Professore licenziato per aver fatto pipì in strada. Undici anni prima.

Susan­na Causarano
@SueSbimbloz

Sem­bre­reb­be una bar­zel­let­ta o un arti­co­lo di Ler­cio, eppu­re è la real­tà. E per il pro­fes­so­re di filo­so­fia Ste­fa­no Rho, 43 anni, una moglie e tre figlie, non c’è da ridere. 

Ago­sto 2005. Dopo una sera­ta pas­sa­ta a chiac­chie­ra­re davan­ti a una bir­ra nel­la riden­te cit­ta­di­na di Ave­ra­ra, pro­vin­cia di Ber­ga­mo, Rho e un ami­co, Danie­le, sen­to­no il biso­gno impel­len­te di “far­la”. Dopo vani ten­ta­ti­vi di tro­va­re un bar aper­to si arren­do­no e deci­do­no di uri­na­re in un cespu­glio vici­no a un lam­pio­ne, quan­do ven­go­no nota­ti dai cara­bi­nie­ri che chie­do­no loro i docu­men­ti e li rim­pro­ve­ra­no bona­ria­men­te di aver scel­to un posto vici­no a fon­te lumi­no­sa. Cer­ti che la vicen­da fos­se con­clu­sa, si stu­pi­sco­no di rice­ve­re un avvi­so del giu­di­ce di pace “per­ché in un piaz­za­le illu­mi­na­to adia­cen­te alla pub­bli­ca via com­pi­va­no atti con­tra­ri alla pub­bli­ca decen­za ori­nan­do nei pres­si di un cespu­glio”. Sono 200 euro di mul­ta. Nes­su­no dei due ha volu­to fare ricor­so e affi­dar­si a un avvocato.

2 set­tem­bre 2013. Rho, inse­gnan­te pre­ca­rio di filo­so­fia da quat­tor­di­ci anni, fir­ma una’autodichiarazione per il Mini­ste­ro in cui affer­ma “di non aver ripor­ta­to con­dan­ne pena­li e di non esse­re desti­na­ta­rio di prov­ve­di­men­ti che riguar­da­no l’applicazione di misu­re di sicu­rez­za e di misu­re di pre­ven­zio­ne, di deci­sio­ni civi­li e di prov­ve­di­men­ti ammi­ni­stra­ti­vi scrit­ti del Casel­la­rio giu­di­zia­rio ai sen­si del­la vigen­te normativa”.

Tre mesi dopo il diri­gen­te sco­la­sti­co del liceo in cui lavo­ra gli comu­ni­ca che risul­ta “desti­na­ta­rio di un decre­to pena­le pas­sa­to in giu­di­ca­to” e fis­saap­pun­ta­men­to a fine gen­na­io 2014 per spie­ga­re come stan­no le cose. Ascol­ta­ta la sto­ria, il pre­si­de deci­de che non ci sono gli estre­mi per nes­sun tipo di con­dan­na e deci­de di dar­gli sola­men­te la cen­su­ra. Due anni dopo, la Cor­te dei Con­ti deci­de che Rho non sia degno di rico­pri­re il ruo­lo di inse­gnan­te, essen­do­si mac­chia­to di que­sta ver­go­gna e, nono­stan­te la fedi­na pena­le puli­ta, deci­de di fare pres­sio­ne al pre­si­de per­ché lo sol­le­vi dall’incarico, facen­do anche deca­de­re la vali­di­tà dei con­tri­bu­ti ver­sa­ti in tut­ti gli anno di lavo­ro precario. 

Sedi­ci anni di lavo­ro but­ta­ti in un cespuglio.

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.