Le isole contese del Pacifico

Per noi cit­ta­di­ni del Vec­chio Con­ti­nen­te si trat­ta di uno sfor­zo imma­ne: ammet­te­re d’es­se­re ora­mai abi­tan­ti del­la peri­fe­ria del mon­do. Nel­l’a­na­li­si degli equi­li­bri glo­ba­li ci dimen­ti­chia­mo volen­tie­ri che il bari­cen­tro del­la Sto­ria è slit­ta­to ine­so­ra­bil­men­te ver­so Ove­st (o ver­so Est), agli anti­po­di del­la Terra.

Sul­l’O­cea­no Paci­fi­co si affac­cia­no quat­tro super­po­ten­ze mon­dia­li: Sta­ti Uni­ti, Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se, Giap­po­ne e Rus­sia. Li si potreb­be a buon dirit­to defi­ni­re i “Big Four” del­l’at­tua­le pano­ra­ma geo­po­li­ti­co inter­na­zio­na­le – in que­sto sen­so par­la­no anche i recen­ti dati del­la Cre­dit Suis­se – e ami­ci­zie e riva­li­tà fra que­ste non sono un miste­ro. La par­ti­ta è un due con­tro due: da una par­te USA e Giap­po­ne, dal­l’al­tra Rus­sia e Cina, come ai vec­chi tem­pi. E, come ai vec­chi tem­pi, si gio­ca con­tem­po­ra­nea­men­te su più cam­pi e a più livelli.

In que­sta chia­ve può esser let­ta la TPP, la Trans Paci­fic Part­ner­ship – equi­va­len­te orien­ta­le del­la tan­to dibat­tu­ta TTIP – sigla­ta nei pri­mi gior­ni d’ot­to­bre in chia­ve aper­ta­men­te anti-cine­se. Fra i dodi­ci con­traen­ti tro­via­mo Austra­lia, Bru­nei, Cana­da, Cile, Giap­po­ne, Male­sia, Mes­si­co, Nuo­va Zelan­da, Sin­ga­po­re, Viet­nam e, nel ruo­lo di part­ner domi­nan­te, gli Sta­ti Uni­ti. Fuo­ri, come det­to, riman­go­no chia­ra­men­te la Cina e la Russia.

Ma non sono solo le rela­zio­ni eco­no­mi­che e com­mer­cia­li a deter­mi­na­re vin­ci­to­ri e vin­ti. Nel­l’in­tri­ca­to sce­na­rio del Paci­fi­co, estre­ma­men­te rile­van­ti dal pun­to di vista stra­te­gi­co risul­ta­no alcu­ni ter­ri­to­ri, per­lo­più iso­le, anco­ra oggi ogget­to di dispu­ta. Lem­bi di ter­ra spes­so disa­bi­ta­ti, la cui sovra­ni­tà è tut­to­ra incerta.

Le iso­le Kuril

isole pacifico 4

Situa­te in posi­zio­ne di van­tag­gio, tra Hok­kai­do e Kam­cha­t­ka, a poche miglia mari­ne dal­lo Stret­to di Bering, le iso­le Curi­li rien­tra­no sot­to il domi­nio rus­so. Le quat­tro iso­le meri­dio­na­li però, le iso­le Itu­rup, Kuna­shi­ri, Shi­ko­tan e gli iso­lot­ti Habo­mai, ven­go­no da decen­ni riven­di­ca­te dal Giap­po­ne, per l’e­sat­tez­za dal 1945, quan­do, a pochi mesi dal ter­mi­ne del con­flit­to mon­dia­le, l’U­nio­ne Sovie­ti­ca pre­se pos­ses­so dei cosid­det­ti “ter­ri­to­ri del Nord” del Sol Levan­te, espel­len­do 17mila persone.

Capo Nosap­pu, riva estre­ma del­l’­Hok­kai­do, dista meno di quat­tro chi­lo­me­tri dal­l’ul­ti­ma del­le Habo­mai. All’in­dub­bio inte­res­se stra­te­gi­co va som­ma­to il poten­zia­le eco­no­mi­co che le Curi­li pos­so­no van­ta­re. Il ter­re­no e le acque del­l’ar­ci­pe­la­go pre­sen­ta­no infat­ti vaste riser­ve di gas e idrocarburi.

Le trattative per il loro possesso perdurano tuttora e la materia del contendere è talmente sentita che Russia e Giappone, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi, non hanno mai ratificato alcun trattato di pace ufficiale.

Mal­gra­do le recen­ti aper­tu­re, la Rus­sia non ha mai lascia­to adi­to alle spe­ran­ze giap­po­ne­si, che vor­reb­be­ro rico­no­sciu­ta la pro­prie­tà di tut­te e quat­tro le iso­le del­l’ar­ci­pe­la­go, sen­za sconti.
E nono­stan­te i rap­por­ti fra i due Pae­si si sia­no fat­ti negli anni più diste­si, tra alti e bas­si, gli attri­ti fra Tokyo e Mosca si sono ina­spri­ti nel cor­so del­l’e­sta­te, dopo l’an­nun­cio del mini­stro del­la Dife­sa rus­so Ser­gei Shoi­gu di un mas­sic­cio raf­for­za­men­to di una base mili­ta­re già esi­sten­te, attual­men­te ospi­tan­te la XVIII Divi­sio­ne di arti­glie­ria. Com­po­sta di cir­ca 3500 uomi­ni, la divi­sio­ne può con­ta­re su diver­si car­ri arma­ti T‑80 e mis­si­li anti­ae­rei Buk M‑1. Alla base ter­re­stre se ne affian­ca una nava­le, pedi­na fon­da­men­ta­le per Mosca al fine di evi­ta­re incur­sio­ni nel Mare di Okhotsk.

Il con­so­li­da­men­to del­le basi del­le Curi­li rien­tra nel­l’e­nor­me pia­no mili­ta­re di Putin, pia­no che pre­ve­de la crea­zio­ne di una cin­tu­ra di pro­te­zio­ne, dal Paci­fi­co al Mare di Sibe­ria, ideal­men­te orien­ta­ta ver­so le acque ame­ri­ca­ne. Una buo­na par­te degli sfor­zi mili­ta­ri del colos­so rus­so si con­cen­tre­ran­no da qui al 2018 nel­l’ir­ro­bu­sti­men­to del­le basi arti­che di Kotel­ny, del­l’I­so­la Wran­gel, di Capo Sch­midt, e quel­le paci­fi­che, situa­te sul­le coste orien­ta­li del­la Chu­ko­t­ka e pro­prio nel­le Curili.

L’i­so­la di Okinawa

Per com­pren­de­re appie­no l’im­por­tan­za del­l’a­vam­po­sto rus­so, biso­gna con­si­de­ra­re il vastis­si­mo dispie­ga­men­to di for­ze mes­so in cam­po dagli Sta­ti Uni­ti in ter­ri­to­rio Giap­po­ne­se. Un rife­ri­men­to par­ti­co­la­re va fat­to alla basi di Kade­na e Futen­ma, sul­l’i­so­la di Oki­na­wa, per­no stra­te­gi­co del­la mari­na mili­ta­re sta­tu­ni­ten­se, che vede lì allo­ca­ti qua­si 50mila sol­da­ti e buo­na par­te del­le risor­se ame­ri­ca­ne, vale a dire cir­ca il 75% del­le for­ze com­ples­si­ve in suo­lo giapponese.

isole pacifico3

Ma pro­prio in que­sti gior­ni sul­l’i­so­la infu­ria la pro­te­sta: i cit­ta­di­ni han­no intra­pre­so una lot­ta ser­ra­ta con­tro il pro­get­to di un ulte­rio­re amplia­men­to del­la base. Decen­ni di occu­pa­zio­ne han­no tra­sfor­ma­to l’an­ti­mi­li­ta­ri­smo loca­le in vero e pro­prio anti­a­me­ri­ca­ni­smo. La con­vi­ven­za con l’an­ti­co, ingom­bran­te nemi­co, da sem­pre mal sof­fer­ta, è dive­nu­ta ai più intol­le­ra­bi­le e le ammi­ni­stra­zio­ni loca­li, su pres­sio­ne dell’opinione pub­bli­ca, han­no fini­to per appog­gia­re la pro­te­sta, svol­gen­do un’a­zio­ne di rego­la­re ostru­zio­ni­smo. Da ulti­mo, il neoe­let­to gover­na­to­re del­l’i­so­la ha recen­te­men­te revo­ca­to i per­mes­si rila­scia­ti all’e­ser­ci­to sta­tu­ni­ten­se, bloc­can­do i lavo­ri e cau­san­do una pro­fon­da spac­ca­tu­ra fra la pre­fet­tu­ra e Tokyo.

Una demi­li­ta­riz­za­zio­ne del­la zona è tut­ta­via impen­sa­bi­le: la base di Oki­na­wa, infat­ti, non è fun­zio­na­le solo al con­trol­lo del­le mano­vre rus­se a Settentrione.

Le iso­le Senkaku

Spo­stan­do­si ver­so Sud, nel gran­de scac­chie­re paci­fi­co fa pre­po­ten­te­men­te ingres­so la Cina, a sua vol­ta inte­res­sa­ta a con­qui­star­si nuo­vi e più ampi spa­zi di mano­vra. La stu­pe­fa­cen­te cre­sci­ta eco­no­mi­ca del Dra­go­ne ha risve­glia­to vec­chi sogni d’egemonia.

Fra i ter­ri­to­ri riven­di­ca­ti da Pechi­no tro­via­mo le iso­le Sen­ka­ku. Cin­que iso­lot­ti nel mez­zo del Mare di Cina meri­dio­na­le, per un tota­le di 7km qua­dra­ti, al cen­tro di una dispu­ta decen­na­le. A con­ten­der­si que­sti atol­li disa­bi­ta­ti e appa­ren­te­men­te insi­gni­fi­can­ti sono la Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se, il Giap­po­ne e Taiwan.

isole pacifico2

Pic­co­le, ma ric­chis­si­me: il sot­to­suo­lo e le acque del­le Sen­ka­ku pre­sen­te­reb­be­ro vasti gia­ci­men­ti di idro­car­bu­ri e un mare estre­ma­men­te pesco­so. Situa­te ad appe­na 140km dal­la pri­ma iso­la giap­po­ne­se, a 300km dal­le coste cine­si e a 440km da quel­le di Tai­wan, garan­ti­reb­be­ro il con­trol­lo di rot­te nau­ti­che fon­da­men­ta­li. Attual­men­te rien­tra­no sot­to il con­trol­lo di Tokyo, ma sono ogget­to di cro­ni­che incur­sio­ni da par­te del­la mari­na cine­se. L’ul­ti­ma, il 24 otto­bre. A poco sono ser­vi­te le cri­ti­che e le minac­ce. Tut­ta­via, nell’evenienza di un vero e pro­prio attac­co, il Giap­po­ne avreb­be le spal­le coperte.

In caso di neces­si­tà, per quan­to non sia­no coin­vol­ti nel­la dia­tri­ba, in for­za di pat­ti san­ci­ti con il gover­no giap­po­ne­se gli Sta­ti Uni­ti sono legit­ti­ma­ti a inter­ve­ni­re in sup­por­to dell’alleato.

Tutt’altro che igna­ra del peri­co­lo rap­pre­sen­ta­to dal­la poten­za cine­se, la U.S. Army ne segue pas­so pas­so i movi­men­ti e rispon­de a tono, sen­za curar­si trop­po di get­ta­re tiz­zo­ni sul­la brace.

Il traf­fi­co di navi ame­ri­ca­ne nel Mare di Cina è, come vedre­mo, par­ti­co­lar­men­te intenso.

Le iso­le Para­cel e Spratly

I rap­por­ti tra USA e Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se nel Paci­fi­co sono segna­ti da costan­ti pro­vo­ca­zio­ni. Non è solo la Cina a vio­la­re i limi­ti ter­ri­to­ria­li. Anche i recen­ti scon­fi­na­men­ti sta­tu­ni­ten­si han­no sca­te­na­to aspre pro­te­ste a Pechino.

Il Mare cine­se meri­dio­na­le vede tran­si­ta­re per le sue acque la metà dei car­ghi com­mer­cia­li in rot­ta ver­so l’Eu­ro­pa, il Medio­rien­te e l’A­sia orien­ta­le, e sot­to il suo fon­da­le si tro­ve­reb­be­ro, secon­do i dati del­la Ban­ca Mon­dia­le, alme­no 7 miliar­di di bari­li e oltre 900 mila miliar­di di metri cubi di gas natu­ra­le. Ine­vi­ta­bil­men­te gua­da­gna­re il con­trol­lo del­la zona diven­ta un obiet­ti­vo vita­le per tut­te le nazio­ni che vi si affac­cia­no, ma non solo. Diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te, gli Sta­ti Uni­ti moni­to­ra­no costan­te­men­te la situa­zio­ne, nel ten­ta­ti­vo di limi­ta­re l’a­zio­ne cinese.

isole pacifico

Le zone cal­de del con­fron­to sono in par­ti­co­la­re due: le iso­le Para­cel e le Spratly.

Le iso­le Spra­tly sono del­le vere e pro­prie ter­re di nes­su­no. Nel cor­so degli anni, sono sta­te occu­pa­te mili­tar­men­te, sen­za alcun accor­do né ordi­ne, da Male­sia, Viet­nam, Filip­pi­ne, Tai­wan, Bru­nei e Cina. Sei nazio­ni per 750 iso­le e iso­lot­ti. Tut­te insie­me non con­ta­no che 5km qua­dra­ti d’e­sten­sio­ne, eppu­re sono al cen­tro di un con­ten­zio­so plu­ri­se­co­la­re. La Cina, in par­ti­co­la­re, riven­di­ca il pos­ses­so di tut­to l’ar­ci­pe­la­go. Inol­tre, da qual­che anno ha ini­zia­to a crea­re del­le vere e pro­prie iso­le artificiali.

A giu­gno le auto­ri­tà filip­pi­ne han­no denun­cia­to la costru­zio­ne di più basi mili­ta­ri cine­si su alcu­ne di que­ste iso­le. La noti­zia, smen­ti­ta da Pechi­no, ma con­fer­ma­ta dal­le imma­gi­ni satel­li­ta­ri, ha mes­so in allar­me Washing­ton, che ha mobi­li­ta­to pron­ta­men­te mari­na ed eser­ci­to. Gli Sta­ti Uni­ti temo­no le mire a Orien­te del riva­le asia­ti­co. La scor­sa set­ti­ma­na il gover­no cine­se ha reso noto l’av­vi­sta­men­to di navi da guer­ra sta­tu­ni­ten­si in pros­si­mi­tà del­le bar­rie­re di Subi e Mischief, entro il limi­te del­le 12 miglia nau­ti­che. Lu Kang, por­ta­vo­ce del Mini­ste­ro degli Este­ri, ha dichia­ra­to elo­quen­te­men­te che Pechi­no in futu­ro “rispon­de­rà riso­lu­ta­men­te a qual­sia­si atto deli­be­ra­ta­men­te pro­vo­ca­to­rio da par­te di qual­sia­si nazio­ne”. “Non sia­mo spa­ven­ta­ti all’i­dea di com­bat­te­re una guer­ra nel­la regio­ne”, avreb­be aggiunto.

Nessuno scrupolo, quindi, a invocare lo scontro diretto, anche se verosimilmente al solo scopo propagandistico. Ma il teatro della battaglia, quella vera, quella aperta, non sarebbe né la Siria, né l’Ucraina.

Se quel­la in atto in que­sti mesi fra Mosca e Washing­ton è una rin­no­va­ta Guer­ra Fred­da, un fron­te del con­flit­to – for­se quel­lo più deli­ca­to, di cer­to quel­lo meno ana­liz­za­to dai mass-media euro­pei – non può che esse­re que­sto, e i som­mo­vi­men­ti che inte­res­sa­no le acque del Paci­fi­co, per quan­to silen­zio­si, di natu­ra tat­ti­ca, eco­no­mi­ca, mili­ta­re più che bel­li­ca, lo dimo­stra­no. E nel­l’a­na­li­si del­l’at­tua­le situa­zio­ne non pos­sia­mo più dimen­ti­car­ci che affian­co alla Rus­sia, oggi come ieri, c’è anco­ra la Cina. E che oggi, a dif­fe­ren­za di ieri, potreb­be esse­re pro­prio la Cina la vera bestia nera americana.

***

PER APPROFONDIRE

http://www.gtmglobaltrends.de/1/basi_militari_in_estremo_oriente_acque_agitate_per_stati_uniti_e_russia_5752923.html

http://www.polgeonow.com/2013/06/disputed-territory-senkaku-diaoyu-islands-japan-china.html

Con­di­vi­di:
Arianna Bettin
Irre­quie­ta stu­den­tes­sa di filo­so­fia, cer­co di fare del pun­to inter­ro­ga­ti­vo la mia ragion d’es­se­re e la chia­ve di let­tu­ra del­la realtà. 
Nel dub­bio, ci scri­vo, ci cor­ro e ci rido su.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.