Gli eSport – i videogiochi dalla cameretta agli stadi

Il 31 otto­bre scor­so è ter­mi­na­to il 2015 Lea­gue of Legends World Cham­pion­ship, la quin­ta edi­zio­ne del cam­pio­na­to mon­dia­le di Lea­gue of Legends, uno dei video­gio­chi più famo­si e gio­ca­ti del momen­to. Se a que­ste paro­le sta­te pen­san­do ad un mez­za doz­zi­na di ragaz­zi­ni chiu­si in un qual­che scan­ti­na­to o sala gio­chi di pae­se, can­cel­la­te subi­to quest’immagine dal­la vostra men­te: è un even­to a cui han­no par­te­ci­pa­to ven­ti squa­dre com­po­ste da die­ci gio­ca­to­ri l’uno – con rela­ti­vi coach e staff tec­ni­co – pro­ve­nien­ti da tut­to il mon­do, dal­la Cina agli Sta­ti Uni­ti pas­san­do per la Corea e l’Europa, che si sono sfi­da­ti in palaz­zet­ti del­lo sport e sta­di davan­ti a miglia­ia di per­so­ne dal vivo e deci­ne di milio­ni onli­ne per con­ten­der­si un mon­te­pre­mi di oltre 2 milio­ni di dollari.

Pro­prio que­sto è ciò che si inten­de quan­do si par­la di eSports. Cra­si del sin­tag­ma “elec­tro­nic sports”, con que­sto ter­mi­ne si defi­ni­sco­no tut­ti quei video­ga­mes che ven­go­no gio­ca­ti a livel­lo com­pe­ti­ti­vo in sva­ria­te par­ti del mon­do, con tan­to di fede­ra­zio­ni, tor­nei uffi­cia­li orga­niz­za­ti dal­le soft­ware hou­se e mon­te­pre­mi al pari di atti­vi­tà più comu­ne­men­te defi­ni­ti sport come il cal­cio, il basket, l’atletica, eccetera.

La cosa non dovreb­be stu­pi­re più di tan­to: i video­gio­chi fin dal­la loro crea­zio­ne  sono sta­ti con­ce­pi­ti come meto­do per met­te­re in com­pe­ti­zio­ne due indi­vi­dui a col­pi di rifles­si e abi­li­tà manua­le, sen­za ave­re ini­zial­men­te altro sco­po o fun­zio­ne (basti pen­sa­re a Spa­cewar o Pong, con­si­de­ra­ti i pri­mi video­ga­mes mai creati).

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La pri­ma com­pe­ti­zio­ne uffi­cia­le di un video­gio­co vie­ne fat­ta risa­li­re al 1980, quan­to l’Atari orga­niz­zò lo Spa­ce Inva­ders Cham­pion­ship, un tor­neo iti­ne­ran­te lun­go tut­ti gli Sta­ti Uni­ti d’America, segui­ta poi nel cor­so dei due decen­ni suc­ces­si­vi da altre gran­di case di svi­lup­po, come la Nin­ten­do, o azien­de e mul­ti­na­zio­na­li come Bloc­k­bu­ster, ma è solo alla fine degli anni Novan­ta che si ini­zia a par­la­re in modo più spe­ci­fi­co di eSports con i pri­mi tor­nei di Qua­keWar­craft.

Que­ste atti­vi­tà ini­zia­no ad ave­re un cer­to suc­ces­so pri­ma di tut­to in Corea del Sud gra­zie soprat­tut­to alla dif­fu­sio­ne sem­pre più capil­la­re di inter­net, tan­to che nel 2000 vie­ne fon­da­ta dal Mini­ste­ro del­la Cul­tu­ra, degli Sport e del Turi­smo la KeSpa, ossia la Korean e‑Sports Asso­cia­tion, una fede­ra­zio­ne con il com­pi­to di rego­la­men­ta­re e pro­muo­ve­re gli sport elet­tro­ni­ci. La popo­la­ri­tà degli eSports nel­la repub­bli­ca corea­na è enor­me, tan­to che su inter­net è anco­ra piut­to­sto dif­fu­sa la fal­sa con­vin­zio­ne per la qua­le Star­craft – un popo­la­re gio­co di stra­te­gia e uno dei pri­mi gio­chi ad esse­re iden­ti­fi­ca­to come eSport – sia con­si­de­ra­to lo sport nazio­na­le corea­no. Vera è inve­ce l’esistenza di ben due cana­li satel­li­ta­ri sui qua­li ven­go­no tra­smes­se 24 ore al gior­no  par­ti­te di vari sport elet­tro­ni­ci; tale situa­zio­ne però rap­pre­sen­ta un uni­cum se para­go­na­ta al resto del mondo.

Ben­ché gli eSports stia­mo gua­da­gnan­do anno dopo anno sem­pre più suc­ces­so anche in Occi­den­te soprat­tut­to gra­zie all’enorme for­tu­na di Lea­gue of Legends e di con­se­guen­za di tut­ti gli altri MOBA, l’opinione pub­bli­ca fa anco­ra mol­ta fati­ca a rico­no­sce­re ai video­gio­chi com­pe­ti­ti­vi lo sta­tu­to di sport. Un esem­pio su tut­ti è l’enorme dia­tri­ba che ha coin­vol­to l’ESPN – Enter­tain­ment and Sport Pro­gram­ming Net­work, uno dei net­work tele­vi­si­vi dedi­ca­ti allo sport più segui­ti negli Sta­ti Uni­ti – e gli appas­sio­na­ti di eSport.

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Quan­do a luglio 2014 ven­ne tra­smes­so su ESPN 3 l’intero tor­neo mon­dia­le di Dota 2, i fan degli sport tra­di­zio­na­li si sono river­sa­ti su inter­net per dimo­stra­re il loro disap­pun­to come solo una fol­la infe­ro­ci­ta di per­so­ne può fare: tra­mi­te una serie di insul­ti sia nei con­fron­ti del net­work tele­vi­si­vo sia con­tro gli appas­sio­na­ti di video­gio­chi. Anche a segui­to di que­ste vicen­de, qual­che mese dopo John Skip­per, pre­si­den­te dell’ESPN, ha dichia­ra­to in un’intervista per il The New Yor­ker l’intenzione di con­ti­nua­re a tra­smet­te­re i più impor­tan­ti tor­nei di video­gio­chi, ma che i gio­chi in que­stio­ne deb­ba­no esse­re con­si­de­ra­ti “com­pe­ti­zio­ni” anzi­ché “veri sport”. Inu­ti­le dir­lo, que­sta vol­ta è sta­to il tur­no degli appas­sio­na­ti di gaming a riem­pi­re la rete di insul­ti e cri­ti­che nei con­fron­ti del presidente.
Come se non bastas­se, ad ina­spri­re anco­ra di più gli ani­mi ci ha pen­sa­to Colin Cowherd, famo­so com­men­ta­to­re del­lo stes­so net­work, che lo scor­so apri­le, a segui­to del­la tra­smis­sio­ne su ESPN 2 del­la fina­le del tor­neo mon­dia­le di Heroes of the Storm ha affer­ma­to che “si sareb­be licen­zia­to se costret­to a com­men­ta­re una par­ti­ta di un video­gio­co onli­ne” per­ché per lui equi­var­reb­be a “pun­tar­si una pisto­la in boc­ca” (inci­den­tal­men­te, poco tem­po dopo è sta­to dav­ve­ro licen­zia­to a cau­sa di alcu­ni com­men­ti raz­zi­sti nei con­fron­ti dei gio­ca­to­ri di base­ball pro­ve­nien­ti dal­la Repub­bli­ca Dome­ni­ca­na, ma que­sta è qua­si un’altra storia).

Nono­stan­te tut­te le pole­mi­che sol­le­va­te, l’ESPN non ha smes­so di copri­re alme­no in par­te i gran­di even­ti degli eSport –  di sicu­ro l’enorme giro di pub­bli­ci­tà e i cor­ri­spon­den­ti gua­da­gni non avran­no gio­ca­to nes­sun ruo­lo in que­sta deci­sio­ne – ma la discus­sio­ne riguar­do gli sport elet­tro­ni­ci è lun­gi dall’essere conclusa.

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Eppu­re ci sono diver­se somi­glian­ze tra video­gio­chi e gli sport tra­di­zio­na­li, sia a livel­lo di strut­tu­ra inter­na che a quel­lo di orga­niz­za­zio­ne: i così det­ti pro gamer, così come gli atle­ti a livel­lo ago­ni­sti­co, si sot­to­pon­go a ore di alle­na­men­to tut­ti i gior­ni per miglio­ra­re le pro­prie pre­sta­zio­ni, che pos­so­no esse­re i rifles­si piut­to­sto che la cono­scen­za del­le stra­te­gie, a secon­da del video­ga­me in cui sono pro­fes­sio­ni­sti; come già det­to, i team degli eSports sono for­ma­ti da un deter­mi­na­to nume­ro di gio­ca­to­ri e di staff tec­ni­co, dall’allenatore al mana­ger, e ogni squa­dra è spon­so­riz­za­ta da una gran­de mar­chio – spes­so col­le­ga­to al mon­do del gaming; per acce­de­re ai cam­pio­na­ti mon­dia­li, poi, mol­ti eSport pre­ve­do­no una sele­zio­ne simi­le a quel­la degli sport tra­di­zio­na­li come il basket, con una sta­gio­ne lun­ga diver­si mesi e dei play-off alla fine di essa.

Si potreb­be anda­re avan­ti a lun­go nell’elencare le simi­li­tu­di­ni tra que­sti due mon­di – come sareb­be altret­tan­to faci­le tro­va­re mol­te dif­fe­ren­ze – ma for­se è più impor­tan­te riflet­te­re su quan­ta stra­da abbia­no fat­to i video­gio­chi dal­la loro crea­zio­ne, da puro mez­zo di intrat­te­ni­men­to fino a diven­ta­re un feno­me­no mon­dia­le attor­no al qua­le gra­vi­ta­no milio­ni di dol­la­ri e milio­ni di fan – pro­prio come il nostro calcio.

D’altra par­te, la discus­sio­ne su ciò che può esse­re o non esse­re defi­ni­to sport è da sem­pre aper­ta: sem­pre per tor­na­re sul­lo stes­so esem­pio, l’ESPN tra­met­te anche tor­nei di poker, Sca­ra­beo e… gare di spel­ling. Per­ché non dare anche ai video­ga­mes la stes­sa pos­si­bi­li­tà di intrat­te­ne­re le masse?

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Erin De Pasquale
Stu­den­te di Let­te­re. Amo i video­gio­chi, fumet­ti, serie tv e libri: se esi­ste qualcos’altro là fuo­ri, non voglio saperlo.
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