L’Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre, terapia tra troppe difficoltà

Il giu­gno scor­so ho cono­sciu­to Iva­na Sada, Infer­mie­ra Volon­ta­ria del­la Cro­ce Ros­sa Ita­lia­na non­ché segre­ta­rio gene­ra­le del­la Asso­cia­zio­ne Nazio­na­le Ita­lia­na di Ria­bi­li­ta­zio­ne Eque­stre (A.N.I.R.E.).
Leg­gen­do la Car­ta dei Ser­vi­zi di que­sta asso­cia­zio­ne, non pas­se­rà inos­ser­va­ta la com­po­si­zio­ne del Comi­ta­to d’O­no­re, com­po­sto dal­la Con­tes­sa Maria Sole Agnel­li Teo­do­ra­ni, sorel­la di Gian­ni, da HRH Prin­cess Royal Anna, figlia del­la regi­na Eli­sa­bet­ta II d’Inghilterra, e da SAR Dona Pilar de Bour­bon, sorel­la di Juan Carlos.
Que­sta però non è che la fac­cia­ta eli­ta­ria di un ente che si occu­pa di quel­li che, nel­la nostra socie­tà, si potreb­be­ro defi­ni­re “gli ulti­mi”, i disa­bi­li. L’A.N.I.R.E. è infat­ti una orga­niz­za­zio­ne non a sco­po di lucro, nata nel 1977, con fina­li­tà di rie­du­ca­re e ria­bi­li­ta­re median­te l’im­pie­go del caval­lo i por­ta­to­ri di han­di­cap fisi­ci e men­ta­li, con un’e­tà com­pre­sa tra i pochi mesi e l’anzianità.

La ria­bi­li­ta­zio­ne eque­stre è accre­di­ta­ta scien­ti­fi­ca­men­te a livel­lo inter­na­zio­na­le, e in Ita­lia ciò ha por­ta­to al rico­no­sci­men­to uffi­cia­le dell’A.N.I.R.E, avve­nu­to l’8 luglio 1986 con il Decre­to nume­ro 610 del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, su pro­po­sta del Mini­ste­ro del­la Salu­te. Nel nostro Pae­se la tera­pia è sta­ta intro­dot­ta in modo coe­ren­te e meto­do­lo­gi­ca­men­te cor­ret­to da Danié­le Nico­las Cit­te­rio, medi­co spe­cia­liz­za­to in Medi­ci­na Ria­bi­li­ta­ti­va e docen­te pres­so l’U­ni­ver­si­tà Cat­to­li­ca del Sacro Cuo­re di Mila­no, non­ché pre­si­den­te dell’A.N.I.R.E.

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Nel cor­so degli anni e gra­zie all’associazione che pre­sie­de, la dot­to­res­sa Cit­te­rio ha for­ni­to un note­vo­le impul­so alla dif­fu­sio­ne e al cor­ret­to uso del caval­lo in medi­ci­na non solo nel nostro pae­se. Come si può leg­ge­re sul sito inter­net del Cen­tro Nazio­na­le Ricer­ca Assi­sten­za e For­ma­zio­ne A.N.I.R.E. ONLUS (il C.N.R.A.F.A., cen­tro ope­ra­ti­vo del­l’asso­cia­zio­ne), essa è una “tera­pia del movi­men­to che faci­li­ta costru­zio­ne e rico­stru­zio­ne di sche­mi sen­so­ria­li e moto­ri attra­ver­so la com­bi­na­zio­ne e ripe­ti­zio­ne di sti­mo­li ade­gua­ti”. La ria­bi­li­ta­zio­ne eque­stre si pone come obiet­ti­vo il benes­se­re e la mas­si­ma auto­no­mia pos­si­bi­le del­la per­so­na disa­bi­le. In essa “la mobi­li­tà diven­ta tran­si­ti­va ed espres­si­va, e per­met­te al sog­get­to di aprir­si sul­la real­tà e rela­zio­nar­si con il mon­do”. Il caval­lo è in que­sta atti­vi­tà inso­sti­tui­bi­le, “per la sua bio­mec­ca­ni­ca e per il suo carat­te­re estre­ma­men­te sen­si­bi­le e con­trol­la­bi­le, con ade­gua­ti adde­stra­men­ti, a tra­smet­te­re un movi­men­to tri­di­men­sio­na­le uti­le all’equilibrio e alla postu­ra”. Negli anni si è ten­ta­to di simu­la­re tale impor­tan­te movi­men­to ma sen­za suc­ces­so, inol­tre il risul­ta­to rimar­reb­be “un attrez­zo poco moti­van­te e non un esse­re vivo, mor­bi­do e cal­do che si muo­ve e rispon­de alle nostre richieste”.

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Qua­ran­t’an­ni fa l’as­so­cia­zio­ne ha ini­zia­to la sua atti­vi­tà all’in­ter­no del­la Caser­ma San­ta Bar­ba­ra, sede sto­ri­ca del Reg­gi­men­to di arti­glie­ria a caval­lo “Voloi­re”, per ini­zia­ti­va di Ema­nue­la Set­ti Car­ra­ro, Infer­mie­ra Volon­ta­ria del­la Cro­ce Ros­sa Ita­lia­na. Poco dopo, Ema­nue­la Set­ti Car­ra­ro avreb­be spo­sa­to il Gene­ra­le Car­lo Alber­to Dal­la Chie­sa, con il qua­le per­se la vita nel 1982 a Paler­mo, vit­ti­me di un vile atten­ta­to mafioso.

Attual­men­te, il cen­tro pres­so la Caser­ma San­ta Bar­ba­ra acco­glie 178 uten­ti (e la lista d’at­te­sa è mol­to lun­ga), per lo più per­so­ne affet­te di sin­dro­me di Down. La ria­bi­li­ta­zio­ne eque­stre ha luo­go in una strut­tu­ra appo­si­ta­men­te costrui­ta per l’as­so­cia­zio­ne, la caval­le­riz­za dedi­ca­ta a Ema­nue­la Set­ti Car­ra­ro e al Gene­ra­le Dal­la Chie­sa. Nel 1981, l’at­ti­vi­tà del cen­tro ria­bi­li­ta­ti­vo è val­sa al Reg­gi­men­to di arti­glie­ria a caval­lo la Meda­glia d’o­ro al meri­to del­la Sani­tà Pub­bli­ca. L’A.N.I.R.E. ha anche un cen­tro di for­ma­zio­ne per­ma­nen­te rico­no­sciu­to dal Mini­ste­ro del­l’I­stru­zio­ne, in cui vie­ne inse­gna­to il Meto­do Glo­ba­le di Ria­bi­li­ta­zio­ne a mez­zo del Caval­lo. In que­sto modo l’as­so­cia­zio­ne ha pro­mos­so il pro­prio meto­do ria­bi­li­ta­ti­vo, e ha dato vita a nume­ro­si cen­tri in tut­ta Ita­lia, sue diret­te filia­zio­ni, anche pres­so impor­tan­ti ospe­da­li (al San Raf­fae­le, per citar­ne uno). Il meto­do è sta­to idea­to dal pre­si­den­te del­l’as­so­cia­zio­ne, la dot­to­res­sa Danié­le Nico­las Citterio.

Nono­stan­te i pri­ma­ti e gli indi­scus­si meri­ti, la situa­zio­ne del­l’As­so­cia­zio­ne Nazio­na­le Ita­lia­na di Ria­bi­li­ta­zio­ne Eque­stre è tut­t’al­tro che rosea, anzi è in real­tà alquan­to insta­bi­le. Non solo vi è una cro­ni­ca man­can­za di fon­di, ma ulti­ma­men­te l’as­so­cia­zio­ne rischia di veder­si let­te­ral­men­te sfrat­ta­ta dal­le strut­tu­re all’in­ter­no del­la Caser­ma San­ta Bar­ba­ra, costrui­te appo­si­ta­men­te per essa, o da essa ristrutturate.

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fon­te Centroequilandia

Per veder­ci più chia­ro ho incon­tra­to la dot­to­res­sa Cit­te­rio, pre­si­den­te dell’A.N.I.R.E. Dal nostro col­lo­quio ho sco­per­to che le strut­tu­re all’in­ter­no del­la San­ta Bar­ba­ra, che l’as­so­cia­zio­ne uti­liz­za da decen­ni, sono in real­tà pro­prie­tà del Dema­nio pub­bli­co, insie­me alle aree mili­ta­ri. Tut­to ciò ven­ne fuo­ri solo 8 anni fa, quan­do per ini­zia­ti­va di un coman­dan­te del Reg­gi­men­to di arti­glie­ria a caval­lo si deci­se di sti­pu­la­re una con­ven­zio­ne tra il reg­gi­men­to stes­so e l’as­so­cia­zio­ne. Si sco­prì allo­ra che le strut­tu­re non appar­te­ne­va­no, come si cre­de­va, alla ONLUS, ma al Dema­nio, e che quin­di la pri­ma dove­va un cano­ne per l’oc­cu­pa­zio­ne di que­ste al pro­prie­ta­rio. Con la con­ven­zio­ne si deci­se un cano­ne annua­le sim­bo­li­co, pari a €2.500, un deci­mo del valo­re rea­le. Pas­sa­ti 6 anni, come d’ac­cor­do, si dovet­te rin­no­va­re la con­ven­zio­ne, ma que­sta vol­ta il Dema­nio, addi­rit­tu­ra lo stes­so fun­zio­na­rio pub­bli­co che ave­va sti­pu­la­to la pri­ma con­ven­zio­ne, deci­se di aumen­ta­re il cano­ne. Que­sto pas­sò dal­la cifra sim­bo­li­ca di €2.500 a quel­la rea­le di €27.500. Cifra che la ONLUS non sareb­be mai sta­ta in gra­do di paga­re. “In base a del­le leg­gi il fun­zio­na­rio del Dema­nio ave­va tro­va­to un’o­bie­zio­ne che moti­va­va que­sto cam­bia­men­to” com­men­ta la Citterio.

La dot­to­res­sa non si per­se però d’a­ni­mo, e si die­de subi­to da fare auto­no­ma­men­te per risol­ve­re la situa­zio­ne a favo­re del­la ONLUS. Si sco­prì allo­ra che l’o­bie­zio­ne del Dema­nio era che, per ave­re le strut­tu­re con una tarif­fa age­vo­la­ta o in como­da­to gra­tui­to, era neces­sa­rio che le aree occu­pa­te dal­l’as­so­cia­zio­ne fos­se­ro pri­ma demi­li­ta­riz­za­te. Dopo una lun­ga pro­ce­du­ra, la dot­to­res­sa riu­scì ad otte­ne­re da Roma la demi­li­ta­riz­za­zio­ne, ma il Dema­nio riu­scì comun­que a tro­va­re un’al­tra obie­zio­ne: ades­so era neces­sa­rio anche un pia­no di ristrut­tu­ra­zio­ne per la zona demi­li­ta­riz­za­ta — “Allo­ra fan­no ostru­zio­ni­smo!” escla­ma la Cit­te­rio. Tut­t’o­ra le pra­ti­che ven­go­no por­ta­te avan­ti, e la dot­to­res­sa Cit­te­rio con­ti­nua a lot­ta­re da sola, per evi­ta­re che la ONLUS ven­ga sfrattata.

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Pos­sia­mo accet­ta­re che lo Sta­to Ita­lia­no da due anni a que­sta par­te abbia deci­so, per evi­den­ti ragio­ni finan­zia­rie, di otte­ne­re quan­to più dena­ro pos­si­bi­le dai suoi immo­bi­li, e che quin­di richie­da cano­ni a valo­re di mer­ca­to e non più sim­bo­li­ci, ma è pos­si­bi­le che il Dema­nio se la deb­ba pren­de­re anche con una ONLUS? Alla doman­da la dot­to­res­sa Cit­te­rio mi rispon­de con un aned­do­to: “Sa, il fun­zio­na­rio pub­bli­co è una per­so­na mol­to stra­na. Ha visto dove sia­mo? Al pia­no ter­ra di un con­do­mi­nio (ci tro­via­mo nel­la sede A.N.I.R.E. fuo­ri dal­la caser­ma San­ta Bar­ba­ra ndr). Quan­do vole­va­mo far accre­di­ta­re l’as­so­cia­zio­ne dal­la Regio­ne, ven­ne un ispet­to­re. Que­sto mi dis­se che non ave­va l’a­scen­so­re a nor­ma… Ma noi stia­mo al pia­no ter­ra! Sia­mo sta­ti boc­cia­ti per­ché non ave­va­mo l’a­scen­so­re a nor­ma! Allo­ra ho scrit­to alla Regio­ne e non mi han­no rispo­sto. Ho scrit­to al Gover­na­to­re, e mi han­no dovu­to rice­ve­re. Andai dal fun­zio­na­rio pre­po­sto, mi dis­se che se dove­va cre­de­re a me o al suo ispet­to­re, cre­de­va a que­st’ul­ti­mo. Stes­sa cosa con il fun­zio­na­rio del Dema­nio, lo stes­so che 8 anni fa ave­va fat­to la pri­ma con­ven­zio­ne… Come si fa a ragio­na­re con per­so­ne del genere?”

I pro­ble­mi dell’A.N.I.R.E. pur­trop­po non fini­sco­no qui. L’as­so­cia­zio­ne infat­ti rie­sce a tira­re avan­ti con le dona­zio­ni dei pri­va­ti, che sono appe­na suf­fi­cien­ti. Men­tre le sov­ven­zio­ni pub­bli­che van­no a gran­di enti, per lo più cat­to­li­ci, la ria­bi­li­ta­zio­ne eque­stre, come mol­tis­si­me tera­pie psi­chia­tri­che, non è rim­bor­sa­bi­le dal­lo Sta­to. Il pro­ble­ma del­le dona­zio­ni pri­va­te, inve­ce, è che, per otte­ner­le, è neces­sa­rio che i pri­va­ti sia­no a cono­scen­za del­la tua atti­vi­tà. È neces­sa­rio in altre paro­le fare del vero e pro­prio “mar­ke­ting”, mi dice la Cit­te­rio, così come fan­no tut­te le gran­di ONLUS di Mila­no. Ma una ONLUS come l’A.N.I.R.E., con i pochi finan­zia­men­ti che rice­ve, non si può per­met­te­re que­sto lus­so. La dot­to­res­sa Cit­te­rio sot­to­li­nea che all’as­so­cia­zio­ne baste­reb­be una cam­pa­gna di sen­si­bi­liz­za­zio­ne per il con­tri­bu­to del 5x1000. Infat­ti, secon­do i com­mer­cia­li­sti, mol­to spes­so non vie­ne mes­sa nes­su­na pre­fe­ren­za per la desti­na­zio­ne di que­sto con­tri­bu­to. “La gen­te non lo sa e non costa loro nien­te” con­clu­de la Citterio.

A que­sto pun­to vie­ne natu­ra­le chie­der­si come mai il Comu­ne di Mila­no non fac­cia nien­te a favo­re di un’as­so­cia­zio­ne che ope­ra nel socia­le, occu­pan­do­si dei suoi cit­ta­di­ni a 360 gra­di, dai bam­bi­ni del­le scuo­le alla ter­za età. “C’è poco da fare. Vede, se lei non ha al Comu­ne la per­so­na giu­sta non può fare nien­te… Si vede che il sin­da­co avrà altri inte­res­si” sen­ten­zia la Cit­te­rio. A fron­te del disin­te­res­se pas­sa­to, e a pochi mesi dal­le ele­zio­ni comu­na­li, ci augu­ria­mo che il futu­ro sin­da­co di Mila­no com­pren­da l’im­por­tan­za del­l’at­ti­vi­tà di que­sta asso­cia­zio­ne, così for­te­men­te lega­ta al tes­su­to socia­le del­la città.
Ma l’As­so­cia­zio­ne Nazio­na­le di Ria­bi­li­ta­zio­ne Eque­stre è sta­ta dimen­ti­ca­ta non solo dal­la cit­tà di Mila­no, ma dagli stes­si con­cit­ta­di­ni, che per lo più igno­ra­no la sua esi­sten­za. Ma non è sem­pre sta­to così, mi dice la Cit­te­rio, “tren­t’an­ni fa era­va­mo una novi­tà, inte­res­sa­va­mo ai gior­na­li­sti. Veni­vo invi­ta­ta a par­la­re in tele­vi­sio­ne”, la ria­bi­li­ta­zio­ne eque­stre era di moda, potrem­mo dire. Ades­so, dopo 40 anni di atti­vi­tà, a nes­su­no inte­res­sa più. “I media han­no biso­gno di novi­tà” con­clu­de, con una cer­ta ama­rez­za, il pre­si­den­te dell’A.N.I.R.E.

L’at­ti­vi­tà del­l’As­so­cia­zio­ne Nazio­na­le Ita­lia­na di Ria­bi­li­ta­zio­ne Eque­stre è dav­ve­ro meri­te­vo­le, essa si occu­pa di per­so­ne che altri­men­ti ver­reb­be­ro tra­scu­ra­te. Oggi più che mai è neces­sa­rio che le Isti­tu­zio­ni e i mila­ne­si inter­ven­ga­no a favo­re di que­sta ONLUS pri­ma che sia trop­po tar­di, pri­ma che que­sta spa­ri­sca nel­l’in­dif­fe­ren­za generale.

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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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