Quando il governo definisce le origini

Lau­ra Loguercio

Lune­dì 30 novem­bre Mario Bra­vo, tren­tot­ten­ne resi­den­te nel­la pic­co­la cit­tà di Las Rosas a San­ta Fe (Argen­ti­na), tele­fo­na per la pri­ma vol­ta ad una don­na di Tucu­màn per dichia­ra­re poco dopo alla stam­pa: “È sta­ta un’emozione for­tis­si­ma. Anco­ra non rie­sco a rea­liz­za­re ciò che mi sta succedendo”.

La sua com­mo­zio­ne è com­pren­si­bi­le — Mario è uno dei tan­ti bam­bi­ni “desa­pa­re­ci­dos” duran­te la guer­ra spor­ca in Argen­ti­na e oggi, gra­zie all’associazione Las Abue­las de Pla­za de Mayo, è final­men­te riu­sci­to ad entra­re in con­tat­to con la sua vera famiglia.

L’incertezza riguar­do l’identità per­so­na­le è un pro­ble­ma dif­fu­so nel Pae­se suda­me­ri­ca­no tra colo­ro che sono nati a caval­lo tra gli anni ‘70 e ’80 e mol­ti di que­sti, ormai adul­ti, ripon­go­no nel­le “abue­las” la spe­ran­za di poter un gior­no cono­sce­re i pro­pri geni­to­ri bio­lo­gi­ci, dai qua­li furo­no sepa­ra­ti quan­do era­no anco­ra in fasce per esse­re adot­ta­ti dai gene­ra­li dell’esercito di Videla.

Duran­te i pri­mi decen­ni del Nove­cen­to l’Argentina ha man­te­nu­to le sem­bian­ze di una Repub­bli­ca adot­tan­do, però, sfu­ma­tu­re sem­pre più con­ser­va­tri­ci. Dopo prov­ve­di­men­ti per il miglio­ra­men­to del­la sua eco­no­mia, il Pae­se si era tra­sfor­ma­to in un recet­to­re di migran­ti in fuga dai con­flit­ti euro­pei, ma il benes­se­re era sol­tan­to appa­ren­te e pre­sto le pro­te­ste del­la clas­se media ave­va­no comin­cia­to a minac­cia­re la sta­bi­li­tà del­la clas­se diri­gen­te fino al 6 set­tem­bre 1930, quan­do il gene­ra­le Félix Uri­bu­ru rove­scia il gover­no costi­tu­zio­na­le impo­nen­do un regi­me autocratico.

Que­sto è sol­tan­to il pri­mo degli innu­me­re­vo­li col­pi di Sta­to che tin­go­no di nero la sto­ria dell’Argentina per più di cinquant’anni, fino al 1983. Tra i pro­ta­go­ni­sti di que­sta tetra paren­te­si sto­ri­ca si distin­gue la figu­ra di Juan Domin­go Peròn il qua­le, sep­pur defi­ni­to con gli epi­te­ti più sva­ria­ti (da rivo­lu­zio­na­rio a dema­go­go a despo­ta asso­lu­to) rima­ne l’unico gover­nan­te demo­cra­ti­ca­men­te elet­to in que­sti anni di disor­di­ne gene­ra­le. Dopo una pri­ma pre­si­den­za nel 1955 e un secon­do ten­ta­ti­vo nel 1973 Peròn vie­ne desti­tui­to defi­ni­ti­va­men­te con il col­po di Sta­to del 1976 a cui segue il Pro­ces­so di rior­ga­niz­za­zio­ne nazio­na­le: è l’inizio del­la “guer­ra spor­ca”. Dal 1976 al 1983 l’Argentina vive nel ter­ro­re sot­to il con­trol­lo di vari gene­ra­li tra i qua­li spic­ca il nome di Jor­ge Rafael Videla.

Plaza de Mayo Collage

Ciò che più stu­pi­sce è il fat­to che duran­te la “guer­ra spor­ca” non scop­pia mai un con­flit­to bel­li­co aper­ta­men­te dichia­ra­to: i cri­mi­ni veno­no sem­pre por­ta­ti avan­ti nel­la mas­si­ma segre­tez­za. L’obiettivo dei gene­ra­li, infat­ti, era man­te­ne­re un’apparenza di nor­ma­li­tà e di sta­bi­li­tà del gover­no per evi­ta­re l’inimicizia del­le gran­di poten­ze a livel­lo inter­na­zio­na­le. Pur­trop­po l’unico modo per rag­giun­ge­re lo sco­po sem­bra­va esse­re l’eliminazione fisi­ca di tut­ti gli oppo­si­to­ri del regi­me e dei pre­sun­ti tali. Diven­ta­va così abi­tua­le, nell’Argentina dei tar­di anni ‘70, sen­ti­re per le stra­de sto­rie di per­so­ne che sem­bra­va­no improv­vi­sa­men­te esse­re sva­ni­te nel nul­la – da qui il ter­mi­ne “desa­pa­re­ci­dos”, spa­gno­lo per “scom­par­si”– quan­do, in real­tà, veni­va­no tor­tu­ra­te e ucci­se dal governo.

Per com­pren­de­re l’immagine impec­ca­bi­le che il Pae­se con­ti­nua­va a dare di sé anche duran­te l’apice del­le vio­len­ze basta ricor­da­re i Mon­dia­li di cal­cio del 1978 — pro­prio in Argen­ti­na. La FIFA, infat­ti, non era tur­ba­ta dai con­ti­nui rapi­men­ti di per­so­ne, Rober­to Milaz­za del Cor­rie­re del­la Sera scri­ve­va anzi: “L’immagine dell’Argentina è, ai miei occhi, impec­ca­bi­le”. Men­tre tor­tu­re e omi­ci­di non dava­no alcun segno di voler­si arre­sta­re, l’Argentina di Vide­la quell’anno vin­se la cop­pa del mondo.

La demo­cra­zia ritor a sola­men­te nel 1983 gra­zie alla pre­si­den­za di Alfon­sìn che ini­zia a inve­sti­ga­re i cri­mi­ni per­pe­tra­ti dai gover­nan­ti a lui pre­ce­den­ti. Que­sti oggi sono uffi­cial­men­te rico­no­sciu­ti come vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni e, quin­di, cri­mi­ni con­tro l’umanità.

Questo portava i generali a firmare nella massima segretezza un accordo che dava loro il diritto di adottare i bambini considerati figli di madri “sovversive e potenzialmente pericolose”.

Un grup­po di don­ne spin­te dal­la volon­tà di ritro­va­re i figli e i nipo­ti dai qua­li era­no sta­ti sepa­ra­ti con la for­za ini­zia ad incon­trar­si ogni gio­ve­dì intor­no alla Pira­mi­de de Mayo, al cen­tro dell’omonima piaz­za di Bue­nos Aires, per mar­cia­re paci­fi­ca­men­te por­tan­do pri­ma un pic­co­lo chio­do e, poi, copren­do­si la testa con un velo bianco.

Ini­zial­men­te le atti­vi­ste non si cura­va­no di redi­ge­re alcun atto costi­tu­zio­na­le rela­ti­vo alla fon­da­zio­ne del grup­po né di uffi­cia­liz­zar­lo a livel­lo buro­cra­ti­co. Oggi, inve­ce, l’associazione è rico­no­sciu­ta dal­le più impor­tan­ti orga­niz­za­zio­ni mon­dia­li ed è sta­ta due vol­te can­di­da­ta al Pre­mio Nobel per la Pace (rispet­ti­va­men­te nel 2008 e nel 2010).

Con il pas­sa­re del tem­po anche i bam­bi­ni rapi­ti sono diven­ta­ti ormai adul­ti e han­no acqui­si­to con­sa­pe­vo­lez­za del­la pos­si­bi­le incer­tez­za riguar­dan­te la loro ori­gi­ne. Tut­ti gli argen­ti­ni abi­tua­ti a chia­ma­re “padre” un uomo che lavo­ra­va con l’esercito duran­te gli anni del­la guer­ra spor­ca, infat­ti, non pos­so­no più esse­re sicu­ri di ave­re fino ad oggi uti­liz­za­to quel nome attri­buen­do­gli il cor­ret­to rife­ri­men­to. Que­ste per­so­ne, sep­pur total­men­te inse­ri­te nel­la socie­tà con­tem­po­ra­nea, non sono in gra­do di defi­ni­re se gli indi­vi­dui con i qua­li han­no sem­pre vis­su­to, dai qua­li sono sta­ti alle­va­ti ed edu­ca­ti rap­pre­sen­ti­no real­men­te la loro fami­glia poi­ché il pas­sa­to ha tut­ti i pre­sup­po­sti per rive­lar­si mol­to più tragico.

Oggi die­tro alle atti­vi­tà sem­pre più sofi­sti­ca­te svol­te dal­le “non­ne” tro­via­mo esper­ti in cam­po medi­co, giu­ri­di­co, psi­co­lo­gi­co e gene­ti­co che aiu­ta­no con­si­de­re­vol­men­te tut­te le fasi del­la ricer­ca. Recen­te­men­te è sta­ta fon­da­ta una Ban­ca Dati Gene­ti­ca che rac­co­glie le map­pe mole­co­la­ri del­le fami­glie che han­no denun­cia­to la scom­par­sa di un bam­bi­no e ciò, uni­to alle ana­li­si del DNA mito­con­dria­le (che si tra­smet­te esclu­si­va­men­te per via mater­na), ha per­mes­so alle atti­vi­ste di ritro­va­re alcu­ni dei bam­bi­ni scom­par­si tra cui Mario Bra­vo, il nipo­te nume­ro 119.

 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.