Insolite Ignote: Mary Fields

I’m still Jen­ny from the block”, dice­va la cara Jen­ni­fer Lopez in una nota can­zo­ne, esal­tan­do e sot­to­li­nean­do la sua appar­te­nen­za a quel grup­po di bad girls pro­ve­nien­te dal South Side Bro­nx. Le face­va eco Rihan­na, un’altra nota bad girl, che, in abi­ti discin­ti e orec­chi­ni a cer­chio gran­di quan­to la ruo­ta di un tri­ci­clo, ancheg­gia­va da un lato all’altro di una via del­la peri­fe­ria new­yor­ke­se, lan­cian­do occhia­te di fuo­co alle (poten­zia­li) rivali. 

Far le cattive ragazze, in buona sostanza, non passa mai di moda, ma essere convincenti nel ruolo non è cosa da poco.

Tra le sto­rie dimen­ti­ca­te che vale la pena rac­con­ta­re c’è anche quel­la di Mary Fields, pri­ma vera bad girl degli Sta­ti Uni­ti d’America. Ci sono diver­se foto che ritrag­go­no Mary, una don­na monu­men­ta­le (180 cm per 90 chi­li di peso, una staz­za che all’epoca incu­te­va non pochi timo­ri) dai trat­ti duri, capel­li cor­ti e abi­ti scu­ri. In qua­si tut­te le foto­gra­fie la vedia­mo mostra­re un acces­so­rio deci­sa­men­te più inquie­tan­te di quei – se pur brut­ti – orec­chi­ni a cer­chio: un fuci­le a per­cus­sio­ne dall’aria piut­to­sto pesan­te e minac­cio­sa. Ma, si sa, anche le cat­ti­ve ragaz­ze più con­vin­cen­ti nascon­do­no sem­pre un cuore.

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Non si cono­sce l’esatta data di nasci­ta di Mary — si rac­con­ta a tal pro­po­si­to che festeg­gias­se il suo com­plean­no due vol­te all’anno, quan­do ne ave­va voglia – ma secon­do gli sto­ri­ci avven­ne attor­no al 1832, in una pian­ta­gio­ne di Hick­man, nel Ten­nes­see. Tra le pian­ta­gio­ni di coto­ne, in cui lavo­ra­va come schia­va, Mary conob­be Sarah The­re­sa Dun­ne, ami­ca dei suoi padro­ni. Tra le due don­ne, descrit­te come oppo­ste sia carat­te­rial­men­te che fisi­ca­men­te, nasce un’amicizia mol­to for­te, che por­te­rà Mary a lascia­re al sua ter­ra per rag­giun­ge­re Sarah a Tole­do, in Ohio, dove l’amica, fat­ta­si suo­ra, si era tra­sfe­ri­ta. Sono gli anni 70 dell’ottocento, il Tre­di­ce­si­mo Emen­da­men­to è sta­to rati­fi­ca­to e Mary può dir­si una don­na libe­ra. Insie­me a Sarah vivrà all’interno del con­ven­to del­le orso­li­ne per die­ci anni, occu­pan­do­si del giar­di­no con dedi­zio­ne qua­si reli­gio­sa (“Dio aiu­ti chi cam­mi­na sul pra­to dopo che Mary l’ha taglia­to”, dice­va una suo­ra, facen­do intui­re che la Fields non fos­se trop­po gen­ti­le nei con­fron­ti di chi vani­fi­ca­va il suo lavo­ro). Qui pre­se l’abitudine di vesti­re inte­ra­men­te di nero, un’usanza che non abban­do­ne­rà mai. Nel 1884 Sarah dovet­te par­ti­re per il Mon­ta­na, con l’incarico di aiu­ta­re i mis­sio­na­ri gesui­ti nel­la costru­zio­ne di cen­tri d’accoglienza per i nati­vi ame­ri­ca­ni cac­cia­ti dal­le loro ter­re. Mary ini­zial­men­te sem­bra non voler par­ti­re, sem­bra esser­si affe­zio­na­ta ai suoi giar­di­ni e al con­ven­to di Tole­do, dove una don­na come lei, sem­pre squa­dra­ta dal baso ver­so l’alto a cau­sa del suo aspet­to e – di con­se­guen­za – piut­to­sto iro­sa, ave­va final­men­te tro­va­to un po’ di pace. Mary, però, non ave­va fat­to i con­ti con i suoi sen­ti­men­ti (pre­sen­ti anche là in fon­do, sot­to quel­le vesti nere e l’aria bur­be­ra), e, venu­ta a cono­scen­za del fat­to che Sarah fos­se in peri­co­lo di vita a cau­sa di un malan­no, non esi­tò a fare i baga­gli e par­ti­re per un viag­gio di 1600 miglia ver­so il vec­chio west.

Si è spes­so par­la­to del­la pre­sen­za dei black cow­boy, figu­re dimen­ti­ca­te, pre­sen­ti solo rara­men­te nel­le foto­gra­fie e nei ritrat­ti e dun­que ingiu­sta­men­te estra­nee all’immaginario comun­que. Di cer­to era­no meno nume­ro­si, ma i pio­nie­ri di colo­re esi­ste­va­no in tut­to il west, e Mary era una di que­sti. Arri­va­ta a Casca­de, in Mon­ta­na, fu la pri­ma don­na di colo­re a sta­bi­lir­si nel­la cit­ta­di­na. Qui non si limi­tò a cura­re a vec­chia ami­ca, ma deci­se di pren­de­re par­te alla costru­zio­ne di un con­ven­to. Per i suc­ces­si­vi otto anni Mary, rifiu­tan­do aiu­ti da par­te degli uomi­ni, si cari­cò sul­le spal­le monu­men­ta­li bloc­chi di pie­tra e lavo­rò sen­za sosta, con una costan­za e una instan­ca­bi­li­tà che han­no dell’incredibile. Per una don­na come lei la vita non era affat­to faci­le, soprat­tut­to nel far west, ma Mary – pos­sia­mo intuir­lo – non era tipa da far­si met­te­re i pie­di in testa. In bre­ve tem­po fu defi­ni­ta “Il ter­ro­re del­le cam­pa­gne” e di lei si rac­con­ta­ro­no sto­rie, spes­so roman­za­te ma comun­que vero­si­mi­li, in cui la vedia­mo sten­de­re a suon di pugni chiun­que osas­se offen­der­la e, quan­do la situa­zio­ne si scal­da­va un po’ trop­po, estrar­re da sot­to le vesti una Smith & Wes­son cali­bro 38. A quan­to pare spa­ra­va come un cec­chi­no adde­stra­to. Mary beve­va whi­skey, fuma­va un sac­co di siga­ri – nien­te di più ver­go­gno­so per una don­na dell’epoca – e pare che il suo lin­guag­gio fos­se anche piut­to­sto colo­ri­to. Nei duel­li bat­te­va ogni uomo, e secon­do il Great Falls Exa­mi­ner, un gior­na­le dell’epoca, “rup­pe da sola più nasi di ogni altra per­so­na nell’intero Montana”. 

“Ruppe da sola più nasi di ogni altra persona nell’intero Montana”. 

Espul­sa dal con­ven­to dove vive­va a cau­sa del suo com­por­ta­men­to poco orto­dos­so, Mary ten­tò la for­tu­na apren­do una locan­da ma, poco dopo, finì in ban­ca­rot­ta per aver offer­to un po’ trop­pi pasti ai nul­la­te­nen­ti (le cat­ti­ve ragaz­ze, dice­vo, han­no un cuo­re d’oro). Mary non si die­de per vin­ta e, anche gra­zie a Sarah, riu­scì a otte­ne­re un posto pres­so l’US Postal Ser­vi­ce, acqui­sen­do così il tito­lo di pri­ma don­na afroa­me­ri­ca­na impie­ga­ta come cor­rie­re posta­le. Nei suc­ces­si­vi anni la vedia­mo rive­sti­re il suo ruo­lo con disci­pli­na e impe­gno fer­reo. Quel­lo del cor­rie­re era un lavo­ro peri­co­lo­so, e Mary lo affron­ta­va sen­za pau­ra, con una fia­schet­ta di whi­skey nel­la tasca e il suo fuci­le a por­ta­ta di mano. Non ci dove­va­no nem­me­no pro­va­re a met­ter­si tra lei e le sue consegne.

A settant’anni lasciò il lavo­ro e aprì una lavan­de­ria. Tut­ti i cit­ta­di­ni di Casca­de si ricor­da­va­no bene dell’aiuto che l’anziana don­na ave­va reca­to in pas­sa­to ai meno abbien­ti, così la sosten­ne­ro eco­no­mi­ca­men­te in que­sta sua ulti­ma impre­sa. Mary pas­sò la vec­chia­ia tra la gen­te del­la sua cit­tà, ama­ta e rispet­ta­ta. La bad girl con il cuo­re d’oro fu l’unica don­na ammes­sa nei saloon, dove pote­va discor­re­re di poli­ti­ca — era, ovvia­men­te, repub­bli­ca­na con­vin­ta — e sport. Si affe­zio­nò mol­to anche alla squa­dra di base­ball del­la cit­ta­di­na e, ammes­sa alle par­ti­te come ospi­te d’onore, pare por­tas­se ai gio­ca­to­ri di entram­be le squa­dre dei por­ta­for­tu­na fat­ti a mano da met­te­re all’occhiello.

Ave­va un cuo­re gran­de come tut­to il Mon­ta­na, la ragaz­za più cat­ti­va del West.

Francesca Motta
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