Insolite Ignote — Anna Lee Fisher

Fran­ce­sca Motta
@effemotta

Pri­ma del lan­cio del­lo shut­tle Disco­ve­ry, nel 1984, ven­ne­ro scat­ta­te diver­se foto­gra­fie al grup­po di astro­nau­ti del­la NASA, pron­ti per la missione.

Una di que­ste foto­gra­fie ritrae il vol­to dai linea­men­ti per­fet­ti di Anne Lee Fisher: gran­di occhi leg­ger­men­te a man­dor­la, lun­ghe ciglia nere, nasi­no alla fran­ce­se, lab­bra carnose.

Nega­re la bel­lez­za disar­man­te del­la Fisher sareb­be impos­si­bi­le, tut­ta­via ricor­da­re que­sta  gran­dis­si­ma scien­zia­ta solo come “la don­na più bel­la che abbia mai vol­teg­gia­to nel­lo spa­zio” pare deci­sa­men­te riduttivo.

Anna Lee Fisher nasce nel 1949 a New York, ma pre­sto si tra­sfe­ri­sce in Cali­for­nia, dove si lau­rea in Chi­mi­ca alla UCLA (Uni­ver­si­ty of Cali­for­nia) di Los Ange­les. Pro­se­gue poi gli stu­di, dedi­can­do­si alla cri­stal­lo­gra­fia a raggi‑X. L’anno seguen­te, non sod­di­sfat­ta, si spo­sta nel dipar­ti­men­to di Medi­ci­na del­la stes­sa uni­ver­si­tà, dove con­se­gui­rà un dot­to­ra­to in chi­rur­gia d’urgenza. Dopo un perio­do di for­ma­zio­ne pres­so l’Harbor Gene­ral Hospi­tal di Tor­ran­ce, loca­li­tà a sud di Los Ange­les, tor­na sui suoi pas­si, deci­den­do di coro­na­re la sua stu­pe­fa­cen­te car­rie­ra uni­ver­si­ta­ria con un ulte­rio­re master in Chimica.

Bel­la e (mol­to) intel­li­gen­te, dun­que, ma que­sto è solo l’inizio: nel 1978, infat­ti, la Fisher vie­ne ammes­sa tra le nuo­ve leve del­la Nasa. Ha ini­zio qui la sua car­rie­ra nell’ambito del­la ricer­ca aero­spa­zia­le, che le per­met­te­rà, dopo anni di adde­stra­men­to, di entra­re nell’equipaggio – tut­to maschi­le – del­lo Shut­tle Discovery.

anna l. fisher

La mis­sio­ne del Disco­ve­ry, atta a rila­scia­re in orbi­ta due satel­li­ti e recu­pe­rar­ne altri due bloc­ca­ti a cau­sa di un gua­sto ai moto­ri, avrà ini­zio l’8 novem­bre 1984.

Nel 1983, un anno pri­ma del lan­cio del­la navi­cel­la, Anna da alla luce una bim­ba, Kri­stin, ma deci­de comun­que di pro­se­gui­re nell’addestramento. La Fisher par­te per lo Spa­zio, por­tan­do con sé una foto del­la figlia, e il logo del­la mis­sio­ne vie­ne modi­fi­ca­to in suo ono­re: alle cin­que stel­le d’oro, rap­pre­sen­tan­ti i cin­que mem­bri dell’equipaggio, ne vie­ne aggiun­ta una sesta, dedi­ca­ta alla pic­co­la Kristin.

Anna Fisher sarà ricordata come la prima mamma nello Spazio.

Un gran nume­ro di foto­gra­fie e video testi­mo­nia­no la mis­sio­ne del Disco­ve­ry e l’addestramento dell’equipaggio pri­ma del­la par­ten­za. Vedia­mo la Fisher pro­va­re la tuta spa­zia­le davan­ti allo spec­chio, ese­gui­re com­ples­si test fisi­ci e scher­za­re con il coman­dan­te del­lo Shut­tle, met­ten­do a pun­to,  insie­me a lui, un video tuto­rial su come man­gia­re M&Ms duran­te il viag­gio, in assen­za di gra­vi­tà. La Fisher, una vol­ta tor­na­ta sul­la Ter­ra, par­le­rà ai gior­na­li­sti del­la sua mis­sio­ne in toni alle­gri e iro­ni­ci, rac­con­tan­do quan­to fos­se sco­mo­do dor­mi­re in una sac­ca appe­sa alla pare­te e, al con­tra­rio, quan­to fos­se age­vo­le fare le puli­zie a bor­do (“non fan­no nul­la a ter­ra, figu­ria­mo­ci nel­lo spa­zio!” scher­za, rife­ren­do­si ai suoi com­pa­gni di viag­gio) dato che, in assen­za di gra­vi­tà, una pic­co­la spin­ta risul­ta­va suf­fi­cien­te per rag­giun­ge­re il soffitto.

Anna appa­re anche in un bre­ve docu­men­ta­rio del 1981, dedi­ca­to alle don­ne del­la NASA, in cui riba­di­rà l’importanza del­la pre­sen­za fem­mi­ni­le nel­le mis­sio­ni spaziali.

Allon­ta­na­ta­si dal­la sua tuta blu per soli otto anni, dal 1988 al 1996, per occu­par­si del­la fami­glia, oggi la Fisher è la più anzia­na astro­nau­ta anco­ra atti­va alla NASA.

La bel­lis­si­ma scien­zia­ta, insom­ma, sem­bra aver anco­ra qual­co­sa da raccontare.

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Francesca Motta
Stu­dio Let­te­re, scri­vo (meglio se di inu­ti­li­tà), non ho idea di cosa sia il dono del­la sin­te­si, a vol­te foto­gra­fo, spes­so inciam­po, ascol­to mol­to volentieri.

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