Le Cose Non Terribili del 2015

Il lavo­ro di un gior­na­le è di pub­bli­ca­re ciò che qual­cu­no non vor­reb­be vede­re pub­bli­ca­to. Scri­ve­re di “cose bel­le” è il mestie­re dei PR, non quel­lo che pro­via­mo a fare su Vul­ca­no Sta­ta­le. Ma duran­te l’anno non sono suc­ces­se solo disgra­zie, sono anche usci­ti dischi, film, serie tv e libri che ci sono piaciuti.
Que­sta è una lista, non orga­niz­za­ta, del­le cose non ter­ri­bi­li di quest’anno.

Musica

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Art Angels[/ezcol_1half]
[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Art Angels – Grimes
Fin da Gei­di Pri­mes la pro­du­zio­ne musi­ca­le di Clai­re Bou­cher si è sem­pre fat­ta rico­no­sce­re per le estre­me ten­den­ze alla con­ta­mi­na­zio­ne: pop imbe­vu­to non solo nel­la dan­ce e nel­la tech­no, ma con­ta­mi­na­to da witch hou­se, k‑pop, dark wave. Influen­ze così dispa­ra­te che non sem­pre pote­va­no fun­zio­na­re per­fet­ta­men­te, anche nel suo bloc­k­bu­ster del 2012, Vision.
Quest’anno Bou­cher è tor­na­ta, e fun­zio­na tut­to. Le sono­ri­tà ispi­ra­te, al limi­te del cita­zio­ni­sti­co, si tra­sfor­ma­no in musi­ca esclu­si­va­men­te sua, poten­te. Il suc­ces­so l’ha resa solo più corag­gio­sa e sfron­ta­ta, per­met­ten­do­le di pro­dur­re un disco art pop di alto pro­fi­lo auto­ria­le con testi imbe­vu­ti di un diver­ten­te – e diver­ti­to – fem­mi­ni­smo. [/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Cur­ren­ts — Tame Impala
Un luo­go comu­ne cri­mi­na­le vuo­le che esi­sta­no solo due tipi di album pop — dischi d’amore, e dischi di sepa­ra­zio­ne. Cur­ren­ts cade sen­za timo­re nel secon­do insie­me, ma sen­za ver­go­gna o faci­le inten­to com­mer­cia­le. Cur­ren­ts è il suo­no di un intro­ver­so che ha sfi­da­to il mon­do, e ha sco­per­to che ave­va ragio­ne — il mon­do non fa per lui. Così la voce di Kevin Par­ker e i suo­ni disco dell’LP accom­pa­gna­no il dolo­re del­la quo­ti­dia­ni­tà, l’orrore dell’incertezza — sono per­fet­ta rap­pre­sen­ta­zio­ne dell’impossibile cra­si tra i colo­ri del mon­do e la pro­pria ari­di­tà uma­na. [/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Gar­den of Dele­te – Oneo­h­trix Point Never
Il set­ti­mo album di Daniel Lopa­tin è il suo più stra­no e spe­ri­men­ta­le, ma anche il più aggres­si­vo e vigo­ro­so. Una serie di pae­sag­gi musi­ca­li dis­so­nan­ti dipin­go­no una colo­ra­tis­si­ma disto­pia rave da cui è impos­si­bi­le sfug­gi­re. È impos­si­bi­le met­te­re su Gar­den of Dele­te e ascol­tar­lo distrat­ta­men­te, la musi­ca rifiu­ta di diven­ta­re sfon­do del­le pro­prie atti­vi­tà, pre­ten­den­do atten­zio­ne, dal caos di Ezra, che pre­sen­ta l’alieno tee­na­ger pro­ta­go­ni­sta del disco, al synth da casa dell’orrore di Frea­ky Eyes.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Sound & Color — Ala­ba­ma Shakes
Dopo anni in cui gli Ala­ba­ma Sha­kes era­no diven­ta­ti sino­ni­mo di revi­val del sou­thern soul, rock e R&B, il quar­tet­to di Athens si è ribel­la­to e ha crea­to un album dal sound nuovo.
“A new world hangs outsi­de the win­dow, beau­ti­ful and stran­ge”, con que­ste paro­le ini­zia il bra­no che inau­gu­ra e dà il nome al loro secon­do album, più com­pli­ca­to e ver­sa­ti­le del pre­ce­den­te Boys & Girls, gra­zie a influen­ze dal rit­mo elet­tro­ni­co (Over my head) che a trat­ti si avvi­ci­na­no a suo­ni psi­che­de­li­ci (Gemi­ni). Sound & Color è un cro­gio­lo di gene­ri e sot­to­ge­ne­ri tenu­ti assie­me da un uni­co fil rou­ge: la voce cal­da e poten­te di Brit­ta­ny Howard, che tra­sfor­ma l’album in una del­le cose più sexy che il 2015 pos­sa offrirci.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]The Epic – Kama­si Washington
The Epic è un album jazz. Que­sta è sta­ta la pri­ma rea­zio­ne del­la cri­ti­ca main­stream quan­do è tro­va­ta di fron­te l’opus melo­dram­ma­ti­co di Kama­si Washing­ton. Noto ai più come per­so­na­le die­tro nomi e pro­du­zio­ni di hip–hop da cuci­na, e per il sas­so­fo­no di To Pimp a But­ter­fly, Washing­ton ha sapu­to sfrut­ta­re la pro­pria cele­bri­tà pur sfug­gen­do da qual­sia­si faci­le ten­ta­zio­ne col­la­bo­ra­ti­va, e dal­la sua pre­ce­den­te fama nell’hip-hop, per por­ta­re nel­la con­ver­sa­zio­ne pop una mara­to­na udi­ti­va di tre ore, di un jazz clas­si­ci­sta dal pae­sag­gio sono­ro vasto quan­to epi­co, rispet­tan­do la pro­mes­sa del titolo.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Elae­nia – Floa­ting Points
Il nome con cui Sam She­pherd fir­ma Elae­nia è una buo­na dichia­ra­zio­ne di inten­ti — Floa­ting Poin­ts, un miste­rio­so non sequi­tur mate­ma­ti­co. She­pherd regi­stra un disco di elet­tro­ni­ca oni­ri­ca sen­za tem­po, sem­pli­ce quan­to cal­do, suo­na­to e non mixa­to, che accom­pa­gna l’ascoltatore lun­go un tra­git­to cosmic jazz psi­che­de­li­co, che da Silhouet­tes (1,11,111) por­ta fino agli stre­pi­ti di Pero­ra­tion Six, fino al risveglio.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Sex­witch – Sexwitch
Sex­witch, col­la­bo­ra­zio­ne tra Nata­sha Khan (Bat for Lashes), Toy, e Dan Car­rey, è un disco di tra­sfor­ma­zio­ne. Tut­te le trac­ce, cover, tra­sfor­ma­no pez­zi del fol­klo­re medio orien­ta­le — solo una trac­cia è occi­den­ta­le — e le adat­ta­no, ne tra­du­co­no stral­ci di testi, in com­po­si­zio­ni post-punk avvol­te in una spes­sa col­tre eso­te­ri­ca, di magia nera. Sen­za for­ma, sen­za dire­zio­ne, male­det­ta pri­ma che male­det­ti­sta, Khan affa­sci­na, e spa­ven­ta, e si risco­pre che in fon­do, sono la stes­sa sensazione.
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[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Thank You Neil – Dum­bo Gets Mad
Più cosmo­nau­ti­ci che mai, i Dum­bo Gets Mad — duo reg­gia­no atti­vo da una cin­qui­na d’anni — con­fe­zio­na­no un ter­zo album/trip inter­pla­ne­ta­rio per rin­gra­zia­re l’astrofisico Neil deGras­se Tyson e il suo pro­gram­ma di divul­ga­zio­ne scien­ti­fi­ca Cosmos: A Spa­ce Odys­sey. Il risul­ta­to reg­ge alla gran­de il con­fron­to con i due lavo­ri pre­ce­den­ti, con arran­gia­men­ti più matu­ri e rifi­ni­ti — e non sen­za accen­ti pop, come nel sin­go­lo­ne Misan­th­ro­pul­sar — suo­ni rare­fat­ti e nebu­lo­si come pul­vi­sco­lo, tenu­ti in orbi­ta da linee di bas­so impe­ne­tra­bi­li. Più vici­no ai Pond che ai Tame Impa­la — ma meglio di entram­bi — Thank You Neil è un distil­la­to di psi­che­de­lia soul da ascol­ta­re a occhi chiusi.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]BAYS — Fat Freddy’s Drop
Negli anni Novan­ta era­no solo un grup­po di ragaz­zi di Wel­ling­ton che si ritro­va­va per fare lun­ghe jam ses­sion, unen­do con uno sti­le sem­pli­ce sva­ria­ti gene­ri dal soul al jazz, dal reg­gae al funk. Un lun­go per­cor­so di ami­ci­zia ha lega­to que­sti set­te arti­sti fino ad arri­va­re all’ultimo pro­get­to, BAYS, che accen­tua le influen­ze del­la tech­no rispet­to al pre­ce­den­te capo­la­vo­ro, Based on a true sto­ry.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]The Demon Dia­ries — Parov Stelar
Casa ina­spet­ta­ta per il sin­go­lo esplo­si­vo del 2014, Clap Your Hands, con The Demon Dia­ries Füre­der iniet­ta nel pro­prio elec­tro swing una nuo­va varie­tà, in un disco che va oltre la sem­pre irre­si­sti­bi­le extra­va­gan­za gita­na, infu­so di una for­za spet­tra­le, demo­nia­ca, come pro­met­te il tito­lo. È una galop­pa­ta qua­si for­za­ta ver­so fron­tie­re hou­se e trip hop ine­di­te per l’autore, fino alla cupis­si­ma con­clu­sio­ne di The Lone­ly Trum­pet, che tran­cia un remix spen­sie­ra­to di Keep This Fire Bur­ning, e subli­ma il roman­ti­ci­smo post­mo­der­no per gli anni Tren­ta in cupo decadentismo.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Ibeyi — Ibeyi
Le due gemel­le fran­co-cuba­ne, Lisa-Kain­dé e Nao­mi Díaz, che com­pon­go­no il duo Ibeyi, debut­ta­no con un omo­ni­mo album. La pri­ma è appas­sio­na­ta di soul e jazz e la secon­da la com­ple­ta con uno spic­ca­to gusto per la più moder­na elet­tro­ni­ca dai beat mini­ma­li. Fan­no da sfon­do la cul­tu­ra afri­ca­na: i can­ti Yoru­ba e le anti­che poe­sie d’Africa, loro con­ti­nen­te di ori­gi­ne. Nasce così un album che è la fusio­ne di gene­ri diver­si e che loro chia­ma­no “spi­ri­tual-negro con­tem­po­ra­neo”, uno sti­le metic­cio e mul­tiet­ni­co, come il loro DNA.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Vul­ni­cu­ra — Bjork
A quat­tro anni da Bio­phi­lia nasce Vul­ni­cu­ra, l’ultimo album di Bjork. Affian­ca­ta da due visio­na­ri com­po­si­to­ri di musi­ca elet­tro­ni­ca (Ale­jan­dro Gher­si, in arte Arca e The Haxan Cloak), Bjork crea il dia­rio sono­ro di un amo­re fini­to (quel­lo tra la can­tan­te islan­de­se e il mari­to Mat­thew Bar­ney). I suo­ni elet­tro­ni­ci si intes­so­no con quel­li rare­fat­ti degli archi, per­so­nal­men­te cura­ti dal­la can­tan­te stes­sa, per ricrea­re nell’ascoltatore la sen­sa­zio­ne di lace­ran­te dolo­re di cui i testi, altret­tan­to strug­gen­ti, par­la­no. L’album però non è testi­mo­ne sol­tan­to di una feri­ta (dal lati­no vul­nus), ma ne rap­pre­sen­ta anche la cura; da que­sto intrec­cio di signi­fi­ca­ti nasce il tito­lo Vul­ni­cu­ra.[/ezcol_1half]
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Libri

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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]The Heart Goes Last – Mar­ga­ret Atwood
Quel­la che a pri­ma vista sem­bra una clas­si­ca disto­pia atwoo­dia­na rive­la la pro­pria ori­gi­ne come serial (il roman­zo è usci­to ori­gi­na­ria­men­te a pun­ta­te come ebook), evol­ven­do­si in una impre­ve­di­bi­le avven­tu­ra sur­rea­li­sta, dove la for­za bru­ta del­la crea­ti­vi­tà di Atwood pren­de il soprav­ven­to sul world buil­ding, dove il com­men­to poli­ti­co diven­ta pre­sto acer­ri­ma satira.
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[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]The Fir­st Bad Man – Miran­da July
Roman­zo d’esordio dell’artista Miran­da July, The Fir­st Bad Man è un rol­ler­coa­ster di stra­nez­za, pecu­lia­ri­tà, ecces­so. I vez­zi dei per­so­nag­gi tipi­ci di July tro­va­no nel­la for­ma del roman­zo uno sfo­go che mai in film e rac­con­ti han­no avu­to. In un ecces­so di quir­ki­ness che qua­si sfo­cia nel­la nar­ra­ti­va futu­ri­sta, The Fir­st Bad Man non è per tut­ti — ma per chi è, è un pic­co­lo capolavoro.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Fos­si in te io insi­ste­rei — Car­lo Gabardini
Gabar­di­ni scri­ve un libro vero ‒ diver­ten­te e pro­fon­do. Una lun­ga con­ver­sa­zio­ne con suo padre e con se stes­so, in cui par­la del pote­re del coming out, dell’elaborazione del lut­to e di quan­to sia bel­la la vita anco­ra da vivere.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Syria: A Histo­ry of the Last Hun­dred Years — John McHugo
Anche a due anni dal­la pub­bli­ca­zio­ne, Syria: A Histo­ry of the Last Hun­dred Years dell’americano John McHu­go resta uno dei volu­mi più soli­di per com­pren­de­re il crol­lo del­la Siria nel­la guer­ra civi­le nel cor­so dell’ultimo perio­do – crol­lo che ha gene­ra­to una cri­si regio­na­le il cui river­be­ro cre­sce e si acui­sce nel cor­so dei mesi. L’immagine esa­spe­ra­ta del dram­ma siria­no cui ci han­no abi­tua­ti i noti­zia­ri è qui in nuce e già ben chia­ra: le moti­va­zio­ni, i pos­si­bi­li sce­na­ri futu­ri, la con­te­stua­liz­za­zio­ne dei tito­li dei gior­na­li – tut­to è accom­pa­gna­to da un’am­pia pro­spet­ti­va sto­ri­ca e da un’a­na­li­si ric­ca­men­te stra­ti­fi­ca­ta di un Pae­se che pochi ana­li­sti e poco pub­bli­co negli Sta­ti Uni­ti sono dispo­sti o in gra­do di capi­re e comprendere.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]The Fall of the Otto­mans: The Great War in the Midd­le East – Euge­ne Rogan
Nel­le libre­rie dal pri­mo gen­na­io, il libro del­lo sto­ri­co Euge­ne Rogan – cre­sciu­to in Medio Orien­te tra Tur­chia e diver­si Pae­si ara­bi e ora pro­fes­so­re asso­cia­to pres­so il St. Anto­ny di Oxford – ripor­ta l’attenzione sul­le imme­dia­te con­se­guen­ze del pri­mo con­flit­to mon­dia­le in Medio Orien­te, met­ten­do in evi­den­za e spie­gan­do la sto­ria spes­so igno­ra­ta del ruo­lo cru­cia­le del­la regio­ne nel­la guer­ra in cui gli Otto­ma­ni – for­ti di dena­ro tede­sco, armi e risor­se mili­ta­ri – tene­va­no di fat­to le fila di un con­flit­to in rapi­da e impre­ve­di­bi­le evo­lu­zio­ne, inflig­gen­do deci­si­ve scon­fit­te all’Intesa. Una let­tu­ra impe­gna­ti­va, ma essen­zia­le per chi cer­ca di capi­re la Gran­de Guer­ra e la nasci­ta e fram­men­ta­zio­ne del Medio Orien­te moderno.[/ezcol_1half_end]

Film

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]The Lob­ster
Pre­mio del­la giu­ria a Can­nes 2015, il film di Yor­gos Lan­thi­mos ottie­ne un ina­spet­ta­to suc­ces­so anche nel­le nostre sale, ricor­dan­do­ci che a par­la­re di com­ples­si­tà sen­ti­men­ta­li sia­mo tut­ti inte­res­sa­ti. The Lob­ster è sostan­zial­men­te un deli­rio disto­pi­co in cui chi non rie­sce a man­te­ne­re un rap­por­to di cop­pia sta­bi­le rischia di esse­re tra­sfor­ma­to in un ani­ma­le, con tut­te le con­se­guen­ze del caso. Alle­go­ria del nostro seco­lo, tra Tin­der, Mee­tic e i siti di appun­ta­men­to in cui gli inte­res­si comu­ni la fan­no da padrone.[/ezcol_1half]

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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Loui­sia­na
La per­la nostra­na di quest’anno, pre­sen­ta­to nel­la sezio­ne Un cer­tain regard del 68° Festi­val di Can­nes. Rober­to Miner­vi­ni con­clu­de la sua inda­gi­ne oltreo­cea­no, ini­zia­ta con Stop the Poun­ding Heart, rac­con­tan­do le ombre di un Ame­ri­ca mala­ta, il cui can­cro attec­chi­sce facil­men­te negli stra­ti più bas­si del­la socie­tà. Sor­pren­de (non trop­po) che sia uno stra­nie­ro a indi­vi­dua­re la malat­tia e a rac­con­tar­la in manie­ra così luci­da. Imperdibile.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Mad Max: Fury Road
Usci­to a mag­gio e anco­ra sul­la boc­ca (o le tastie­re) di tut­ti, pri­mo segna­le del fat­to che Mad Max: Fury Road ha rap­pre­sen­ta­to qual­co­sa di com­ple­ta­men­te diver­so – per para­fra­sa­re i Mon­ty Python. Il film di Geor­ge Mil­ler scar­di­na tut­ti i cano­ni dei film d’azione, ponen­do le basi per qual­co­sa di nuo­vo che influen­ze­rà tut­ti i cinea­sti del gene­re da quest’anno in poi. Spe­ria­mo che Mar­vel e DC abbia­no pre­so appunti.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Inhe­rent Vice
Il ritor­no die­tro la mac­chi­na da pre­sa di Paul Tho­mas Ander­son, che que­sta vol­ta adat­ta per lo scher­mo l’omonima ope­ra di Pyn­chon. Pre­mes­sa: ci rie­sce. L’eleganza visi­va del regi­sta uni­ta al manie­ri­smo let­te­ra­rio del­lo scrit­to­re dan­no vita ad un’opera sen­za tem­po, godi­bi­le in tut­te le sue due ore e mezza.
Men­zio­ne spe­cia­le alla colon­na sono­ra, un sal­to negli anni 70 con Neil Young e i CAN.
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[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]The Big Short
La cri­si del 2008 rac­con­ta­ta, que­sta vol­ta con una ina­spet­ta­ta fre­schez­za – com­pli­ce la comi­ci­tà taglien­te e un cast d’eccezione. Il regi­sta Adam McKay cam­bia pro­spet­ti­va e met­te in sce­na la sto­ria di chi, nel 2008, deci­se di scom­met­te­re con­tro le ban­che e la bol­la spe­cu­la­ti­va. Il fina­le è già scrit­to: vin­se­ro perdendo.
La pel­li­co­la accan­to­na quel­la visio­ne ormai ammuf­fi­ta del­la cri­si eco­no­mi­ca e le con­fe­ri­sce un nuo­vo vol­to, per ricor­dar­ci che capi­te­rà di nuo­vo se non apria­mo gli occhi.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Insi­de Out
Nono­stan­te la tra­ma a trat­ti noio­sa, Insi­de Out ha il meri­to indi­scus­so di mostra­re un modo di pen­sa­re che ci acco­mu­na tut­ti, ma su cui pochi (a giu­di­ca­re dal­lo stu­po­re che il film ha susci­ta­to) si sono sof­fer­ma­ti a riflet­te­re. E que­sta è una cosa bella.
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[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Carol
Il vero film di Nata­le del 2015, una fia­ba a tin­te pastel­lo con risvol­ti dram­ma­ti­ci. La vera sto­ria d’amore negli anni 50 tra The­re­se Beli­vet e Carol Aird, inter­pre­ta­te rispet­ti­va­men­te dal­le avvol­gen­ti Roo­ney Mara e Cate Blan­chett. La pel­li­co­la tra­sfor­ma la len­tez­za nel suo pre­gio, incor­ni­cia ogni sce­na in un qua­dro di Edward Hop­per. I riman­di sono tan­ti dal pit­to­re sta­tu­ni­ten­se ai film di Wong Kar-Wai, imper­di­bi­le dun­que per chiun­que ami la set­ti­ma arte.[/ezcol_1half]
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Serie TV

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Marvel’s Jes­si­ca Jones
Accol­to dal­la cri­ti­ca a brac­cia aper­te, Jes­si­ca Jones non rac­co­glie pun­ti pres­so Vul­ca­no Sta­ta­le per esse­re il pri­mo fran­chi­se tele–cinematografico Mar­vel a gui­da fem­mi­ni­le. Non si loda chi con scan­da­lo­so ritar­do pone solo una pic­co­la pez­za su pro­prie gra­vi col­pe pre­gres­se. Marvel’s Jes­si­ca Jones è in que­sta lista per­ché è un otti­mo serial, gui­da­to con esper­ta mae­stria da Rit­ter, con l’appoggio del miglior cast di com­pri­ma­ri che la Casa del­le Idee abbia mes­so sul­lo scher­mo. E per la pri­ma vol­ta in anni vedia­mo una sto­ria d’azione dove la vio­len­za non è una for­ma d’arte (altra gra­ve col­pa dei bal­let­ti esplo­si­vi che con­clu­do­no le pro­du­zio­ni Mar­vel), ma qual­co­sa a cui l’eroe è costret­to — sem­pre orri­bi­le, sem­pre spor­ca e mai ele­gan­te. Jes­si­ca Jones è una sto­ria sul­le deva­stan­ti con­se­guen­ze del­la violenza.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Nar­cos
Nar­cos rico­strui­sce con una visio­ne ai limi­ti del docu­men­ta­rio la sca­la­ta al pote­re di Pablo Esco­bar, figu­ra chia­ve del nar­co­traf­fi­co suda­me­ri­ca­no. A metà tra Il padri­noMis­sing, la serie tv inca­sel­la le vicen­de real­men­te acca­du­te con la fic­tion, crean­do un sen­so di veri­tà rac­con­ta­ta. Si potreb­be benis­si­mo anda­re su Wiki­pe­dia per leg­ge­re la fine, ma si sce­glie di aspet­ta­re per­chè Nar­cos col­pi­sce nel segno – non a caso è sta­ta scel­ta per spon­so­riz­za­re lo sbar­co di Net­flix su suo­lo italiano.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Bojack Hor­se­man
Sem­bra­va impos­si­bi­le ma ce l’ha fat­ta: Raphael Bob-Wak­sberg è riu­sci­to a supe­rar­si, e la secon­da sta­gio­ne di BH è addi­rit­tu­ra meglio del­la pri­ma ‒ più tri­ste, più ama­ro e anco­ra più incli­ne all’autodistruzione, BoJack non fini­rà di sor­pren­der­ci. E di far­ci atten­de­re ansio­sa­men­te l’arrivo del­la ter­za stagione.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Mr Robot
La serie even­to del 2015, alme­no in ambi­to geek. Il crea­to­re Sam Esmail, con un pas­sa­to da hac­ker di serie b, deci­de di inca­na­la­re le sue cono­scen­ze in un thril­ler con sfu­ma­tu­re noir-com­plot­ti­ste, rac­con­tan­do le vicen­de di un ago­ra­fo­bi­co hac­ker che vor­reb­be sal­va­re il mon­do, ma sa di esse­re trop­po insi­gni­fi­can­te per poter­ci riu­sci­re, finchè…
Mr Robot non nascon­de i suoi omag­gi alla cul­tu­ra pop anni ‘90 (Fight Club, Matrix, Hac­kers), ma rie­sce comun­que a distac­car­se­ne con­ce­den­do spa­zio alle pau­re e alla schiz­zo­fre­nia pro­pria del nuo­vo mil­len­nio. È leci­to piratarla.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]UnREAL
UnREAL, ovve­ro quan­do la tv rac­con­ta la tv. Unreal è Ever­la­sting, un rea­li­ty show in cui uno sca­po­lo bene­stan­te deve tro­va­re moglie fra una doz­zi­na di model­le pen­san­ti e non, il trion­fo del maschi­li­smo. Ma que­sta è solo la fac­cia­ta. La serie tv rac­con­ta inve­ce i retro­sce­na del mon­do tele­vi­si­vo: le dina­mi­che ed i com­por­ta­men­ti (la poli­ti­ca insom­ma) die­tro al pro­gram­ma tele­vi­si­vo. L’ ‑Un pri­ma di REAL sia­mo noi, irrea­li e fuo­ri dal­la per­fe­zio­ne del pic­co­lo schermo.[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]The Jinx – the Life and Dea­ths of Robert Durst
Usci­ta a feb­bra­io per la HBO, inau­gu­ra un anno all’insegna del noir: Far­go S2, Serial S2 e in ulti­mo Making a Mur­de­rer di Net­flix. The Jinx ha il meri­to indi­scus­so di uni­re la serie­tà di un’indagine all’enterteinment tele­vi­si­vo, lo fa sen­za pren­der­si gio­co del pub­bli­co, anzi si mesco­la a lui, cer­can­do insie­me la rispo­sta alla doman­da che in que­sti casi è d’obbligo: chi è stato?
Un lavo­ro edi­to­ria­le mania­ca­le, ai limi­ti del­la per­fe­zio­ne, che por­ta­no il regi­sta Andrew Jarec­ki al col­po di sce­na fina­le, con­clu­den­do una mini­se­rie (di sei epi­so­di si trat­ta) che è l’emblema di come si dovreb­be gira­re un’inchiesta televisiva.[/ezcol_1half_end]

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Marvel’s Dare­de­vil
Pri­ma del­le serie nate dal­la col­la­bo­ra­zio­ne Net­flix e Mar­vel, Marvel’s Dare­de­vil ave­va l’oneroso com­pi­to di ripor­ta­re sul­lo scher­mo uno degli eroi più ama­ti del­la Casa del­le Idee e allo stes­so tem­po ria­bi­li­ta­re la sua figu­ra agli occhi del pub­bli­co di mas­sa dopo il disa­stro­so film del 2003. L’obiettivo vie­ne pie­na­men­te rag­giun­go, e anzi por­ta le pro­du­zio­ni Mar­vel su un nuo­vo livel­lo di dram­ma­ti­ci fino ad allo­ra sco­no­sciu­to. Dimen­ti­ca­te i colo­ra­ti com­bat­ti­men­ti in pie­no gior­no nel cuo­re di Man­hat­tan, Matt Mur­dock deve lot­ta­re ogni not­te in un tetro Hell’s Kit­chen non solo con­tro colui che vuo­le rovi­na­re il suo quar­tie­re, ma soprat­tut­to con­tro i pro­pri demo­ni inte­rio­ri. [/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Sense8
Serie Net­flix fir­ma­ta dai fra­tel­li Wacho­w­ski, crea­to­ri del­la tri­lo­gia di Matrix, e J. Michael Strac­zyn­ski, plu­ri­pre­mia­to fumet­ti­sta noto per uno stre­pi­to­so ciclo di Ama­zing Spi­der-Man per la Mar­vel. Otto per­so­ne di diver­so ses­so, etnia e orien­ta­men­to ses­sua­le spar­se per il mon­do sco­pro­no di esse­re con­nes­si da un par­ti­co­la­re lega­me tele­pa­ti­co che per­met­te loro non solo di inte­ra­gi­re gli uni con gli altri, ma anche di scam­biar­si abi­li­tà e cono­scen­ze. La serie esplo­ra la vita di cia­scu­no tra­mi­te scel­te corag­gio­se alter­na­ta ad una tra­ma oriz­zon­ta­le fan­ta­scien­ti­fi­ca, riu­scen­do ad inte­res­sa­re lo spet­ta­to­re su entram­bi i fron­ti. [/ezcol_1half_end]

Videogiochi

[ezcol_1half id=”” class=”” sty­le=“”]Spla­toon
Nuo­va IP Nin­ten­do — e già solo per que­sto andreb­be loda­to -, Spla­toon è uno spa­ra­tut­to in ter­za per­so­na dove lo sco­po non è ucci­de­re altri gio­ca­to­ri ma colo­ra­re la map­pa con del sim­pa­ti­co inchio­stro colo­ra­to. Par­ti­to in sor­di­na a cau­sa di una caren­za di con­te­nu­ti ini­zia­li (cosa che ne ha decre­ta­to l’uscita ad un prez­zo mino­re del­la media), i costan­ti e nume­ro­si aggior­na­men­ti gra­tui­ti lo han­no tra­sfor­ma­to ben pre­sto in uno dei tito­li più pro­fon­di e allo stes­so tem­po diver­ten­ti del 2015[/ezcol_1half]
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[ezcol_1half_end id=”” class=”” sty­le=“”]Xeno­bla­de Chro­ni­cles X
Segui­to dell’acclamato – sia dal­la cri­ti­ca che dal pub­bli­co – Xeno­bla­de Chro­ni­cles, que­sto capi­to­lo ampli­fi­ca al mas­si­mo tut­to ciò che di buo­no si tro­va­va nel pri­mo capi­to­lo e aggiun­go qual­che novi­tà inte­res­san­te. Il pia­ne­ta di Mira rap­pre­sen­ta uno degli over­world più vasti e bel­li mai visti non solo su una con­so­le Nin­ten­do ma nel mon­do video­lu­di­co in gene­ra­le, e quan­do un gior­no comu­ne dovreb­be avvi­ci­nar­si alla sua con­clu­sio­ne, Xeno­bla­de Chro­ni­cles X intro­du­ce la pos­si­bi­li­tà di pilo­ta­re gli Skell, gigan­te­schi robot in gra­do di por­ta­re l’esplorazione let­te­ral­men­te ad un nuo­vo livello.[/ezcol_1half_end]

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