Guida alla mostra “Henri Cartier-Bresson e gli altri”.

ITALY. 1933. Tuscany. Florence.

A Palaz­zo del­la Ragio­ne con­ti­nua il per­cor­so attra­ver­so l’Italia del seco­lo scor­so, ritrat­ta dai miglio­ri foto­gra­fi del seco­lo. Comin­cia­ta con Ita­lia insi­de Out che met­te­va in mostra gli scat­ti dei gran­di foto­gra­fi ita­lia­ni, la ras­se­gna con­ti­nua con le ope­re dei foto­gra­fi internazionali.

La mostra, cura­ta da Gio­van­na Cal­ven­zi, si scan­di­sce in set­te sezio­ni. Il pro­lo­go di que­sto lun­go rac­con­to che copre 80 anni di sto­ria d’Italia e che tra le righe rive­la l’evoluzione del­le tec­ni­che e dei lin­guag­gi foto­gra­fi­ci, è costi­tui­to da un par­ti­co­la­re auto­ri­trat­to di Hen­ri Car­tier-Bres­son, del 1933, che non solo apre la mostra, ma inau­gu­ra anche un’intera epo­ca del­la foto­gra­fia e del foto-gior­na­li­smo di cui Car­tier-Bres­son è pioniere.

Il gran­de mae­stro fran­ce­se, teo­ri­co del momen­to deci­si­vo, ovve­ro di quei pochi secon­di che acqui­si­sco­no vita eter­na nel momen­to del­lo scat­to, è con­si­de­ra­to uno dei più impor­tan­ti foto­gra­fi del Nove­cen­to. Nel 1947 fon­da l’agenzia foto­gra­fi­ca Magnum assie­me ai col­le­ghi e ami­ci Robert Capa, Geor­ge Rod­ger, David Sey­mour e Wil­liam Van­di­vert che avrà in bre­ve tem­po una impor­tan­za mondiale.

ITALY. 1933. Tuscany. Florence.Hen­ri Car­tier-Bres­son, Firen­ze, 1933 © Fon­da­tion Hen­ri Car­tier-Bres­son, Paris / Magnum Photos

Per più di vent’anni del­la sua car­rie­ra Car­tier-Bres­son dedi­ca i suoi scat­ti ai pae­sag­gi ita­lia­ni: tra il 1951 e il 1973 fa nume­ro­si viag­gi in Ita­lia tra cui uno in Sar­de­gna nel 1962 per Vogue.

Le sue foto ritrag­go­no la sem­pli­ci­tà dei momen­ti quo­ti­dia­ni, ma attra­ver­so l’occhio del pit­to­re: sem­pre divi­so tra foto­gra­fia e pit­tu­ra, Car­tier-Bres­son è alla con­ti­nua ricer­ca del mez­zo per­fet­to per “fis­sa­re una fra­zio­ne di secon­do di realtà”.

L’avventuriero che è in me si sen­te obbli­ga­to a testi­mo­nia­re le cica­tri­ci di que­sto mon­do con uno stru­men­to più rapi­do del pennello. 

Ini­zia così la pri­ma sezio­ne inti­to­la­ta L’Italia, la foto­gra­fia “uma­ni­sta” e altro  che rac­co­glie gli scat­ti dei più gran­di mae­stri. Tra que­sti Robert Capa, testi­mo­ne sul cam­po duran­te la Cam­pa­gna d’Italia nel 1943, accan­to alle trup­pe ame­ri­ca­ne di cui docu­men­ta l’arrivo in Sici­lia. Le sue famo­sis­si­me foto­gra­fie ritrag­go­no pae­sag­gi rura­li popo­la­ti da con­ta­di­ni e soldati. 

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3Robert Capa, Ita­lia. 1943–1944. © Inter­na­tio­nal Cen­ter of Photography

Seguo­no gli scat­ti di David Sey­mour che in una Roma immo­bi­le ana­liz­za il mon­do del­la fede nel­la capi­ta­le. Di altro stam­po sono le foto del­la gio­va­nis­si­ma Cuchi Whi­te che cat­tu­ra momen­ti quo­ti­dia­ni e docu­men­ta real­tà socia­li tra Vene­zia, Firen­ze e il Sud Ita­lia. Her­bert List, famo­so per le sue foto di nudi maschi­li e per aver influen­za­to lo sti­le di foto­gra­fi di moda con­tem­po­ra­nei, ci pre­sen­ta qui i suoi scat­ti napoletani.

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David Sey­mour, Ber­nard Beren­son osser­va la sta­tua di Pao­li­na Bor­ghe­se di Anto­nio Cano­va alla Gal­le­ria Bor­ghe­se di Roma. Roma, 1955. © David Sey­mour / Magnum Photos 

Wil­liam Klein ha foto­gra­fa­to le gran­di cit­tà del pia­ne­ta, par­ten­do dal­la nata­le New York per arri­va­re fino a Tokyo; seguen­do Fel­li­ni è giun­to a Roma nel 1956. L’ultimo capi­to­lo del­la pri­ma sezio­ne è tut­to di Seba­stiao Sal­ga­do che rac­con­ta la vita dei pesca­to­ri del­le ton­na­re sici­lia­ne e il loro pre­ca­rio equi­li­brio tra pas­sa­to e presente.

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Seba­stião Sal­ga­do, Gli equi­pag­gi, con­dot­ti dal rais, si radu­na­no all’alba per dare ini­zio alla mattanza.
Tra­pa­ni, 1991. 
© Seba­stião Sal­ga­do / Ama­zo­nas Images 

La poe­sia del bian­co e nero è pro­ta­go­ni­sta del secon­do capi­to­lo che si allon­ta­na dal repor­ta­ge a dal­le sue tec­ni­che per appro­da­re a rac­con­ti più intro­spet­ti­vi e auto­bio­gra­fi­ci come quel­lo di Clau­de Nori che negli anni Set­tan­ta ritrae l’estate sul lito­ra­le adria­ti­co alla ricer­ca del­le sue ori­gi­ni. Più spe­ri­men­ta­le è inve­ce il capi­to­lo suc­ces­si­vo, dal tito­lo Dove l’interpretazione diven­ta un atto d’amore. Abe­lar­do Morell si ser­ve del foro ste­no­pei­co che lui chia­ma “Came­ra Obscu­ra”, crean­do un effet­to in cui inter­ni ed ester­ni si fon­do­no in un’unica imma­gi­ne e Ire­ne Kung ritrae una Mila­no fia­be­sca e invi­si­bi­le, di cal­vi­nia­na memoria.

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Ire­ne Kung, Duo­mo. Mila­no, 2012. © Ire­ne Kung — Cour­te­sy Con­tra­sto Gal­le­ria Milano 

Ci inol­tria­mo poi in quel­lo che vie­ne det­to “Lin­guag­gio docu­men­ta­rio” con Paul Strand che assie­me a Cesa­re Zavat­ti­ni rea­liz­za un repor­ta­ge sul­la con­di­zio­ne dei con­ta­di­ni nell’Emilia degli anni Cin­quan­ta. Seguo­no due sezio­ni che van­no in cop­pia: una ritrae lo Sguar­do inquie­to di foto­gra­fi qua­li Art Kane che crea una com­po­si­zio­ne dop­pia e clau­stro­fo­bi­ca di Piaz­za San Mar­co a Vene­zia; l’altra è inve­ce dedi­ca­ta allo Sguar­do posi­ti­vo di mae­stri qua­li Joel Meye­ro­wi­tz e Ste­ve McCurry.

Ste­ve McCur­ry, Gon­do­le in un cana­le. Vene­zia, mar­zo 2011 © Ste­ve McCurry

L’ultimo capi­to­lo dà la strut­tu­ra cir­co­la­re al rac­con­to: vie­ne infat­ti ripre­so il tema dell’autoritratto attra­ver­so gli scat­ti di Nobuyo­schi Ara­ri che si ritrae tra le vie di Vene­zia con una tipi­ca masche­ra car­ne­va­le­sca sul vol­to, o l’autobiografismo del­le foto di Sophie Zénon che riper­cor­re la sto­ria del­la sua fami­glia e infi­ne gli auto­ri­trat­ti di Eli­na Brotherus.

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Elena Buzzo
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne. Scri­vo per non par­la­re. Mi pia­ce il cine­ma, la bir­ra, ma non il gelato.

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