La fine del conflitto siriano dipende da Assad

Ales­san­dro Villanueva

Dopo gli atten­ta­ti ter­ro­ri­sti­ci a Pari­gi — il cui bilan­cio defi­ni­ti­vo con­ta 129 mor­ti e 325 feri­ti — le con­se­guen­ze del­la guer­ra civi­le siria­na tor­na­no nuo­va­men­te pro­ta­go­ni­ste del dibat­ti­to poli­ti­co inter­na­zio­na­le. Fino al 13 novem­bre la solu­zio­ne all’in­sta­bi­li­tà poli­ti­ca del­la Siria appa­ri­va anco­ra lon­ta­na e poco chia­ra, spe­cial­men­te per le diver­gen­ze tra Rus­sia e USA. Il gior­no dopo gli atten­ta­ti si sono riu­ni­ti a Vien­na i diret­ti pro­ta­go­ni­sti del­la que­stio­ne siria­na: gli even­ti di Pari­gi han­no acce­le­ra­to l’e­si­gen­za e il dove­re di sta­bi­li­re un’a­gen­da poli­ti­ca che met­ta fine al con­flit­to. Entro il pri­mo gen­na­io ini­zie­rà una discus­sio­ne tra Assad e le for­ze di oppo­si­zio­ne. Le tap­pe suc­ces­si­ve con­si­ste­ran­no nel­la for­ma­zio­ne di un ese­cu­ti­vo di tran­si­zio­ne entro sei mesi, e nel­la con­vo­ca­zio­ne di nuo­ve ele­zio­ni entro diciot­to. 

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Dopo qua­si cin­que anni di guer­ra, una road map a lun­go ter­mi­ne è sta­ta final­men­te fis­sa­ta. Ma il nodo più impor­tan­te — e quel­lo su cui diver­go­no mag­gior­men­te USA e Rus­sia — è il desti­no di Bashar al-Assad: sul suo futu­ro anco­ra non si è tro­va­to un accor­do, seb­be­ne il Pre­mier tur­co Erdo­gan abbia affer­ma­to che per Assad un futu­ro pro­prio non ci sarà. Gli Sta­ti Uni­ti e i loro allea­ti voglio­no l’im­me­dia­ta fine poli­ti­ca del pre­si­den­te siria­no, men­tre la Rus­sia sostie­ne l’i­po­te­si di un gover­no di tran­si­zio­ne gui­da­to dal­lo stes­so Assad, per poi arri­va­re a nuo­ve ele­zio­ni. Gli Sta­ti Uni­ti, alme­no fino all’ac­cor­do di pochi gior­ni fa, han­no mostra­to una poli­ti­ca più pru­den­te e meno effi­ca­ce. Aven­do fal­li­to nel crea­re una mili­zia uni­ta­ria oppo­sta ad Assad, gli uni­ci suc­ces­si sta­tu­ni­ten­si pos­so­no esse­re con­si­de­ra­ti i bom­bar­da­men­ti in coor­di­na­men­to con le mili­zie cur­de nel nord del­la Siria.

La proposta del governo russo prevede invece una transizione politica guidata dallo stesso Assad, preceduta da interventi militari contro lo Stato Islamico (ISIS) e, dopo la sua sconfitta, nuove elezioni.

Tut­ta­via, nel pri­mo mese di bom­bar­da­men­ti la mag­gior par­te degli obiet­ti­vi rus­si sono sta­ti posta­zio­ni non del­l’I­SIS ma di altre for­ze di oppo­si­zio­ne al regi­me siria­no come al-Nusra, un ramo di al-Qae­da in Siria, e di altri grup­pi minori.

Tut­to que­sto men­tre nei com­bat­ti­men­ti sul ter­re­no l’e­ser­ci­to di Assad con­ti­nua a ripor­ta­re vit­to­rie impor­tan­ti, come la con­qui­sta del­le loca­li­tà di Al Hader e Al Eis, situa­te a sud del­la pro­vin­cia di Alep­po — ter­ri­to­rio di cui il gover­no siria­no non ha tota­le con­trol­lo — e le recen­ti vit­to­rie sul­le mon­ta­gne del Qala­moun e a Lata­kia, roc­ca­for­te del­la fami­glia di Assad e del­l’A­la­wi­smo — dot­tri­na scii­ta di cui è espo­nen­te il pre­si­den­te siria­no. Ma la vit­to­ria mili­tar­men­te più impor­tan­te è anche la più recen­te: la con­qui­sta del­la base aerea di Kwei­res, situa­ta a sud est del­la cit­tà di Alep­po, in cui l’e­ser­ci­to di Assad ha rot­to un asse­dio dura­to cir­ca due anni, in coor­di­na­men­to con le trup­pe ira­nia­ne e con le mili­zie di Hez­bol­lah. La con­qui­sta  apre nuo­vi sce­na­ri stra­te­gi­ci: la vici­nan­za del­la base con la capi­ta­le eco­no­mi­ca del­la Siria per­met­te un sup­por­to aereo più rapi­do ed effi­ca­ce in vista di un even­tua­le azio­ne mili­ta­re in cit­tà, che per metà si tro­va in mano a for­ze di oppo­si­zio­ne. Così l’e­ser­ci­to siria­no, for­te del­l’e­spe­rien­za di quat­tro anni di guer­ra e gal­va­niz­za­to dal soste­gno mili­ta­re rus­so, si pre­pa­ra pro­ba­bil­men­te alla ricon­qui­sta del­la cit­tà: una bat­ta­glia cer­ta­men­te lun­ga e dif­fi­ci­le, da cui rischia di sca­tu­ri­re una nuo­va onda­ta di pro­fu­ghi ver­so l’Europa.

Senza l’intervento russo, vittorie di questa importanza non sarebbero state possibili.

Per il momen­to, un inter­ven­to di ter­ra è sta­to esclu­so da tut­te le for­ze in cam­po. Ma i san­gui­no­si atten­ta­ti pari­gi­ni avran­no impor­tan­ti con­se­guen­ze: la dichia­ra­zio­ne di Hol­lan­de — secon­do cui si sareb­be trat­ta­to di un vero e pro­prio «atto di guer­ra» — e gli imme­dia­ti bom­bar­da­men­ti fran­ce­si sul­la cit­tà siria­na di Raq­qa fan­no pen­sa­re che la fine del con­flit­to in Siria sia anco­ra lontana.

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