Nettle Denim e Orange Fiber
La moda si fa sempre più ecosostenibile

Ele­na Cirla 

La moda eco­so­te­ni­bi­le è, mol­to banal­men­te, una moda che si pro­po­ne di uti­liz­za­re mate­rie pri­me vege­ta­li e di sfrut­ta­re tec­ni­che di pro­du­zio­ne a bas­so impat­to ambientale.
Sem­bra che il sostan­ti­vo “moda” e l’aggettivo “soste­ni­bi­le” sia­no due ter­mi­ni che viag­gia­no su due bina­ri paral­le­li, che non si incon­tre­ran­no mai e mai avran­no la pos­si­bi­li­tà di esse­re associati.

E invece il tema dell’eco/ethical-fashion è sempre più sentito e molto in voga, tra animalisti e non.

Sono note le bat­ta­glie di que­sti ulti­mi con­tro l’uso – e abu­so – di sostan­ze di deri­va­zio­ne ani­ma­le, come seta e lana, a favo­re, inve­ce, di tes­su­ti vege­ta­li qua­li lino e coto­ne; par­ti­co­lar­men­te impres­se nel­l’im­ma­gi­na­rio col­let­ti­vo sono le sfi­la­te in cui all’esterno, oltre le tran­sen­ne, frot­te di ani­ma­li­sti con­vin­ti aspet­ta­no l’uscita del­le crea­zio­ni –spes­so pel­lic­ce– per imbrat­tar­le di vernice.

Ma sia­mo sicu­ri che que­sta rivo­lu­zio­ne par­ta sem­pre e solo dall’esterno?

Ci sono nume­ro­si sti­li­sti, Stel­la McCart­ney al ver­ti­ce (vega­na e ambien­ta­li­sta con­vin­ta da anni), che si bat­to­no quo­ti­dia­na­men­te per una moda eti­ca e al tem­po stes­so eco­so­ste­ni­bi­le. Non appa­io­no tes­su­ti di pro­ve­nien­za ani­ma­le nel­le sue col­le­zio­ni, ogni tes­su­to “incri­mi­na­to” vie­ne sosti­tui­to da alter­na­ti­ve di natu­ra vege­ta­le e/o sin­te­ti­ca. Inol­tre, nel limi­te del pos­si­bi­le, la casa cer­ca di uti­liz­za­re coto­ne organico.

Pare che la sfi­da mag­gio­re sia sta­ta quel­la con la pel­le, mate­ria­le ama­to e osan­na­to da tut­ti i desi­gners, per­chè sem­pre di ten­den­za e, riu­scen­do a cade­re bene sul cor­po di qual­sia­si don­na, par­ti­co­lar­men­te appe­ti­bi­le per la vendita.

Un gior­no sarà pos­si­bi­le sosti­tui­re tali tes­su­ti con inno­va­zio­ni qua­si futu­ri­sti­che — ad esm­pio l’orange fiber ((Oran­ge Fiber — il pri­mo tes­su­to soste­ni­bi­le dagli agru­mi al mon­do — non è anco­ra in com­mer­cio, ma la pro­du­zio­ne indu­stria­le è in via di otti­miz­za­zio­ne e dovreb­be arri­va­re sul mer­ca­to entro il 2016.)) , fibra deri­va­ta diret­ta­men­te dall’arancia che, oltre al bas­so impat­to ambien­ta­le, ha il van­tag­gio di rila­scia­re sul­la pel­le le pro­prie­tà bene­fi­che dell’agrume.

Ma la ricer­ca del­la soste­ni­bi­li­tà non si fer­ma qui: anche il rispar­mio ener­ge­ti­co sta mol­to a cuo­re all’azienda, che si impe­gna nell’assicurare che il 45% del­le ope­ra­zio­ni deri­vi da ener­gia “green” al 100%.

runway-to-greenGrab via

Infi­ne, famo­sis­si­mo è il #Meat­Free­Mon­day, un’iniziativa lan­cia­ta sot­to for­ma di blog nel 2009 da Stel­la, il padre Paul (sì, pro­prio lui) e la matri­gna Mary, che pun­ta a con­vin­ce­re i let­to­ri ad evi­ta­re di man­gia­re car­ne e ad infor­mar­si sui rischi per­so­na­li e sull’impatto che que­sto può ave­re sull’ambiente.

Ma non è solo Stel­la McCart­ney a sup­por­ta­re la cau­sa del­la soste­ni­bi­li­tà nel­la moda: mol­to spes­so sono le gran­di cate­ne low cost a pro­por­re del­le scel­te eco­friend­ly. Un esem­pio è la H&M Con­scious Col­lec­tion: il colos­so sve­de­se di Hen­nes & Mau­ri­tz pro­po­ne infat­ti, accan­to ai capi del­la col­le­zio­ne per­ma­nen­te, del­le scel­te più “con­sa­pe­vo­li”, che uti­liz­za­no mate­ria­li loca­li e soste­ni­bi­li, pur cer­can­do di man­te­ne­re un’impronta cool. Mol­to usa­to è, anche in que­sto caso, il coto­ne orga­ni­co – il coto­ne in sé è il mate­ria­le più sfrut­ta­to da H&M – che, a det­ta del mar­chio, con­qui­ste­rà l’intera pro­du­zio­ne entro il 2020.

Altra gran­de pala­di­na dell’eco-fashion è Lau­ren Bush, sti­li­sta ame­ri­ca­na che, col­la­bo­ran­do con la casa di moda del mari­to (figlio di Ral­ph Lau­ren), ha crea­to il FEED Pro­ject, un pro­get­to filan­tro­pi­co che pre­ve­de una linea di acces­so­ri eti­ca­men­te soste­ni­bi­li. Asso­cian­do­si al Pro­gram­ma Ali­men­ta­re del­le Nazio­ni Uni­te, ogni acces­so­rio ven­du­to prov­ve­de a rac­co­glie­re fon­di che ven­go­no devo­lu­ti per l’acquisto di pasti suc­ces­si­va­men­te distri­bui­ti alle scuo­le più pove­re di Afri­ca e Asia.

Ed è fre­sca fre­sca di gior­na­ta la noti­zia sull’impiego di nuo­vi eco­tes­su­ti, il “Net­tle Denim” e il “Cypress”, entram­bi vege­ta­li – l’uno deri­va­to dal­le orti­che e l’altro dai cipres­si –usa­ti dall’unica azien­da inte­ra­men­te eco­so­ste­ni­bi­le al mon­do, Re-Bel­lo. La diret­tri­ce crea­ti­va del­la casa, Iva­na Oma­zic, si è impe­gna­ta nel­la rea­liz­za­zio­ne di stof­fe alter­na­ti­ve ma non per que­sto fasti­dio­se: come nel caso dell’orange fiber, infat­ti, la fibra vie­ne lavo­ra­ta fino alla rea­liz­za­zio­ne di un tes­su­to mor­bi­dis­si­mo e per­fi­no leni­ti­vo per la pelle.
Sia­mo anco­ra con­vin­ti che la moda eti­ca ed eco­so­ste­ni­bi­le sia solo un miraggio?

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