Portogallo: un golpe costituzionale per tranquillizzare i mercati

Il pre­si­den­te por­to­ghe­se Ani­bal Cava­co Sil­va ha rifiu­ta­to di affi­da­re a Antó­nio Costa, lea­der dei Socia­li­sti, l’incarico di for­ma­re un gover­no di coa­li­zio­ne del­le for­ze pro­gres­si­ste e di sini­stra che insie­me costi­tui­sco­no la mag­gio­ran­za del­la Assem­bleia da República.
dro passos coelho 3 160710

Quelle elezioni perse da tutti.

    • Alle scor­se ele­zio­ni del 4 otto­bre infat­ti, in un “ribal­to­ne” tele­gra­fa­to, il lea­der neo­lib del Par­ti­do Social Demo­cra­ta (PSD) Pedro Pas­sos Coe­lho non è riu­sci­to a con­qui­sta­re la mag­gio­ran­za asso­lu­ta dell’Assemblea. La coa­li­zio­ne da lui gui­da­ta, Por­tu­gal à Fren­te, Pri­ma il Por­to­gal­lo, è riu­sci­ta comun­que ad arri­va­re “pri­ma”, con il 38.6% — che tut­ta­via si tra­du­ce in soli 107 depu­ta­ti, quan­do per garan­ti­re la gover­na­bi­li­tà ne sono neces­sa­ri alme­no 116. (L’Assembleia da Repú­bli­ca è com­po­sta da 230 deputati.)
    • In quel­la che sta diven­tan­do una tra­di­zio­ne euro­pea, le for­ze pro­gres­si­ste e di sini­stra, inca­pa­ci di pre­sen­tar­si come una coa­li­zio­ne orga­niz­za­ta alle ele­zio­ni, si sono visti strap­pa­re la vit­to­ria for­ma­le da un distan­te secon­do arrivato.
      Il Blo­co de Esquer­da, Bloc­co di Sini­stra, ha visto il pro­prio baci­no elet­to­ra­le rad­dop­pia­re rispet­to alle pre­ce­den­ti ele­zio­ni. La comu­ni­sta Coli­gação Demo­crá­ti­ca Uni­tá­ria, Coa­li­zio­ne Demo­cra­ti­ca Uni­ta­ria, è pas­sa­ta dal 7.9 al 8.4%. Insie­me al Par­ti­to Socia­li­sta di Antó­nio Costa, le for­ze del­la sini­stra avreb­be­ro vin­to con uno schiac­cian­te 52,2%.
    • In man­can­za di una coa­li­zio­ne for­ma­le con una mag­gio­ran­za net­ta, al Por­to­gal­lo si pon­go­no di fron­te tre vie.
      1. Un gover­no di mino­ran­za gui­da­to dal­la coa­li­zio­ne con­ser­va­tri­ce Pri­ma il Por­to­gal­lo, for­ma­ta­si attor­no al PSD di Pedro Pas­sos Coelho.
      2. Un gover­no di mino­ran­za gui­da­to dal secon­do par­ti­to, il PS di Antó­nio Costa.
      3. Un gover­no tem­po­ra­neo che por­ti il Pae­se a nuo­ve ele­zio­ni la pros­si­ma primavera.
    • La pri­ma solu­zio­ne non è di fat­to attua­bi­le: la for­za di Pedro Pas­sos Coe­lho è già una coa­li­zio­ne che rac­co­glie tut­te le for­ze con­ser­va­tri­ci, e non ha inter­lo­cu­to­ri nel­la nuo­va Assem­bleia. L’unica pos­si­bi­li­tà, un gover­no con l’appoggio dei socia­li­sti è sta­ta imme­dia­ta­men­te scar­ta­ta da Costa — che mira ad un gover­no a pro­prio timo­ne. Ne avreb­be i nume­ri, for­te del sup­por­to di 123 deputati.

Party of European Socialists (PES) meeting in Brussels

    • Dopo il risul­ta­to elet­to­ra­le, la sini­stra si è orga­niz­za­ta in una coa­li­zio­ne “di fat­to” e Costa è pron­to a gui­da­re un gover­no pro­gres­si­sta con l’incarico di inter­rom­pe­re le misu­re dell’austerità det­ta­te dall’Unione Euro­pea. Seb­be­ne i Socia­li­sti “non sia­no Syri­za”, come Costa tran­quil­liz­za dal 5 otto­bre, l’idea di un gover­no soste­nu­to da 36 depu­ta­ti comu­ni­sti scuo­te le alte sfe­re por­to­ghe­si, e pro­ba­bil­men­te, nel silen­zio, l’Europa.

 

“È mia responsabilità tranquillizzare istituzioni e investitori.”

  • In un discor­so shock, Ani­bal Cava­co Sil­va ha sve­la­to le car­te: “Non potreb­be esser­ci un momen­to peg­gio­re per un cam­bio radi­ca­le alle fon­da­men­ta del­la nostra demo­cra­zia.” ha det­to davan­ti alle tele­vi­sio­ni del­la nazio­ne, “Dopo i pesan­ti sacri­fi­ci intra­pre­si, è mia respon­sa­bi­li­tà, entro i miei pote­ri costi­tu­zio­na­li, di fare tut­to il pos­si­bi­le per pre­ve­ni­re che isti­tu­zio­ni finan­zia­rie, inve­sti­to­ri e mer­ca­ti rice­va­no fal­si segnali.”
  • Cava­co Sil­va stru­men­ta­liz­za uno dei pun­ti del pro­gram­ma del Bloc­co di Sini­stra, che met­te­va in discus­sio­ne la par­te­ci­pa­zio­ne del Por­to­gal­lo all’Eurozona. Tut­ta­via, la que­stio­ne era già sta­ta cas­sa­ta da Costa, che ave­va espres­sa­men­te dichia­ra­to che la que­stio­ne dell’uscita dall’Euro non sareb­be sta­ta par­te del pro­gram­ma del suo gover­no di coalizione.
  • Un’ulteriore for­za­tu­ra — lo spet­tro del crol­lo del­la bor­sa nel caso di una vit­to­ria del cen­tro­si­ni­stra era uno degli ele­men­ti cen­tra­li del­la dif­fu­sio­ne di Fear, Uncer­tain­ty and Doubt (FUD) da par­te del­la pro­pa­gan­da del­la coa­li­zio­ne di Pedro Pas­sos Coelho.
    Ed in par­te è vero, dopo il nul­la di fat­to elet­to­ra­le del 4 otto­bre, la bor­sa por­to­ghe­se ha per­so quat­tro pun­ti per­cen­tua­li in due gior­ni — quat­tro pun­ti che però ha recu­pe­ra­to entro la fine del­la settimana.
    Con il mer­ca­to secon­da­rio dro­ga­to dal­lo shop­ping di tito­li di sta­to del­la BCE, anche le minac­ce di una immi­nen­te esplo­sio­ne del­lo spread sono pri­ve di fondamento.
  • A scan­so di inver­sio­ni di rot­ta impre­ve­di­bi­li, in cui i Socia­li­sti accet­tas­se­ro di for­ma­re un gover­no con la destra, o che veda­no Ani­bal Cava­co Sil­va costret­to a dare a Antó­nio Costa l’incarico, il Por­to­gal­lo si pre­pa­ra a rima­ne­re col pilo­ta auto­ma­ti­co fino alla pros­si­ma pri­ma­ve­ra, il tem­po mini­mo pre­scrit­to dal­la Costi­tu­zio­ne per tor­na­re al voto.
    La stra­te­gia, sia essa one­sta­men­te indi­ge­na o di pro­ve­nien­za bel­ga, è ovvia­men­te fal­li­men­ta­re. Come si è visto piú vol­te negli ulti­mi anni, e in Ita­lia alle ele­zio­ni poli­ti­che del 2013, un elet­to­ra­to igno­ra­to per­ce­pi­sce il pro­prio voto come pri­vo di valo­re e vota di con­se­guen­za, por­tan­do a risul­ta­ti estre­ma­men­te pola­riz­za­ti, spes­so a favo­re di for­ze anti–establishment.
  • Duran­te l’Odissea gre­ca di Tsi­pras piú vol­te ci sia­mo chie­sti se e come potes­se l’Unione Euro­pea di oggi esse­re com­pa­ti­bi­le con un gover­no che faces­se poli­ti­che di sini­stra. Oggi la rispo­sta sem­bra piú chia­ra che mai, e la lezio­ne ben impa­ra­ta dal­lo schie­ra­men­to con­ser­va­to­re continentale.
    È così che leg­gia­mo o ascol­tia­mo un discor­so in cui un capo di sta­to cita la costi­tu­zio­ne e, disco­no­scen­do com­ple­ta­men­te il voto popo­la­re, dichia­ra come pro­pria respon­sa­bi­li­tà impro­ro­ga­bi­le il “tran­quil­liz­za­re il mer­ca­to”, – sono paro­le gol­pi­ste – e nem­me­no piú si bat­te ciglio.
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Alessandro Massone
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