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L’acquacoltura in zone colpite da stress idrico

In col­la­bo­ra­zio­ne con ASSP Uni­mi
di Luca Gibilaro

Negli ulti­mi 50 anni la richie­sta d’ac­qua com­ples­si­va è aumen­ta­ta ad un rit­mo dop­pio rispet­to alla cre­sci­ta demo­gra­fi­ca e mol­te regio­ni del glo­bo stan­no rag­giun­gen­do il limi­te del­le acque “affi­da­bi­li” da uti­liz­za­re, di cui l 70% cir­ca cor­ri­spon­de ad uti­liz­zo a fini agricoli.

Nelle regioni aride e semi-aride il diritto all’acqua a fini produttivi è considerato importante quanto l’accesso all’istruzione od all’assistenza sanitaria di base.

La FAO cal­co­la che entro il 2025 due ter­zi del­la popo­la­zio­ne potreb­be tro­var­si in con­di­zio­ni di scar­si­tà; biso­gna ricor­da­re che que­sta situa­zio­ne non pare deri­va­re solo da una  bas­sa dispo­ni­bi­li­tà di piog­ge annua­li o fal­de acqui­fe­re natu­ra­li, ma anche da una limi­ta­ta uti­liz­za­bi­li­tà pro­por­zio­nal­men­te all’ac­qua neces­sa­ria alla pro­du­zio­ne ali­men­ta­re rispet­to alla popolazione.

AquacultureAcqua­col­tu­ra grab via

Un’idea uti­le ad  affron­ta­re que­sta pro­spet­ti­va pro­vie­ne dal­la Cina, Pae­se che negli scor­si decen­ni è sta­to al cen­tro di un note­vo­le pro­ces­so di espan­sio­ne demo­gra­fi­ca e, con­se­quen­zial­men­te, ha visto aumen­ta­re la richie­sta ali­men­ta­re inter­na, soprat­tut­to di pesce — la FAO sti­ma che dal pesce deri­vi il 17% del­l’ap­por­to pro­tei­co mon­dia­le, che può però esse­re mol­to più alto in alcu­ne regio­ni (dove arri­va fino al 70%).
L’ac­qua­col­tu­ra ha per­mes­so di far fron­te, alme­no in par­te, a que­sta doman­da: la ripro­du­zio­ne in cat­ti­vi­tà di pesci, anfi­bi e mol­lu­schi — fon­te di sosten­ta­men­to del 20% del­la popo­la­zio­ne mon­dia­le attua­le — può esse­re attua­ta in acque mari­ne, sal­ma­stre o dolci.

Il sot­toin­sie­me di que­sta tra­di­zio­ne pro­dut­ti­va  che a noi inte­res­sa è noto come IMTA – in ita­lia­no, Acqua­col­tu­ra Mul­ti­Tro­fi­ca Inte­gra­ta – con­si­ste nel­l’al­le­va­re sul mede­si­mo appez­za­men­to, in perio­di alter­ni, spe­cie vege­ta­li ed ani­ma­li uti­liz­zan­do sim­bio­ti­ca­men­te, come risor­se pro­dut­ti­ve, gli scar­ti deri­van­ti dal ciclo di cre­sci­ta del­l’al­tra spe­cie. Ciò non com­por­ta un effet­ti­vo rispar­mio idri­co ma per­met­te di pro­dur­re mol­te più risor­se ali­men­ta­ri sen­za aumen­ta­re il con­su­mo d’acqua.

L’ac­qual­col­tu­ra, in tut­te le sue for­me, è però d’impensabile attua­zio­ne lad­do­ve, in mol­ti Pae­si sot­to­svi­lup­pa­ti, ci si tro­vi ad affron­ta­re una gra­ve caren­za di risor­se;  in que­sti casi è inve­ce pos­si­bi­le appli­ca­re i prin­ci­pi ricon­du­ci­bi­li al con­cet­to di ari­do­col­tu­ra: sco­po prin­ci­pa­le di que­sta par­ti­co­la­re tec­ni­ca è otti­miz­za­re la capa­ci­tà di inva­so del ter­re­no degli appor­ti idri­ci naturali.

aridocolturaAri­do­col­tu­ra grab via

La sar­chia­tu­ra in par­ti­co­la­re con­si­ste nel­la rimo­zio­ne dei pri­mi 5–10 cm di pro­fon­di­tà del suo­lo, cau­san­do un rapi­do essic­ca­men­to del­lo stra­to rima­sto in super­fi­cie, in modo da otte­ne­re l’interruzione del­la capil­la­ri­tà del ter­re­no e far ces­sa­re così la per­di­ta di umi­di­tà del ter­re­no cau­sa­ta dal pro­ces­so di tra­spi­ra­zio­ne del suolo.
Altro capo­sal­do del­l’a­ri­do­col­tu­ra è la pra­ti­ca del­l’a­ra­tu­ra pro­fon­da dei ter­re­ni, di soli­to pra­ti­ca­ta pri­ma dell’arrivo del­la sta­gio­ne del­le piog­ge. Entram­be le tec­ni­che per­met­to­no inol­tre di eli­mi­na­re le pian­te infe­stan­ti, com­pli­ci dell’impoverimento del terreno.
Tut­ti que­sti accor­gi­men­ti han­no per­mes­so alle popo­la­zio­ni medi­ter­ra­nee, e non solo, di col­ti­va­re effi­ca­ce­men­te mol­ti pro­dot­ti che non svol­go­no  gran par­te del ciclo pro­dut­ti­vo in esta­te, per evi­den­ti motivi.

Que­ste tec­ni­che sono in uso da seco­li, ma ve n’è un’al­tra mol­to più recen­te che ha spin­to a ripen­sa­re al rap­por­to acqua/terreno nel­l’am­bi­to agri­co­lo: la microir­ri­ga­zio­ne o Sur­fa­ce Drip Irri­ga­tion. Sco­per­ta e sfrut­ta­ta  in Israe­le fin dagli anni Ses­san­ta, si sta dif­fon­den­do rapi­da­men­te in tut­to il pia­ne­ta. Poter ero­ga­re get­ti sot­ti­li e pre­ci­si – costan­ti o “a sor­si” – diret­ta­men­te sul­la zona del­le radi­ci del­le pian­te (attra­ver­so appo­si­ti goc­cio­la­to­ri) evi­ta il for­mar­si del­le odia­te infe­stan­ti, che non rice­vo­no irri­ga­zio­ne, ma soprat­tut­to per­met­te di sce­glie­re in qual­sia­si momen­to la quan­ti­tà, la qua­li­tà e e la fre­quen­za più ido­nee alla col­tu­ra in atto, abbat­ten­do mol­tis­si­mi sprechi.

microirrigazione

Microir­ri­ga­zio­ne grab via

Si può uti­liz­za­re in con­di­zio­ne di for­te ven­to e/o su ter­re­ni sco­sce­si e col­li­na­ri dove è fre­quen­te la per­di­ta d’ac­qua per il feno­me­no del ruscel­la­men­to; dà rac­col­ti più con­si­sten­ti e per­met­te di rispar­mia­re for­za lavo­ro. Inol­tre la con­cen­tra­zio­ne del get­to in area ridot­ta aumen­ta l’in­fit­tir­si del­le radi­ci e quin­di la capa­ci­tà del col­ti­va­to di assor­bi­re nutrienti.

Sor­ge­reb­be spon­ta­neo, par­lan­do di irri­ga­zio­ne mec­ca­niz­za­ta, un para­go­ne coi pivot cen­tra­li e linea­ri mol­to uti­liz­za­ti negli U.S.A. Que­sti meto­di sono effet­ti­va­men­te mol­to inno­va­ti­vi ed effi­ca­ci, ma anco­ra ben lon­ta­ni dal per­met­te­re quel rispar­mio di risor­se che potreb­be tro­var­si ad affron­ta­re un Pae­se afflit­to da pro­ble­mi  dovu­ti all’aridità.

Que­ste sono solo alcu­ne del­le tec­ni­che che por­te­ran­no l’Uo­mo ver­so un uti­liz­zo più respon­sa­bi­le e lun­gi­mi­ran­te del­le risor­se per far fron­te all’i­nar­re­sta­bi­le cre­sci­ta demo­gra­fi­ca che ci attende.

 

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