Terrorismo e mistificazione quotidiana

Ieri sera è anda­ta in onda su La7 una pun­ta­ta di Otto e mez­zo inti­to­la­ta “L’Islam e i nuo­vi cro­cia­ti”. Il dibat­ti­to al tavo­lo di Lil­li Gru­ber è riu­sci­to a com­pren­de­re qua­si inte­ra­men­te tut­te le moven­ze deso­lan­ti del­la discus­sio­ne pub­bli­ca – cioè quan­to si sen­te ripe­te­re inces­san­te­men­te dai media main­stream – su ter­ro­ri­smo e Sta­to Islamico.

Ospi­ti era­no Mar­co Vale­rio Lopre­te, vice­di­ret­to­re de Il Foglio, Hind Tali­bi, gio­va­ne stu­den­tes­sa musul­ma­na, e Ange­la Ter­za­ni, vedo­va di Tizia­no. Lo spun­to ini­zia­le è dato pro­prio dal­la rin­ver­di­ta que­rel­le Ter­za­ni-Fal­la­ci, con Lopre­te a fare ovvia­men­te la par­te del­la Fal­la­ci di tur­no, tra­mi­te per­le di sag­gez­za come «a vol­te bom­bar­da­re è giu­sto» e – ritor­nel­lo fal­la­cia­no per eccel­len­za  «non tut­ti i musul­ma­ni sono ter­ro­ri­sti, ma tut­ti i ter­ro­ri­sti sono musul­ma­ni» (con tan­ti salu­ti a Anders Brei­vik e all’estremista cat­to­li­co che l’altro gior­no ha fat­to tre mor­ti in Colo­ra­do, per non par­la­re dei ter­ro­ri­smi pas­sa­ti, di cui pro­prio in Ita­lia dovrem­mo sape­re qualcosa).

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Ma le posi­zio­ni con­trap­po­ste non si sono ele­va­te mol­to al di sopra del­la stes­sa pochez­za. Ange­la Ter­za­ni si è fat­ta por­ta­vo­ce del­lo sche­ma faci­le e ste­reo­ti­pa­to che vede nei ter­ro­ri­sti sol­tan­to gio­va­ni emar­gi­na­ti del­la ban­lieue mos­si da qual­che radi­ca­le “dispe­ra­zio­ne”, ridu­cen­do il tut­to a un pro­ble­ma di inte­gra­zio­ne, che in buo­na sostan­za signi­fi­ca: noi occi­den­ta­li abbia­mo sba­glia­to qual­co­sa per­ché non sia­mo riu­sci­ti ad assor­bi­re e annul­la­re l’identità dei nostri immi­gra­ti. Vice­ver­sa, la pove­ra Tali­bi è sta­ta costret­ta a sen­tir­si rivol­ge­re doman­de come «che cosa han­no sba­glia­to i musul­ma­ni?» — accom­pa­gna­ta da un con­tro­can­to edu­ca­to e lusin­ghie­ro su Twit­ter, da par­te di col­ti espo­nen­ti del­la comu­ni­tà dei cat­to­li­ci moderati.

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L’opinione pub­bli­ca occi­den­ta­le si nutre quo­ti­dia­na­men­te di rimo­zio­ne. Il risul­ta­to è la scle­ro­si fra chi vor­reb­be rade­re al suo­lo il Medio Orien­te a suon di bom­be – cosa che peral­tro stia­mo facen­do o lascian­do fare – e chi pater­na­li­sti­ca­men­te riven­di­ca un ruo­lo supe­rio­re dell’Occidente, ter­ra del­la liber­tà e dell’uguaglianza (ci han­no col­pi­ti nel nostro modo di vive­re, quan­te vol­te avre­te sen­ti­to ripe­te­re que­sta fra­se dopo Pari­gi), per neu­tra­liz­za­re l’estremismo religioso.

Alcu­ni esem­pi di rimozione:

  • Pri­ma dell’11 set­tem­bre il mon­do esi­ste­va già. Sem­pre ieri sera, Lil­li Gru­ber ha affer­ma­to che «sono quat­tor­di­ci anni che fac­cia­mo la guer­ra al ter­ro­ri­smo glo­ba­le», come se Al Qae­da fos­se nata il 9 set­tem­bre 2001 e pri­ma il Medio Orien­te fos­se una ter­ra paci­fi­ca e feli­ce. Igno­ra­re siste­ma­ti­ca­men­te la sto­ria moder­na di quel­le ter­re e il ruo­lo dell’ingerenza occi­den­ta­le, colo­nia­le e post-colo­nia­le, dà il per­mes­so a gior­na­li­sti opi­nion-haver come Lopre­te di cele­bra­re la libe­ra­zio­ne NATO dell’Afghanistan dal regi­me teo­cra­ti­co dei tale­ba­ni, come se que­sto fos­se sta­to cata­pul­ta­to dal cie­lo. (Sul­le rela­zio­ni tra inte­res­si eco­no­mi­co-poli­ti­ci occi­den­ta­li e jiha­di­smo, ben pri­ma dell’undici set­tem­bre, una del­le miglio­ri ana­li­si scrit­te recen­te­men­te è que­sta).
  • Lo Sta­to Isla­mi­co è un’entità ter­ri­to­ria­le in guer­ra. Le atro­ci­tà com­mes­se dai suoi mili­zia­ni van­no inter­pre­ta­te alla luce degli obiet­ti­vi – poli­ti­ci – che inten­de con­se­gui­re, ossia la costi­tu­zio­ne di una nuo­va enti­tà sta­ta­le sul­le cene­ri dell’ordine geo­po­li­ti­co dise­gna­to a tavo­li­no dal­le poten­ze occi­den­ta­li con gli accor­di di Sykes-Picot e dis­sol­to­si con la guer­ra civi­le siria­na e lo sfal­da­men­to (in pri­mis mili­ta­re) dell’Iraq post-Sad­dam a gestio­ne sta­tu­ni­ten­se. Le deca­pi­ta­zio­ni in riva al mare e le ese­cu­zio­ni pub­bli­che di que­sto gene­re, così come la distru­zio­ne del patri­mo­nio archeo­lo­gi­co e la stu­dia­tis­si­ma pro­pa­gan­da rivol­ta all’Occidente, sono armi, stru­men­ti. Non sono espres­sio­ni di un cie­co furo­re, bar­ba­ro e incom­pren­si­bi­le, incar­na­zio­ne del male asso­lu­to, come non lo era­no i mas­sa­cri ame­ri­ca­ni nei vil­lag­gi viet­na­mi­ti o, più recen­te­men­te, Abu-Ghraib. Allo stes­so modo, gli atten­ta­ti ter­ro­ri­sti­ci nel cuo­re del­le cit­tà occi­den­ta­li – ricor­dia­mo che l’Occidente, pri­ma di esse­re un nemi­co “mora­le” o reli­gio­so, è un nemi­co mili­ta­re – sono quan­to di più lon­ta­no si pos­sa imma­gi­na­re dal­lo sfo­go di una “dispe­ra­zio­ne” indi­vi­dua­le: al con­tra­rio, si trat­ta di stra­te­gia. La NATO e la Rus­sia pos­so­no per­met­ter­si di bom­bar­da­re Raq­qa, lo Sta­to Isla­mi­co può per­met­ter­si di ave­re qual­cu­no che spa­ri all’impazzata in un tea­tro di Parigi.
  • Se lo Sta­to Isla­mi­co non fos­se in guer­ra – come è già sta­to fat­to più vol­te nota­re – sareb­be pro­ba­bil­men­te indi­stin­gui­bi­le dall’Arabia Saudita.
  • Stret­ta­men­te col­le­ga­to al pun­to pre­ce­den­te: la guer­ra con­dot­ta dall’IS non può esse­re defi­ni­ta tut­ta­via di libe­ra­zio­ne o di auto­de­ter­mi­na­zio­ne, per­ché si trat­ta di una mino­ran­za che cer­ca di pren­de­re il pote­re con la vio­len­za. Una mino­ran­za in Iraq e in Siria, ma che all’interno del­lo ster­mi­na­to mon­do musul­ma­no costi­tui­sce una mino­ran­za nel­la mino­ran­za: si sen­te par­la­re in con­ti­nua­zio­ne di “ter­ro­ri­smo isla­mi­co”, rara­men­te si spe­ci­fi­ca che si trat­ta di ter­ro­ri­smo sun­ni­ta. Non per­ché si voglia rispar­mia­re allo spet­ta­to­re di Otto e mez­zo com­pli­ca­te dispu­te teo­lo­gi­che, ma per­ché la sola men­zio­ne del gran­de sci­sma fareb­be emer­ge­re tut­te le con­trad­di­zio­ni del nostro gio­co del­le allean­ze in Medio Orien­te. (A lot­ta­re in pri­ma linea con­tro l’IS ci sono, tra gli altri, l’Iran e Hez­bol­lah, musul­ma­ni, scii­ti, for­mal­men­te nostri nemici).
  • D’altra par­te, l’attenzione qua­si esclu­si­va sull’aspetto reli­gio­so (per giun­ta in manie­ra così impre­ci­sa) rispet­to all’ascesa di un grup­po che ha trat­ti ideo­lo­gi­ci spic­ca­ta­men­te tota­li­ta­ri e fasci­sti – tan­to che la reto­ri­ca sul­la mol­lez­za deca­den­te dell’Occidente acco­mu­na le pagi­ne di Dabiq agli edi­to­ria­li di Giu­lia­no Fer­ra­ra – è curio­sa: come se nel 1933 i media libe­ra­li aves­se­ro com­men­ta­to la pre­sa di pote­re del nazi­smo in ter­mi­ni di estre­mi­smo religioso.
  • Infi­ne: a com­bat­te­re sul ter­re­no il fasci­smo dell’IS, lon­ta­ni da qual­sia­si allean­za, nell’indifferenza glo­ba­le – ecce­zion fat­ta per la fuga­ce atten­zio­ne dedi­ca­ta alla bat­ta­glia di Koba­ne – resta­no pri­ma di tut­to i cur­di, in par­ti­co­la­re i siria­ni del­le for­ma­zio­ni YPG e YPJ. Anche loro, in teo­ria, nostri nemi­ci (e sicu­ra­men­te nemi­ci del gran­de allea­to tur­co). A que­sto pro­po­si­to fa sem­pre bene rileg­ge­re lo Sto­ri­fy cura­to da Wu Ming ad ago­sto 2014.
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Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

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