Groupies: anatomia di un fenomeno

Secon­do un noto voca­bo­la­rio ita­lia­no, una grou­pie è una fan acca­ni­ta e “mol­to appa­ri­scen­te” di un per­so­nag­gio famo­so. La defi­ni­zio­ne ren­de l’idea, ma rima­ne inac­cu­ra­ta e in qual­che modo riduttiva.

Alla fine tut­ti sap­pia­mo bene o male chi sono le grou­pies: sono ragaz­ze che fan­no ses­so con i musi­ci­sti, che ogni tan­to li accom­pa­gna­no in tour e che maga­ri alla fine se li spo­sa­no anche. Spes­so que­sto è tut­to quel­lo che ci vie­ne in men­te, e non si pen­sa a quan­to pos­sa esse­re sta­to impor­tan­te, in un modo o nell’altro, il ruo­lo del­la grou­pie nel­la sto­ria del­la musi­ca rock.

Il rock rag­giun­ge alte vet­te di popo­la­ri­tà negli anni ’60 e ’70, come un mon­do musi­ca­le nuo­vo, rivo­lu­zio­na­rio, ribel­le, sia social­men­te che poli­ti­ca­men­te, rispet­to alle nor­me cul­tu­ra­li domi­nan­ti. Ma l’euforia di que­sta ine­di­ta “eva­sio­ne psi­chi­ca glo­ba­le”, come l’hanno chia­ma­ta alcu­ni, non pre­ve­de don­ne nel ruo­lo di protagoniste.

Il rock si rivela subito un ambiente popolato prevalentemente da uomini e fortemente maschilista in tutte le sue declinazioni, artistiche e non.

Le musi­ci­ste che rie­sco­no a far­si stra­da e a impor­si come ico­ne sono mol­to poche, e per far­lo devo­no lot­ta­re con le unghie e con i den­ti (tra tut­te, Janis Joplin).

Ma que­ste don­ne non pos­so­no accet­ta­re di non par­te­ci­pa­re a un movi­men­to che sta stra­vol­gen­do, gra­zie alla musi­ca, così tan­ti para­dig­mi, ed entra­no in quel mon­do appa­ren­te­men­te a loro pre­clu­so nell’unico modo che sem­bra pos­si­bi­le: con il ses­so. Ragaz­ze gio­va­ni e gio­va­nis­si­me si gua­da­gna­no il tito­lo di grou­pies seguen­do le band nei loro tour e andan­do a let­to con pochi o mol­ti, e così facen­do diven­ta­no pro­ta­go­ni­ste del­la rivo­lu­zio­ne ses­sua­le e cul­tu­ra­le in atto, por­tan­do un nuo­vo modo di vede­re il ses­so sul­le coper­ti­ne dei giornali.

Il 1969, quan­do sia Rol­ling Sto­ne che Time Maga­zi­ne dedi­ca­no loro coper­ti­ne e arti­co­li, è l’anno in cui il mon­do sco­pre che cosa sono le grou­pies.

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[ezcol_1half_end id=”” class=”” style=“”]Ovviamente il ter­mi­ne indi­ca in gene­ra­le tut­te le fan che intrat­ten­go­no rap­por­ti ses­sua­li con i musi­ci­sti, ma è bene spe­ci­fi­ca­re. Ci sono ragaz­ze inte­res­sa­te solo a bre­vi e occa­sio­na­li incon­tri con le star del momen­to e le vere e pro­prie grou­pies, se così si può dire, che viag­gia­no con la band per lun­ghi perio­di e spes­so si occu­pa­no di orga­niz­za­re anche il loro guar­da­ro­ba e la loro vita socia­le, diven­tan­do vere e pro­prie road wives, fidan­za­te da tour. Sono que­ste ulti­me, soprat­tut­to, ad acqui­sta­re una fama pari a quel­la degli uomi­ni ai qua­li si accom­pa­gna­no. I nomi noti e le figu­re inte­res­san­ti sono innu­me­re­vo­li. Uno dei casi più famo­si, pro­ba­bil­men­te, è quel­lo di Nan­cy Spun­gen, che diven­ne la part­ner di Sid Vicious.[/ezcol_1half_end]

O anche Bebe Buell, madre del­la famo­sa attri­ce Liv Tyler, avu­ta con il can­tan­te degli Aero­smith Ste­ven Tyler. Bebe Buell rifiu­ta il ter­mi­ne grou­pie e lo sosti­tui­sce con quel­lo, altret­tan­to ambi­guo, di rock girl­friend, e ha scrit­to un’autobiografia inti­to­la­ta Rebel Heart: an Ame­ri­can Rock’n’Roll Jour­ney, nel­la qua­le, tra le altre cose, descri­ve la pre­stan­za ses­sua­le di non poche super­star del rock.

Tra tut­te si distin­gue poi, per ori­gi­na­li­tà di modi e di inten­ti — oltre che per la bel­lez­za del suo sito inter­net — Cyn­thia Pla­ster Caster, timi­da stu­den­tes­sa d’arte che deci­de che il modo miglio­re per avvi­ci­na­re le rock­star è chie­de­re loro di pre­star­si come model­li per fare cal­chi dei loro peni. La sua ampia col­le­zio­ne, che com­pren­de anche Jimi Hen­drix, fu spon­so­riz­za­ta nien­te­me­no che da Frank Zap­pa, affa­sci­na­to dal pro­get­to artistico.

cynthia

Ma che ne è delle groupies adesso?

Oggi il giu­di­zio nei con­fron­ti del­le ragaz­ze che “ogget­ti­fi­ca­no” il pro­prio cor­po, o lascia­no che sia ogget­ti­fi­ca­to da altri, è estre­ma­men­te nega­ti­vo, soprat­tut­to da par­te di altre don­ne, ma anche da par­te del­le rock­star stes­se. Di fan che fan­no ses­so con i pro­pri ido­li di sicu­ro ce ne sono anco­ra mol­tis­si­me, ma la rivo­lu­zio­ne ses­sua­le è fini­ta, e con essa l’orgoglio del pro­cla­mar­si grou­pies e di esi­bi­re la liber­tà del­le pro­prie scel­te in que­sto campo.

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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