La lotta di Obama contro i mulini a vento

Nove­cen­to­no­van­ta­quat­tro. È il nume­ro del­le spa­ra­to­rie regi­stra­te dal novem­bre 2012 – l’i­ni­zio del secon­do man­da­to di Oba­ma – a oggi. L’ul­ti­ma, la 994esima, quel­la di mer­co­le­dì a Rose­burg, Ore­gon, in cui han­no per­so la vita nove persone.
Dal­le pagi­ne del Guar­dian, Nic­ky Wolf rac­con­ta di un Barack Oba­ma ras­se­gna­to a cifre ormai fuo­ri con­trol­lo: si par­la di 300 atten­ta­ti nel solo 2015, in pro­ie­zio­ne, uno al giorno.

“In qual­che modo” dichia­ra mesta­men­te il Pre­si­den­te ame­ri­ca­no “tut­to que­sto è diven­ta­to rou­ti­ne. La noti­zia è rou­ti­ne. La mia rispo­sta da que­sto podio fini­sce con l’es­se­re rou­ti­ne. E così il dibat­ti­to che ne con­se­gue. Sia­mo diven­ta­ti insen­si­bi­li. Ne abbia­mo par­la­to dopo Colum­bi­ne e Black­sburg; dopo Tuc­son, dopo New­to­wn, dopo Auro­ra, dopo Charleston”.

Non ci sareb­be nem­me­no biso­gno di enu­me­rar­le una ad una: che qual­co­sa non fun­zio­ni è sot­to gli occhi di tut­ti, da decenni.

Stra­na idea di liber­tà, quel­la ame­ri­ca­na. The Land of Free­dom. La magni­fi­ca­ta Car­ta Costi­tu­zio­na­le degli Sta­ti Uni­ti pro­met­te la dife­sa dei dirit­ti indi­vi­dua­li, del­l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne, e ne fa l’i­do­lo di una nazio­ne. Liber­tà, cioè ugua­glian­za, cioè demo­cra­zia. Un’e­qua­zio­ne di una bana­li­tà sconcertante.
E di fat­ti è sba­glia­ta, oltre che peri­co­lo­sa, nel­la teo­ria e nel­la pra­ti­ca, e si con­fer­ma tale tan­to più si pre­sta a esse­re distorta.

gun deathsusa

È su di essa che s’in­ne­sta la pro­pa­gan­da – a oggi sem­pre vin­cen­te – dei Repub­bli­ca­ni e del­la lob­by del­le armi. Per­ché se è ormai rou­ti­ne il discor­so di Oba­ma, rou­ti­ne è anche la rispo­sta: è una mia pre­ci­pua liber­tà poter acqui­sta­re e dete­ne­re armi. È un mio dirit­to, esat­ta­men­te com’è un mio dirit­to uti­liz­zar­la nel momen­to in cui si atten­ta alla mia vita e alla mia pro­prie­tà. E chi sta­bi­li­sce che qual­cu­no stia cer­can­do di leder­mi? Io, la mia pro­pria per­so­na, in coscien­za, e quin­di tut­ti, per­ché sia­mo, noi tut­ti cit­ta­di­ni cri­ti­ci e con­sa­pe­vo­li, libe­ri ed egua­li nel­la demo­cra­zia. L’e­qua­zio­ne costi­tuen­te è rispet­ta­ta, il caso è chiu­so. Agli abu­si ci pen­se­rà a poste­rio­ri il brac­cio spie­ta­to del­la giu­sti­zia — ché non s’è mai visto che per pre­ve­ni­re un male di pochi si toc­chi il bene dei mol­ti! È un’in­tru­sio­ne ille­git­ti­ma del­lo Sta­to nel­la mia vita, nei miei affa­ri: per prin­ci­pio, ancor pri­ma che per inte­res­se, è una pre­te­sa da rigettare.

Una reto­ri­ca allet­tan­te, in sé coe­ren­te e com­pat­ta, per­sua­si­va, ben radi­ca­ta nel­la cul­tu­ra sta­tu­ni­ten­se. Quel­la di Oba­ma rischia d’es­se­re una lot­ta con­tro i muli­ni a ven­to, alme­no fin­ché si man­ter­rà nel­l’o­riz­zon­te di pen­sie­ro degli avver­sa­ri. È un discor­so che vale tan­to per la rego­la­men­ta­zio­ne del por­to d’ar­mi, quan­to per tut­te le altre gran­di bat­ta­glie intra­pre­se dal­l’or­mai lon­ta­no 2009: edu­ca­zio­ne, siste­ma sani­ta­rio, pre­vi­den­za e giu­sti­zia socia­le, ambien­te — per cita­re le più rilevanti.

Obama ha dalla sua la realtà delle cose, ma non basta. Il dolore, l’indignazione, il grido di denuncia a fronte dell’ennesima sparatoria non sono argomenti sufficienti, proprio perché alla lunga diventano routine. Ci si abitua all’evidenza se non le viene data una profondità.

Quel­lo che ci si aspet­ta­va da Oba­ma è che uscis­se, una vol­ta per tut­te, dal­la gab­bia intel­let­tua­le dei con­ser­va­to­ri e dei pote­ri for­ti, che andas­se oltre le fra­si di rito e le pre­se d’at­to. Una rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le pri­ma che poli­ti­ca. Oba­ma, il pri­mo pre­si­den­te afroa­me­ri­ca­no degli Sta­ti Uni­ti d’A­me­ri­ca, era l’in­car­na­zio­ne stes­sa del­la sua missione.

«A well regu­la­ted Mili­tia, being neces­sa­ry to the secu­ri­ty of a free Sta­te, the right of the peo­ple to keep and bear Arms, shall not be infringed. »
« Essen­do neces­sa­ria alla sicu­rez­za di uno Sta­to libe­ro una mili­zia rego­la­men­ta­ta, il dirit­to dei cit­ta­di­ni di dete­ne­re e por­ta­re armi non potrà esse­re infran­to. », reci­ta il II emen­da­men­to del­la Costituzione.

Non è avven­ta­to quin­di par­la­re di rivo­lu­zio­ne. I pro­po­si­ti di Oba­ma pre­ve­do­no per for­za di cose un inter­ven­to inva­si­vo sul­le fon­da­men­ta del­lo Sta­to e lo sman­tel­la­men­to del­l’e­qua­zio­ne libe­ri­sta. In un oriz­zon­te che voglia esse­re alme­no vaga­men­te orien­ta­to al socia­li­smo, liber­tà, ugua­glian­za e demo­cra­zia non pos­so­no esse­re egua­glia­te: impos­si­bi­le nega­re la ten­sio­ne, la con­trap­po­si­zio­ne fra le tre. L’u­ni­ca pos­si­bi­li­tà data è la ride­fi­ni­zio­ne dei tre ter­mi­ni e dei rap­por­ti che tra loro inter­cor­ro­no, e da lì, dal­la ride­fi­ni­zio­ne dei prin­ci­pi, costrui­re un nuo­vo discor­so poli­ti­co, che sia però appe­ti­bi­le e che spez­zi la resi­sten­za del­le lobby.

Biso­gna fare ordi­ne: c’è un pre­sup­po­sto, l’u­gua­glian­za, un mez­zo, la demo­cra­zia, e un fine, la libertà.
In un’ot­ti­ca simi­le, un cit­ta­di­no con una pisto­la non è più accet­ta­bi­le, così come non lo è la gigan­te­sca spro­por­zio­ne tra ric­chi e pove­ri. In que­st’ot­ti­ca, e solo in que­st’ot­ti­ca, pos­so­no esse­re assun­ti come obiet­ti­vo poli­ti­co e non come mali necessari.

Un’im­pre­sa immen­sa, vero­si­mil­men­te ecces­si­va per esse­re rea­liz­za­ta nel­l’ar­co di set­te anni, e for­se la ras­se­gna­zio­ne di Oba­ma è dovu­ta a que­sto. Le ele­zio­ni sono alle por­te e gli ulti­mi mesi del suo secon­do man­da­to han­no il gusto del fal­li­men­to, se non altro parziale.
È giun­to il momen­to di pas­sa­re il testi­mo­ne, sen­za la garan­zia che chi lo rac­co­glie­rà sarà in gra­do di arri­va­re fino in fon­do alla corsa.

Con­di­vi­di:
Arianna Bettin
Irre­quie­ta stu­den­tes­sa di filo­so­fia, cer­co di fare del pun­to inter­ro­ga­ti­vo la mia ragion d’es­se­re e la chia­ve di let­tu­ra del­la realtà. 
Nel dub­bio, ci scri­vo, ci cor­ro e ci rido su.

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