Nausicaa della Valle del vento, una eco-favola per ritrovare l’equilibrio con la natura.

Negli ulti­mi tre anni si è par­la­to tan­to di Hayao Miya­za­ki da quan­do nel 2013 alla 70ma Mostra del cine­ma di Vene­zia, in occa­sio­ne del­la con­fe­ren­za stam­pa del­la pre­sen­ta­zio­ne di Si alza il ven­to, ha dichia­ra­to il riti­ro dal­la car­rie­ra cine­ma­to­gra­fi­ca sen­ten­do che ormai “l’epoca del­le mati­te, del­la car­ta e del­la pel­li­co­la è giun­ta alla fine”.

A san­ci­re la fine di un per­cor­so glo­rio­so, nel 2014 l’Academy gli ha con­fe­ri­to l’Oscar alla car­rie­ra. Ma quest’anno il gran­de mae­stro dell’animazione giap­po­ne­se ha dichia­ra­to di voler tor­na­re al lavo­ro con nuo­vi cor­to­me­trag­gi in CGI (la tec­ni­ca del­la Com­pu­ter Gene­ra­ted Ima­ge­ry inau­gu­ra­ta nel 1995 dal­la Pixar con Toy Sto­ry). Dun­que la car­rie­ra del mae­stro giap­po­ne­se è tutt’altro che con­clu­sa. Per ricor­dar­ne gli esor­di Luc­ky Red ha ripro­po­sto nel­le sale Nau­si­caa del­la Val­le del ven­to, il pri­mo capo­la­vo­ro di Miya­za­ki, pro­iet­ta­to in Giap­po­ne più di 30 anni fa. È il film del 1984 che apre la splen­di­da car­rie­ra del regi­sta giap­po­ne­se, il qua­le poco dopo fon­da assie­me a Isao Taka­ha­ta lo Stu­dio Ghibli.

“Facciamo soffiare un vento caldo nell’animazione giapponese” dichiara Miyazaki alla nascita dello studio che non a caso prende il nome da un vento sahariano e da un velivolo italiano.

Nau­si­caa del­la Val­le del ven­to nasce dal­la mani di Miya­za­ki pri­ma come man­ga e poi come lun­go­me­trag­gio, già testi­mo­ne di temi e ambien­ti che poi saran­no costan­ti nei lavo­ri del suo creatore.

L’ambientazione è post-apo­ca­lit­ti­ca, in un mon­do domi­na­to dal ricor­do malin­co­ni­co di epo­che lon­ta­ne in cui la natu­ra e l’uomo era­no in armo­nia e in cui esi­ste­va­no anco­ra popo­li anti­chi ormai estin­ti. Nell’equilibrio pre­ca­rio che è sta­to rista­bi­li­to nel­la Val­le del Ven­to, la prin­ci­pes­sa Nau­si­caa impa­ra a con­vi­ve­re con la natu­ra che cir­con­da il pic­co­lo vil­lag­gio di con­ta­di­ni. Ma il Mar Mar­cio minac­cia ogni gior­no gli abi­tan­ti del­la val­la­ta, le pal­me rila­scia­no spo­re vele­no­se e gli inset­ti sono pron­ti a ribel­lar­si per difen­de­re la fore­sta. Il cie­lo è popo­la­to da mac­chi­ne volan­ti e la fore­sta da enor­mi inset­ti (qua­li i tafa­no-bue o i gigan­te­schi ohm), dise­gna­ti con minu­zia di par­ti­co­la­ri. Il qua­dro fan­ta­sti­co dipin­to da Miya­za­ki è per­ce­pi­to dal­lo spet­ta­to­re qua­si come tan­gi­bi­le per la natu­ra­lez­za con cui vie­ne pre­sen­ta­to ogni ele­men­to, come se da bam­bi­ni ognu­no di noi non abbia fat­to altro che imma­gi­na­re pro­prio quel mon­do ed è infat­ti allo sguar­do dei bam­bi­ni a cui Miya­za­ki si affi­da quan­do crea nuo­vi mondi.

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La strut­tu­ra e le tema­ti­che dei film di Miya­za­ki pre­sen­ta­no nume­ro­si richia­mi tema­ti­ci e ripe­ti­zio­ni di situa­zio­ni: vi sono cop­pie oppo­si­ti­ve con ruo­li chia­ve (come le due anzia­ne gemel­le del­la Cit­tà incan­ta­ta, Zeni­ba e Yuba­ba l’una casa­lin­ga, l’altra lavo­ra­tri­ce), i bam­bi­ni pro­ta­go­ni­sti e quin­di il tema dell’infanzia, dell’amore, poi il paci­fi­smo, l’antimilitarismo e l’ecologia; il tema del volo come libe­ra­zio­ne dal­la for­za di gra­vi­tà è una costan­te che deri­va dal­la pas­sio­ne di Miya­za­ki per i veli­vo­li tra­smes­sa­gli dal padre, inge­gne­re aeronautico.

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Ma le ope­re del mae­stro giap­po­ne­se rie­sco­no comun­que a non risul­ta­re mai ripe­ti­ti­ve o bana­li e la loro varia­tio è data dai par­ti­co­la­ri fan­ta­sio­si, dal­le rap­pre­sen­ta­zio­ni ina­spet­ta­te e dagli ambien­ti natu­ra­li minu­zio­sa­men­te rap­pre­sen­ta­ti. La natu­ra risul­ta in gene­ra­le una natu­ra fru­stra­ta dall’uomo, dal suo egoi­smo nel­lo sfrut­tar­ne le risor­se, nel con­si­de­ra­re pro­pri i frut­ti che essa gli offre. 

La per­so­ni­fi­ca­zio­ne del­la natu­ra deri­va dall’antica reli­gio­ne shin­toi­sta giap­po­ne­se per la qua­le gli dei (Kami) e gli spi­ri­ti (Rei), per­va­do­no ogni ele­men­to natu­ra­le, ogni feno­me­no, ogni casa, ogni ogget­to: que­sta onni­pre­sen­za spi­ri­tua­le ren­de anco­ra più for­te il sen­ti­men­to di rispet­to per il mon­do natu­ra­le dove l’uomo non può col­lo­car­si in ter­mi­ni di superiorità.

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Il fol­klo­re giap­po­ne­se e la fer­vi­da imma­gi­na­zio­ne dell’autore com­pon­go­no dun­que una fia­ba eco­lo­gi­sta che non vuo­le pun­ta­re il dito con­tro l’umanità, ma tra­man­da­re una visio­ne anti­ca e pura del­la con­vi­ven­za dell’uomo nel pia­ne­ta per­ché, come dice Miya­za­ki stes­so “il mon­do non è solo per gli uomi­ni , ma per ogni for­ma di vita, e agli uomi­ni è con­ces­so di vive­re in una par­te del mondo”.

Nonostante il regista abbia sempre negato di considerarsi ecologista, il messaggio contenuto nei suoi lungometraggi è chiaro e costante: l’uomo ha negli anni inquinato la natura che ora si ribella; con lei si ribellano i più piccoli ai quali gli adulti hanno lasciato tale mondo.

Nel­lo svi­lup­po del­la tra­ma di Nau­si­caa del­la Val­le del ven­to, Miya­za­ki crea un com­ples­so impian­to nar­ra­ti­vo costi­tui­to da due filo­ni: la guer­ra tra uomi­ni e tra uomo e natu­ra. In entram­bi i casi la distin­zio­ne tra bene e male, buo­ni e cat­ti­vi, non è net­ta come inve­ce ci aspet­te­rem­mo da una nar­ra­zio­ne favo­li­sti­ca. Ci tro­via­mo dun­que davan­ti a qual­co­sa dal signi­fi­ca­to più pro­fon­do: gli inset­ti che svol­go­no il ruo­lo dei cat­ti­vi a pri­ma vista non costi­tui­sco­no il male in sé ma un male risve­glia­to dall’egoismo degli uomi­ni — “Gli inset­ti han­no per­so il con­trol­lo dal­la rab­bia” dice spes­so Nau­si­caa. A ripro­va del­la labi­le distin­zio­ne tra bene e male sta il fat­to che i pro­ta­go­ni­sti dei rac­con­ti di Miya­za­ki qua­si mai si schie­ra­no con una o con l’altra par­te in guer­ra (per esem­pio Howl e Nau­si­caa), ma com­bat­to­no da soli con­tro tut­ti al solo sco­po di rista­bi­li­re l’armonia e l’ordine. Inol­tre, i per­so­nag­gi che a pri­ma vista rap­pre­sen­te­reb­be­ro i cat­ti­vi non lo sono mai in modo asso­lu­to, per­ché in con­ti­nua evo­lu­zio­ne (come la Stre­ga del­la Lan­de ne Il castel­lo erran­te di Howl o la prin­ci­pes­sa di Tol­me­kia in Nau­si­caa del­la Val­le del ven­to).

Dun­que poco impor­ta chi sia buo­no e chi cat­ti­vo per­ché quel­lo di Miya­za­ki non vuo­le esse­re un inse­gna­men­to, ma una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la com­ples­si­tà del mon­do del XXI seco­lo per come appa­re agli occhi dell’autore che non cre­de che i film sia­no uti­li a rag­giun­ge­re una tem­po­ra­nea catar­si in un mon­do di eva­sio­ne che si risol­ve nel lie­to fine, ben­sì la rap­pre­sen­ta­zio­ne del rea­le, così da per­met­te­re l’immedesimazione del pub­bli­co. Crea un mon­do che non è in bian­co e nero come quel­lo del­le favo­le, ma con infi­ni­te sfu­ma­tu­re di gri­gi come quel­lo reale.

castello nel cielo

Para­dos­sal­men­te nei mon­di popo­la­ti da per­so­nag­gi qua­li Toto­ro, Ponyo, Ariet­ty, Nau­si­caa l’elemento che più col­pi­sce è l’empatia che il pub­bli­co rie­sce a tro­va­re con i pro­ta­go­ni­sti: il dato fan­ta­sti­co vie­ne affian­ca­to da un rea­li­smo dato dal­le abi­tu­di­ni, dai sen­ti­men­ti e dai sem­pli­ci gesti dei pro­ta­go­ni­sti, che sia­no uma­ni o no.
Così il mes­sag­gio che vie­ne per­ce­pi­to come eco­lo­gi­sta non è altro che l’espressione di una veri­tà che l’autore sen­te pro­pria, una volon­tà di equi­li­brio da man­te­ne­re tra uomo e natu­ra, quel­lo che rom­pe la pic­co­la pescio­li­na Ponyo in Ponyo sul­la sco­glie­ra, desi­de­ran­do di diven­ta­re uma­na, cau­san­do così uno tsunami.

Que­sta veri­tà vie­ne ben espli­ci­ta­ta dal­la prin­ci­pes­sa di Lapu­ta, un’ iso­la flut­tuan­te tra le nuvo­le, nel film Lapu­ta — Castel­lo nel cie­lo:


Nel­la ter­ra radi­ci piantiamo,
con il ven­to la vita passiamo,
con i semi gli inver­ni superiamo,
con gli uccel­li la pri­ma­ve­ra cantiamo.
Per quan­te spa­ven­to­se armi si pos­sa­no brandire, 
per quan­ti pove­ri robot si pos­sa­no comandare, 
vive­re sepa­ra­ti dal­la ter­ra non è possibile.

 

Con­di­vi­di:
Elena Buzzo
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne. Scri­vo per non par­la­re. Mi pia­ce il cine­ma, la bir­ra, ma non il gelato.

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