Il giovane Holden, dal 1980 il romanzo preferito dai maniaci omicidi

Gia­co­mo Sartini

Nel luglio 1961, in ritar­do di 10 anni rispet­to agli Sta­ti Uni­ti, esce in Ita­lia il roman­zo di J.D. Salin­ger Il gio­va­ne Hol­den. Un suc­ces­so pla­ne­ta­rio che var­rà a Salin­ger tan­to la fama quan­to il riti­ro a vita privata.

Fir­ma del New Yor­ker che sta­va acqui­sen­do noto­rie­tà gra­zie ai suoi rac­con­ti pub­bli­ca­ti nel set­ti­ma­na­le, in vir­tù di que­sto capo­la­vo­ro riot­to­so si gua­da­gnò l’Olimpo.

In bre­ve, Hol­den Caul­field è un sedi­cen­ne ame­ri­ca­no di fami­glia bene­stan­te appe­na espul­so da una scuo­la con insuf­fi­cien­ze in quat­tro mate­rie su cin­que. Deci­de di andar­se­ne dal col­le­ge pri­ma del dovu­to e vaga­re per New York, cer­can­do in que­sto modo di ritar­da­re il più pos­si­bi­le il momen­to in cui dovrà comu­ni­ca­re quan­to acca­du­to al padre “ecce­te­ra eccetera”.

Hol­den è un auten­ti­co lava­ti­vo, una coscien­za ribel­le, un pro­fon­do infe­li­ce. È lo sguar­do incan­ta­to di un tee­na­ger che schi­fa l’ordine costi­tui­to, la rou­ti­ne, i dove­ri. Egli resi­ste e non vuo­le diven­ta­re adul­to, per­ché esse­re adul­ti, si sa, è pal­lo­so. Hol­den sa che c’è dell’altro oltre al sen­si­bi­le e per spe­ri­men­tar­lo infran­ge i muri del buon costu­me e del­la mora­le, così da appa­ri­re tal­vol­ta naïf — ma sag­gio. Alla doman­da se esi­ste qual­co­sa che gli pia­ce di que­sto mon­do rivol­ta­gli dal­la giu­di­zio­sa sorel­la mino­re, Hol­den rispon­de che sì, Allie il suo fra­tel­lo mor­to, gli pia­ce. Allie infat­ti sot­traen­do­si a que­sto schi­fo di vita (per­ché è un que­sto il lin­guag­gio di Hol­den, poco for­bi­to, diret­to, scur­ri­le e dis­sa­cran­te) è rima­sto inden­ne, pre­ser­van­do con la mor­te l’innocenza. Hol­den si inna­mo­ra di più don­ne ma, inu­ti­le dir­lo, di un amo­re super­fi­cia­le e transeunte.

Salin­ger crea il per­so­nag­gio eter­no, e anche se lui non c’è più, il per­so­nag­gio con­ti­nua ad esistere.

È esi­sti­to alme­no tre volte.


8 dicem­bre 1980, New York City.

“Sono un uffi­cia­le di poli­zia del ven­te­si­mo distret­to, c’è un rap­por­to che par­la di spa­ri nel­la 72esima” davan­ti al The Dako­ta, resi­den­za di John Lennon.
“Ecco chi ha spa­ra­to” dice Cha­p­man. Ste­phen Spi­ro (poli­zia di New York) lo agguan­ta e lo met­te con­tro il muro. John Len­non vie­ne por­ta­to via da due poli­ziot­ti in mac­chi­na per­ché non c’è tem­po per aspet­ta­re l’ambulanza. Spi­ro amma­net­ta Cha­p­man, guar­da a ter­ra e chie­de “sono i tuoi vesti­ti?” “Sì e anche il libro”. Era Il gio­va­ne Hol­den.

Len­non non si ripre­se mai da quel­la sca­ri­ca di piom­bo e come è noto Mark David Cha­p­man fu il suo assas­si­no. Ma por­ta­va con sé quel libro a testi­mo­nian­za del fat­to che lui e Hol­den stes­se­ro affron­tan­do lo stes­so pro­ble­ma: la minac­cia all’innocenza. Cha­p­man vene­ra­va Len­non e i Bea­tles tan­to da spo­sar­si lui stes­so una giap­po­ne­se, tale e qua­le Yoko Ono. Ma qual­co­sa cam­biò e Cha­p­man deci­se che Len­non anda­va sal­va­to, acchiap­pa­to pri­ma che cades­se dal ciglio del diru­po dell’innocenza den­tro il mon­do degli adul­ti. L’idealista Len­non, la divi­ni­tà autri­ce di Ima­gi­ne, secon­do Cha­p­man si era ormai irri­me­dia­bil­men­te cor­rot­to imma­gi­nan­do “no pos­ses­sions” ma viven­do tra i fasti del Dako­ta e giran­do in limou­si­ne. Len­non era un ipo­cri­ta, una paro­la che ricor­re mol­to spes­so nel roman­zo di Salin­ger, un bastar­do, e Cha­p­man era tra­vol­to da una mal­sa­na invi­dia e smi­su­ra­to com­ples­so di infe­rio­ri­tà. L’assassino era un fer­ven­te cri­stia­no e si ipo­tiz­za che non potes­se tol­le­ra­re l’af­fer­ma­zio­ne fat­ta da Len­non nel­la sua can­zo­ne God secon­do la qua­le «Dio è solo un con­cet­to col qua­le misu­ria­mo il nostro dolo­re», o quel­la pre­sen­te in Ima­gi­ne, dove il can­tan­te affer­ma­va di spe­ra­re in un futu­ro dove non esi­stes­se­ro più reli­gio­ni a divi­de­re il mondo.

L’assassino dis­se di vive­re pra­ti­ca­men­te den­tro le pagi­ne del gio­va­ne Hol­den di Salin­ger e al momen­to del­la con­dan­na leg­ge­rà un estrat­to del roman­zo, dicen­do “This is my sta­te­ment”, que­sto è ciò che dichiaro.

Se Cha­p­man vol­le met­te­re al sicu­ro o addi­rit­tu­ra accre­sce­re la leg­gen­da di John Len­non, ci riuscì.

 

30 mar­zo 1981 Washing­ton, D.C.

Sul­lo sfon­do con il brac­cio alza­to, sot­to una giac­ca nera e cami­cia bian­ca, sor­ri­den­te, Ronald Rea­gan salu­ta i suoi soste­ni­to­ri men­tre esce dal Washing­ton Hil­ton Hotel. In pri­mo pia­no un poli­ziot­to afroa­me­ri­ca­no con occhia­li scu­ri e ova­li vigi­la per la sicu­rez­za del pre­si­den­te nel momen­to in cui entra, scor­ta­to, nel­la limou­si­ne pre­si­den­zia­le. È un fram­men­to del­la tele­vi­sio­ne loca­le che potrem­mo con­ge­la­re. Poi gli spa­ri in dire­zio­ne del pre­si­den­te, sei: pri­ma quat­tro in raf­fi­ca poi gli altri due. All’anagrafe era John War­nock Hinc­kley Jr. e sta­va sfo­gan­do la sua fru­stra­zio­ne per­ché Jodie Foster non ricam­bia­va il suo osses­si­vo amo­re per lui.

Rea­gan fu imme­dia­ta­men­te sot­to­po­sto ad inter­ven­to a cau­sa del­la per­fo­ra­zio­ne del pol­mo­ne sini­stro e l’11 apri­le fu dimes­so. Il pro­iet­ti­le del­la cali­bro 22 man­cò di due cen­ti­me­tri il cuo­re. John Hinc­kley Jr. non ten­tò di fug­gi­re e fu imme­dia­ta­men­te arre­sta­to. Più tar­di dichia­rò “se vole­te una spie­ga­zio­ne tut­to quel­lo che dove­te fare è leg­ge­re il gio­va­ne Hol­den.”

Hinc­kley si era inna­mo­ra­to dell’attrice dopo aver­la vista in Taxi Dri­ver e non man­cò di per­se­gui­tar­la più vol­te quan­do la gio­va­ne diva era stu­den­tes­sa a Yale. Igno­ra­to quan­do non respin­to, il gio­va­ne diven­ne un fru­stra­to dispo­sto a tut­to pur di atti­ra­re su di sè le atten­zio­ni del­la Foster. Dis­se che era dispo­sto ad un gesto pro­di­gio­so. Vero è anche che dal­le rico­stru­zio­ni del­la vicen­da pare che Hinc­kley Jr. abbia un po’ stru­men­ta­liz­za­to il roman­zo di Salin­ger (o for­se chi ana­liz­zò il caso nel cor­so del­la sto­ria) per fare audien­ce, memo­ri gli ame­ri­ca­ni del fana­ti­smo di Cha­p­man per il gio­va­ne Hol­den Caulfield.

 

18 luglio 1989, Los Ange­les, California.

Il pri­mo Sta­to in asso­lu­to a intro­dur­re il rea­to di stal­king fu la Cali­for­nia nel 1990, in segui­to a quel 18 Luglio.
Quel­la mat­ti­na uno stra­nie­ro in polo gial­la si aggi­ra­va guar­din­go nel­la cit­tà di West Hol­ly­wood, Cali­for­nia, con una car­tel­la ingom­bran­te. Fer­ma­va pas­san­ti, gli mostra­va le foto di una gio­va­ne attri­ce chie­den­do loro se la cono­sces­se­ro e dove abi­tas­se. Una testi­mo­ne incap­pò in lui due vol­te ma dis­se “si sa com’è Los Ange­les: ti fer­mi un secon­do a pen­sa­re, poi con­ti­nui per la tua stra­da”. Robert Bar­do inve­ce non era per nien­te distrat­to, pare aves­se ingag­gia­to anche un detec­ti­ve – inu­til­men­te – pur di rag­giun­ge­re quell’appartamento al 120 di Swee­tzer Ave N. Lì abi­ta­va Rebec­ca Schaef­fer, attri­ce ven­ti­duen­ne nota al pub­bli­co del pic­co­lo scher­mo per la for­tu­na­ta serie tele­vi­si­va My sister Sam. Quel­la mat­ti­na la Schaef­fer era in tre­pi­da­zio­ne per­ché sta­va per anda­re ad un pro­vi­no con­cor­ren­do per rice­ve­re una par­te nel Padri­no — par­te III: la con­sa­cra­zio­ne a star del cine­ma. Atten­de­va che le venis­se con­se­gna­ta una copia del­la sce­neg­gia­tu­ra, ma alla sua por­ta bus­sò per due vol­te solo Robert Bar­do. Que­sti era da anni uno stal­ker per­so­na­le del­la gio­va­ne don­na e quan­do bus­sò la pri­ma vol­ta per chie­der­le un auto­gra­fo, lei accon­sen­tì e lo con­ge­dò esor­tan­do­lo a non far­si più rive­de­re. Lui giu­di­cò quel suo gesto fred­do ed insen­si­bi­le, così andò a man­gia­re un piat­to di onion rings e chee­sca­ke non distan­te da lì. Un’ora dopo suo­nò nuo­va­men­te il cam­pa­nel­lo, que­sta vol­ta con la pisto­la in mano. Un col­po sec­co al pet­to, le gri­da e la fuga di Bardo.

L’assassino por­ta­va una copia del gio­va­ne Hol­den con sé, insie­me alle foto del­la Schaef­fer, e in mez­zo alle pro­ve in tri­bu­na­le figu­rò anche il roman­zo di Salin­ger. Rebec­ca Schaef­fer ave­va reci­ta­to in una sce­na osé del film Class Strug­gle con un atto­re e ciò infa­sti­dì smi­su­ra­ta­men­te Bar­do: non pote­va tol­le­ra­re che que­sta ragaz­za inno­cen­te fos­se diven­ta­ta una don­na adul­ta, “one more of the bit­ches of Hol­ly­wood” dis­se furioso.

La stes­sa inno­cen­za di Hol­den pri­ma e Len­non poi e se voglia­mo anche di Salin­ger che que­ste respon­sa­bi­li­tà, di sicu­ro, non avreb­be volu­to averle.

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