La Spagna di oggi è l’Italia di ieri?

Attor­no alla mez­za­not­te del 20 dicem­bre 2015 si è con­clu­so lo spo­glio dei voti del­le ele­zio­ni gene­ra­li spa­gno­le. Que­ste ele­zio­ni sono già pas­sa­te alla sto­ria del Pae­se: segna­no, infat­ti, la fine del siste­ma bipar­ti­ti­co che ha carat­te­riz­za­to la Spa­gna dal 1982 – anno del­la dis­so­lu­zio­ne dell’UCD, il par­ti­to che fu pro­ta­go­ni­sta del­la tran­si­zio­ne dal­la dit­ta­tu­ra  fran­chi­sta alla monar­chia costituzionale.

Da allo­ra ad oggi al gover­no si era­no alter­na­ti il PSOE, il par­ti­to socia­li­sta, e il PP, il par­ti­to popo­la­re di cen­tro­de­stra. A scom­pi­glia­re lo sta­to del­le cose sono sta­ti due par­ti­ti di recen­te fon­da­zio­ne, Ciu­da­da­nos, for­ma­zio­ne che potreb­be esse­re defi­ni­ta libe­ra­le – non fos­se che rifiu­ta ogni deno­mi­na­zio­ne poli­ti­ca – e “Pode­mos”, par­ti­to anti­eu­ro­pei­sta fon­da­to nel 2014 da alcu­ni par­te­ci­pan­ti al movi­men­to degli indi­gna­dos, anch’esso di dif­fi­ci­le col­lo­ca­zio­ne dal momen­to che rifiu­ta la dico­to­mia destra-sini­stra con­si­de­ran­do­la supe­ra­ta, ma che cio­no­no­stan­te nel par­la­men­to euro­peo ade­ri­sce alla Gau­che Uni­tai­re Euro­péen­ne.Una descri­zio­ne, per quan­to impre­ci­sa, potreb­be esse­re abboz­za­ta pre­sen­tan­do Pode­mos come una com­mi­stio­ne di ideo­lo­gie del nostra­no M5S e di quel­le del par­ti­to gre­co Syriza.

Il PP di Maria­no Rajoy ha otte­nu­to 123 seg­gi, il PSOE di Albert Rive­ra 90, Pode­mos è il ter­zo par­ti­to con il 20% dei voti, quin­di 69 seg­gi, men­tre a Ciu­da­da­nos ne spet­ta­no 40. I restan­ti 28 seg­gi si divi­do­no qua­si equa­men­te tra par­ti­ti mino­ri tra cui Uni­dad Popu­lar e il par­ti­to indi­pen­den­ti­sta cata­la­no. Que­sti risul­ta­ti non solo non con­se­gna­no la mag­gio­ran­za asso­lu­ta, pari a 176 seg­gi, a nes­su­no dei quat­tro prin­ci­pa­li par­ti­ti, ma nem­me­no ad alcu­na del­le due più ragio­ne­vo­li, tra le pos­si­bi­li, coa­li­zio­ni. Se si alleas­se­ro il Par­ti­to Popo­la­re e Ciu­da­da­nos, otter­reb­be­ro 163 seg­gi, se inve­ce fos­se­ro il PSOE e Pode­mos a crea­re un’intesa di sini­stra non andreb­be­ro oltre i 159 seg­gi. Una pos­si­bi­le via d’uscita sareb­be un gover­no di lar­ghe inte­se for­ma­to da i due sto­ri­ci riva­li, il PP ed il PSOE, opzio­ne che riscuo­te l’approvazione di Bru­xel­les, che si augu­ra che l’incarico di gover­no vada alla coa­li­zio­ne più sta­bi­le e meno anti-euro­pei­sta possibile.

elezioni spagna2In sen­so ora­rio: Pablo Igle­sias (Pode­mos), Maria­no Rajoy (Pp), Pedro San­chez (Psoe), Albert Riva (Ciu­da­da­nos)

Pablo Igle­sias, segre­ta­rio e fon­da­to­re di Pode­mos, ha dichia­ra­to di teme­re un’alleanza PP-PSOE, ma nel­le ulti­me ore Pedro San­chez, segre­ta­rio del PSOE, ne ha esclu­so l’eventualità.

L’unico pun­to su cui tut­ti i par­ti­ti sono d’accordo è che toc­chi a Maria­no Rajoy, pre­si­den­te uscen­te, il pri­mo ten­ta­ti­vo di for­ma­re un gover­no, pur nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che la pro­ba­bi­li­tà che ci rie­sca sono mol­to basse.

Si pre­an­nun­cia uno stal­lo che in Spa­gna già defi­ni­sco­no “uno sce­na­rio all’italiana”. Un arti­co­lo di Ini­go Domin­guez, com­par­so su El Paìs, ha tito­la­to “Bien­ve­ni­dos a Ita­lia”, com­pa­ran­do l’emergente siste­ma mul­ti­par­ti­ti­co all’instabilità poli­ti­ca che ha accom­pa­gna­to tut­ta la sto­ria del­la repub­bli­ca ita­lia­na. Il gior­na­li­sta ripor­ta una dichia­ra­zio­ne di Feli­pe Gon­za­lez, Pri­mo Mini­stro spa­gno­lo dal 1982 al 1996, che già a mag­gio pre­an­nun­cia­va: “La Spa­gna rischia uno sce­na­rio ita­lia­no, però con il gra­ve pro­ble­ma di tro­var­si sen­za ita­lia­ni a gestirlo”.

Le pre­vi­sio­ni di Gon­za­lez oggi risal­ta­no anco­ra di più per via del con­tra­sto col com­men­to di Mat­teo Ren­zi sul­la situa­zio­ne spa­gno­la: “Tut­ti dichia­ra­no di aver fat­to un buon risul­ta­to, tut­ti dico­no che biso­gna fare accor­di per crea­re un gover­no di coa­li­zio­ne, tut­ti dico­no che ser­vo­no rifor­me: è la Spa­gna di oggi, ma sem­bra l’Italia di ieri. Ma con la leg­ge elet­to­ra­le abbia­mo can­cel­la­to ogni bal­let­to post-elet­to­ra­le”. Dun­que men­tre crol­la lo sto­ri­co bipar­ti­ti­smo spa­gno­lo, nasce in Ita­lia un bipar­ti­ti­smo for­za­to dal­la leg­ge elet­to­ra­le nota come Ita­li­cum, qua­si i due Pae­si si fos­se­ro scam­bia­ti i rispet­ti­vi scac­chie­ri politici.

Dopo que­sto ribal­ta­men­to nel­la rispet­ti­va sta­bi­li­tà poli­ti­ca, ciò che acco­mu­na le due nazio­ni rima­ne la cre­sci­ta costan­te dei par­ti­ti anti­eu­ro­pei­sti e anti­si­ste­ma, gene­ra­ti da poli­ti­che d’austerità trop­po rigi­da­men­te appli­ca­te e mal sop­por­ta­te, deci­se da gover­ni per­ce­pi­ti come ammor­ba­ti da cor­ru­zio­ne e privilegi.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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