l’intel offer­ta dall’INC e la CIA sia­no sta­ti tre report fal­si pro­dot­ti dal­lo spio­nag­gio ita­lia­no all’ambasciata nige­ria­na a Roma.
    Appa­re chia­ro dal memo che tra Sta­ti Uni­ti, Regno Uni­to e Ita­lia fos­se nata nei pri­mi mesi del 2002 un’allenza per for­gia­re in con­cer­to un pia­no per inva­de­re l’Iraq.
    Le ragio­ni dell’invasione sono sta­te piú vol­te solo teo­riz­za­te, da prez­zi ridot­ti sul petro­lio, alla neces­si­tà di mostra­re al mon­do (e agli elet­to­ri) Sta­ti Uni­ti di nuo­vo trionfanti.
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  • Non sap­pia­mo inve­ce cosa si nascon­da die­tro quel­la cen­su­ra lun­ga tre righe e mez­za. Quel para­gra­fo in cui Powell, Blair e Bush si mostra­va­no con­cor­di sul­la pro­pria “com­mon cause.”
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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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