Emù da battaglia

Pao­lo Squillaci

La minac­cia era seria. Gli abi­tan­ti era­no ter­ro­riz­za­ti ed esa­spe­ra­ti insie­me. La noti­zia giun­se a sir Geor­ge Pear­ce, mini­stro del­la Guer­ra del Com­mo­n­wealth d’Australia, e lui natu­ral­men­te non pote­va resta­re indif­fe­ren­te: dopo lun­ghe riu­nio­ni con gli invia­ti del­la popo­la­zio­ne di Cam­pion, remo­tis­si­mo distret­to nell’Australia occi­den­ta­le, deci­se che era il momen­to di agi­re, e mise insie­me un repar­to arma­to per siste­ma­re la que­stio­ne una vol­ta per tut­te. La for­za d’assalto, coman­da­ta dal mag­gio­re Mere­dith del­la Royal Austra­lian Artil­le­ry, mos­se imme­dia­ta­men­te dagli acquar­tie­ra­men­ti di Perth fino al luo­go del­le ope­ra­zio­ni e final­men­te, dopo aver per­so parec­chio tem­po a cau­sa del­le pre­ci­pi­ta­zio­ni, il 2 novem­bre 1932 rag­giun­se il distret­to di Cam­pion. Avvi­sta­ti una cin­quan­ti­na di nemi­ci, i valo­ro­si sol­da­ti del­lo squa­dro­ne di Mere­dith apri­ro­no il fuo­co; gli avver­sa­ri era­no fuo­ri tiro, ma bat­te­ro­no in riti­ra­ta. Scor­na­ti ma osti­na­ti, gli austra­lia­ni li inse­gui­ro­no e attac­ca­ro­no di nuo­vo, e sta­vol­ta furo­no in dodi­ci a lasciar­ci le pen­ne. Letteralmente.

Per­ché i nemi­ci non era­no giap­po­ne­si in anti­ci­po su Pearl Har­bour, non era­no abo­ri­ge­ni rivol­to­si e nem­me­no neo­ze­lan­de­si deci­si a strap­pa­re all’Australia un tito­lo mon­dia­le di rug­by. Era­no emù. Ossia gros­si, puz­zo­len­ti, cat­ti­vis­si­mi uccel­li, simi­li a struz­zi, inca­pa­ci di vola­re ma velo­cis­si­mi nel­la cor­sa, e dan­na­ta­men­te infe­stan­ti. Tan­to infe­stan­ti che i con­ta­di­ni del distret­to di Cam­pion, stu­fi di sciu­pa­re inu­til­men­te le pal­lot­to­le dei loro fuci­li per abbat­te­re pochi capi alla vol­ta, ave­va­no deci­so di ricor­re­re all’aiuto del gover­no, con­vin­ti che l’utilizzo del­le armi auto­ma­ti­che avreb­be rivo­lu­zio­na­to il cor­so del con­flit­to. E la pos­sen­te for­za da com­bat­ti­men­to al coman­do del mag­gio­re Mere­dith con­si­ste­va in due sol­da­ti, arma­ti cia­scu­no con una mitra­glia­tri­ce Lewis, di quel­le mon­ta­te sui cac­cia ingle­si del­la Pri­ma Guer­ra Mon­dia­le, più un pic­co­lo drap­pel­lo di atten­den­ti e con­ta­di­ni armati.

Emu-wild

Il valo­ro­so Mere­dith atte­se due gior­ni pri­ma di indi­vi­dua­re il gros­so dell’armata nemi­ca: un gigan­te­sco bran­co di un miglia­io di emù. Silen­zio­sa­men­te, i sol­da­ti dell’esercito austra­lia­no stri­scia­ro­no car­po­ni nel­la bosca­glia, stan­do bene atten­ti a non far­si nota­re. La ten­sio­ne pri­ma del­la bat­ta­glia era pal­pa­bi­le, qual­cu­no degli emù, stu­fo di bec­ca­re in testa il suo riva­le in amo­re, dove­va aver già avvi­sta­to il repar­to arma­to, che si era fer­ma­to ad un cen­ti­na­io di pas­si da loro. Final­men­te il mag­gio­re Mere­dith tuo­nò: “Open fire!” e le due Lewis pre­se­ro a vomi­ta­re sul­la mas­sa di nemi­ci un infer­no di fuo­co. Dodi­ci uccel­li cad­de­ro, ma a quel pun­to il dio del­le bat­ta­glie gio­cò la sua car­ta: le mitra­glia­tri­ci, vec­chi resi­dua­ti del pre­ce­den­te con­flit­to mon­dia­le, si incep­pa­ro­no. E gli emù, appro­fit­tan­do del­la disor­ga­niz­za­zio­ne regnan­te in cam­po nemi­co, col mag­gio­re che stril­la­va infe­ro­ci­to con­tro i suoi arti­glie­ri e quel­li, pove­rac­ci, che cer­ca­va­no dispe­ra­ta­men­te di far fun­zio­na­re le male­det­te Lewis, se la det­te­ro a gam­be. Figu­rac­cia da pau­ra per il pic­co­lo repar­to del Royal Austra­lian Army, che era sta­to capa­ce di scon­fig­ge­re le arma­te tur­che nel­la cam­pa­gna di Meso­po­ta­mia nel 1917, ma non riu­sci­va a far fuo­ri un bat­ta­glio­ne di pen­nu­ti arma­ti dei loro becchi.

Il pove­ro Mere­dith dovet­te ammet­te­re che gli emù non era­no affat­to stu­pi­di come il loro aspet­to sug­ge­ri­va. Anzi, “com­bat­te­va­no con tat­ti­che di guer­ri­glia mol­to simi­li a quel­le degli zulù”, i fero­ci guer­rie­ri afri­ca­ni che ave­va­no impe­gna­to l’esercito ingle­se in Suda­fri­ca per parec­chi anni. Se fos­se­ro intel­li­gen­ti gli emù o ton­ti i sol­da­ti austra­lia­ni, la Sto­ria non lo decre­ta. La cam­pa­gna mili­ta­re finì una set­ti­ma­na dopo con una riti­ra­ta, ver­go­gno­sa come quel­la di Napo­leo­ne dal­la Rus­sia. Era­no mor­ti due­cen­to emù, e gli austra­lia­ni ave­va­no per­so 2500 cartucce.

emù

A que­sto pun­to inter­ven­ne il mini­stro Pear­ce, pero­ran­do la cau­sa del­la task for­ce in Par­la­men­to. I con­ser­va­to­ri, deter­mi­na­ti a met­ter­ci il bec­co, era­no scet­ti­ci riguar­do a quel­la che rischia­va di tra­sfor­mar­si in una pagliac­cia­ta; tan­to che un par­la­men­ta­re, dopo aver chie­sto al mini­stro chi aves­se paga­to le spe­se dei 2500 pro­iet­ti­li, chio­sò: “Si distri­bui­ran­no meda­glie dopo que­sta guer­ra?”. Ma i labu­ri­sti insi­stet­te­ro e sosten­ne­ro che era neces­sa­rio pro­teg­ge­re gli agri­col­to­ri. Stra­na­men­te nes­sun mili­ta­re vole­va coman­da­re la nuo­va cam­pa­gna: si fece­ro tut­ti, è il caso di dir­lo, uccel di bosco. Toc­cò così anco­ra a Mere­dith diri­ge­re una più nutri­ta arma­ta di inva­sio­ne. Le ope­ra­zio­ni ini­zia­ro­no il 13 novem­bre, e pre­se­ro sta­vol­ta una pie­ga deci­sa­men­te favo­re­vo­le. Dopo un mese di scon­tri cam­pa­li agguer­ri­ti tra i disci­pli­na­ti repar­ti austra­lia­ni e gli sfug­gen­ti guer­ri­glie­ri emù, le per­di­te del nemi­co era­no di cir­ca mil­le, men­tre il repar­to di Mere­dith usò 10.000 pro­iet­ti­li, die­ci per ogni uccel­lo abbattuto.

La guer­ra fu inu­ti­le, per­ché il pro­ble­ma degli emù ven­ne risol­to solo sul fini­re degli anni ’50, e nel frat­tem­po gli agri­col­to­ri furo­no costret­ti a con­ten­de­re a schiop­pet­ta­te il con­trol­lo del ter­ri­to­rio ai fero­ci emù. I col­ti­va­to­ri con­ti­nua­ro­no a chie­de­re al gover­no di inter­ve­ni­re fino al 1948, ma Can­ber­ra, stu­fa di col­le­zio­na­re insul­ti, nasco­se la testa sot­to la sab­bia. “Se aves­si avu­to una divi­sio­ne con la resi­sten­za ai pro­iet­ti­li di que­gli uccel­li, sarei capa­ce di con­fron­tar­mi con qua­lun­que eser­ci­to del mon­do” chio­sò Mere­dith al ter­mi­ne del con­flit­to. Non è dato sape­re come si sia­no sen­ti­ti i suoi sol­da­ti, sen­ten­do­si dire che un’accozzaglia di emù era miglio­re di loro. L’onore dell’esercito austra­lia­no era sce­so deci­sa­men­te in bas­so. E Mere­dith fece pro­prio una figu­rac­cia. Da uccel­lo del malaugurio.

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