Le novantacinque tesi della filosofia milanese

Fabio Cera­vo­lo

Da qual­che gior­no regna il tumul­to nel Dipar­ti­men­to di Filo­so­fia. Set­te pro­fes­so­ri ordi­na­ri han­no espres­so in toni aspri la richie­sta di tra­sfe­ri­men­to al Dipar­ti­men­to di Stu­di Sto­ri­ci. Le loro let­te­re, divul­ga­te in pri­ma bat­tu­ta in con­si­glio ammi­ni­stra­ti­vo, si tro­va­no tut­to­ra pub­bli­ca­men­te affis­se a mo’ di tesi lute­ra­ne sul­la bache­ca del cor­ti­le Ghiac­cia­ia. Altro luo­go non potreb­be esse­re più appro­pria­to, dal momen­to che fra le moti­va­zio­ni addot­te tro­via­mo sen­ten­ze geli­de che lamen­ta­no “la pro­gres­si­va con­ta­mi­na­zio­ne del­la filo­so­fia con mate­rie che poco o nul­la han­no a che fare con essa”, san­ci­sco­no che “nul­la han­no da gua­da­gna­re, non la filo­so­fia e ancor meno le scien­ze, da rispet­ti­ve con­ta­mi­na­zio­ni” e in tono d’allarme pre­di­ca­no come “il dipar­ti­men­to [stia] per­den­do la sua iden­ti­tà […] finen­do per tra­sfor­mar­si in un assem­blag­gio dove pos­so­no con­vi­ve­re […] lin­gui­sti, angli­sti, psi­co­lo­gi, antro­po­lo­gi, socio­lo­gi, infor­ma­ti­ci”. Una matas­sa infuo­ca­ta, che vale la pena dipanare.

Da una serie di col­lo­qui infor­ma­li sono venu­to a cono­scen­za dell’assunzione, in tem­pi recen­ti, di per­so­na­le pro­ve­nien­te da facol­tà non filo­so­fi­che – scien­ti­fi­che e non – con posi­zio­ni che spa­zia­no da quel­la di ricer­ca­to­re fino a quel­la di pro­fes­so­re ordinario.

Per comin­cia­re, la ragio­ne che ha mag­gior­men­te pre­oc­cu­pa­to gli stu­den­ti e susci­ta­to l’interesse media­ti­co è la seguen­te: se il tra­sfe­ri­men­to doves­se real­men­te ave­re luo­go, il nume­ro mini­mo di mem­bri del­lo staff potreb­be venir meno, por­tan­do alla chiu­su­ra del dipar­ti­men­to. È quan­to­me­no tri­ste, in un Pae­se che ha visto mol­ti pic­co­li dipar­ti­men­ti chiu­de­re i bat­ten­ti per ragio­ni eco­no­mi­che, che que­sta minac­cia deb­ba incom­be­re su Mila­no per altre cau­se. A dir­la tut­ta, sem­bra pro­prio uno spre­co del­la nostra for­tu­na­ta posi­zio­ne. Vi è da dire, tut­ta­via, che le con­se­guen­ze sul­la vita degli stu­den­ti non sareb­be­ro mol­to gra­vi. Ci ha pen­sa­to Fran­co Tra­bat­to­ni, ordi­na­rio di Filo­so­fia anti­ca e uno dei dis­sen­zien­ti, a chia­ri­re in una bel­la let­te­ra aper­ta agli stu­den­ti che il prov­ve­di­men­to avreb­be solo valo­re isti­tu­zio­na­le: “[L]‘afferenza del docen­te a que­sto o a quel dipar­ti­men­to non ha alcu­na influen­za sul­la facol­tà degli stu­den­ti di segui­re cor­si e soste­ne­re esami”.

Qual è la fonte del dissenso, ed è questo un dissenso accettabile?

Ten­go a pre­ci­sa­re che la mia opi­nio­ne è quel­la­di un ex-stu­den­te, oggi a stret­to con­tat­to con i cor­si di dot­to­ra­to ingle­si di cui spes­so si fa men­zio­ne quan­do si discu­te di “inter­na­zio­na­liz­za­zio­ne”. Inol­tre, la mia ricer­ca si con­cen­tra sull’intersezione fra meta­fi­si­ca e filo­so­fia del­la fisi­ca. Quin­di pen­so spes­so al rap­por­to fra filo­so­fia e scien­ze natu­ra­li e cer­che­rò di fare luce sul ruo­lo gio­ca­to da que­sto dibat­ti­to, cer­can­do di non cade­re nel luo­go comu­ne per cui una filo­so­fia scien­ti­fi­ca­men­te infor­ma­ta deb­ba esse­re pura scien­za. E soste­nen­do che alla for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le di un filo­so­fo e alle sue chan­ce occu­pa­zio­na­li non con­vie­ne che la sua for­ma­zio­ne sia costi­tui­ta inte­ra­men­te da pura scienza.

estratto lettera dip filosofiaEstrat­to da una del­le let­te­re appese

La ragio­ne del dis­sen­so riguar­da diret­ta­men­te l’istituzione dei nuo­vi inse­gna­men­ti, avve­nu­ta in segui­to alle sopra­ci­ta­te assun­zio­ni. Di que­sto fat­to ven­go­no date due inter­pre­ta­zio­ni differenti:

  1. Le lamen­te­le han­no a che vede­re con gli inte­res­si acca­de­mi­ci dei dis­sen­zien­ti. Nel­le let­te­re si men­zio­na spes­so la disil­lu­sio­ne, se non la rab­bia, nel vede­re il pro­prio inse­gna­men­to e la pro­pria ricer­ca cal­pe­sta­ti a favo­re di altri indi­riz­zi disci­pli­na­ri. Que­sta moti­va­zio­ne è com­pren­si­bi­le, ma insuf­fi­cien­te. Che il dipar­ti­men­to incen­ti­vi set­to­ri disci­pli­na­ri “red­di­ti­zi”, anche a sca­pi­to di quel­li tra­di­zio­na­li, è un pro­ces­so natu­ra­le e ben volu­to. Non vi è alcun dub­bio che l’associazione fra filo­so­fia e scien­ze cogni­ti­ve, per esem­pio, sia sem­pre sta­ta vin­cen­te nell’asset mila­ne­se e che, se incen­ti­va­ta, garan­ti­rà una risa­li­ta degli indi­ci di qua­li­tà, un’offerta for­ma­ti­va cre­di­bi­le e per­si­no, attra­ver­so l’attrazione di nuo­vi fon­di, nuo­va lin­fa da desti­nar­si alla ricer­ca tra­di­zio­na­le. In ter­mi­ni di asse­gna­zio­ne di risor­se – nume­ro di inse­gna­men­ti inclu­so – mi sem­bra più che cor­ret­to pri­vi­le­gia­re le disci­pli­ne di cui oggi la ricer­ca si nutre, pur­ché esse sia­no genui­na­men­te filosofiche.
  2. Secon­do un’altra inter­pre­ta­zio­ne del dis­sen­so, l’obiettivo di accre­sce­re gli stan­dard del dipar­ti­men­to è con­di­vi­si­bi­le, ma non è sta­to rispet­ta­to attra­ver­so le nuo­ve assun­zio­ni. Per discu­te­re que­sto pun­to, biso­gna inda­ga­re il sen­so in cui i nuo­vi inse­gna­men­ti sono dichia­ra­ti “non-filo­so­fi­ci”.
    Indub­bia­men­te, è una doman­da dif­fi­ci­le. Da una par­te vi è una com­pli­ca­ta discus­sio­ne con­te­nu­ti­sti­ca  – sap­pia­mo che la buo­na filo­so­fia deve esse­re scien­ti­fi­ca­men­te infor­ma­ta, ma non sap­pia­mo quan­to essa deb­ba ridur­si al con­te­nu­to del­le scien­ze – dall’altra vi è una discus­sio­ne di tipo orga­niz­za­ti­vo: che cosa è richie­sto per­ché un cor­so di lau­rea in filo­so­fia rag­giun­ga il suo obiet­ti­vo di for­ma­re filo­so­fi “di professione”?

Il pri­mo pun­to. Sce­glie­te una scien­za X, per esem­pio la fisi­ca o la bio­lo­gia. Vi è una distin­zio­ne disci­pli­na­re chia­ris­si­ma fra X e “filo­so­fia di X”. La fun­zio­ne “filo­so­fia di…” appli­ca­ta a X non ren­de X. Spie­gar­ne il per­ché non è così sem­pli­ce, ma un buon argo­men­to è ispi­ra­to da Ari­sto­te­le e fun­zio­na più o meno così: Sup­po­nia­mo che filosofia(X) = X. Que­sto è un fat­to che richie­de spie­ga­zio­ne. La spie­ga­zio­ne richie­sta è di carat­te­re filo­so­fi­co. Dun­que, vi alme­no par­te del con­te­nu­to di filosofia(X) che non coin­ci­de con il con­te­nu­to di X: ovve­ro la doman­da su come sia pos­si­bi­le che filosofia(X) = X. Tra­mi­te reduc­tio ad absur­dum, deri­via­mo che filosofia(X) ≠ X.

L’argomento è ispirato da Aristotele in quanto egli notoriamente sostenne che dimostrare l’utilità della filosofia presupponga la filosofia.

È dif­fi­ci­le valu­ta­re l’argomento in quan­to è dif­fi­ci­le valu­ta­re la pre­mes­sa per cui la spie­ga­zio­ne richie­sta per filosofia(X) = X è di carat­te­re filo­so­fi­co. Se X fos­se la fisi­ca, la spie­ga­zio­ne di ‘filosofia(fisica) = fisi­ca’ sareb­be sì filo­so­fi­ca, ma coin­vol­ge­reb­be solo alcu­ni aspet­ti del­la filo­so­fia e non tut­ta la filo­so­fia. Per esem­pio, si discu­te­rà del­la que­stio­ne meto­do­lo­gi­ca se le nozio­ni meta­fi­si­che tra­di­zio­na­li dovran­no esse­re inclu­se nell’indagine fisi­ca oppu­re no, ma non si discu­te­rà del­le vere e pro­prie doman­de metafisiche.
Quin­di, se que­sta rispo­sta fos­se accet­ta­ta, ne segui­reb­be che tut­to ciò che un filo­so­fo dovreb­be inse­gna­re ai pro­pri stu­den­ti ammon­ta a que­stio­ni gene­ra­li di meto­do, que­stio­ni inte­res­san­ti ma lon­ta­ne dal­le doman­de asso­cia­te alle disci­pli­ne filo­so­fi­che – per esem­pio la meta­fi­si­ca: “qua­li sono le pro­prie­tà del­le sostan­ze”, “qua­li tipi di pro­prie­tà esi­sto­no”, e mol­te altre.
Que­sto argo­men­to non è dun­que accet­ta­bi­le da chi cre­de – come il sot­to­scrit­to ma anche i ben più vale­vo­li filo­so­fi del­la fisi­ca David Albert e Tim Maud­lin – che le doman­de meta­fi­si­che di prim’ordine sia­no essen­zia­li all’esercizio del­la fisi­ca teorica.

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Con­si­de­ran­do le pub­bli­ca­zio­ni spe­cia­li­sti­che, le let­te­ra­tu­re filo­so­fi­ca e scien­ti­fi­ca sono di fat­to indi­pen­den­ti e affron­ta­no pro­ble­ma­ti­che a cui i loro auto­ri sono reci­pro­ca­men­te non inte­res­sa­ti, giu­sto o sba­glia­to che sia. In altre paro­le, c’è anco­ra più spe­cia­liz­za­zio­ne di quan­to si voglia rico­no­sce­re attra­ver­so la distin­zio­ne blan­da fra filo­so­fia tra­di­zio­na­le e scien­ze particolari.

Rara­men­te sen­ti­re­te una filo­so­fa discu­te­re dei meto­di per deter­mi­na­re il valo­re del­la costan­te cosmo­lo­gi­ca; le sen­ti­re­te piut­to­sto dire che essa, sem­pli­ce­men­te, dipen­de dal risul­ta­to di inda­gi­ni empi­ri­che. Rara­men­te sen­ti­re­te un fisi­co inte­res­sa­to alla doman­da se la costan­te cosmo­lo­gi­ca sia una leg­ge di natu­ra nel­lo stes­so sen­so in cui lo sono la leg­ge di Cou­lomb o le leg­gi new­to­nia­ne. L’importante è che fun­zio­ni, dirà. E cioè: l’importante è che la costan­te pre­di­ca cor­ret­ta­men­te le osservazioni.

La dif­fe­ren­za in ter­mi­ni di com­pe­ti­ti­vi­tà dovreb­be esse­re chia­ra. La for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le di un filo­so­fo è accet­ta­bi­le solo se l’insieme del­le sue capa­ci­tà è suf­fi­cien­te ad affron­ta­re un con­te­sto com­pe­ti­ti­vo pre-esi­sten­te. Que­sto con­te­sto è già occu­pa­to da auto­ri che non par­la­no il lin­guag­gio del­la filo­so­fia tra­di­zio­na­le, né quel­lo del­le scien­ze par­ti­co­la­ri. Lad­do­ve vi sia­no mez­zi da inve­sti­re nel­la crea­zio­ne di nuo­vi inse­gna­men­ti, è all’ingaggio di que­sti auto­ri che biso­gne­reb­be pun­ta­re, iden­ti­fi­can­do­ne le qua­li­tà attra­ver­so una valu­ta­zio­ne tito­li basa­ta sul ran­king del­le rivi­ste spe­cia­liz­za­te, come ormai è con­sue­tu­di­ne. Sem­bre­reb­be che negli ulti­mi anni si sia assi­sti­to a dei miglio­ra­men­ti in que­sta dire­zio­ne. L’ideale sareb­be però desti­na­re ad essa tut­te le ener­gie disponibili.

La pro­mo­zio­ne dell’interdisciplinarità, il tan­to discus­so “rap­por­to” con le scien­ze, dovreb­be inve­ce pas­sa­re attra­ver­so le modi­fi­che dei cur­ri­cu­la disci­pli­na­ri, garan­ten­do la pos­si­bi­li­tà di svol­ge­re più esa­mi (anche a livel­lo di dot­to­ra­to) nei dipar­ti­men­ti di inte­res­se, così da acqui­si­re quel­la base di com­pe­ten­ze su X neces­sa­ria allo stu­dio del­la filo­so­fia di X. Infat­ti, quel­lo del­la disper­si­vi­tà dei cur­ri­cu­la è un pro­ble­ma che da mol­to tem­po afflig­ge gli stu­den­ti, le cui ener­gie van­no in gran par­te dis­si­pa­te nel­la pre­pa­ra­zio­ne di esa­mi lon­ta­ni dai loro inte­res­si e dal­le loro ambi­zio­ni di car­rie­ra. Per­ché non pen­sa­re di ren­de­re più snel­lo e meno “tut­to­lo­gi­co” il per­cor­so trien­na­le, ponen­do gli stu­den­ti di fron­te a chia­re scel­te di specializzazione?

Con­clu­do, attra­ver­so un’interpretazione per­so­na­le del­le ragio­ni dei dis­sen­zien­ti, che il risul­ta­to di una poli­ti­ca di “copia e incol­la” di pez­zi dei dipar­ti­men­ti scien­ti­fi­ci all’interno dei dipar­ti­men­ti di filo­so­fia è dan­no­sa a livel­lo di for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le. Il pun­to su cui non pos­so con­cor­da­re con i dis­sen­zien­ti riguar­da pro­prio la richie­sta di tra­sfe­ri­men­to, che essi moti­va­no solo attra­ver­so la neces­si­tà di rida­re digni­tà alla pro­pria ricer­ca. Come indi­ca­to al pun­to (1), mi sem­bra che l’incentivo ad alcu­ni set­to­ri “ben visti” dal­la comu­ni­tà filo­so­fi­ca – pur­ché que­sti sia­no con­for­mi alla let­te­ra­tu­ra filo­so­fi­ca più accre­di­ta­ta – non pos­sa che gio­va­re agli stan­dard del dipar­ti­men­to e di con­se­guen­za garan­ti­re nel lun­go perio­do più risor­se anche alle disci­pli­ne tradizionali.

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