Non solo Hollande – Le campagne d’Egitto e di Siria di Napoleone

Nel mag­gio 1797, il gio­va­ne Napo­leo­ne Bona­par­te attra­ver­sa le Alpi con 30.000 sol­da­ti, pun­tan­do diret­ta­men­te su Vien­na. Giun­to in Ita­lia sba­ra­glia l’e­ser­ci­to pie­mon­te­se e con­qui­sta Mila­no. Dopo que­sti straor­di­na­ri suc­ces­si Vene­zia acco­glie con giu­bi­lo il con­dot­tie­ro francese.

Il 17 otto­bre 1797, l’Au­stria e la Fran­cia tro­va­no un accor­do con il trat­ta­to di Cam­po­for­mio, che segna la fine del­le osti­li­tà. Vie­ne uffi­cial­men­te rico­no­sciu­ta la Repub­bli­ca Cisal­pi­na (costi­tui­ta da Lom­bar­dia, Roma­gna e par­te del­l’E­mi­lia), ma vie­ne cedu­ta all’Au­stria l’an­ti­chis­si­ma Repub­bli­ca Vene­zia­na. La pace con l’Im­pe­ra­to­re lascia l’In­ghil­ter­ra sola con­tro la Fran­cia rivoluzionaria.

Essen­do un’in­va­sio­ne in gran­de sti­le del­la Gran Bre­ta­gna fuo­ri discus­sio­ne, Napo­leo­ne con­vin­ce il Diret­to­rio a col­pi­re gli intes­si eco­no­mi­ci del nemi­co, pren­den­do pos­ses­so del­l’E­git­to. Così facen­do, i Fran­ce­si avreb­be­ro minac­cia­to diret­ta­men­te l’In­dia, dove gli Ingle­si ave­va­no svi­lup­pa­to rela­zio­ni com­mer­cia­li con­si­sten­ti. La con­qui­sta del­l’E­git­to era quin­di il pri­mo pas­so ver­so le Indie Orien­ta­li, e una vol­ta lì, oltre ad attac­ca­re i pos­se­di­men­ti ingle­si, la Fran­cia avreb­be anche potu­to esten­de­re e pro­teg­ge­re le pro­prie trat­te commerciali.

L’Armée d’O­rient, coman­da­ta da Napo­leo­ne in per­so­na, sal­pa nel mag­gio del 1798. La flot­ta fran­ce­se, dopo esser­si impa­dro­ni­ta del­l’i­so­la di Mal­ta, che si rifiu­ta­va di rifor­nir­ne le navi, si pre­sen­ta al prin­ci­pio di luglio davan­ti al por­to di Ales­san­dria d’E­git­to. L’E­git­to era dal 1519 par­te del­l’Im­pe­ro Otto­ma­no, ma all’e­po­ca era già fuo­ri dal suo con­trol­lo diret­to. Il Pae­se era gui­da­to da una éli­te di mame­luc­chi, che ne costi­tui­va­no anche la prin­ci­pa­le for­za mili­ta­re. Sbar­ca­to con l’e­ser­ci­to, Napo­leo­ne sba­ra­glia i mame­luc­chi nel­la bat­ta­glia del­le Pira­mi­di (21 luglio 1798), ma nei pri­mi gior­ni di ago­sto del­lo stes­so anno subi­sce una pesan­te scon­fit­ta nava­le nel­la bat­ta­glia del Nilo, svol­ta­si nel­la rada di Abu­kir, dove gli Ingle­si gui­da­ti da Ora­zio Nel­son annien­ta­no la flot­ta francese.

Nel frat­tem­po anche il con­trol­lo del­l’E­git­to si dimo­stra tut­t’al­tro che sem­pli­ce per i Fran­ce­si. Il 22 otto­bre 1798 scop­pia al Cai­ro una gran­de rivol­ta con­tro gli occu­pan­ti, e il coman­dan­te fran­ce­se del­la cit­tà vie­ne assas­si­na­to insie­me ad altri uffi­cia­li. La popo­la­zio­ne vie­ne isti­ga­ta dagli imam a giu­ra­re davan­ti al Pro­fe­ta di ucci­de­re sen­za pie­tà ogni fran­ce­se che si fos­se para­to loro innan­zi. Inu­ti­le dire che la rivol­ta ven­ne seda­ta nel san­gue da Napo­leo­ne, con l’uc­ci­sio­ne di 3.000 mila Egi­zia­ni con­tro le 300 vit­ti­me francesi.

Nel frat­tem­po, venu­to a cono­scen­za del­la scon­fit­ta nava­le subi­ta da Napo­leo­ne ad Abu­kir, il sul­ta­no tur­co Selim III deci­de di muo­ve­re final­men­te i suoi eser­ci­ti con­tro i Fran­ce­si, attac­can­do l’E­git­to via mare da Rodi, e via ter­ra dal­la Siria. Napo­leo­ne deci­de allo­ra di ripren­de­re ini­zia­ti­va, come egli stes­so scri­ve nel­le sue memo­rie: “le rego­le del­la guer­ra mi chie­de­va­no di anti­ci­pa­re i nemi­ci, di attra­ver­sa­re il gran­de deser­to duran­te l’in­ver­no, di impos­ses­sar­mi di tut­te le muni­zio­ni che il nemi­co ave­va dis­se­mi­na­to lun­go la costa del­la Siria, e di attac­ca­re e distrug­ge­re in suc­ces­sio­ne le trup­pe tur­che man mano che si radu­na­va­no”. Quin­di, il 28 dicem­bre 1798, Bona­par­te attra­ver­sa l’ist­mo di Suez e giun­ge nel­la peni­so­la del Sinai, pun­tan­do ver­so la Siria. Anche que­sta regio­ne era una pro­vin­cia del­l’Im­pe­ro Otto­ma­no, e com­pren­de­va, oltre all’at­tua­le Siria, anche Israe­le, Gior­da­nia e Liba­no. La pro­vin­cia, dal momen­to che era più vici­na alla capi­ta­le Istan­bul, non solo era rima­sta sot­to un con­trol­lo più diret­to del Sul­ta­no, ma era anche più facil­men­te difen­di­bi­le da questo.

Sem­pre nel­le sue memo­rie, Napo­leo­ne ci infor­ma sul­le cau­se pro­fon­de del­la cam­pa­gna mili­ta­re: “il prin­ci­pa­le obbiet­ti­vo del­la spe­di­zio­ne ver­so orien­te, era quel­lo di son­da­re la for­za degli Ingle­si”. Infat­ti, fin dal prin­ci­pio, la stes­sa inva­sio­ne del­l’E­git­to face­va par­te di un dise­gno più gran­de fina­liz­za­to a col­pi­re il vero nemi­co del­la Fran­cia: l’In­ghil­ter­ra. “L’ar­ma­ta che dove­va cam­bia­re il desti­no del­l’In­dia”, con­ti­nua infat­ti Napo­leo­ne, “dove­va mar­cia­re dal Nilo”. Il Cor­so non esi­ta affat­to ad affer­ma­re che la con­qui­sta del­la Siria “avreb­be pro­vo­ca­to la rovi­na di tut­ti i pos­se­di­men­ti ingle­si in Ame­ri­ca e nel­la peni­so­la de Gan­ge”, e che “il Medi­ter­ra­neo sareb­be diven­ta­to un lago francese”.

Antoine-Jean_Gros_-_Bonaparte_visitant_les_pestiférés_de_Jaffa

Nel­le sue memo­rie, Napo­leo­ne descri­ve la situa­zio­ne inter­na del­la Siria Otto­ma­na e i suoi abi­tan­ti alla fine del ‘700. Tra que­sti “ci sono mol­ti ebrei che ven­go­no da tut­te le par­ti del mon­do per mori­re nel­la Ter­ra San­ta di Jafet. Ci sono anche mol­ti Cri­stia­ni, alcu­ni dei qua­li sono discen­den­ti dei Cro­cia­ti; altre anco­ra sono fami­glie indi­ge­ne, che non han­no abbrac­cia­to il Mao­met­ti­smo al tem­po del­la con­qui­sta degli Ara­bi, Sono con­fu­se tra di loro, e non è più pos­si­bi­le distin­guer­le”. Il Bona­par­te sem­bre­reb­be com­pren­de­re a pie­no la varie­ga­ta quan­to deli­ca­ta situa­zio­ne poli­ti­ca e socia­le del­l’a­rea, e for­se spe­ra di poter con­ta­re in un aiu­to con­tro i Tur­chi da par­te dei suoi stes­si abi­tan­ti. In ogni caso, la situa­zio­ne del­la Siria gli dove­va esse­re par­sa otti­ma­le per un’in­va­sio­ne, scri­ve infat­ti che: “la pro­vin­cia del­l’Im­pe­ro Otto­ma­no nel­la qua­le vie­ne par­la­to l’a­ra­bo, implo­ra­va vigo­ro­sa­men­te per un cam­bia­men­to, e aspet­ta­va una guida”.

Dopo alcu­ni suc­ces­si ini­zia­li, l’ar­ma­ta fran­ce­se si ritro­va fer­ma ad asse­dia­re la cit­tà di San Gio­van­ni d’A­cri (l’o­dier­na Akko in Israe­le) tra il mar­zo e il mag­gio del 1799. Dopo una serie di vicen­de alter­ne, sem­bra che Napo­leo­ne stia final­men­te per ave­re la meglio quan­do un eser­ci­to del Sul­ta­no rie­sce a rag­giun­ge­re l’an­ti­co por­to cro­cia­to. I Fran­ce­si, ormai in net­ta infe­rio­ri­tà nume­ri­ca, sono costret­ti a toglie­re l’as­se­dio e a riti­rar­si in Egitto.

Intan­to la situa­zio­ne in Fran­cia richia­ma l’at­ten­zio­ne del Bona­par­te, e que­sti deci­de che sia ormai giun­ta l’o­ra di tor­na­re in patria. Sfug­gen­do mira­co­lo­sa­men­te alla vigi­lan­za del­le navi ingle­si, Napo­leo­ne sbar­ca a Fré­jus il 9 otto­bre 1799. Il 9 novem­bre del­lo stes­so anno (18 bru­ma­io anno VIII, secon­do il calen­da­rio rivo­lu­zio­na­rio), un col­po di sta­to segne­rà la fine del Diret­to­rio e del­la Rivo­lu­zio­ne stes­sa. Segue l’in­stau­ra­zio­ne del Con­so­la­to, e Napo­leo­ne, diven­ta­to Pri­mo con­so­le, si dimen­ti­ca ben pre­sto del­l’E­git­to (da dove nel 1801 i Fran­ce­si saran­no costret­ti a riti­rar­si); ormai, infat­ti, ha obbiet­ti­vi mol­to più gran­di: il domi­nio asso­lu­to in Fran­cia ed Europa.

Per quan­to la pre­sen­za fran­ce­se in Egit­to sia sta­ta di così bre­ve dura­ta, per non dire pas­seg­ge­ra, que­sta ebbe una gran­dis­si­ma riso­nan­za in Euro­pa. Infat­ti, duran­te il domi­nio fran­ce­se ven­ne­ro con­dot­te nume­ro­se cam­pa­gne archeo­lo­gi­che e scien­ti­fi­che (furo­no in ben 167, tra scien­zia­ti e stu­dio­si, a segui­re Napo­leo­ne e l’Armée d’O­rient) che por­ta­ro­no l’E­git­to e la sua plu­ri­mil­le­na­ria cul­tu­ra al cen­tro del­l’at­ten­zio­ne. In Euro­pa ini­ziò allo­ra una vera e pro­pria “mania”, al pun­to che si imi­tò lo sti­le egi­zia­no per­fi­no nel­la fog­gia dei mobi­li e del­le cera­mi­che di uso dome­sti­co (moda chia­ma­ta Retour d’E­gyp­te).

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Guido G. Beduschi
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