Terapia “riparativa”: i summer camp di tortura psicologica dove fondamentalisti cristiani cercano di convertire omosessuali in etero

If “gay” doesn’t defi­ne you, you don’t have to be gay.
Se la paro­la “gay” non ti defi­ni­sce, non devi per for­za esse­re gay.

Nono­stan­te sem­bri una bat­tu­ta, que­sta fra­se dal dub­bio sen­so logi­co è quan­to cam­peg­gia sull’homepage del sito www.josephnicolosi.com, por­ta­le uffi­cia­le dell’omonimo psi­co­lo­go sta­tu­ni­ten­se e del­le sue teorie.
Nico­lo­si è famo­so prin­ci­pal­men­te per esser­si occu­pa­to negli ulti­mi 25 anni del­la cosid­det­ta tera­pia ripa­ra­ti­va, ovve­ro il pro­ces­so attra­ver­so cui sareb­be pos­si­bi­le cam­bia­re con suc­ces­so l’o­rien­ta­men­to ses­sua­le di una per­so­na dal­l’o­mo­ses­sua­li­tà all’originaria eterosessualità.
Il suo cur­ri­cu­lum van­ta un dot­to­ra­to di ricer­ca alla Cali­for­nia School of Pro­fes­sio­nal Psy­cho­lo­gy e la pub­bli­ca­zio­ne di diver­si volu­mi sull’argomento.

Ha fon­da­to nel 1992 la Natio­nal Asso­cia­tion for Research & The­ra­py of Homo­se­xua­li­ty (NARTH), e da quell’anno si pro­po­ne di dif­fon­de­re infor­ma­zio­ni cir­ca la tera­pia ripa­ra­ti­va e di offri­re un rife­ri­men­to a colo­ro che inten­da­no cam­bia­re il pro­prio orien­ta­men­to sessuale.

“La NARTH difen­de il dirit­to del­le per­so­ne con inde­si­de­ra­ta attra­zio­ne omo­ses­sua­le di rice­ve­re effi­ca­ce assi­sten­za psi­co­lo­gi­ca e il dirit­to dei pro­fes­sio­ni­sti di offri­re quel­la cura.”

Per quan­to riguar­da la pri­ma par­te, l’asserzione potreb­be anche esse­re con­di­vi­si­bi­le. In real­tà offri­re sup­por­to psi­co­lo­gi­co a per­so­ne che si accor­go­no del­la pro­pria omo­ses­sua­li­tà e che non rie­sco­no ad accet­tar­la non è un rea­to, e non è nem­me­no eti­ca­men­te sba­glia­to per chi eser­ci­ta la pro­fes­sio­ne di psicologo.

Quello che invece dovrebbe balzare all’occhio è la parola “cura”.

Infat­ti, per la NARTH e i suoi col­la­bo­ra­to­ri, l’omosessualità non è un orien­ta­men­to ses­sua­le, ma una malat­tia mentale.
Un pre­giu­di­zio sicu­ra­men­te dif­fu­so, ma che non dovreb­be esse­re soste­nu­to e con­di­vi­so da mem­bri del­la comu­ni­tà scientifica.

Ripren­den­do le paro­le del­lo stes­so Nico­lo­si, secon­do lui e la sua asso­cia­zio­ne, l’omosessualità non è qual­co­sa di nor­ma­le, ma piut­to­sto il sin­to­mo di qual­che disordine.
Le sue teo­rie sono mol­to chia­re a riguar­do. Non stu­pi­sce per­ciò che sia­no spes­so sta­te addi­ta­te come bana­li o super­fi­cia­li dagli altri addet­ti ai lavori.
In sin­te­si, Nico­lo­si cre­de che i maschi abbia­no biso­gno di un lega­me con il pro­prio padre per svi­lup­pa­re la loro sostan­zia­le iden­ti­tà maschi­le e le fem­mi­ne di un attac­ca­men­to emo­ti­vo con la pro­pria madre per svi­lup­pa­re la loro fem­mi­ni­li­tà. Quin­di, quan­do un ragaz­zo si sen­te sicu­ro del­la sua masco­li­ni­tà, è natu­ral­men­te attrat­to dal­le fem­mi­ne e la stes­sa cosa vale anche per le ragazze.
L’omosessuale, di con­se­guen­za, si con­fi­gu­ra come la per­so­na che è caren­te o man­can­te nel sen­so di gene­re, e che per­ciò cer­ca di rime­dia­re attra­ver­so il con­tat­to con altre per­so­ne, del­lo stes­so ses­so. Omo­ses­sua­li­tà come man­can­za e ten­ta­ti­vo di riem­pi­re un vuoto.

Un “problema” semplice, veloce, risolvibile.

Reparative-Therapy

Por­ta­to­re del­le sue idee è soprat­tut­to il movi­men­to ex-gay, ossia tut­to quell’insieme di asso­cia­zio­ni di matri­ce reli­gio­sa nate negli Sta­ti Uni­ti con lo sco­po di dimo­stra­re la pos­si­bi­le gua­ri­gio­ne dall’omosessualità attra­ver­so pre­ghie­re e for­za di volontà.
Una sor­ta di Alco­li­sti Ano­ni­mi dove l’orientamento omo­ses­sua­le vie­ne trat­ta­to alla stre­gua del­le tos­si­co­di­pen­den­ze e dell’alcolismo.
Il ter­mi­ne ex-gay desi­gna infat­ti tut­te le per­so­ne che gra­zie ai loro sfor­zi “sono cam­bia­te”, che han­no in qual­che modo inver­ti­to l’ago del­la pro­pria bus­so­la ses­sua­le ver­so le per­so­ne di ses­so opposto.

Ed è pro­prio qui che entra in gio­co la tera­pia ripa­ra­ti­va di Jose­ph Nico­lo­si e le sue pro­mes­se di gua­ri­gio­ne, spes­so mol­to più che sem­pli­ci sedu­te di psicanalisi.
Ridur­re e can­cel­la­re com­por­ta­men­ti e desi­de­ri omos­ses­sua­li svi­lup­pan­do paral­le­la­men­te il poten­zia­le ete­ro insi­to in ogni indi­vi­duo a quan­to pare non è faci­le. Ecco per­ché, per ripri­sti­na­re la con­di­zio­ne di ete­ro­ses­sua­li­tà ini­zia­le di ognu­no, ven­go­no uti­liz­za­ti tal­vol­ta meto­di poco ortodossi.
Pri­mo tra tut­ti la tera­pia del­l’av­ver­sio­ne, una for­ma di trat­ta­men­to psi­co­lo­gi­co nel­la qua­le il pazien­te vie­ne espo­sto a uno sti­mo­lo e simul­ta­nea­men­te assog­get­ta­to a qual­che for­ma di disagio.
In pra­ti­ca, si trat­ta del­la som­mi­ni­stra­zio­ne con­tem­po­ra­nea di imma­gi­ni e di far­ma­ci capa­ci di sti­mo­la­re il vomi­to, o addi­rit­tu­ra di sca­ri­che elet­tri­che. Tut­to que­sto per fare in modo che le espe­rien­ze con­nes­se all’omosessualità ven­ga­no auto­ma­ti­ca­men­te iden­ti­fi­ca­te come spia­ce­vo­li dal cor­po stes­so, pro­vo­can­do quin­di la fine di que­sto com­por­ta­men­to con­si­de­ra­to indesiderabile.
La gam­mia è ampia: si pas­sa dal­le puni­zio­ni fisi­che, fino ad arri­va­re a veri e pro­pri esorcismi.

Tut­ta­via, stan­do ai testi di Jose­ph Nico­lo­si, l’ap­proc­cio alla “con­ver­sio­ne”, per quan­to mul­ti­for­me, dovreb­be basar­si esclu­si­va­men­te su tera­pia psi­ca­na­li­ti­ca, biblio­te­ra­pia e psi­co­te­ra­pia di gruppo.
Il pro­ble­ma è che, non esi­sten­do nes­sun tipo di deon­to­lo­gia pro­fes­sio­na­le per quan­to riguar­da que­sto fran­gen­te, spes­so il fine fini­sce per giu­sti­fi­ca­re i mezzi.
È pro­prio per via di que­sta liber­tà di azio­ne che sono nati i cosid­det­ti cam­pi di con­ver­sio­ne, riti­ri “spi­ri­tua­li” chiu­si al pub­bli­co non pagan­te, dove par­te­ci­pan­ti volen­te­ro­si si sot­to­pon­go­no a qual­sia­si pra­ti­ca pur di rien­tra­re nel­le gra­zie divine.
Le infor­ma­zio­ni riguar­do que­sto tipo di radu­ni sono poche, in quan­to spes­so una del­le pre­ro­ga­ti­ve per par­te­ci­pa­re è fir­ma­re un accor­do di non divulgazione.
In ogni caso il costo dell’eterosessualità, secon­do asso­cia­zio­ni come la Exo­dus o la Peo­ple Can Chan­ge (famo­sa per il cam­po Jour­ney Into Man­hood), si aggi­ra intor­no ai 650 dol­la­ri. Cifra spes­so spe­sa non solo da adul­ti con­sen­zien­ti, ma anche da geni­to­ri pre­oc­cu­pa­ti per l’orientamento ses­sua­le dei pro­pri figli.

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Mol­ti ragaz­zi­ni, ai pri­mi segni di “squi­li­brio”, ven­go­no infat­ti por­ta­ti diret­ta­men­te dai pro­pri geni­to­ri in strut­tu­re che pro­met­to­no una sedi­cen­te sal­vez­za, a un prez­zo psi­co­lo­gi­co però ben più alto di appe­na qual­che cen­ti­na­io dol­la­ri. In que­sti luo­ghi, seguen­do lo slo­gan “Pray away the gay”, gio­va­ni omo­ses­sua­li ven­go­no abu­sa­ti fisi­ca­men­te e psi­co­lo­gi­ca­men­te, fat­ti sen­ti­re in col­pa e sba­glia­ti, obbli­ga­ti a pre­ga­re e a men­ti­re sul­la loro iden­ti­tà sessuale.

Ovvia­men­te la rea­le pos­si­bi­li­tà di modi­fi­ca­re il pro­prio orien­ta­men­to attra­ver­so que­sti meto­di è sta­ta più e più vol­te smen­ti­ta dal­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca: il pri­mo a con­si­de­ra­re inef­fi­ca­ce la tera­pia ripa­ra­ti­va fu addi­rit­tu­ra Sig­mund Freud.
La dif­fe­ren­za che non vie­ne col­ta da Nico­lo­si e dai suoi soste­ni­to­ri è che repri­me­re l’omosessualità non signi­fi­ca curar­la, soprat­tut­to alla luce del fat­to che secon­do la psi­co­lo­gia moder­na l’orientamento omo­ses­sua­le non è una malat­tia, ma una natu­ra­le varian­te del com­por­ta­men­to uma­no, e in quan­to tale non neces­si­ta alcun trattamento.

Con­di­vi­di:
Arianna Bertera
Sul­la Ter­ra dal 1995, aspet­tan­do di ambientarmi.

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