Lo sbadiglio contagioso, tra rilassamento ed empatia

Gre­ta Mortara

In perio­di fre­ne­ti­ci e stan­can­ti, ci ritro­via­mo spes­so a sba­di­glia­re asson­na­ti, a lezio­ne come in uffi­cio, e allo­ra si apre la boc­ca e si con­trag­go­no i musco­li del viso, si libe­ra il pas­sag­gio dell’aria in tra­chea, la cas­sa tora­ci­ca si sol­le­va e il dia­fram­ma si distende.
Lo sba­di­glio è noto per esse­re un atto più o meno invo­lon­ta­rio spes­so cor­re­la­to a noia, fame o son­no, ma le teo­rie su di esso sono varie: si sba­di­glia per raf­fred­da­re il cer­vel­lo, per disten­de­re l’albero respi­ra­to­rio, per rilas­sar­si e alle­via­re lo stress.
Ma per­ché sba­di­glia­mo dav­ve­ro? Secon­do le teo­rie più accre­di­ta­te lo sba­di­glio per­met­te all’organismo di rispon­de­re a uno sta­to di ecces­si­vo tor­po­re poi­ché, attra­ver­so la respi­ra­zio­ne, si incre­men­ta l’af­flus­so di ossi­ge­no nel san­gue che rag­giun­ge il cervello.

Que­sta defi­ni­zio­ne risul­ta più che ridut­ti­va per un feno­me­no così curio­so, soprat­tut­to se si con­si­de­ra la sua com­po­nen­te con­ta­gio­sa. A que­sto pro­po­si­to nel cor­so degli anni, sono sta­te avvia­te nume­ro­se ricer­che con risul­ta­ti tal­vol­ta con­tra­stan­ti. Tra gli stu­di più impor­tan­ti si ricor­da quel­lo di Kari­ne Sil­va che dimo­strò l’im­por­tan­za di una varia­bi­le fino ad allo­ra tra­scu­ra­ta all’ inter­no del pro­ces­so, ovve­ro l’em­pa­tia, inte­sa come la capa­ci­tà di coglie­re i segna­li mimi­ci e voca­li del­l’al­tro, di deco­di­fi­car­li e di ripro­dur­li. Nell’esperimento da lei con­dot­to sui cani, i sog­get­ti sba­di­glia­va­no mol­to più fre­quen­te­men­te dopo aver sen­ti­to o visto lo sba­di­glio di un esse­re uma­no a loro fami­lia­re piut­to­sto che di uno sco­no­sciu­to. Ciò dimo­stra come in que­sti ani­ma­li la ten­den­za a evo­ca­re uno sba­di­glio a segui­to di un altro dipen­da non solo dal­la dispo­si­zio­ne a entra­re in empa­tia con le per­so­ne ma anche dal gra­do di fami­lia­ri­tà con esse.

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Nel cor­so degli anni si è giun­ti alla con­clu­sio­ne che que­sto non vale solo per i cani, ma anche per alcu­ne varie­tà di scim­mia (scim­pan­zé, bab­bui­ni gela­da) e per altre spe­cie tra cui l’uomo.

Quel­la che pri­ma era solo un’i­po­te­si è sta­ta con­fer­ma­ta dal­le ricer­che di Ivan Nor­scia ed Eli­sa­bet­ta Pala­gi dell ‘Uni­ver­si­tà di Pisa in col­la­bo­ra­zio­ne con l’U­ni­tà di Pri­ma­to­lo­gia Cogni­ti­va del­l’Istc-Cnr. Lo stu­dio, pub­bli­ca­to sul­la rivi­sta Plo­sO­ne, ha dimo­stra­to spe­ri­men­tal­men­te come anche per l’uo­mo l’em­pa­tia sia una varia­bi­le deter­mi­nan­te nel­la tra­smis­sio­ne del­lo sbadiglio.
“Lo sba­di­glio con­ta­gio­so è un feno­me­no com­ple­ta­men­te diver­so rispet­to a quel­lo spon­ta­neo poi­ché non è solo di ori­gi­ne più recen­te ma, come si è dimo­stra­to su alcu­ne spe­cie di ani­ma­li e sull’uomo è det­ta­to dal­l’em­pa­tia tra gli indi­vi­dui” affer­ma la ricer­ca­tri­ce Eli­sa­bet­ta Palagi.
La ricer­ca di Pala­gi e Nor­scia si fon­da su una rigo­ro­sa rac­col­ta di dati eto­lo­gi­ci. Le osser­va­zio­ni si sono svol­te tra Ita­lia e Mada­ga­scar e sono dura­te più di un anno.
Han­no pre­so par­te allo stu­dio più di 100 adul­ti e 400 cop­pie. I par­te­ci­pan­ti, di diver­sa età e nazio­na­li­tà, sono sta­ti osser­va­ti duran­te lo svol­gi­men­to di atti­vi­tà quo­ti­dia­ne come al lavo­ro o a pran­zo. L’analisi sta­ti­sti­ca ha mes­so in luce che la fre­quen­za e la pro­ba­bi­li­tà di con­ta­gio del­lo sba­di­glio non dipen­de tan­to da fat­to­ri demo­gra­fi­ci, dal diver­so con­te­sto socia­le o dal­la moda­li­tà di per­ce­zio­ne del sog­get­to (sen­ti­re uno sba­di­glio o vede­re uno sba­di­glio), quan­to “dal­la qua­li­tà del­la rela­zio­ne che col­le­ga gli indi­vi­dui” come spie­ga Ivan Norscia.
Si è dimo­stra­to che la pro­ba­bi­li­tà di otte­ne­re uno sba­di­glio con­ta­gio­so è mol­to più alta tra geni­to­ri, figli, fra­tel­li e cop­pie, decre­sce negli ami­ci e nei cono­scen­ti e rag­giun­ge il mini­mo negli sco­no­sciu­ti . Allo stes­so modo il tem­po di rea­zio­ne è mini­mo tra fami­lia­ri, ami­ci o cop­pie ma va aumen­tan­do tra due indi­vi­dui sem­pre più sconosciuti.
Ulte­rio­ri ricer­che han­no poi dimo­stra­to che, a pre­scin­de­re dal­la spe­cie, è il ses­so fem­mi­ni­le ad esse­re il più fre­quen­te­men­te con­ta­gia­to dal­lo sba­di­glio. Si sup­po­ne che ciò sia dovu­to alla mag­gio­re sen­si­bi­li­tà empa­ti­ca fem­mi­ni­le che deri­va, a sua vol­ta, da una sto­ri­ca pre­di­spo­si­zio­ne e coin­vol­gi­men­to nel­le cure familiari.

Ma cosa suc­ce­de a livel­lo cere­bra­le? “Esi­sto­no stu­di che dimo­stra­no come le zone che si atti­va­no nel­la per­ce­zio­ne di uno sba­di­glio altrui sono in par­te sovrap­po­ste a quel­le lega­te alla sfe­ra emo­ti­va” affer­ma la cor­di­na­tri­ce del­l’Istc-Cnr Eli­sa­bet­ta Visalberghi.

Il coinvolgimento di aree deputate al riconoscimento e alla produzione delle emozioni è un’ ulteriore prova che lo sbadiglio contagioso abbia un’ origine empatica.

Gra­zie all’u­ti­liz­zo del­la riso­nan­za magne­ti­ca si è potu­to dimo­stra­re che sono atti­vi anche altri mec­ca­ni­smi, più spe­ci­fi­ci, come i neu­ro­ni spec­chio. Que­sta clas­se di neu­ro­ni di recen­te sco­per­ta si atti­va gene­ral­men­te come se si stes­se com­pien­do un’azione anche quan­do in real­tà è solo per­ce­pi­ta visi­va­men­te . Secon­do i neu­ro­scien­zia­ti que­sti neu­ro­ni per­met­to­no una rapi­da visio­ne di ciò che acca­de intor­no a noi così da poter impa­ra­re per imi­ta­zio­ne (mode­ling), rico­no­sce­re le emo­zio­ni altrui e imme­de­si­mar­ci pro­van­do ciò che chia­mia­mo empatia.

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